July 17, 2019

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Un altro modo per combattere il freddo corporeo è quello di assumere bevande calde e cibo cotto sostanzioso. L’utilizzo delle bevande calde aiuta anche la digestione quando quest’ultime vengono assunte dopo il pasto. Durante i mesi invernali, sarebbe buona norma bere calda anche l’acqua. Sapete tutti già dalle scuole medie che il calore si sposta da una zona calda ad una fredda. Quindi, quando l’acqua o qualsiasi altra cosa calda arriva nello stomaco, cede allo stomaco e a tutto l’organismo una parte del suo calore.

 

Il calore interno del nostro corpo è determinato dalla attività intrinseca dei nostri processi metabolici che, a loro volta, vengono attivati soprattutto dalla radiazione infrarossa ambientale, dall’attività batterica intestinale e dall’attività redox cellulare. Pertanto, il calore corporeo dipende dalle radiazioni solari, dalla fermentazione e putrefazione intestinale, ad opera di enzimi e batteri, e dall’attività elettromagnetica ambientale ed interna all’organismo.

 

Il calore negli esseri viventi è sinonimo di vitalità ed energia. Infatti, il calore è una forma di energia che per assicurare la vita non può superare per molto tempo i 50 °C. Se cuociamo gli alimenti ad una temperatura superiore a 45 °C tutti gli enzimi in essi contenuti vengono distrutti come anche molte vitamine. Anche noi, se ci esponiamo per molto tempo al sole cocente di una torrida estate o di un deserto possiamo morire per insolazione e disidratazione acuta.

 

Il cibo cotto, molto utile per darci calore nei periodi freddi, deve essere accompagnato da congrue quantità di cibi crudi ricchi di enzimi. Gli enzimi sono quegli elementi indispensabili per digerire i cibi. Se mangiamo esclusivamente cibi cotti, l’organismo consuma gli enzimi di riserva che servono a tanti altri processi biologici essenziali. A lungo andare, l’utilizzo esclusivo di alimenti cotti induce l’organismo a un precoce invecchiamento generale, passando attraverso le malattie croniche degenerative, anticipandone la morte.

 

Questo che vi sto dicendo, se ci riflettete, non vi dovrebbe scandalizzare. In Natura non esiste nessun animale selvatico che cuoce il proprio cibo specie-specifico. Ogni specie, dal carnivoro all’erbivoro, mangia crudo. Purtroppo, a scuola ci insegnano che la scoperta del fuoco da parte dell’uomo rappresenta una conquista importante per la sua evoluzione. Personalmente, non ne sono sicuro. Se è vero che gli enzimi sono gli elementi biologici principali dei processi metabolici e, se è vero che questi enzimi li consumiamo principalmente per digerire i cibi cotti senza enzimi che assumiamo giornalmente, ne consegue che il consumo eccessivo di questi enzimi debba ripercuotersi negativamente sulle funzioni metaboliche cellulari ed organiche.

 

Oltre alla logica di quello che vi ho appena scritto, vari scienziati, nel tempo, hanno fatto studi a supporto di queste mie asserzioni. Gli studi più famosi sono quelli di Francis M. Pottenger che seguì ed osservò per molti anni il comportamento e lo stato di salute di due gruppi di gatti di cui un gruppo veniva alimentato con il proprio cibo specie-specifico crudo e l’altro con lo stesso cibo cotto. I risultati furono inequivocabili: i gatti che mangiavano il cibo crudo vissero sani, tranquilli, fecondi e longevi mentre quelli del gruppo che mangiavano cibo cotto si ammalavano facilmente, erano irrequieti, nervosi, sterili e morivano precocemente.

 

Se questa storia non vi sembra vera, potete replicarla da soli e crederete ai vostri occhi.

 

Continua…

 

Rocco Palmisano

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