December 15, 2019

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Uno spettacolo che mette in orbita la periferia, che cala nel quotidiano della nostra città un avvenimento di dimensioni planetarie. È la «Revolution» di un’epoca, quella che ha dato alla speranza dignità di cronaca, il diritto di compierla e raccontarla. Lo spettacolo di e con Sara Bevilacqua, per la drammaturgia di Emiliano Poddi, approda nel giardino dell’ex Convento Santa Chiara, domenica 21 luglio alle ore 21 (ingresso libero), nell’ambito della rassegna «La Bella Stagione» organizzata dal Comune di Brindisi e dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi.

Così «Revolution» intreccia piccole storie di provincia che fanno da cornice alla grande Storia e raccontano Brindisi tra promesse e incognite, sogni e interrogativi, negli anni tra il miracolo economico e l’omicidio di John Lennon. All’inizio dei Sessanta, i Beatles suonavano al Cavern Club di Liverpool e Yuri Gagarin diventava il primo uomo in orbita attorno alla Terra.

La protagonista di «Revolution» sogna di volare nello spazio e di incontrare i Fab Four, ma ha un piccolo problema: vive a Brindisi, significa che è lontana 326 km dall’orbita di Gagarin e circa 3.000 da Liverpool. In più a Brindisi, cittadina immobile nel ripetersi dei suoi riti quotidiani, sembra che gli anni Sessanta non vogliano proprio arrivare. E invece arrivano. In una forma un po’ diversa da come la ragazza si sarebbe augurata, ma arrivano: nel ’62 viene completato il primo lotto della Montecatini e le cose all’improvviso cambiano anche là dove sembravano immutabili.

«Revolution» racconta i dieci anni che hanno sconvolto la storia, fino alla notte in cui Tito Stagno raccontò dai microfoni della Rai lo sbarco del primo uomo sulla Luna. E la ragazza innamorata dei Beatles? Dov’era mentre Armstrong imprimeva la sua famosa impronta? Anche lei davanti alla tv, oppure, come suggeriscono i Beatles in un’altra famosa canzone, «Across the universe»? Le musiche dei Quattro di Liverpool, riarrangiate per pianoforte (Daniele Bove) e voce (Daniele Guarini), eseguite dal vivo, segnano il passo di questo spaccato dei Sessanta: i due interpreti disegnano il tempo restituendo il mood di Lady Madonna, Help, Hey Jude, Ticket to ride, Hello Goodbye, Revolution, Across the universe.

«Abito a Torino ormai da un decennio – ha detto Emiliano Poddi -, ma mi capita spesso di raccontare storie ambientate a Brindisi: è il mio modo di tornare nella mia città. Revolution mi ha dato la possibilità di farlo un’altra volta, attraversando un periodo, i Sessanta, che tutti abbiamo la sensazione di aver vissuto, perfino chi, come me, è nato dopo. Mi è piaciuta da subito l’idea, lanciata da “Meridiani Perduti”, di raccontare i Sixties da una prospettiva insolita, una provincia periferica come la nostra. Mi sono chiesto come dovesse apparire da Brindisi la gara spaziale tra Russi e Americani, o che tipo di influenza avessero le parole dei Beatles sulla vita di quelli che sarebbero diventati i nostri genitori. Erano sogni troppo lontani oppure anche da noi si aveva l’impressione di poterli raggiungere? La modernità a Brindisi ci arriva di sicuro, ma in una forma forse un po’ diversa da quella che si sarebbero augurati i giovani del tempo…».

«Il nostro è un vero e proprio atto d’amore verso Brindisi – ha aggiunto Sara Bevilacqua -, verso la nostra città, la nostra terra. Perché, nonostante tutte le difficoltà, la grande voglia di andare via, fuori, abbiamo deciso di restare, di raccontare questa storia che è un insieme di tante storie, sapientemente cucite da Emiliano Poddi. Nel sentire i racconti dei giovani di allora, quelli degli anni Sessanta, i nostri cuori hanno cominciato a palpitare come se fossimo stati noi a vivere le gioie, i dolori e le emozioni che coloravano quel magico decennio. Vorremmo riuscire anche noi a suscitare nel pubblico quella sensazione di calore e quel corollario di emozioni che facevano sussultare i cuori dei giovanotti e delle signorine di una volta, almeno per una sera».

Ufficio Stampa & Comunicazione
Fondazione Nuovo Teatro Verdi – Brindisi

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