February 22, 2017

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IPOCRISIA: L’OTTAVO VIZIO CAPITALE CHE AFFLIGGE GLI UMANI
Riflessioni varie su un male antico assai difficile da estirpare
di Gabriele D’Amelj Melodia

 
Per me, odioso come l’ingresso dell’Ade, è l’uomo che occulta una cosa nel suo seno e ne dice un’altra”.

Questa frase è attribuita al vecchio Omero il quale, tratteggiando la figura di Ulisse, deve aver celato molto professionalmente il profondo disprezzo per la sua creatura, considerato l’alto livello di canagliesca fraudolenza presente nell’uom di multiforme ingegno figlio di Laerte.
E anche ai nostri giorni, almeno sulla carta, questa forma insopportabile di peccato laico è molto vituperata e censurata. Tutti puntiamo l’indice contro il politico, il prelato, il giornalista o l’intellettuale di turno i quali, svolgendo una funzione pubblica, sono maggiormente esposti al rischio di pronunciare parole “ imbiancate “, ma assai spesso dimentichiamo di fare autocritica e di censurare i nostri stessi comportamenti, a loro volta non immuni dal vizietto di dire cose confuse o del tutto false ,oppure di mettere in atto azioni ambigue ed opache.

 
Il fatto è, per dirla con Kierkegaard, che “ Ogni uomo è un ipocrita nato “. Chiaro e conciso, il filosofo danese, e la sua affermazione pare invero poco confutabile, vista l’evidente connaturalità che questo atteggiamento “ mimetico “ riveste nella sfera psichica di ogni individuo, a prescindere dal contesto sociale in cui vive e dal suo livello culturale.
Tanti gli esempi storici e letterari relativi alla stigmatizzazione di questa debolezza umana. Il severo Gesù, nelle scritture, rivolge dure invettive a coloro che praticano questo esecrabile esercizio “ Gesù disse ai discepoli : Guardatevi dal lievito dei Farisei, che è ipocrisia(Luca,12). E Matteo, in 23: 13 -39: “ Guai a voi, scribi e Farisei, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini, perché così voi non vi entrate. Serpenti, razza di vipere,, come potrete sfuggire alla condanna…etc….

 
Il buon Gesù rimproverava aspramente i dotti, i sacerdoti, i potenti che sacrificavano a Jahvè, professavano sapienza e giustizia e che poi invece, nei comportamenti, erano avidi, ingiusti ed egoisti. Povero ingenuo Gesù, se avesse visto lo scempio perpetrato dai Papi e dalle loro corti nei secoli che vanno dal Medio Evo all’ultimo Papa Re, si sarebbe schierato subito con Savonarola o con Lutero. Se avesse conosciuto Pio XII, Marcinkus, Bertone, avrebbe fatto un dumvirato con Francesco, un gigante che emergerà per sempre nella storia della Chiesa.

 
Il sommo Dante, ancora più severo di Gesù, quando si trattò di inquadrare gli ipocriti nel suo Inferno, subito trovò loro posto nella sesta bolgia dell’ottavo cerchio, e li condannò a girare intorno, per l’eternità, con passo lento e “ intenti al tristo pianto “ ricoperti da una cappa esternamente dorata ma che invece, all’interno, era foderata da pesanti lastre di piombo. Chiara applicazione di un contrappasso che si riferiva alle parole dette in vita da questi peccatori: belle da fuori e cupe dentro, nel loro autentico significato.

Tra i dannati descritti nel canto ( il XXIII ), i frati gaudenti bolognesi Catalano e Loderingo e Caifa, il gran sacerdote che comminò la pena capitale al figlio di Dio. Un vero rammarico che l’Alighieri non sia vissuto nei nostri contemporanei mala tempora, altrimenti tra i loschi figuri “ intenti al tristo pianto “, avremmo certamente trovato Monti, la Fornero, Renzi, Mattarella, Gentiloni, il gran bugiardo del “ Non è stato mai pagato alcun riscatto “…E ci troveremmo anche il prete star delle tv che si impietosisce per le povere donne schiavizzate costrette a battere per strada ( ma, come quasi tutti i politici ipocritamente non ammetterà mai che, per sradicare il fenomeno, è necessario aprire quartieri a luci rosse), il finto-rabbioso Sgarbi, esibizionista e narcisista patologico, che vive con disinvoltura la sua incoerenza esistenziale: si professa convinto uomo di fede osservante del verbo cattolico, però poi pratica e ostenta comportamenti da dissoluto miscredente libertino del secolo dei lumi. E ancora altri animali da salotto televisivo, quali l’ineffabile perito demagogo Trafiletti, uno che si indigna contro le angherie di banchieri e petrolieri come se fosse un povero pensionato qualunque e non un esponente dei Codacons con il dovere di combattere e contrastare efficacemente i potentati che si limita ad accusare con voce tribunizia e con accento istrionesco, tanto per strappare un bell’applauso al pubblico di figuranti presente in studio.

Per finire, tutti sotto la cappa di piombo i pingui borghesi che parlano e straparlano di famiglie in crisi economica, di pensionati con la minima che stringono la cinta, di poveracci costretti a vivere in auto. Tutto è spettacolo, soprattutto il dolore degli altri, perché come osservava Lucrezio nel De rerum natura: “ E’ dolce, quando i venti sconvolgono il vasto mare, starsene a guardare da terra la grande fatica degli altri; non perché il tormento altrui procuri un gongolante piacere, ma perche ti rallegra vedere quali disgrazie ti siano risparmiate.

 
Insomma, molti di noi, soprattutto quelli in abiti talari, predichiamo bene e razzoliamo male. E’ sempre stato così, anche da parte di famosi intellettuali. Si pensi al prof. Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura 1934, autore della famosa frase “ Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.” Si tratta dello stesso personaggio che aveva vergato una garbata letterina a S.E. Benito Mussolini per avere “ l’onore “ di essere iscritto al partito fascista. Fu tramite questo ipocrita passo che don Luigi poté indossare la divisa e la feluca di accademico su cui tanto ha ironizzato l’iconoclasta Camilleri…O vanitas vanitatum che ottundi anche le menti più fini!

 
Certo, non è facile rinunciare sempre ad atteggiamenti di blanda ipocrisia: difenderci dagli altri coprendoci con una maschera che celi i nostri veri sentimenti e le nostre vere intenzioni a volte non solo è diplomatico, ma addirittura opportuno. Riduciamo però al minimo indispensabile questa forma estrema di difesa rendendoci ben conto del nostro peccato, perché indulgere a forme di ipocrisia “ inconsapevole ” è colpa ben maggiore. La falsità aumenta il suo tasso di disvalore se, autoassolvendoci, cerchiamo di ammantare il nostro sentimentalismo di un alone di perbenismo necessario. Non auto convinciamoci mai delle parole di circostanza che pronunciamo o delle azioni piccolo borghesi che compiamo: quando diamo un euro a un mendicante non dobbiamo sentirci sollevati nella coscienza, ma dobbiamo comunque oggettivamente sentirci in colpa perché la società che abbiamo tutti contribuito a formare non è in grado di guarire questa anomalia. E questo anche al netto di ogni implicazione di morale cristiana. La solidarietà e la ricerca di livellamento delle condizioni economiche di tutti gli esseri umani sono valori fondanti di ogni consesso autenticamente progressista e democratico, che si imponga l’imperativo categorico dell’emancipazione e dell’inclusione sociale.

 

 
In questi giorni si sta consumando sotto i nostri distratti o cinici occhi una di quelle tragedie che si potrebbe benissimo evitare con un po’ di buon senso e volontà: In Italia, come in tutto il “ civilizzato “ occidente, si lasciano morire di freddo per strada decine di barboni, stupidamente rinominati “ clochard”, che fa più chic. Vergogna assoluta, vero crimine, assurdo fatalismo addebitabili alle facce di bronzo che hanno la responsabilità di questi decessi. Ma i nostri politici, i nostri amministratori, i nostri preti, tutti autentici sepolcri imbiancati, se ne escono con parole di circostanza, appelli ai volontari metropolitani che distribuiscono panini e tè caldo ( siamo insomma alle brioches di Marie Antoinette ) e ringraziamenti a quelli della Caritas che fanno quello che possono.

 

Scusate, io sarò un ingenuo ma rifiuto questa logica bestiale, questa prassi di concezione razzista. Si spendono milioni in varie valute per acquistare armamenti, per inviare razzi nello spazio, per erigere grattaceli sempre più alti e poi non si prendono serie, drastiche misure per evitare le morti per fame nei paesi sottosviluppati, le morti per mare di tanti poveri sventurati, e il decesso per freddo di cui ho scritto prima. Limitiamoci ai problemi di casa nostra.

In Italia ci sono dappertutto strutture idonee ad accogliere sotto un tetto quelle poche migliaia di persone che vivono per strada. Parecchie di queste istituzioni sono rette da ordini religiosi, preti e monache.

Possibile che le varie Curie non sentano il dovere morale e civico di sensibilizzare queste comunità semi deserte perché attuino, nei fatti e non a chiacchiere, il principio pragmatico della carità, vista come assistenza premurosa ed amorosa?

A volte questi barboni rifiutano l’aiuto, ma lo fanno perché hanno gravi problemi psichici comportamentali e quindi non sono nel pieno delle proprie facoltà mentali, o perché hanno timore di essere ristretti in un lager. In questi casi, considerato che si può trattare di mettere in salvo una vita umana, personalmente giustificherei anche un ricovero coatto, e non concepisco l’alibi, sventolato da alcuni, del “ rispetto dell’altrui volontà”. Troppo comodo, troppo … ipocrita!

 
Siccome poi mi piace sempre essere concreto, vorrei portare un esempio pratico che riguarda la nostra città. Nel quartiere Casale, da tempo si aggira un poveruomo che spinge un carrozzino traboccante di stracci e cartoni: è la sua casa itinerante. Circa un mese fa è stato arrestato perché ha minacciato i carabinieri con un coltello. E’ evidente che si tratta di una persona con gravi disturbi mentali. Come pensate che sia andata a finire? Il giorno seguente, anziché essere affidato ad un centro di cura, è stato allegramente rilasciato e ora si aggira sotto la neve e le intemperie sempre nei pressi del semaforo all’altezza del Banco di Napoli di via Cagni. Io mi vergogno di appartenere ad una collettività così disumana, cinica ed ipocrita. Ricordo ai lettori che al Casale c’è il C.IM (centro di igiene mentale) e c’è un enorme edificio delle suore Antoniane in grado di ospitare, oltre che scuole ed ospizio a pagamento, anche lo sfortunato signore senza fissa dimora, restituendogli così dignità e speranze, oltre a quel minimo calore di cui tutti abbisognano, anche i cani randagi.

 
Non mi faccio illusioni, ma denuncio e spubblico egualmente queste miserie umane, nella speranza che le nuove sensibilità che montano tra i giovani possano un giorno eliminare questa barbarie inammissibile e fuori dal tempo storico in cui viviamo.

 

 

Mi accomiato dai lettori facendo mie le parole di uno dei più grandi geni di ogni tempo, Oscar Wilde “ Io nacqui a debellare tre mali estremi: la tirannide, i sofismi e l’ipocrisia.”

 

Gabriele D’Amelj Melodia

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