December 8, 2019

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L’“operazione CR7” dovrebbe far pensare allo stridente contrasto tra la grande economia e la giustizia sociale. In altri termini, alla forbice che sempre più marca la distanza tra poveri e ricchi.
Ove i giovani disoccupati, i dannati dei call center, i cassintegrati e gli eroi delle pensioni sociali se ne rendessero conto dovrebbero ribellarsi alla notizia che il fenomenale CR7 sia stato acquistato a suon di milioni. E invece niente. Niente di niente!
Possibile che io solo sia indignato? Al punto da scrivere questo articolo, in controtendenza con tutta la stampa che, ove non ha palesemente plaudito, si è limitata a riportare senza alcun commento la notizia del “passaggio” del secolo.
Diceva Flaubert: «Una delle forze psicologiche che mi spingono è l’indignazione». Asseriva di essere come una piccola bambola di pezza, retta da uno stecchetto di legno. Se qualcuno avesse tolto lo stecchetto la bambola sarebbe collassata. Se qualcuno gli avesse portato via la sua indignazione sarebbe collassato.
Lungi da me l’idea di fare accostamenti con Flaubert, dico però che anch’io sarei infelice se non scrivessi o se non pensassi a cosa scrivere, o se non leggessi. Ecco perché scrivo: perché questo mi consente di manifestare, quando necessario e coram populo, la mia indignazione. A prescindere dal consenso o dai non compromettenti “mi piace” che lo scritto potrà ricevere.
E questo, quello relativo all’affaire CR7, è uno di quei momenti in cui “devo” dare libero sfogo all’indignazione. Perché, come diceva Oriana Fallaci, «vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo».
Intanto iniziamo a chiarire per coloro che sono sprovveduti quanto me, chi è questo CR7. Un acronimo che, quando per la prima volta si è affacciato davanti alle mie pupille, avevo associato al nebulizzatore-pulitore di ingranaggi e di delicati meccanismi.
E invece qui lo spray non c’entra per niente. Si tratta di Cristiano Rolando, il fuoriclasse portoghese del Real Madrid, cinque volte premiato con il “Pallone d’oro”, oltre che per tre volte vincitore della Champions League. Per questo fenomeno (uscito però anzitempo dai recenti Mondiali in Russia, così come altre pseudo stelle del firmamento calcistico internazionale) la Juventus sborserà 112 milioni di euro: 100 andranno al Real, gli altri 12 per il “contributo di solidarietà previsto dal regolamento Uefa” e gli “oneri accessori”. Inoltre il club bianconero dovrà spendere per l’ingaggio circa 250 milioni, per pagare i 30 milioni netti annui pattuiti!
Questo è CR, alias Cristiano Ronaldo! E il “7”? È il numero della maglietta e quindi del ruolo che il Giocatore ricopre nella squadra.
Naturalmente dall’ingaggio che solo qualche settimana fa pareva “pazzia” da fantacalcio la Juventus ha calcolato di guadagnare molto di più, scalando verso la vetta dei fatturati dei club calcistici e aumentando la sua potenza commerciale, oltre che tecnica. Questo è quanto afferma il club!
E a fronte di questa scandalosa (per me) notizia non c’è stato alcun commento negativo? Tutti, proprio tutti, hanno plaudito? In effetti, subito dopo lo scoppio della bomba, il sindacato Usb della Fca di Melfi (la Fca – Fiat Chrysler Automobiles – è una società sorella della Juventus in quanto entrambe in portafoglio alla Exor della famiglia Agnelli) ha proclamato uno sciopero (dalle ore 22 di domenica 15 luglio alle 6 di martedì 17) contro l’arrivo del fuoriclasse. «Ci viene detto – così l’avevano motivato – che il momento è difficile, che bisogna ricorrere agli ammortizzatori sociali in attesa del lancio dei nuovi modelli che non arrivano mai. E mentre gli operai e le famiglie stringono sempre più la cinghia la proprietà decide di investire su un’unica risorsa umana tantissimi soldi!».
Purtroppo questa intimidazione, forse perché lanciata da una sigla sindacale ininfluente in fabbrica, non è andata a buon fine. E le conseguenze non si sono fatte attendere perché dal primo turno del 23 luglio è iniziato per i lavoratori dello stabilimento Fca-Sata di San Nicola di Melfi un lungo periodo in cui sarà applicato il contratto di solidarietà.
La novità riguarda la busta paga di circa 6000 (seimila!) operai fino al 31 gennaio del prossimo anno. La Fca ha optato per questa soluzione per far fronte all’imminente uscita di scena della Fiat Punto. Ogni lavoratore registrerà una perdita media di 20 euro al giorno che potrebbe raggiungere mensilmente i 300 euro!
Non è necessario essere un economista di grido o un rampante manager per osservare che, con una situazione finanziaria non proprio florida, l’operazione CR7 non doveva nemmeno essere pensata. L’obbligo per la proprietà era ed è quello di procedere alla definizione della nuova linea di lavorazioni, senza lasciarsi ammaliare dalla sirena Ronaldo.
Ma, si badi bene, l’indignazione di cui parlavo all’inizio non si riferisce alla politica industriale del Gruppo e all’enorme massa di denaro che la muove. La messa in gioco di 350-400 milioni per accaparrarsi Ronaldo e, grazie a lui, mettere una seria ipoteca su un possibile triplete, mi lascia indifferente. Anche perché non è da escludere che questa mastodontica operazione di marketing non sia poi un salto nel buio, ma un vantaggio erariale per il presidente della Juventus Andrea Agnelli. Alla Juve, infatti, non sono abituati a “scommettere” al buio e la gestione del club prevede meccanismi legati all’autofinanziamento. Voglio dire che quello che oggi appare una pazzia potrebbe rivelarsi domani un affare non solo sportivo.
E allora? Da dove viene la mia indignazione? Proprio dal fatto che questa montagna di denaro offerta a un solo uomo non ha nulla di dignitoso. E che in questa vicenda, ad uscire sconfitta, anzi ignorata del tutto, è l’etica. Sì, l’etica! Parola desueta e destinata, a breve, a scomparire dal vocabolario.
Ma come? Nel pieno di una colossale crisi economica che ricorda la Grande depressione americana del 1929, si pensa sempre e solo al lucro? E non mi si venga a dire che la crisi è praticamente passata. Balle. Lo dimostra il fatto che a Brindisi, tanto per rimanere in una realtà che ci riguarda da vicino, c’è chi muore ammazzato nel tentativo di fare saltare un bancomat.
Chi rischia la galera per rubare in un Centro commerciale un paio di scarpe o una scatoletta di tonno.
Chi va avanti e indietro sui cornicioni del palazzo della Provincia per reclamare il proprio diritto al posto di lavoro.
Chi pasteggia alla Caritas o occupa abusivamente un alloggio per evitare di andare a dormire sotto qualche cavalcavia.
E chi, approfittando del movimento della movida, ha ripreso a contrabbandare. Questa volta non Malboro, ma droga…
E, con questa drammatica situazione presente anche in tutto il Paese, si dà una barca di milioni ad uno solo che, per quanto bravo, è sempre e solo uno. Uno che sta mettendo anche lui casa. Ma alle spalle della Gran Madre, a meno di 800 metri dalla piazza che ospita i locali più “in” di Torino.
Più che una casa, una villa, anzi due vicinissime, dalla quale la Mole sembra quasi di poterla toccare, l’Allianz Stadium campeggia subito dietro e la corona di montagne avvolte nella bruma mattutina chiude una visuale mozzafiato.
Una villa, con siepi impenetrabili e filo spinato, avvolta da un silenzio surreale.
Una villa che i tifosissimi juventini, ahimè, non potranno avvicinare nemmeno con l’immaginazione.
È questa la modernità? La giustizia? L’umanità? L’etica…? Anche il Presidente Mattarella, nel discorso indirizzato l’altro ieri all’esecutivo, ha affermato che è una barbarie e deve suscitare indignazione il fatto del tale che compra un fucile e spara dal balcone a una bambina rom di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Almeno in fatto di indignazione sono in buona compagnia!
Tiziano Terzani, riferendosi all’economia dei nostri tempi, osservava che dovrebbe tenere in conto le esigenze dell’uomo e non della crescita. La crescita sproporzionata, diceva, serve solo ad arricchire sempre di più le multinazionali e le grandi aziende. Quello che invece conta è il poco e il giusto. E faceva osservare come nel vocabolario ci sia una parola molto più importante di “felice”. Quella parola è “contento”. Accontentarsi del poco, del necessario, può renderci la vita veramente felice.
Chissà se gli Agnelli hanno il tempo, tra gli alti e i bassi della Borsa, di approfondire queste semplici parole di Terzani. Chissà se Ronaldo voglia, un giorno, applicarle.

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