April 6, 2020

Brundisium.net
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Di seguito riportiamo integralmente il testo di una nota inviata dalle Segreterie Generali Brindisine di FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, UGL-TA e FAST-CONFSA al Presidente del Consiglio Conte e, per conoscenza, al Ministro dei trasporti De Micheli e al sottosegretario alla Presidenza Consiglio dei Ministri Turco.

Ill.mo Sig. Presidente, a nome delle Organizzazioni che rappresentiamo, desideriamo portare alla Sua cortese attenzione i gravi problemi derivanti dall’eventuale piena implementazione del Piano Industriale 20182022 di ENAV S.p.A.. Tale Piano prevede il trasferimento di circa 800 dipendenti operativi, pari al 40% dell’organico nazionale dei Controllori del Traffico Aereo, da tutta l’Italia ed in particolare dal Mezzogiorno, verso gli Impianti di Roma e Milano e destina la quasi totalità delle risorse economiche disponibili in investimenti nel Centro-Nord. In sostanza il Piano prevede il consolidamento e la gestione di tutto il traffico aereo che interessa lo spazio aereo italiano unicamente dagli ACC Roma e Milano, anziché dagli attuali ACC di Brindisi, Milano, Padova e Roma.

 

Già dopo l’approvazione del Piano Industriale, avvenuta nel marzo del 2018, è stata nostra preoccupazione segnalare all’A.D. di ENAV dott.ssa Neri l’assoluta motivata contrarietà verso un provvedimento incomprensibile, che coinvolge così tante famiglie e che penalizza pesantemente in modo particolare la Regione Puglia.

Il provvedimento prevede infatti lo spostamento di tutte le attuali attività tecnico-operative del Centro Controllo d’Area (ACC) Brindisi e dell’Avvicinamento (APP) dell’Aeroporto Bari presso l’ACC di Roma/Ciampino, coinvolgendo circa 200 famiglie, con tutti i problemi che è facile immaginare. Tale decisione non significa la soppressione dei Servizi di Assistenza al Volo oggi forniti dagli impianti pugliesi, ma più semplicemente il trasferimento di sede da dove fornirli, vale a dire quindi il trasferimento di produzione e di posti di lavoro ad alta professionalità dalla Puglia verso il Centro-Nord, con danni enormi per il territorio sia per la sottrazione di posti di lavoro, sia per i mancati investimenti. Inevitabilmente, come era prevedibile, si sono susseguite forti proteste dei dipendenti, sfociate in vertenze e azioni di sciopero con adesioni altissime, nonché decise prese di posizione politiche e sindacali, tutte nettamente contrarie al Piano aziendale.

Anche la Commissione Europea ha ribadito, a seguito di interrogazione posta da una parlamentare europea (E-002733/2018), che nessuna normativa comunitaria impone la chiusura/accorpamento di ACC, ma che tale eventualità, rimane di esclusiva responsabilità di ogni singolo Stato. Si conferma, quindi, che il nuovo modello operativo rappresenta un’autonoma e soggettiva scelta da parte dei vertici di ENAV S.p.A. Il Piano Industriale di Enav S.p.A., azienda di Stato unica al mondo nel Settore ad essere quotata in Borsa e titolare di Concessione per la gestione in monopolio dei Servizi di Assistenza Volo, è purtroppo connotato da mere e quasi ossessive considerazioni finanziarie e di previsioni di crescita annua dei dividendi (payout non inferiore all’80% del flusso corrente di cassa).

 

Si evidenzia che il pagamento dei dividendi per quanto risponda ad esigenze di mercato di breve termine, non sempre rappresenta la soluzione economica migliore per l’azienda e per il sistema in cui opera. Vista la natura della società si rileva come un payout inferiore, ma nel contempo generoso e sostenibile, stimato intorno al 65%, (circa 70 milioni di euro) permetterebbe ad Enav di risparmiare a regime oltre 50 milioni di euro annui da destinare agli investimenti richiesti.

Un Piano Industriale di un’azienda di Servizi a carattere nazionale ed a forte ed incisiva presenza sul territorio, oltre agli obiettivi di razionale riduzione dei costi di gestione commisurati sempre ad un target che abbia come riferimento la sicurezza, la flessibilità e la regolarità del traffico aereo, deve necessariamente tenere in considerazione l’impatto sociale ed economico sul territorio, specie nel momento storico che vive il nostro Paese, con l’assoluta necessità di indirizzare laddove possibile ed in questo caso è decisamente auspicabile, le politiche industriali di investimento e potenziamento verso il Sud. In tale ottica la stessa legge di Bilancio per il 2020, da Lei predisposta, prevede, all’art. 1 comma 319 della legge 160/2019, la proroga del cosiddetto Decreto Mezzogiorno (art.7 bis legge 18 del 27.02.2017), attraverso lo strumento del credito d’imposta e il riequilibrio territoriale, gli investimenti nel nostro martoriato Sud.

 

Inoltre, è di pochi giorni fa l’invito della Commissione UE al nostro governo, per il tramite del Direttore Generale per le Politiche Regionali Marc Lemaître, di considerare maggiori investimenti per il Mezzogiorno in assenza dei quali minaccia un taglio delle risorse destinate all’Italia. Un Piano Industriale infine che non dovrebbe assolutamente ignorare le conseguenze in termini di stress psicofisico che, inevitabilmente, andrebbe a colpire i tanti lavoratori coinvolti e le loro famiglie; gli stessi lavoratori che, vista la particolare delicatezza del lavoro svolto, dovrebbero invece lavorare nella massima serenità e senza tali preoccupazioni come ribadito dai Regolamenti europei (Reg. Eu. 340/2015 e Reg. Eu. 373/2017).

 

Per quanto sopra, certi della Sua sensibilità, siamo a chiederle un deciso intervento presso i vertici aziendali attuali e futuri prossimi, affinché rivedano il modello organizzativo economico ed operativo di Enav S.p.A., riportando al centro della loro azione di gestione un prevalente interesse verso il nostro territorio e il sistema Paese che, mai come oggi, necessita di una politica di investimenti che aiuti la riduzione del gap economico tra il Sud e il resto d’Italia. Crediamo che il potenziamento della presenza tecnico-operativa di ENAV S.p.A. in Puglia possa sicuramente rappresentare un concreto e qualificato contributo a quella crescita di alta professionalità di cui la nostra regione ed il Sud in generale hanno bisogno, favorendo quello sviluppo economico ed occupazionale che era nelle intenzioni del legislatore ed è stato finora disatteso proprio da ENAV anche in prospettiva futura. In questo senso riteniamo si possa procedere a:  potenziare l’ACC di Brindisi in termini di competenze ed ampliamento dell’attuale area di responsabilità, a similitudine di altri Paesi dell’U.E. (es. Germania), che hanno decentrato i Centri di Controllo del Traffico Aereo rispetto ai grandi centri urbani ed ai grandi aeroporti, anche per ragioni di sicurezza, costruendo in alcuni casi nuovi e moderni impianti;  far coesistere l’attuale ACC Brindisi, potenziato operativamente, con l’eventuale e futuristico “Brindisi HUB/TWRS REMOTE” nel momento in cui si attuerà il programma di remotizzazione delle Torri Controllo;  mantenere il ruolo finora svolto dal Centro di Brindisi di sperimentazione e verifica operativa delle nuove tecnologie (test bed), ottenuto anche attraverso il fondo di coesione e gli ingenti fondi europei, senza escludere la possibilità di ospitare, con altri soggetti industriali interessati, attività di ricerca per l’irrimandabile aggiornamento tecnologico;  incrementare l’attività per lo sviluppo del programma europeo BLUE MED per l’implementazione dei FAB (blocchi funzionali di spazio aereo) che già vede Brindisi

come capofila favorendo interessanti prospettive di sviluppo nel bacino del Mediterraneo. In tale contesto offriamo la disponibilità a valutare ogni eventuale collaborazione, come già ampiamente dimostrato in altre circostanze, per facilitare ogni iniziativa utile a perseguire concretamente gli obiettivi sopra indicati.

Brindisi, 13 febbraio 2020

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