May 26, 2017

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Giorni fa, in qualità di Presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, lei ha fatto approvare la delibera secondo la quale, dal Campionato 2018-19 di Serie A, tutte le gare dovranno svolgersi in impianti di gioco con una capienza minima di cinquemila posti a sedere.

 

Questa notizia che tanto scalpore sta suscitando in città mi ha fatto venire in mente una delle tante uscite che si attribuiscono a Socrate. Quel grande uomo e filosofo si descriveva come un tafano con l’ingrato compito di risvegliare il cavallo sonnolento che era Atene.

 
Caro Presidente, questo curioso compito di tafano  ̶  mi perdoni l’ardito accostamento  ̶  l’ha ora assunto lei nei confronti di una Brindisi che, politicamente, è molto più sonnolenta della attivissima Atene delle grandi conquiste militari e dell’epopea d’oro delle arti e della cultura.
È per questo che, a nome personale e della stragrande maggioranza dei miei concittadini   ̶  anche di quelli che per la scarsità dei posti non riescono ad entrare nel palazzetto  ̶  la ringrazio.

 
Di cosa? Sarò più esplicito.
La ringrazio per avere messo i pigri per eccellenza  ̶  i politici (quelli che Dante, nel Purgatorio, per la legge del contrappasso, fa muovere in continuazione)  ̶  di fronte a una decisione che non possono più procrastinare. A una presa di responsabilità che non possono più scaricare sugli altri. A una verità che non possono più camuffare ricorrendo al ritrito gioco dello scaricabarile e al malvezzo del dire e non dire.

 
La ringrazio perché, pur essendo io consapevole che il rischio è alto e la probabilità che Brindisi possa uscire dal giro del grande basket è dietro l’angolo, quella delibera del Consiglio Federale consente finalmente di guardare in faccia chi finora ha fatto il doppio gioco. Quelli che, come dice un detto locale, hanno sempre gettato la pietra dell’intralcio e, subito dopo, nascosto la mano. Quelli che, da anni, continuano ad appellarsi a “priorità” di cui non chiariscono le… priorità.

 
La ringrazio, Presidente Petrucci, perché solo così si può uscire dal guado in cui si dimena un Consiglio Comunale che è figlio di un precedente Consiglio che, a sua volta, è figlio di un altro Consiglio. Tutti consessi pieni della stessa gente che manifesta, in maniera però negativa, una delle caratteristiche più nobili della gente salentina: l’ozio!

 
Mi riferisco, Presidente, all’otium dei Romani, ma anche al carattere levantino che abbiamo ereditato dai più antichi e colti migranti che hanno raggiunto le nostre coste. Quelli della Magna Grecia e del vicino Oriente, tanto per intenderci.
Sì, noi viviamo di lentezza. E allora? Questa lentezza però ci consente di contemplare le finestre del buon Dio. Perché, come dice Kundera, chi contempla non si annoia, è felice. Mentre nel nostro mondo l’ozio è divenuto inattività, che è tutt’altra cosa. Chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca.

 
Prevengo la sua domanda: e i tifosi della New Basket Brindisi che fanno? Oziano anche loro? Alla maniera levantina o in un senso più moderno?
Presidente, i tifosi (tra i migliori d’Italia, come lei ben sa) hanno il grande torto d’avere sempre creduto a questi politicanti. D’essersi fidati. D’avere riposto in loro una fiducia illimitata quanta ingiustificata. Hanno ingenuamente esultato passandosi tra le mani i tanti progetti e i rendering di modifica del vetusto PalaPentassuglia e/o di costruzione di un nuovo Palaeventi.
Hanno creduto che le cose sarebbero cambiate. Che non c’erano solo in ballo le sorti della pallacanestro brindisina, ma quelle della città stessa che, con un impianto polivalente, avrebbe potuto risollevarsi ed essere di traino per le altre realtà sociali e commerciali che da troppo tempo languono in sterili discussioni sull’efficacia o meno delle zone a traffico limitato.

 
Ma adesso, davanti, alla sua delibera, la musica dovrebbe cambiare. Un sentore si è già avvertito quando, in occasione dell’incontro di sabato con l’EA7 Olimpia Milano, uno striscione ha lanciato un proclama: «Non resteremo seduti davanti alla vostra immobilità. Amministrazione non fermerete la nostra passione».
E l’otium, obietterà lei? Che fine farà? Verrà rinnegato?
L’otium, caro Presidente, non dev’essere confuso con la dabbenaggine. Quell’otium che da sempre ci contraddistingue è un modus vivendi che ci consente di vedere la realtà da un piano superiore, senza subirla o, quanto meno, limitandone i danni. L’otium, più che il federiciano “Filia solis” è veramente il nostro brand.

 
I tifosi del basket, quelli della Stella del Sud, somigliano un po’ alla Rosina del Barbiere di Siviglia. Che era docile, rispettosa, obbediente, amorosa e si faceva reggere e guidare, ma… Ma se veniva toccata dov’era il suo debole, diventava una vipera e cento trappole prima di cedere faceva giocare…

 
Intemperanze? Disordini? No, niente di tutto questo. Non sono nel nostro DNA. Solo pacifiche rimostranze e la muta promessa che questa classe politica ha fatto il suo tempo e non sarà più messa in condizione di vendere illusioni alla prossima mandata elettorale. Né loro, né i loro ascendenti, discendenti, collaterali, affini e compagni di merenda.
Quanto a lei, Presidente, non receda di un solo millimetro. Perché questa è gente che le escogita tutte pur di prendere e di perdere tempo. Sono anni che stanno conducendo questo gioco. Ma ora basta.

 
Qualcuno, ne sono certo, le chiederà una proroga. Lei resista, rimanga sulle posizioni già prese. Tanto per avvalorare questa mia convinzione la metto al corrente delle patetiche boutade delle ultime ore.

 
Il dott. Salvatore Brigante, assessore ai Lavori pubblici del Comune, suggerisce che «il sindaco di Bari Antonio Decaro (nella sua veste di presidente dell’Anci) proponga alla Federazione una deroga per tutte quelle società i cui Comuni sono ormai in fase di approvazione del bilancio e i piani triennali delle opere pubbliche. Anche perché i tempi per progettare ed avviare gare europee per la realizzazione dei palazzetti non sono compatibili con la scadenza imposta».

 
Si rende conto, Presidente? Costoro continuano a chiedere proroghe che li salvi dall’indolenza con cui hanno affrontato, in questi trenta (TRENTA!) anni, il problema palazzetto.

 
E che dire della sindaca Carluccio quando afferma che «ovviamente dovrò confrontare quella che è la mia volontà con i rappresentanti di maggioranza e opposizione perché la decisione di dirottare verso l’impianto sportivo una parte delle risorse pubbliche comporta un’assunzione di responsabilità da parte di tutti»? Ma di tutti chi? Se fino ad oggi ha agito ignorando, non dico le minoranze, ma la stessa maggioranza con la quale ha giocato a costruire e demolire più di una Giunta!

 
Presidente, non creda però che le ambiguità stiano tutte e solo dalla parte dell’Amministrazione Comunale. Altri, più o meno nell’ombra, stanno giocando la loro partita per salvaguardare e/o conquistare qualche poltrona o semplicemente dei vantaggi di natura economica.
Per non parlare del main sponsor che continua a rifugiarsi in un assurdo silenzio. Come se questi fatti non lo riguardino nemmeno marginalmente. Senza considerare che i codicilli di un contratto di sponsorizzazione sono una cosa e il rapporto che si viene a creare con una città in tanti anni di convivenza è un’altra.

 
Lo sbaglio, e qui tiro ancora in ballo i politicanti, è forse quello di avere dimostrato, a differenza di altre città, la nostra debolezza nel chiedere il giusto ai Signori dell’Enel. Ma poi qual è il giusto? Sulla bilancia del dare-avere si potrà mai raggiungere una compensazione tra la salute e l’ambiente offerti dai brindisini e quel poco che si è ricevuto da una multinazionale che, tra l’altro, gode di ottima salute?

 
Presidente Petrucci, ancora grazie per questo bel regalo di Pasqua. E, mi creda, non c’è alcuna ironia in questi ringraziamenti. Le chiedo, le chiediamo, solo di tenere duro, utilizzando, se del caso, dei tappi per resistere ai canti ammaliatori delle sirene che abbondano nel porto.

 
Lei pensa che la pallacanestro brindisina ne uscirà sconfitta? È da vedere. In ogni caso, anche nello sport, ci sono sconfitte che talvolta valgono più di effimere vittorie.

 

 

Guido Giampietro

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