March 18, 2019

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Vorrei riprendere il discorso della scorsa settimana sulla quantità di cibo da mangiare per soddisfare i bisogni dell’organismo. La mia esperienza personale mi ha dimostrato che, quando ci si approccia ad un cambiamento di dieta, la cosa più difficile è il controllo delle quantità. Ho potuto constatare che è più facile rinunciare ad un determinato cibo che mangiare di meno in generale!

 

A volte, mi ripeto nei concetti ma non è una ripetizione inutile. Assimilare dei concetti nuovi non è facile per cui “repetita iuvant” (il ripetere giova). D’altronde, a scuola l’insegnante non ripete più volte, nell’arco dell’anno, i concetti fondamentali e più complessi previsti dal programa? Quando io ero ragazzo, il controllo della quantità di cibo giornaliero non era difficile in quanto ce n’era poco. Oggi è molto più difficile perché c’è molta abbondanza e varietà di cibo ed abbiamo (nonostante la crisi) possibilità economiche maggiori di 70 anni fa.

 

Le occasioni di feste e ricorrenze, ove si mangia, sono sempre più frequenti. In queste occasioni, chi invita fa sfoggio di grandezza attraverso ricchissimi menu anche se molto del cibo presentato a tavola viene buttato via. A dire il vero, alcuni ristoratori meno scrupolosi lo riciclano vendendoselo nei giorni successivi ad altri clienti.

 

Purtroppo, anche nelle nostre case c’è un consumismo ed uno spreco giornaliero di cibo. Con il cibo che buttiamo potremmo sfamare almeno altre 2 persone a testa. Se io ed i miei genitori siamo cresciuti sani e forti con un pasto al giorno, quando il lavoro nei campi non era meccanizzato ed i bambini non venivano accompagnati a scuola con la macchina (o il pulmino scolastico), come possiamo giustificare tutto l’apporto calorico del cibo che ingurgitiamo oggigiorno? Ci vuole una laurea per capire che forse stiamo esagerando?

 

Normalmente, si dice che noi siamo quello che mangiamo. Questo famoso detto, per quanto mi riguarda, non è del tutto preciso perché non considera le quantità del cibo né tanto meno le capacità di digestione, assorbimento ed assimilazione del sistema gastroenterico. Infatti, mangiare di più non è garanzia di maggiore assorbimento da parte dei villi intestinali anzi il troppo cibo ingerito non ne favorisce la completa digestione mentre, invece, favorisce la velocità di transito.

 

Un altro fattore poco conosciuto è il processo dell’assimilazione dei nutrienti ricavati dai cibi digeriti. I villi intestinali non assorbono molecole di cibo perché, se così fosse, noi diventeremmo quel cibo. Se voi mangiaste per 4 mesi solo patate, il vostro sangue si trasformerebbe in succo di patate? Quando io nel 1990 intrapresi una dieta di solo frutta (che feci per 3 anni), ai controlli semestrali delle analisi di sangue che facevo per il mio delicato lavoro ospedaliero, i valori del sangue erano normali; il laboratorio di analisi non ha mai trovato succo di frutta.

 

Vi viene da ridere per quello che sto scrivendo, vero? Se il processo di assimilazione non dovesse funzionare a dovere, a poco servirebbe il nostro impegno a mangiare meglio perché, comunque, il cibo non verrebbe trasformato in sangue, carne ed ossa. Nella prossima puntata vi spiegherò meglio questo concetto dell’assimilazione perché viene poco insegnato e condiviso dalla cultura alimentare dominante.

 

Continua….

 

Di Rocco Palmisano

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