May 26, 2017

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Sono trascorsi solo sette mesi dalle ultime elezioni amministrative e la città si ritrova in una di quelle crisi che sono ormai diventate una costante degli ultimi venti anni e che hanno privato Brindisi di governi cittadini stabili e rappresentativi.

 
Certo non ci voleva un indovino per prevedere come una maggioranza votata solo dal 20% degli elettori e composta, sulla base di un rapporto con la precedente amministrazione Consales, da candidati e consiglieri eterogenei portatori e proprietari di voti e messi assieme solo per ritorsioni e contrapposizioni personali, dovesse avere un simile epilogo.

 
Non sono neanche bastati gli innesti di presunte e vanitose competenze e di autorevoli consulenze per dare un volto, un significato,una visione comune ad una compagine come quella che ha sostenuto il candidato sindaco Angela Carluccio.

 
Tra abbandoni di alleati e mancanza di fiducia reciproca tra gli stessi, il sindaco è diventato, agli occhi della maggioranza che non l’ha votata (l’80% dei brindisini), un soggetto ininfluente e alla mercé di quanti la condizionano o,come qualcuno pensa, addirittura la dirigono.

 
La città non ha un sindaco in grado di imporsi e di trasmettere ai brindisini una sua idea, un suo punto di vista.
Non esiste un’agenda delle questioni più importanti su cui caratterizzare l’impegno e l’attività di questa amministrazione. Anche le cose semplici e di ordinaria amministrazione sono diventate complicate. Nel frattempo si continuano a perdere finanziamenti, l’apparato industriale continua ad essere in grande difficoltà e senza certezze per il futuro, la disoccupazione ha raggiunto livelli ormai insostenibili (quella generale è del 30% e quella giovanile del 60%!), del Piano urbanistico si sono perse le tracce nei meandri della procura e degli uffici, dopo più di 6 anni dall’approvazione del documento programmatico.

 
La città da tempo ha bisogno di ripensarsi in maniera serena, rigorosa e innovativa anche per dare una risposta a quelle che sono già le conseguenze di un processo di un suo ridimensionamento istituzionale, amministrativo e produttivo e che da tempo sta subendo.
Nel frattempo la città è paralizzata, si è isolata anche perché chi l’amministra ha litigato e litiga su tutto (e purtroppo il tutto, in questi mesi, è stato il niente).

 
L’azzeramento di una giunta, i cui stessi componenti sono sconosciuti ai molti, sembra, allora, solo un atto disperato e figlio di una cultura ritorsiva e furbesca di chi, in mancanza di una visione politica e di una idea comune della città e dei suoi problemi, tenta in questo modo di superare contraddizioni e di soddisfare micro interessi di liste e di soggetti abituati più a rivendicare che a lavorare per progetti comuni.

 
Con la furbizia e la doppiezza e soprattutto senza partiti e senza politica non si governa. È la prima volta che al governo della città non c’è una forza politica organizzata. Solo liste e movimenti che hanno raccolto il 20% dei consensi e che dopo l’abbandono della lista di palazzo quel 20% è diventato ancora meno.

 
Non so se riusciranno a ri/comporre vecchie intese o a soddisfare i “bisogni” dei proprietari dei voti, affamati di prebende per se, per i propri familiari e peri propri elettori come sono.

Ma una cosa è certa, questa esperienza ha già fallito e quanto più si tenterà di mantenerla in piedi più danni si faranno alla città.

 
Ricordavo che questa maggioranza è in effetti una minoranza raccogliticcia e senza una visione comune, senza un collante in grado di tenerla assieme. Il sindaco ha dimostrato anche in questo senso tutta la sua inadeguatezza. Se poi a pretendere di dominare in questa minoranza sono rappresentanti, volitivi e prepotenti, di una minoranza della minoranza come sono quelli che hanno privato lo stesso sindaco di qualsiasi autonomia e di senso della misura, l’ingovernabilità e la litigiosità sono garantite. Lo stesso fastidio verso chi pensa o scrive in maniera libera e autonoma in queste ore è sintomo di un certo nervosismo e di una intolleranza da parte di costoro che pensano ancora che fare politica e governare significa comandare.

 
Mi sarei aspettato da questo sindaco qualcosa di più. Ho sperato nella novità di genere che non poteva essere rappresentata però dal farsi chiamare “sindaca” ma invece da quell’essere donna e da quel di più che da donna poteva dare al rinnovamento della politica brindisina.

Qualche tempo fa, una donna seria e impegnata come Alessandra Amoruso, ha scritto un bellissimo intervento con cui esprimeva la delusione di donna verso un’altra donna chiamata a svolgere cn responsabilità una importante funzione per la città. Quella delusione è molto diffusa tra le donne che con un certo orgoglio femminile avevano sperato in questo cambiamento. E mi dispiace perché la città ha perso anche questa occasione. I riti, le dinamiche della politica brindisina sono rimasti gli stessi. La novità della donna è stata immediatamente mortificata e annullata da alcuni incontenibili e vecchi marpioni e/o portaborse della politica cittadina a cui si è aggiunto un sepolcro imbiancato o come lo chiama Stamerra, il Sant Just delle sciabbiche e qualche arricchito dell’ultima ora.

Il combinato disposto di questi componenti hanno contribuito ad annullare il sindaco donna e fatto perdere anche questa occasione alla città.

 
E aldilà di come andrà a finire questa ennesima crisi ci vorrebbe un sussulto per contribuire a chiudere questa ulteriore brutta pagina della vita politica e amministrativa della città. Un sussulto da parte anche di chi ha creduto in questa esperienza ma che non può farsi travolgere da questo fallimento annunciato. Ma come non si può gioire delle disgrazie altrui così non si può aspettare che tutto precipiti.

 
Innanzitutto le forze di sinistra e democratiche devono darsi una mossa. Devono tornare a parlare e a parlarsi. Non possono stare a guardare per vedere come finirà, devono creare occasioni e sedi per ritrovarsi e ragionare sulla città e il suo futuro, richiamando all’impegno quanti in questi anni si sono allontanati o si sono divisi, per ricostruire nuove condizioni di connessione sentimentale con i brindisini e con la parte che più soffre(a mio parere la maggioranza della città).

 

Meno salotti e ristoranti e più presenza organizzata nei quartieri e nei posti di lavoro.

Tutto questo per conoscere la città e per capire cosa è diventata in questi anni. Sono necessarie idee e proposte per iniziare un lavoro di lunga lena di ricongiunzione con gli strati sociali più colpiti dalla crisi e con gli interessi legittimi di chi lavora, di chi fa impresa e di chi vuole ancora investire sul futuro e sulle potenzialità di Brindisi, a partire di quei tanti giovani brindisini in cerca di lavoro in Italia, in Europa e nel mondo.

A questo lavoro un contributo lo può dare un pd rinnovato, autonomo e libero.

 

 

Carmine Dipietrangelo
Presidente Leftbrindisi

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