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Isola di G. Sciarra: Ad Superandum.



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Isola di G. Sciarra » 16/11/2006

Ad Superandum.

L’occasione è degna per interrompere il lungo periodo di assenza della rubrica.

Massimo Ferrarese ha infranto il “voto del silenzio”. Ovviamente facendolo da par suo, lanciando strali a destra e a manca, senza risparmio, dal momento che dispone di una propria inesauribile faretra.

Sembra ieri quando il presidente della Confindustria brindisina promise solennemente: “Di rigassificatore non parlerò mai più. Da questo momento (8 febbraio 2006) in avanti non intendo più affrontare la questione rigassificatore che negli ultimi anni è diventato un mero alibi per sottrarsi ai problemi veri, seri e concreti che affiggono l’intero territorio”.

E’ evidente che un rientro in scena non poteva che essere in piena regola … ad superandum … dopo aver messo in mora l’ANAS, invitato a sloggiare l’Alitalia, redarguito l’Aeronautica Militare e l’ONU, beh ora non poteva toccare che al Governo italiano. Quindici giorni di tempo per definire la questione, bisogna dire che Ferrarese è stato ben più generoso dell’Enel quando questa dette i famosi otto giorni alle Amministrazioni locali perché la smettessero di cincischiare con le convenzioni e si adeguassero ai voleri del potere energetico. Ma si sa il Governo è il Governo mica lo si può trattare come una qualunque amministrazione locale, un po’ di riguardo: quindici giorni, non di più. Dopo …

La lettera inviata al Presidente del Consiglio, come si è potuto leggere, è breve e garbata, direi istituzionale, ma la conferenza stampa ha altri toni: schioppettanti e intimidatori. Una inusitata e nutritissima platea di giornalisti, come mai s’era vista da qualche anno a questa parte, ha assistito alla conferenza stampa. La rottura di un “voto” val bene una massiccia presenza, necessaria per reclamizzare con dovizia e gran risalto quanto la Confindustria andava a dire. Ma al di là dei toni duri e ultimativi, delle minacce di tipo risarcitorio a favore delle imprese locali per la perdita di presunte “chances” o dell’applicazione della regola del “silenzio assenso”, cose fantomatiche, dette più per far rumore che altro dal momento che non hanno alcuna possibilità di applicazione pratica, è da sottolineare la posizione, strumentalmente agnostica: non dire né si né no alla realizzazione del rigassificatore, non corrisponde ai reali convincimenti di chi dichiara tali cose.

Come se vi fosse un'unica strategia è da notare che questa posizione è del tutto simile a quella del terzetto politico della CdL - Fitto, Rollo, Vitali - che dalle acque pietrificate di Capobianco e volgendo le spalle al castello Alfonsino (di questo aspetto farò un inciso fra un po’) iniziò una pressante sfida al Governo: non c’interessa cosa dirai ma dillo subito. Infatti, tutti conoscono la posizione di Vitali (che per altro si è sempre dichiarato favorevole al rigassificatore a Capobianco), della Confindustria e di alcuni esponenti di Forza Italia che sino a quando sapevano che il gioco era tenuto dal governo Berlusconi erano tranquilli e potevano anche cavalcare la tigre della volontà popolare, quando il cerino è passato nelle mani dell’attuale governo le cose sono cambiate, la preoccupazione che non si realizzi più il rigassificatore è realmente consistente, del resto l’intervento di Tony Blair è sintomatico del fatto che il giochetto non fila liscio come prima poiché questo governo, al di là delle voglie industrialiste, non può ignorare uno dei principi basilari che dovrebbe segnare la discontinuità con il suo predecessore e cioè della diversa considerazione che si deve prestare alle volontà territoriali.
Differenza fondamentale, che rischia di mettere in crisi un disegno che non aveva, sinora, trovato ostacoli degni di nota. Per questo l’intervento di Blair, il nervosismo di alcuni supporter locali, la rottura di un impegno; tecniche d’attacco per nascondere una strategia difensiva.

L’intervento della Confindustria, questa volta, è volto a favore delle imprese locali che, si dice, in questo clima d’incertezze rischiano di essere tagliate fuori dall’investimento rigassificatore. Ma questo dichiarato clima di incertezza non ha impedito, invece, alla Brindisi LNG (alias British Gas) di procedere con estrema certezza e determinazione nei lavori di colmata, ed è quanto meno strano che con altrettanta certezza siano state escluse imprese e lavoratori locali nonostante che la cifra sin qui spesa, e più volte dichiarata, sia del tutto ragguardevole, 150 milioni di euro.

Possibile che nessuna impresa del territorio brindisino ne abbia tratto vantaggio? Possibile che nessuno, ma proprio nessuno abbia partecipato ai lavori e ancora, possibile che solo ora, a lavori di colmata quasi ultimati, ci si renda conto (prima i sindacati e successivamente la Confindustria) di quanto è successo, della grande ed ennesima presa in giro ai danni dell’economia brindisina? È un po’ strano. È strano, come è strano che dopo non aver fatto niente per far venire l’Alenia a Brindisi, dove avrebbe trovato infrastrutture e professionalità di prim’ordine, ci si accorga che i tarantini, un po’ più furbi e pragmatici di noi, tireranno acqua al proprio mulino (vedi il vincolo di residenza di chi vuole colà lavorare) ed è un falso ingenuo, un novello “Alice nel paese delle meraviglie” chi reclama scandalizzandosi per questo; lo si fa solo per una strumentalizzazione politica.
Conservo ancora e gelosamente i ritagli dei giornali dove alcuni notabili, volendo trasmettere messaggi consolatori - una sorta di alibi -, per l’occasione perduta, o meglio fatta perdere, asserivano che non era il caso di soffermarsi su inutili campanilismi poiché in fondo l’importante era che l’Alenia fosse “atterrata” in Puglia e che vista la vicinanza anche i brindisini ne avrebbero tratto vantaggi occupazionali. Una previsione completamente errata, e alla luce di ciò, quindi, quale considerazione si può avere di chi “sbaglia” a valutare questi scenari ma che per i ruoli che occupa condiziona pesantemente e malamente il futuro di questo territorio?

Poco prima ho parlato del trio della CdL che a Capobianco volgeva le spalle al Castello Alfonsino (al porticciolo turistico ecc.) per significare che volgevano le spalle ad un tipo di sviluppo sul quale sono stati investiti un bel po’ di risorse pubbliche e speranze locali.
Ma è di recente acquisizione un intervento di Marcello Rollo letto il quale ci sentiamo di rivolgere un sentito ringraziamento per essersi impegnato con grande volontà, non meno di quella profusa dal poeta Vittorio Alfieri, per il restauro del suddetto Castello che viene da lui considerato un punto di partenza per rappresentare “necessariamente il centro di una nuova politica e di un nuovo modo di ripensare l’economia salentina”.

Come questo possa conciliarsi con la costruzione del rigassificatore, a poche centinaia di metri, rimane un mistero, e questo pensiero è notoriamente sostenuto dal sindaco Domenico Mennitti e da coloro che perseguono un differente sviluppo; e senza voler fare minimamente paragoni inopportuni anche Giovanni Antonino nella prima versione di sindaco contro il rigassificatore, prima di cedere inspiegabilmente alle “sirene” inglesi, metteva in risalto tale insormontabile incongruenza.

Se anche Rollo è di queste convinzioni, e cioè che è necessaria un nuovo modo di ripensare l’economia salentina - e deve esserlo leggendo il suo comunicato - non basta che egli chieda al Governo di decidersi in fretta e comunque, ma deve farlo esprimendo le sue convinzioni, indicare ciò che è meglio e lottare affinché il parere che si richiede di esprimere in fretta sia in linea con esse.
Tutto il resto sono chiacchiere, inutili quanto poco credibili contorcimenti linguistici che non vogliono perseguire altro che una propria visibilità politica.

Giorgio Sciarra

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