{"id":103555,"date":"2017-05-15T07:40:05","date_gmt":"2017-05-15T05:40:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=103555"},"modified":"2017-05-15T12:23:46","modified_gmt":"2017-05-15T10:23:46","slug":"nellagricoltura-e-nella-vitivinicoltura-un-po-di-futuro-per-brindisi-di-carmine-dipietrangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/nellagricoltura-e-nella-vitivinicoltura-un-po-di-futuro-per-brindisi-di-carmine-dipietrangelo\/","title":{"rendered":"Nell&#8217;agricoltura e nella vitivinicoltura un po&#8217; di futuro per Brindisi. Di Carmine Dipietrangelo"},"content":{"rendered":"<p>Ho sostenuto, in altri interventi, come l&#8217;agricoltura brindisina, per superficie agraria (333 Kmq), per fertilit\u00e0 dei propri terreni, per qualit\u00e0 delle sue produzioni, per il giro di affari che determina, per l&#8217;occupazione che crea, \u00e8 un settore che dovrebbe avere maggiore attenzione da parte della stessa citt\u00e0, delle sue istituzioni e delle sue rappresentanze sociali e politiche. E non solo dal punto di vista economico e produttivo. Il settore e non solo esso ne paga le conseguenze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Eppure andando non molto indietro nei tempi e prima della industrializzazione degli anni 60, fu proprio grazie all&#8217;agricoltura che Brindisi conobbe la sua prima industrializzazione, la sua modernizzazione e la sua stessa internazionalizzazione. La citt\u00e0 di Brindisi a met\u00e0 del 1800 visse in pochi decenni una completa trasformazione passando da citt\u00e0 poco abitata e depressa a citt\u00e0 attiva, produttiva e dai grandi collegamenti commerciali. Tutto questo fu dovuto per la sua agricoltura e soprattutto per la sua viticoltura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;agricoltura si trasform\u00f2 e trasform\u00f2 la citt\u00e0, il territorio e il suo paesaggio. Fu rivitalizzato e rivalorizzato il porto che divenne il supporto e la infrastruttura per la commercializzazione del vino prodotto nella campagna brindisina. Si avvi\u00f2 quella che si pu\u00f2 considerare la sua prima industrializzazione.<\/p>\n<p>Nel 1910, afferma Camassa, nella sua guida di Brindisi, che in citt\u00e0 c&#8217;erano pi\u00f9 di 100 stabilimenti enologici (oggi ormai tutti distrutti e dati alla speculazione edilizia), fiorivano le industrie del legno e delle botti. A fine &#8216;800 Brindisi cambia la sua struttura urbanistica, cambia il suo paesaggio agrario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con la distruzione dei vigneti francesi a seguito della filossera il territorio di Brindisi fu individuato come uno dei pi\u00f9 vocati a nuovi vigneti. Tantissime terre incolte vennero coltivate a vite. Vennero bonificate zone paludose, furono spiantati moltissimi uliveti per recuperare queste aree agricole ai nuovi vigneti.<\/p>\n<p>L&#8217;uva, il vino, l&#8217;economia del settore segnarono la rinascita di Brindisi. Peccato che tutto questo non \u00e8 stato possibile mantenerlo.<\/p>\n<p>In altre realt\u00e0 anche vicine e dove l&#8217;economia del vino si \u00e8 saputo consolidare ha creato sviluppo di qualit\u00e0. Il vino dove si produce e lo si valorizza \u00e8 diventato parte importante dell&#8217;economia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per produrlo \u00e8 necessario un lungo periodo di lavori nei campi che danno occupazione a tanti lavoratori e lavoratrici, provoca un interessante movimento di affari, determina movimenti turistici, eleva la qualit\u00e0 della vita e qualifica l&#8217;integrazione tra citt\u00e0 e campagna. Ma questa \u00e8 storia e non serve indulgere sulle occasioni mancate; si pu\u00f2 trarre, per\u00f2, qualche insegnamento e trovare nuovi stimoli per recuperare il recuperabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nLa viticoltura brindisina ha origini antiche anche prima del periodo che ho richiamato. Prima i messapi e poi i romani introdussero e consolidarono a Brindisi la coltivazione della vite. Le uve di negroamaro, di malvasia erano note gi\u00e0 in quei tempi. Vite e uva crearono a Brindisi anche allora un paesaggio, un indotto, un&#8217;economia. Segni di quell&#8217;epoca sono i resti delle fornaci che producevano le anfore vinarie che riempite di vino partivano dal porto per tutto il mediterraneo.<\/p>\n<p>Queste origini sono stati rimosse, ignorate o dimenticate. La modernizzazione e la industrializzazione invasiva, forzata e calata dall&#8217;alto degli anni 50\/60 anni ha fatto il resto. Alla campagna, al paesaggio rurale, alla viticoltura fu preferita la certezza dei redditi e i grandi impianti industriali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma l&#8217;agricoltura \u00e8 sopravvissuta anche se ridimensionata e non considerata, cos\u00ec come la viticoltura brindisina. Quest&#8217;ultima ha grandi potenzialit\u00e0. Grazie ad alcuni operatori che hanno resistito o che si sono affacciati negli ultimi anni sta raggiungendo livelli di qualit\u00e0 ormai riconosciuta dal mercato e dai consumatori. Mentre molti vini pugliesi si stanno affermando sui mercati, le uve dei vigneti brindisini non tutte, per\u00f2, vengono trasformate nel territorio e sono ancora utilizzate altrove e per altri vini. Si continua a lavorare per altri!<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nLa viticoltura sta acquistando sempre pi\u00f9 importanza e valore contribuendo alla rivalutazione dei territori vocati e dei vitigni autoctoni. Quella brindisina ha tutte le condizioni e le potenzialit\u00e0 per recuperare e per riproporsi con il suo &#8220;terroir&#8221;, i suoi vitigni autoctoni, con il suo vino, alla luce di ci\u00f2 che sta avvenendo nel settore in Puglia, in Italia, nel mondo. Brindisi allora deve e pu\u00f2 recuperare e credere nelle sue potenzialit\u00e0 agricole e vitivinicole.<\/p>\n<p>Dopo la crisi di questi anni e l&#8217;incipiente esaurimento del vecchio modello di sviluppo impostato sulla industria di base(petrolchimica) e di servizio(energia da fossili) i contorni di un nuovo sviluppo possono avere nell&#8217;agricoltura un solido riferimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nDopo lo svellimento incentivato dei vigneti negli anni 70\/80((si \u00e8 passato dai 33.500 ettari vitati censiti in tutta la provincia nel 1970 ai circa 11.000 del 2016!), dopo la crisi del metanolo, dopo quella delle cooperative sociali e dopo l&#8217;asservimento agli impianti fotovoltaici di aree agricole pregiate e vocate alla vite, si registra anche a Brindisi un ritorno di interesse alla vitivinicoltura.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nBen 4.000 ettari dell&#8217;agro brindisino (il 50% della superficie agraria provinciale di tutta la superficie dove si produce uva da vino) ,tra vecchi e nuovi impianti, sono coltivati a vigneto per uve da vino. Assieme ai 1.300 ettari dell&#8217;agro di Mesagne costituiscono la zona della Doc Brindisi(una delle poche citt\u00e0 che da il proprio nome ad una doc). Una doc poco valorizzata e poco utilizzata dagli stessi viticoltori: su circa 5000 ettari vitati solo 337 sono stati registrati a doc Brindisi!<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nA novembre dello scorso anno il parlamento ha approvato il Testo Unico del Vino che semplifica e riunisce le norme del settore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;art. 1 di questa legge recita testualmente: &#8220;La Republica salvaguarda, per la loro specificit\u00e0 e il loro valore in termine di sostenibilit\u00e0 sociale, economica, ambientale e culturale, il vino prodotto della vite, e i territori viticoli, quale parte del patrimonio ambientale, culturale, gastronomico e paesaggistico italiano, nonch\u00e9 frutto di un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo articolo della legge pu\u00f2 diventare il manifesto per rilanciare e valorizzare la vitivinicoltura brindisina. Ci sono oggi favorevoli condizioni per ricostruire a Brindisi una nuova economia e una cultura del vino. Ci sono competenze, pratiche, tradizione e storia.<\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 necessario, per\u00f2, mettere e mettersi assieme (produttori, associazioni, istituzioni), cooperare in maniera innovativa, ripensare e rafforzare le forme associative di tutela, di ricerca, di promozione del prodotto vino e del suo territorio. I produttori, tutti, devono stare in prima fila.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nL&#8217;economia e la cultura del vino non possono essere solo quelle che si incontrano negli eventi tipo sagre paesane anche se ambiziose e di livello o esaurirsi con essi.<\/p>\n<p>Ben vengano eventi come il Negramaro Wine Festival o come quello prossimo del Vinibus terrae. Ma non sono sufficienti e rischiano di diventare solo spettacolo ed indistinta sagra di enogastronomia.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 bisogno di iniziative in grado di aiutare capacit\u00e0 di conoscenza, di innovazione, di promozione e di valorizzazione dei nostri vini. Le stesse esperienze se pur interessanti fatte nel passato, hanno perso la loro novit\u00e0 iniziale. Non sono quelle che servono. Finiscono il giorno dopo.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nLe feste passano&#8230; il negroamaro, resta nella vigna, nelle cantine e sul mercato dove bisogna stare con competenza e passione.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nSi faccia invece tesoro degli errori commessi o delle esperienze gi\u00e0 fatte per avviare percorsi di nuovi eventi per promuovere il nostro vino e il territorio che lo produce.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nUn evento, un festival del vino di cui Brindisi avrebbe bisogno, \u00e8 &#8220;un viaggio&#8221; che parte dal bicchiere(vino da degustare) attraversa il territorio e il paesaggio(quello vecchio e nuovo dei vigneti brindisini), passa dalle cantine ed arriva alla cultura (storia, tradizione, ricerca, innovazione). Alle istituzioni locali si chieda questo e non l&#8217;ennesimo contributo per la &#8220;festa&#8221;.<\/p>\n<p>Il negroamaro brindisino come altri suoi vitigni autoctoni hanno la loro specificit\u00e0 (sentono il clima del mare) ed hanno tutte le potenzialit\u00e0 per imporsi con una propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nL&#8217;identit\u00e0 del vino ha un valore economico e non \u00e8 solo un racconto da comunicare. L&#8217;identit\u00e0 \u00e8 un percorso che affonda le radici nel passato e che si apre al futuro. Questa \u00e8 la sfida che Brindisi deve fare a se stessa, alla sua istituzione comunale, alla sua agricoltura e ai suoi stessi vecchi, nuovi e potenziali produttori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carmine Dipietrangelo<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho sostenuto, in altri interventi, come l&#8217;agricoltura brindisina, per superficie agraria (333 Kmq), per fertilit\u00e0 dei propri terreni, per qualit\u00e0 delle sue produzioni, per il giro di affari che determina, per l&#8217;occupazione che crea, \u00e8 un settore che dovrebbe avere maggiore attenzione da parte della stessa citt\u00e0, delle sue istituzioni e delle sue rappresentanze sociali e politiche. E non solo dal punto di vista economico e produttivo. Il settore e non solo esso ne paga le conseguenze. &nbsp; Eppure andando non molto indietro nei tempi e prima della industrializzazione degli anni 60, fu proprio grazie all&#8217;agricoltura che Brindisi conobbe la sua prima industrializzazione, la sua modernizzazione e la sua stessa internazionalizzazione. La citt\u00e0 di Brindisi a met\u00e0 del 1800 visse in pochi decenni una completa trasformazione passando da citt\u00e0 poco abitata e depressa a citt\u00e0 attiva, produttiva e dai grandi collegamenti commerciali. Tutto questo fu dovuto per la sua agricoltura e soprattutto per la sua viticoltura. &nbsp; L&#8217;agricoltura si trasform\u00f2 e trasform\u00f2 la citt\u00e0, il territorio e il suo paesaggio&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":83081,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,7],"tags":[2558],"class_list":["post-103555","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi","category-news","tag-dipietrangelo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/103555","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=103555"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/103555\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":103556,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/103555\/revisions\/103556"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/83081"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=103555"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=103555"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=103555"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}