{"id":112598,"date":"2017-09-08T11:46:03","date_gmt":"2017-09-08T09:46:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=112598"},"modified":"2017-09-08T11:46:03","modified_gmt":"2017-09-08T09:46:03","slug":"linteresse-e-lattenzione-per-la-vendemmia-brindisina-occasione-per-valorizzare-il-nostro-negroamaro-e-il-nostro-susumaniello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/linteresse-e-lattenzione-per-la-vendemmia-brindisina-occasione-per-valorizzare-il-nostro-negroamaro-e-il-nostro-susumaniello\/","title":{"rendered":"L&#8217;interesse e l&#8217;attenzione per la vendemmia brindisina: Occasione per valorizzare il nostro negroamaro e il nostro susumaniello"},"content":{"rendered":"<p>In questi giorni di vendemmia, su molte testate anche locali, la viticoltura \u00e8 all&#8217;attenzione della opinione pubblica, a conferma del crescente e ritrovato interesse verso il settore e la sua specificit\u00e0 territoriale. La viticoltura e la vitivinicoltura brindisina hanno avuto storicamente un ruolo importante nel settore e hanno ancora grandi potenzialit\u00e0 di cui dovremmo essere noi stessi i primi e orgogliosi estimatori e difensori. L&#8217;attenzione verso la vendemmia non va dispersa e consente ad uno come me, neofita e appassionato di vigne e di vino, fare alcune considerazioni.<br \/>\nIl settore ha fatto, negli ultimi anni, molti passi in avanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Grazie a quegli operatori, vecchi e nuovi che hanno resistito e creduto, investendo con lungimiranza, la nostra vitivinicoltura sta raggiungendo livelli di qualit\u00e0 ormai riconosciuta dal mercato e dai consumatori. Ma mentre molti vini pugliesi si stanno affermando sui mercati, le uve dei vigneti brindisini non tutte vengono trasformate nel territorio. Sono ancora utilizzate altrove e per altri vini. Si continua a lavorare per altri!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se la viticoltura sta acquistando sempre pi\u00f9 importanza e valore contribuendo alla rivalutazione dei territori vocati e dei vitigni autoctoni, quella brindisina, nel contesto pugliese e nazionale, ha tutte le condizioni e le potenzialit\u00e0 per recuperare e per riproporsi con il suo &#8220;terroir&#8221;, con i suoi vitigni autoctoni (negroamaro, malvasia nera, susumaniello), con il suo vino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da tempo affermo che Brindisi deve recuperare e credere nelle sue potenzialit\u00e0 agricole e vitivinicole. Pu\u00f2 essere un contributo ad un suo nuovo ma &#8220;vecchio&#8221;sviluppo. Dopo la crisi di questi anni e l&#8217;incipiente esaurimento del vecchio modello di sviluppo impostato sulla industria di base(petrolchimica) e di servizio(energia da fossili) i contorni di un nuovo sviluppo possono avere nell&#8217;agricoltura un solido riferimento. Non un ritorno ad un passato anche se esso ha contribuito a fare la storia del vino e della sua economia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo lo svellimento incentivato dei vigneti negli anni 70\/80((si \u00e8 passati in provincia di Brindisi dai 33.500 ettari vitati censiti in tutta la provincia nel 1970 ai circa 11.000 del 2016 a tutto vantaggio della viticoltura veneta e toscana ), dopo la crisi del metanolo, dopo quella delle cooperative sociali e dopo l&#8217;asservimento agli impianti fotovoltaici di aree agricole pregiate e vocate alla vite, si registra anche a Brindisi un ritorno di interesse verso la vitivinicoltura.<br \/>\nBen 4.000 ettari dell&#8217;agro cittadino (il 50% della superficie agraria provinciale di tutta la superficie dove si produce uva da vino) ,tra vecchi e nuovi impianti, sono coltivati a vigneto per uve da vino. Assieme ai 1.300 ettari dell&#8217;agro di Mesagne costituiscono la zona della Doc Brindisi(una delle poche citt\u00e0 che da&#8217; il proprio nome ad una doc). Una Doc, tra le 29 pugliesi, poco valorizzata e tutelata, poco utilizzata dagli stessi viticoltori: su circa 5000 ettari vitati solo 337 sono stati registrati a doc Brindisi!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il consorzio di tutela della doc brindisi rimane dormiente, non sviluppa iniziativa nell&#8217;area e, come dice qualcuno, subalterno a interessi di altri territori. L&#8217;ipotesi di trasformare la doc brindisi in DOCG sembra scomparsa dagli impegni e dai programmi dello stesso consorzio. Mi auguro di no, perch\u00e9 rimane quella la strada per la valorizzazione dei nostri vitigni, del nostro vino, del nostro territorio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A novembre dello scorso anno il parlamento ha approvato il Testo Unico del Vino che semplifica e riunisce le norme del settore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;art. 1 di questa legge recita testualmente: &#8220;La Republica salvaguarda, per la loro specificit\u00e0 e il loro valore in termine di sostenibilit\u00e0 sociale, economica, ambientale e culturale, il vino prodotto della vite, e i territori viticoli, quale parte del patrimonio ambientale, culturale, gastronomico e paesaggistico italiano, nonch\u00e9 frutto di un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo articolo della legge pu\u00f2 diventare il manifesto per rilanciare e valorizzare la vitivinicoltura brindisina. Ci sono oggi favorevoli condizioni per ricostruire a Brindisi una nuova economia e una cultura del vino. Ci sono competenze, pratiche, tradizione e storia. Oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 necessario mettere e mettersi assieme(produttori, tecnici, associazioni, istituzioni), cooperare in maniera innovativa, ripensare e rafforzare le forme associative di tutela, di ricerca, di promozione del prodotto vino e del suo territorio. Non servono prime donne ma imprenditori e produttori che devono saper cooperare nella valorizzazione di Brindisi, terra di antichi vigneti e di vino buono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I produttori, tutti, devono stare in prima fila. Brindisi e la sua agricoltura \u00e8 entrata nel Gal dell&#8217;Alto Salento di Ostuni, anche se sarebbe stato pi\u00f9 opportuno far parte di quello di Mesagne, data la contiguit\u00e0 agricola e viticola. In altri territori i Gal sono stati e sono strumenti oltre che fonti di finanziamento per valorizzare territori viticoli. Non si perda, a brindisi, anche questa occasione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;economia e la cultura del vino non possono essere solo quelle che si incontrano negli eventi estivi, tipo sagre paesane anche se ambiziose e di livello o esaurirsi con essi. Non sono sufficienti, disperdono energie in inutili e invidiose competizioni e rischiano di diventare solo spettacolo ed indistinta sagra di enogastronomia. C&#8217;\u00e8 bisogno di iniziative che con continuit\u00e0 e periodicit\u00e0 siano in grado di aiutare capacit\u00e0 di conoscenza, di innovazione, di promozione, di commercializzazione e di valorizzazione dei nostri vini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le feste passano&#8230; il negroamaro, resta nella vigna, nelle cantine e sul mercato dove bisogna stare con competenza e passione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si faccia invece tesoro degli errori commessi o delle esperienze gi\u00e0 fatte per avviare percorsi di nuovi eventi per promuovere il nostro vino e il territorio che lo produce. Il consorzio di tutela della Doc Brindisi e il programma del Gal Alto Salento in corso di definizione devono vedere Brindisi e i suoi produttori agricoli protagonisti. Basta farsi rappresentare da chi \u00e8 lontano da Brindisi o di lavorare per consentire che il valore aggiunto del nostro vino arricchisca altri territori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vorrei vedere Brindisi &#8220;scoperta&#8221; e rappresentata attraverso &#8220;un viaggio&#8221; che parte dal bicchiere(vino di negroamaro e di susumaniello da degustare), attraversa il territorio e il paesaggio(quello vecchio e nuovo dei vigneti brindisini), passa dalle cantine ed arriva alla cultura(storia, tradizione, ricerca, innovazione).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il negroamaro brindisino come altri suoi vitigni autoctoni (susmaniello innanzitutto) hanno la loro specificit\u00e0 (sentono il clima del mare) ed hanno tutte le potenzialit\u00e0 per imporsi con una propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;identit\u00e0 del vino ha un valore economico e non \u00e8 solo un racconto da comunicare. L&#8217;identit\u00e0 \u00e8 un percorso che affonda le radici nel passato e che si apre al futuro. Brindisi, terra di antichi vigneti e di vino buono, pu\u00f2 essere tutto questo. Solo cos\u00ec l&#8217;attenzione verso la vendemmia in corso potr\u00e0 essere l&#8217;occasione per ritrovarsi come comunit\u00e0 che sa valorizzare il territorio, le sue vigne, i suoi vitigni, il suo vino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carmine Dipietrangelo<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni di vendemmia, su molte testate anche locali, la viticoltura \u00e8 all&#8217;attenzione della opinione pubblica, a conferma del crescente e ritrovato interesse verso il settore e la sua specificit\u00e0 territoriale. La viticoltura e la vitivinicoltura brindisina hanno avuto storicamente un ruolo importante nel settore e hanno ancora grandi potenzialit\u00e0 di cui dovremmo essere noi stessi i primi e orgogliosi estimatori e difensori. 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