{"id":112906,"date":"2017-09-12T10:32:48","date_gmt":"2017-09-12T08:32:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=112906"},"modified":"2017-09-12T12:35:27","modified_gmt":"2017-09-12T10:35:27","slug":"la-sinistra-non-dimentichi-la-cultura-politica-di-braccianti-ed-operai-di-carmine-dipietrangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/la-sinistra-non-dimentichi-la-cultura-politica-di-braccianti-ed-operai-di-carmine-dipietrangelo\/","title":{"rendered":"La Sinistra non dimentichi la cultura politica di braccianti ed operai. Di Carmine Dipietrangelo"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;altro giorno Emanuele Macaluso, storico dirigente del PCI, in una intervista sul manifesto, ha affermato che &#8220;un bracciante siciliano aveva una cultura politica pi\u00f9 alta di quella che pu\u00f2 avere oggi un dirigente PD&#8221;. Amara considerazione. Tempi e contesti storici diversi ma differenza culturale enorme. Quanta distanza tra la cultura politica e le capacit\u00e0 di direzione di quei braccianti e quella di molti degli attuali dirigenti Pd, mediocri e ambiziosi, professionisti di una politica asservita sempre pi\u00f9 ad interessi individuali o particolari. La cultura di quel bracciante siciliano a cui fa riferimento Macaluso, naturalmente, \u00e8 molto simile a quella dei braccianti pugliesi e brindisini o a tutti quegli operai che diventarono dirigenti di massa, costruttori di democrazia in rappresentanza di interessi dei pi\u00f9 deboli, portatori di visioni generali e protagonisti di lotte di emancipazione e di giustizia sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La loro cultura politica era il frutto di conoscenza della realt\u00e0, di un solido rapporto con il proprio mondo e con la societ\u00e0. Era una cultura di parte e di classe ma era cultura fatta di competenze, di sacrifici, di rigore, di coerenze forti, oltre che di principi. Da quasi analfabeti, studiando anche di notte, divennero profondi conoscitori della realt\u00e0 in cui vivevano, e coltivavano, con la loro curiosit\u00e0, uno sguardo lungo sul mondo. Le stesse leggi, anche quelle che non condividevano, le studiavano per potersi confrontare con quegli avversari che avevano avuto la fortuna e la condizione di censo per studiare diventando, molti di questi, amministratori locali della Democrazia Cristiana o professionisti al servizio di chi amministrava. Quei braccianti, quegli operai, in Puglia come in Sicilia, da dirigenti del PCI e del PSI hanno contribuito a costruire lo stato democratico, lo hanno difeso e lo hanno fatto accettare anche a tanti che ne subivano le ingiustizie e le discriminazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questi giorni ricorre il sessantesimo dell&#8217;eccidio del 1957 di Sandonaci che \u00e8 passato come la rivolta del vino e i cui momenti drammatici e le sollevazioni popolari represse dalla polizia di stato su ordine di chi comandava sono stati riportati in un bel libro di due giovani studiosi Alfredo Polito e Valentina Pennetta. Contadini,Coloni e braccianti con i loro dirigenti sindacali e politici si ribellarono alla ingiustizia salariale e alla speculazione sui prezzi delle uve. Insorsero e tre di loro, tra cui una donna, a Sandonaci, furono vittime dell&#8217;azione repressiva della &#8220;Celere&#8221;, in base alle direttive emanate del ministero dell&#8217;interno, guidato in quegli anni dai democristiani prima Mario Scelba e poi Ferdinando Tambroni. Nel corso di quelle manifestazioni che si svilupparono soprattutto a Torchiarolo, San Pietro, Cellino, furono denunciati e arrestati molti lavoratori e i loro dirigenti sindacali, quasi tutti della cgil. In quegli anni prima con le lotte per la terra, poi con gli scioperi a rovescio e infine con quelle contro le ingiustizie e per affermare i diritti del lavoro che lo stesso Stato postfascista era portato a reprimere, si form\u00f2 una classe dirigente forte e rigorosa. Braccianti, operai, contadini, diventarono i dirigenti di una sinistra riconosciuta e rispettata. All&#8221;eccidio di Sandonaci quella classe dirigente, se pur perseguitata, processata, non si fece prendere dalla rabbia e dal rancore e accett\u00f2 il monito di un grande dirigente popolare come Giuseppe DiVittorio che in quell&#8217;occasione disse: &#8220;\u00c8 tempo di costruire e non di distruggere&#8221;.<br \/>\nEcco la cultura politica di quei braccianti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Faccio parte di una generazione che ha conosciuto quei braccianti, quei coloni, li ho avuti in famiglia, con loro ho mosso i primi passi di dirigente sindacale e con loro da studente ho fatto le prime mie esperienze di lotta. Da loro ho avuto i primi insegnamenti: quello che anche nel conflitto pi\u00f9 duro il rispetto degli avversari \u00e8 un dovere, oppure quello che i conflitti si fanno non per distruggere ma per costruire. Erano semianalfabeti ma intellettualmente curiosi anche se eccessivamente diffidenti e settari: volevano sempre capire di pi\u00f9. Ho conosciuto braccianti, operai che nei consigli comunali, nei dibattiti, nelle piazze, erano in grado di mettere in difficolt\u00e0, funzionari, amministratori, professionisti, competenze, in materie anche difficili come l&#8217;urbanistica, la legislazione sui lavori pubblici, la contabilit\u00e0 e i bilanci comunali. Una cultura politica che ha formato molti della nostra generazione, comunisti, socialisti, cattolici. Grazie a quella cultura non siamo diventati mediocri e abbiamo saputo anteporre gli interessi generali e, molte volte, anche quelli del partito, alle ambizioni e alla serenit\u00e0 personali e familiari. Abbiamo imparato a studiare la societ\u00e0 e le classi, ad avere curiosit\u00e0 e sensibilit\u00e0 sociale, a confrontarci rispettando sempre le idee altrui. Quei braccianti e quella cultura vanno ricordati e rivalutati anche nella nostra provincia. La loro storia, la loro dedizione verso gli altri(per loro era quella la politica), non va dispersa perch\u00e9 come dice Macaluso: &#8220;la cultura politica di un bracciante di ieri era molto pi\u00f9 alta di un dirigente pd di oggi&#8221;. Ed io aggiungo&#8230; figurati quella di altri partiti o movimenti o liste fai da te.<br \/>\nSento per questo il bisogno di ricordare questi umili braccianti, contadini ed operai che in molti nostri comuni diventarono dirigenti, amministratori, sindacalisti e che hanno fatto grandi la parola e l&#8217;azione della politica e con coerenza senza mai rinunciare ai valori della propria giovent\u00f9. Sono morti tutti ma essi andrebbero ricordati alle nuove generazioni che non devono pensare che la politica sia stata sempre come quella che stanno conoscendo ai loro tempi o avere come riferimento quella mediocre rappresentata oggi dai tanti &#8220;la qualunque&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sinistra di questa provincia ha il dovere di fare la sua parte e di ricordarli.<br \/>\nRicordarli \u00e8 anche un modo per rinsaldare le radici di una sinistra che deve rinnovarsi senza rinunciare ai valori, ai principi e agli insegnamenti dei suoi umili dirigenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A mio modo ricordo quelli con cui ho avuto un rapporto e da cui ho imparato tanto; lo faccio in un momento in cui con tanti altri uomini e donne sostengo un progetto politico a sinistra del pd di Renzi. Un progetto che per me deve avere l&#8217;ambizione di ricomporre quella che \u00e8 la frattura creatasi tra sinistra e popolo e per ridare ad essa dirigenti popolari e non populisti, coerenti e forti cultura politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per questo voglio ricordare quelli del passato, e tra i tanti: Antonio Somma di Francavilla Fontana ,prima di tutti e per me, maestro di politica e di vita; Cosimo Russo, Angelo Greco,Francesco Rizzo , Luigi Montanaro, Angelo Capodieci di Mesagne; Carmine Blasi, Raffaele Palma e Pascarito di San Pietro Vernotico; De Luca, Cesano, Mazzotta, Spinosa di Cellino San Marco; Giovanni Perrucci di Oria; Gino Ingrosso di San Pancrazio; Giacomo Campanella di Torre S.S.; Maggi di San Vito dei normanni, Giuseppe Carlucci di Carovigno; Arganese,Cavallo e Bellanova di Ceglie; Iurlaro,Morelli, DiNoi, Ostuni, Tripodi, Ortese di Brindisi; Cosimo Scalera e Giovanni Vincenti di Ostuni; Caroli di Cisternino, Turchiarulo di Fasano e infine Antonio D&#8217;Aluisio segretario generale della Cgil, socialista e di cui io, da comunista,all&#8217;et\u00e0 di 24 anni, nella seconda met\u00e0 degli anni settanta, sono stato segretario generale aggiunto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmine Dipietrangelo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;altro giorno Emanuele Macaluso, storico dirigente del PCI, in una intervista sul manifesto, ha affermato che &#8220;un bracciante siciliano aveva una cultura politica pi\u00f9 alta di quella che pu\u00f2 avere oggi un dirigente PD&#8221;. Amara considerazione. Tempi e contesti storici diversi ma differenza culturale enorme. Quanta distanza tra la cultura politica e le capacit\u00e0 di direzione di quei braccianti e quella di molti degli attuali dirigenti Pd, mediocri e ambiziosi, professionisti di una politica asservita sempre pi\u00f9 ad interessi individuali o particolari. La cultura di quel bracciante siciliano a cui fa riferimento Macaluso, naturalmente, \u00e8 molto simile a quella dei braccianti pugliesi e brindisini o a tutti quegli operai che diventarono dirigenti di massa, costruttori di democrazia in rappresentanza di interessi dei pi\u00f9 deboli, portatori di visioni generali e protagonisti di lotte di emancipazione e di giustizia sociale. &nbsp; La loro cultura politica era il frutto di conoscenza della realt\u00e0, di un solido rapporto con il proprio mondo e con la societ\u00e0. Era una cultura di parte e di classe&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":102102,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[4464],"class_list":["post-112906","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news","tag-carmine-dipietrangelo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112906","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=112906"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112906\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":112907,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/112906\/revisions\/112907"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/102102"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=112906"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=112906"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=112906"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}