{"id":129250,"date":"2018-04-04T17:26:11","date_gmt":"2018-04-04T15:26:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=129250"},"modified":"2018-04-05T11:10:19","modified_gmt":"2018-04-05T09:10:19","slug":"acquedotto-pugliese-e-le-scelte-sbagliate-di-emiliano-di-carmine-dipietrangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/acquedotto-pugliese-e-le-scelte-sbagliate-di-emiliano-di-carmine-dipietrangelo\/","title":{"rendered":"Acquedotto Pugliese e le scelte sbagliate di Emiliano. Di Carmine Dipietrangelo"},"content":{"rendered":"<p>Con il decreto n. 141\/99 l\u2019allora governo D\u2019Alema decise di trasformare l\u2019Acquedotto Pugliese da Ente Pubblico economico(EAAP) in societ\u00e0 per azioni. La propriet\u00e0 rimaneva in capo al ministero dell\u2019economia cos\u00ec come lo \u00e8 stata fino al 2001.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con lo stesso decreto si dispose che l\u2019Acquedotto Pugliese continuasse a gestire il servizio idrico integrato fino al 2018 ( nell\u2019ultima legge di bilancio il parlamento ha concesso invece una proroga di tre anni). Questo in deroga a quanto previsto dalla legge 36\/94( affidamento del servizio idrico integrato attraverso gara di evidenza pubblica o gestione in house da parte dei comuni titolari del servizio). La concessione ad Aqp spa fino al 2018 scaturiva dalla necessit\u00e0 derivante dal periodo di ammortamento del mutuo contratto dallo Stato per risanare, con 300 miliardi di vecchie lire, lo stesso Acquedotto Pugliese. Un risanamento resosi indispensabile a causa delle precedenti gestioni dei vari e pletorici consigli di amministrazione che avevano caratterizzato la vita dell\u2019EAAP.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>AQP divento\u2019 cos\u00ec una societ\u00e0 concessionaria di un servizio pubblico per effettuare il quale \u00e8 titolare della gestione e della manutenzione delle reti e delle infrastrutture preordinate all\u2019approvvigionamento, trasporto, trattamento e distribuzione di acqua potabile, nonch\u00e9 del servizio di fognatura e di depurazione delle acque reflue.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con la legge finanziaria per l\u2019anno 2002 (L.488\/01) il governo Berlusconi decise il passaggio gratuito delle azioni dell\u2019Aqp alle regioni Puglia e Basilicata che avrebbero dovuto dismettere entro sei mesi avviando cos\u00ec il processo di privatizzazione. Questo non \u00e8 avvenuto e meno male. Questo vincolo salt\u00f2 grazie alla modifica apportata dal parlamento a questa norma consentendo cos\u00ec di far rimanere in mano pubblica l\u2019acquedotto pugliese. Una mano pubblica, quella regionale, che non si concilia con la legislazione vigente e con le direttive europee e tiene ancora aperta fino alla scadenza della concessione (2021) del servizio idrico integrato pugliese la questione dell\u2019assetto societario di AQP spa. E\u2019 il problema dei problemi di cui si dovrebbe discutere alla luce del sole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La trasformazione in AQP spa del vecchio EAAP cre\u00f2 anche la condizione per superare i consigli di amministrazione indicati e condizionati dalla politica con la nomina dell\u2019amministratore unico. In questo modo si potette avviare un profondo risanamento e una riorganizzazione per far diventare l\u2019Acquedotto una impresa industriale anche se pubblica. La scelta dell\u2019amministratore unico ha contribuito cos\u00ec a ridare efficienza, autonomia e soprattutto unicit\u00e0 alla gestione del servizio idrico integrato che in Puglia riguarda tutto il territorio regionale(ambito unico, il pi\u00f9 grande d\u2019Europa, gestito da un unico soggetto). Questa scelta ha caratterizzato 15 anni di gestioni di Aqp ed \u00e8 stata fatta sia dai governi di centrodestra(Distaso prima e Fitto dopo) sia da quelli di centrosinistra (Vendola). Gli amministratori che si sono succeduti sono stati naturalmente indicati dalla politica ma nella loro unicit\u00e0 hanno garantito autonomia e responsabilit\u00e0 diretta. Il ritorno al vecchio consiglio di amministrazione prima di tre ed oggi addirittura di cinque ha riportato la politica in maniera piuttosto invasiva nell\u2019acquedotto rendendolo di nuovo pervasivo alle pressioni interne ed esterne alla societ\u00e0. Ne \u00e8 la dimostrazione che da quando con la giunta Emiliano si \u00e8 fatta questa scelta la societ\u00e0 ha perso serenit\u00e0, unicit\u00e0 di direzione e di controllo, capacit\u00e0 e trasparenza nella spesa(gli investimenti e le opere cantierizzate sono diminuite). Inoltre si \u00e8 tornati, proprio con la scelta del cda, ad una gestione politica e ad un uso politico della sua composizione che in quanto tale rimane condizionata dagli equilibri politici e dalle convenienze del momento. E non a caso la stessa composizione risponde ad una visione tutta centrata sugli equilibri politici di Bari e dintorni. I risultati sono chiari: in meno di tre anni sono cambiati gli assetti e per soddisfare esigenze non certamente strategiche e di gestione ma per solo ragioni di convenienza politica.Si \u00e8 proceduto allo stesso allargamento a cinque per queste ragioni. Nessuna ragione aziendale, nessuna esigenza organizzativa \u00e8 alla base di una simile scelta. Le stesse nomine sono il frutto non di competenze o di managerialit\u00e0 ma solo di convenienze e rendono lo stesso consiglio di amministrazione permeabile a pressioni e condizionamenti oltrech\u00e9 potenzialmente subalterno ad interessi esterni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E non a caso nella prima intervista pubblica del neo e attempato politico di centrodestra, Dicagno Abbrescia, non ha parlato sull\u2019acqua o sull\u2019Aqp, ma solo di politica e di superamento di destra e di sinistra per giustificare la sua nomina. Alla faccia della competenza e autonomia manageriale! Ma quello che risulta ancora pi\u00f9 grave \u00e8 che queste scelte rischiano di minare la unicit\u00e0 e l\u2019organizzazione della gestione del servizio idrico integrato dal momento che deleghe distribuite tra i vari componenti il cda potranno deresponsabilizzare la stessa struttura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni componente il cda pu\u00f2 diventare o pu\u00f2 rispondere come riferimento di circoli di interessi o essere individuato come tale con un serio rischio per la imparzialit\u00e0 e la trasparenza delle scelte e degli obiettivi aziendali. La preoccupazione per le ripercussioni che queste scelte avranno sul territorio pugliese, sull\u2019utenza che paga una delle tariffe pi\u00f9 alte d\u2019Italia, sull\u2019organizzazione aziendale, sul sistema dell\u2019indotto e delle imprese, sui lavoratori, \u00e8 abbondantemente giustificata. E tutto questo avviene senza aver mai potuto discutere del futuro dell\u2019acquedotto pugliese, del mandato dato a questo cda e al precedente per l\u2019assetto da dare ad aqp a concessione prorogata e in scadenza nel 2021. Sarebbe opportuno quindi che si procedesse all\u2019azzeramento del cda e alla individuazione di un amministratore unico a cui affidare un mandato di gestione e un vincolo per il futuro assetto societario. Cos\u00ec come sarebbe pi\u00f9 che urgente un dibattito pubblico(anche in consiglio regionale) e un confronto con il sistema dei comuni che rimangono gli unici titolari del servizio idrico integrato per un bilancio sugli investimenti, sulla loro partecipazione in Aqp, sul bilancio idrico regionale, sulla gestione pubblica del bene comune acqua, sul piano industriale per i prossimi tre anni di Aqp. L\u2019acqua \u00e8 un bene pubblico e lo sono anche le infrastrutture del servizio idrico che vanno gestite con criteri di efficienza e di economicit\u00e0 secondo logiche industriali in grado di assicurare costi sostenibili, certezza e qualit\u00e0 del servizio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quello che va evitato \u00e8 che la gestione e la organizzazione di un servizio cos\u00ec delicato venga sottoposto, a causa di queste scelte, anche a disorientamento, confusione, demotivazione, depauperamento tecnologico del personale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Aqp pu\u00f2 ancora restare la pi\u00f9 grande impresa pugliese ed anche pubblica a condizione che sia, appunto, un\u2019impresa e come tale, gestita da un management capace, coeso, determinato sulla base di indirizzi chiari e coerenti dati da Regione e dai Comuni e non condizionato dalla politica del momento. Non sembra che le nomine di Emiliano rispondano a questi criteri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carmine Dipietrangelo<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il decreto n. 141\/99 l\u2019allora governo D\u2019Alema decise di trasformare l\u2019Acquedotto Pugliese da Ente Pubblico economico(EAAP) in societ\u00e0 per azioni. La propriet\u00e0 rimaneva in capo al ministero dell\u2019economia cos\u00ec come lo \u00e8 stata fino al 2001. &nbsp; Con lo stesso decreto si dispose che l\u2019Acquedotto Pugliese continuasse a gestire il servizio idrico integrato fino al 2018 ( nell\u2019ultima legge di bilancio il parlamento ha concesso invece una proroga di tre anni). Questo in deroga a quanto previsto dalla legge 36\/94( affidamento del servizio idrico integrato attraverso gara di evidenza pubblica o gestione in house da parte dei comuni titolari del servizio). 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