{"id":130538,"date":"2018-04-20T15:05:53","date_gmt":"2018-04-20T13:05:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=130538"},"modified":"2018-04-20T17:07:36","modified_gmt":"2018-04-20T15:07:36","slug":"il-ricatto-del-lavoro-di-alessandra-amoruso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/il-ricatto-del-lavoro-di-alessandra-amoruso\/","title":{"rendered":"Il ricatto del lavoro. Di Alessandra Amoruso"},"content":{"rendered":"<p>Ho riletto con calma l\u2019intervento di qualche giorno fa del caro Rino Piscopiello e alle sue importanti osservazioni provo ad aggiungerne alcune mie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Parto da una considerazione per me fondamentale e che mi gira in testa da tanto tempo.\u2028Il vuoto, creatosi nell\u2019attuale mercato di lavoro, di conoscenza da parte della stragrande maggioranza di lavoratori, soprattutto giovani, delle leggi che attualmente regolano il mercato stesso, insieme al comportamento \u201capprofittevole\u201d della stragrande maggioranza dei datori di lavoro, ha consentito la recrudescenza, in questi anni di grosse difficolt\u00e0 economica del ns paese, dell\u2019idea, della concezione del lavoro quale \u201cgentile elargizione\u201d, concessione di un favore da parte di qualcuno.<\/p>\n<p>Si \u00e8 persa, nella vita di ogni giorno, l\u2019idea che il lavoro sia un diritto, tra l\u2019altro quello fondante la nostra Costituzione, e che questa diritto vada tutelato e difeso a tutti i livelli e soprattutto da tutte le rappresentanze politiche e sindacali. Il lavoro \u00e8 diventato solo il BISOGNO ASSOLUTO di tutte le fasce della popolazione, giovani e meno giovani, e senza distinzione di genere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La discussione sul lavoro si \u00e8 concentrata esclusivamente sulla mancanza del lavoro. Si \u00e8 persa del tutto l\u2019attenzione sul lavoro che c\u2019\u00e8 (e che potrebbe esserci) e sulle condizioni che questo lavoro dovrebbe avere (cito solo per fare alcuni esempi il caso AMAZON o quello di FFODORA TORINO, il tema dei lavori nei call center, la precarizzazione folle, l\u2019art.18).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa idea del lavoro e la perdit\u00e0 del senso di diritto ad esso legato, hanno consentito e consentono l\u2019instaurarsi delle peggiori condizioni di lavoro a cui stiamo assistendo negli ultimi decenni. Soprattutto hanno consentito il diffondersi del meccanismo \u201cculturale\u201d del RICATTO DEL LAVORO, fondato sul bisogno del lavoro stesso e che \u00e8 alla base delle dinamiche di potere che ben conosciamo noi \u201ccittadini qualunque\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cSe ti do lavoro mi dovrai essere riconoscente, per sempre, magari con un voto, o con favori personali, o con orari flessibili, o rinunciando a parte della tua busta paga, o rinunciando a parte dei tuoi principi e ideali, o alle tue competenze, &#8230; o&#8230; o&#8230; e soprattutto se no lo farai .. ne trover\u00f2 un altro&#8230;\u201d. Tanto c\u2019\u00e8 sempre una benedetta fila fuori di gente che sarebbe disposta a tutto pur di avere un lavoro, qualunque lavoro&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di lavoro si parla tanto o forse no, non se ne parla abbastanza per come se ne dovrebbe parlare e cio\u00e8 come di un DIRITTO, con precise regole contrattuali. Il contratto di lavoro si basa su un \u201cDO ut DES\u201d che ha, dovrebbe avere, limiti precisi. Non si acquista la vita di una persona ma una parte della sua energia, della sua conoscenza, delle sue competenze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec come una volta avuto un lavoro non si acquista un ticket per la pensione o per una posizione di rendita, ma piuttosto un impegno contrattuale a dare il meglio di se\u2019 nel tempo del lavoro, conquistandoci con il nostro sforzo il diritto allo stipendio.\u2028Il lavoro lo si nomina tanto, spesso, troppo spesso, a vuoto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 una parola inflazionata, che riempie gli spot elettorali, i tavoli di trattativa governativa, quelli sindacali e nutre gli scambi impari che regolano la contrattazione ancora oggi nel 2018.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In Italia del lavoro poi parlano soprattutto quelli che il lavoro ce l\u2019hanno o quelli per cui il lavoro non costituisce certo un problema.\u2028Difficilmente sentirete parlare del lavoro con lo stesso \u201coggettivo distacco\u201d o con approccio intellettuale quelli che per la mancanza di lavoro o per paura di perderlo non dormono, non mangiano, non vivono. Questi ultimi sono troppo impegnati a sopravvivere alla disperazione per poter anche semplicemente aver voglia di ascoltare chi ne parla da pomposi pulpiti. E soprattutto gli ultimi, i disperati non hanno energie tempo denaro da spendere nella difesa dei propri diritti, sono in balia dei padroni del vapore del XXI secolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da questa disperazione allora dovremmo ripartire, da questo bisogno&#8230;\u2028Ricominciare a costruire strumenti per la difesa del diritto al lavoro, per stare vicino davvero al bisogno e non sfruttarlo, per ridargli voce, possibilit\u00e0 di espressione e legittimazione.\u2028La sinistra pu\u00f2 ricominciare ad essere casa, mettendo a disposizione i propri spazi e le competenze delle persone che vi abitano per fornire aiuto, consulenza, indicazioni, informazioni e anche assistenza legale a costo zero.\u2028La sinistra pu\u00f2 ricostruire rappresentativit\u00e0, anche nel nostro territorio, ricominciando a dire alcune verit\u00e0, forse scomode, ma peraltro scandalosamente sotto gli occhi di tutti, un po\u2019 come il bambino della favola \u201cI vestiti nuovi dell\u2019Imperatore\u201d.\u2028Il lavoro \u00e8 cambiato, sta cambiando, il lavoro nuovo c\u2019\u00e8 e potrebbe esserci ma non pu\u00f2 prescindere da una battaglia seria sul diritto al lavoro che spezzi la catena del ricatto, del lavoro quale gentile elargizione.<\/p>\n<p>A Riccardo Rossi e a tutta la coalizione che lo sostiene, al sindacato che lo sostiene, affido perci\u00f2 una speranza: che si ricominci a chiamare le cose con il loro nome (il lavoro \u00e8 un diritto regolato da norme contrattuali e non un favore, un\u2019elargizione, un favore condizionabile dagli umori del \u201cconcessionario\u201d), che si doti la nostra citt\u00e0 di centri di servizi, di assistenza, di supporto e di sostegno al bisogno del lavoro e contrasto alla disperazione di chi un lavoro non ce l\u2019ha o ce l\u2019ha e per non perderlo \u00e8 costretto, oggi, ancora, nel 2018, ad accettare condizioni contra legge. Di competenze, di donne e uomini da \u201csfruttare\u201d questa citt\u00e0 \u00e8 piena&#8230;. C\u2019\u00e8 la fila fuori di qui, ma per una volta cominciamo a fare di questa fila uno stare insieme di molti, invece che un essere l\u2019uno contro l\u2019altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong> Alessandra Amoruso<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho riletto con calma l\u2019intervento di qualche giorno fa del caro Rino Piscopiello e alle sue importanti osservazioni provo ad aggiungerne alcune mie. &nbsp; Parto da una considerazione per me fondamentale e che mi gira in testa da tanto tempo.\u2028Il vuoto, creatosi nell\u2019attuale mercato di lavoro, di conoscenza da parte della stragrande maggioranza di lavoratori, soprattutto giovani, delle leggi che attualmente regolano il mercato stesso, insieme al comportamento \u201capprofittevole\u201d della stragrande maggioranza dei datori di lavoro, ha consentito la recrudescenza, in questi anni di grosse difficolt\u00e0 economica del ns paese, dell\u2019idea, della concezione del lavoro quale \u201cgentile elargizione\u201d, concessione di un favore da parte di qualcuno. 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