{"id":131973,"date":"2018-05-07T15:00:19","date_gmt":"2018-05-07T13:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=131973"},"modified":"2018-05-10T07:46:59","modified_gmt":"2018-05-10T05:46:59","slug":"la-rabbia-e-lorgoglio-di-guido-giampietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/la-rabbia-e-lorgoglio-di-guido-giampietro\/","title":{"rendered":"La rabbia e l\u2019orgoglio. Di Guido Giampietro"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1378307061-montanelli1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-94056\" src=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1378307061-montanelli1-300x204.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1378307061-montanelli1-300x204.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1378307061-montanelli1-768x524.jpg 768w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1378307061-montanelli1-1024x698.jpg 1024w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1378307061-montanelli1.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00ab\u2026 Rimarremo quello che siamo: un conglomerato destinato a discutere, con grandi parole, di grandi riforme a copertura di piccoli giuochi di potere e d\u2019interesse. L\u2019Italia \u00e8 finita. O forse, nata su dei plebisciti-burletta come quelli del 1860-61, non \u00e8 mai esistita che nella fantasia dei pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere. Per me non \u00e8 pi\u00f9 la Patria. \u00c8 solo il rimpianto di una Patria\u00bb.<\/em><br \/>\nQueste parole, dure come pietruzze di diamante, si trovano alla fine del poscritto con cui Indro Montanelli, nel 1947, concluse l\u2019ultimo volume mandato alle stampe insieme a Mario Cervi (\u201cL\u2019Italia dell\u2019Ulivo\u201d).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di primo acchito sembrano pronunciate ieri o addirittura stamattina, subito dopo avere ascoltato l\u2019ultimo notiziario radio o avere preso visione della rassegna stampa sullo smartphone. L\u2019impasse istituzionale in atto nel non \u201cvolere\u201d mettere su un Governo in grado di riprendere le redini della Nazione in un momento delicato non solo per l\u2019Italia, ma per l\u2019Europa, per il mondo intero, ne \u00e8 la dimostrazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Forse la crisi e lo sconforto ad essa associato sono gli stessi a cui si riferiva Montanelli che, nel 1947, si ritrovava nell\u2019agone politico l\u2019\u201cUomo Qualunque\u201d di Guglielmo Giannini. Vale a dire un movimento populista che non si discostava da quelli ancora pi\u00f9 populisti dei nostri giorni. O forse sono la stoffa di un brutto abito \u2013 confezionato coi fili dei geni di Leonardo ma anche dei capi della Mafia \u2013 che non abbiamo mai smesso di indossare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, se ci guardiamo intorno, dobbiamo convenire che le vicissitudini politiche del momento sono figlie delle medesime problematiche sociali e di costume regalateci dalla globalizzazione. E che lo stesso scontento e la stessa rabbia li ritroviamo, con nomi diversi, un po\u2019 dappertutto nel mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Solo che da noi rabbia e scontento sono pi\u00f9 alti. Sono quelli di un intero Paese che, politicamente, non ha la forza di risollevarsi, come invece hanno saputo fare gli altri perdenti dell\u2019ultimo conflitto, Germania e Giappone in primis. Anche se, a guardare bene, ci sono alcune \u201cgiustificazioni\u201d. Giustificazioni che per\u00f2 non devono indurci a fasciarci la testa, ma a reagire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/costituzione.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-25589 alignright\" src=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/costituzione-267x300.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/costituzione-267x300.jpg 267w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/costituzione.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/><\/a>Tra quelle politiche metto in testa le difficolt\u00e0 che, fin dall\u2019approvazione, ci ha creato la Costituzione. S\u00ec, proprio quella che, grazie alla compiacenza di chi si accontenta delle favolette e s\u2019illude di contare ancora qualcosa, continua a essere considerata la migliore del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Senza impelagarci in disquisizioni giuridiche dico subito che, nel campo legislativo, il sistema bicamerale, sicuramente utile per correggere alcuni errori di una Camera, ha finito per diventare, in quel trionfo della lentezza, un ulteriore motivo di ritardo all\u2019iter dei disegni di legge. Poteva andare bene quando i padri Costituenti, in assoluta buona fede, lo concepirono, ma sicuramente non \u00e8 pi\u00f9 in linea con le esigenze di oggi. Che vanno affrontate con provvedimenti celeri e risolutivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E cosa dire dell\u2019altro potere, quello giudiziario? Il garantismo, portato a forme parossistiche, \u00e8 assicurato da tre gradi di giudizio che, per la concomitante presenza di altre gravi disfunzioni (mancanza di personale e di mezzi tecnologici), finisce per creare una falsa giustizia e blocchi nei gangli vitali del Paese. Oltre a ingenerare nei cittadini la sfiducia verso quello che dovrebbe costituire il primo dovere di uno Stato: l\u2019assicurazione di una giustizia veloce e \u201cgiusta\u201d. Cos\u00ec che prende sempre pi\u00f9 consistenza la massima di La Rochefoucauld: \u00ab<em>Nella maggior parte degli uomini, l\u2019amore della giustizia non \u00e8 altro che timore di patire l\u2019ingiustizia\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E con tutto il rispetto per Matteo (Vangelo 5,10), non compiaciamoci del \u00ab<em>Beati qui persecutionem patiuntur propter iustitiam, quoniam ipsorum est regnum coelorum<\/em>\u00bb. Senza giungere all\u2019estremismo di Tolstoj (\u00ab<em>Dov\u2019\u00e8 un tribunale \u00e8 l\u2019iniquit\u00e0<\/em>\u00bb) c\u2019\u00e8 da dire che, specie nel campo del diritto amministrativo, le sentenze dei TAR, per bibliche lunghezze procedurali e talora anche per disparit\u00e0 tra i giudicati, costituiscono uno dei danni pi\u00f9 gravi che lo Stato pu\u00f2 infliggere ai propri cittadini. Della serie: non ci sono punizioni per chi sbaglia e non ci sono premi per chi merita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Inutile dire che queste anomalie dell\u2019apparato statale non fanno che alimentare e accrescere, giorno dopo giorno, il malessere. Un malessere che per\u00f2 non \u00e8 solo italiano se St\u00e9phane Hessel, non molto tempo fa, ha pronunciato il grido \u201cIndignez-vous\u201d, rivolto soprattutto ai giovani. Perch\u00e9 \u00e8 con l\u2019indignazione che si muove la Storia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma allora scontento e rabbia non hanno ragion d\u2019essere? Le \u201cgiustificazioni all\u2019italiana\u201d li stemperano come fa un pestello con l\u2019acqua contenuta in un mortaio? Be\u2019 non \u00e8 proprio cos\u00ec, anche se queste parole che mi piace citare dovrebbero aiutare ad essere pi\u00f9 cauti nei giudizi: \u00ab<em>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcuna speranza per l\u2019avvenire del nostro Paese se la giovent\u00f9 di oggi prender\u00e0 il potere domani poich\u00e9 questa giovent\u00f9 \u00e8 insopportabile, senza ritegno, terribile<\/em>\u00bb. Quale politico nostrano l\u2019ha sentenziato? Esiodo, nel 720 a.C\u2026!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ed ora riprendo la mia tesi delle giustificazioni perch\u00e9 alle mancanze istituzionali si aggiungono anche quelle di natura sociale: Famiglia, Scuola, Chiesa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/bullismo_rosa1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-100275\" src=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/bullismo_rosa1-300x172.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"172\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/bullismo_rosa1-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/bullismo_rosa1.jpg 437w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\n<\/a>A partire dalla famiglia che tanto ha perso degli originari e rassicuranti compiti soprattutto in ordine all\u2019educazione dei figli. Il risultato? I ragazzi, attraverso le manifestazioni di bullismo e violenza di gruppo, sono orfani non dei genitori in senso stretto, ma del senso per vivere. E brancolano alla disperata ricerca di una vocazione che nessuno li ha aiutati a elaborare. Cos\u00ec rimpiazzano il vuoto della famiglia alleandosi con il cellulare. E i video (sia di uno stupro o di una violenza verbale verso i professori) diventano virali su social e canali d\u2019informazione, proprio perch\u00e9 nessuno si sforza di comprenderne le motivazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non si capisce, meglio, i genitori non capiscono che questi video equivalgono a una richiesta di soccorso. Spetta ad essi, superando egoismi e narcisismi, tornare a indirizzare il desiderio di vita vera che alberga in ogni ragazzo. Tenendo presente che la strada per ottenere i migliori risultati non \u00e8 quella di un permissivismo talvolta ridicolo, ma quella del dialogo e del ripristino di un patto generazionale oramai perduto. Anche se a mio avviso \u00e8 sempre d\u2019attualit\u00e0 la massima dei Proverbi (13, 24): \u00abQui parcit virgae, odit filium suum\u00bb (chi risparmia la verga odia suo figlio)&#8230;<br \/>\nCon questa politica familiare di disattenzione (e diciamolo pure, di falso amore) nei confronti dei ragazzi si mette a nudo una piaga sociale e si riducono al lumicino le speranze per l\u2019avvenire del nostro Paese (e, in primis, dei ragazzi che, nella migliore delle ipotesi, abbandonano casa). Ma questo \u00e8 solo uno dei correttivi da apportare alla rotta della nave Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un altro, intimamente legato al primo, riguarda la Scuola. Non ci si pu\u00f2 scandalizzare di come vanno le cose se non si d\u00e0 la dovuta importanza a questo istituto d\u2019importanza vitale. La scuola \u2013 si grida da pi\u00f9 parti \u2013 \u00e8 diventata il Bronx, piena di ragazzi candidati a divenire delinquenti o gi\u00e0 in possesso della relativa certificazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intanto c\u2019\u00e8 da precisare che il Bronx o il West continuano ad essere accasati negli States dove ai fenomeni nostrani di bullismo si contrappongono, grazie alla prepotenza delle lobbies delle armi, stragi di studenti e professori. Anche se queste possono sembrare giustificazioni fuori luogo, stanno a significare che scontento e rabbia dovrebbero albergare in maggiore misura nelle coscienze di quei cittadini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E allora di cosa ci scandalizziamo? Per anni abbiamo eroso la credibilit\u00e0 dell\u2019autorit\u00e0. Cos\u00ec diventa normale irridere chi la rappresenta perch\u00e9, purtroppo, non rappresenta pi\u00f9 nulla. \u00c8 diventato normale che un pischello ignorante mortifichi un professore schiacciato non dalla spavalderia di quello ma dall\u2019impotenza di un sistema oramai incapace di reagire. Tanti anni fa mia madre raccontava che, ai suoi tempi, per episodi molto meno gravi, uno scolaro veniva bandito da tutte le scuole del Regno. Altro che ricorso ai Consigli di classe o alla \u201cdisapprovazione\u201d di un Ministro dell\u2019Istruzione che con le sue puerili bugie (e mi fermo qui!), non \u00e8 stata proprio di esempio ai ragazzi!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo, s\u00ec, c\u2019\u00e8 la rabbia per il punto (di non ritorno?) al quale siamo giunti. Per la debolezza che fa arrendere la classe docente di un intero Istituto di fronte alla tracotanza di genitori che \u2013 ancora non se ne rendono conto \u2013 stanno per perdere i loro figli.<\/p>\n<p>Naturalmente vanno sempre sentite le due campane. Cio\u00e8 non vanno messi sotto accusa sempre e solo gli studenti quando poi, nello stesso ambiente, fioccano episodi di adulti violenti. E che dire del professore che approfitta di una studentessa fragile, di un\u2019insegnante che picchia l\u2019alunna disabile, della maestra che, in classe, guarda sul suo pc video porno e di chi, nell\u2019asilo, malmena i piccolini affidatile dalle famiglie?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>S\u00ec, certo, questo provoca sconcerto e rabbia. Ma\u2026<br \/>\nMa anche la Chiesa cattolica ha le sue responsabilit\u00e0. Non \u00e8 pi\u00f9 quella che, con il catechismo e tutte le attivit\u00e0 ludiche, scoutistiche e didattiche affiancava le famiglie nell\u2019educazione, non solo religiosa, dei ragazzi. Che anzi i mortificanti esempi offerti da tempo da alcuni suoi indegni rappresentanti contribuiscono ad allontanarla sempre pi\u00f9 dalla mente e dal cuore dei fedeli. E non si venga a dire che un vescovo che in chiesa si esibisce in un repertorio di canzonette o una suora che compare come ospite in un programma televisivo dedicato al ballo servano a portare pi\u00f9 pecorelle ai pascoli del Signore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/papa-francesco-ambiente.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-45725 alignright\" src=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/papa-francesco-ambiente-300x178.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/papa-francesco-ambiente-300x178.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/papa-francesco-ambiente.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Forse, scomparsi per ragioni anagrafiche i buoni preti di campagna, bisognerebbe fare rientrare in patria i missionari perch\u00e9 qui, pi\u00f9 che nei deserti e nelle giungle, c\u2019\u00e8 oggi bisogno della loro opera. \u00ab<em>La Chiesa <\/em>\u2013 ha scritto qualche giorno fa Papa Francesco agli studenti dell\u2019Istituto \u201cSalvemini\u201d di Alessano (LE) \u2013<em> ha bisogno di una rinnovata primavera e la primavera \u00e8 la stagione dei giovani\u2026 Voi giovani dovete rischiare nella vita. Oggi dovete preparare il futuro. Il futuro \u00e8 nelle vostre mani\u2026\u00bb.<\/em> Unica eccezione \u2013 ma questo Papa Francesco l\u2019ha lasciato solo intendere \u2013 \u00e8 che anche la Chiesa chiuda con la stagione dell\u2019inverno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le \u201cgiustificazioni\u201d \u2013 politiche e sociali \u2013 da me addotte non vogliono coprire la bruttezza di una realt\u00e0 che \u00e8 sotto gli occhi di tutti, ma suggerire che in un Paese senza progetti e senza speranze non si va da nessuna parte. Se potessimo parlare a quei ragazzi troveremmo crisi e ferite di cui nessuno si \u00e8 preso cura quando era il momento. Per gli adulti \u00e8 forse un po\u2019 tardi anche perch\u00e9 il loro rifiuto di vivere \u00e8 in parte legato a fattori sociali (tra tutti la mancanza di lavoro) che solo uno Stato efficiente pu\u00f2 risolvere. Alla fine, comunque, scopriremmo che in ognuno di noi \u00e8 ancora accesa una scintilla di orgoglio, quello d\u2019essere cittadini di uno Stato che, per i suoi trascorsi, \u00e8 stato un faro di civilt\u00e0 per il mondo intero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il motivo che mi ha spinto, inconsapevolmente, a titolare questo pezzo \u201cLa rabbia e l\u2019orgoglio\u201d. Quando Oriana Fallaci ha scritto il pamphlet diceva che era in atto un processo di decadenza della civilt\u00e0 occidentale, soprattutto europea. E accusava duramente la classe politica italiana, gli intellettuali e anche la Chiesa cattolica di alimentare o tollerare tale decadenza. E cos\u00ec chiudeva: \u00ab<em>Stop. Quello che avevo da dire l\u2019ho detto. La rabbia e l\u2019orgoglio me l\u2019hanno ordinato. La coscienza pulita e l\u2019et\u00e0 me l\u2019hanno consentito. Ora basta. Punto e basta<\/em>\u00bb.<br \/>\nConcordo quasi su tutto.<\/p>\n<p>\u201c<em>Quasi<\/em>\u201d perch\u00e9 alla rabbia e all\u2019orgoglio d\u2019italiano mi permetto d\u2019aggiungere una sola parola: speranza!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Guido Giampietro<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u2026 Rimarremo quello che siamo: un conglomerato destinato a discutere, con grandi parole, di grandi riforme a copertura di piccoli giuochi di potere e d\u2019interesse. L\u2019Italia \u00e8 finita. O forse, nata su dei plebisciti-burletta come quelli del 1860-61, non \u00e8 mai esistita che nella fantasia dei pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere. Per me non \u00e8 pi\u00f9 la Patria. \u00c8 solo il rimpianto di una Patria\u00bb. Queste parole, dure come pietruzze di diamante, si trovano alla fine del poscritto con cui Indro Montanelli, nel 1947, concluse l\u2019ultimo volume mandato alle stampe insieme a Mario Cervi (\u201cL\u2019Italia dell\u2019Ulivo\u201d). &nbsp; Di primo acchito sembrano pronunciate ieri o addirittura stamattina, subito dopo avere ascoltato l\u2019ultimo notiziario radio o avere preso visione della rassegna stampa sullo smartphone. 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