{"id":13529,"date":"2014-05-18T09:53:10","date_gmt":"2014-05-18T07:53:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=13529"},"modified":"2014-05-18T09:53:10","modified_gmt":"2014-05-18T07:53:10","slug":"brindisi-e-leuropa-cosi-lontana-cosi-vicina-di-ernesto-musio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/brindisi-e-leuropa-cosi-lontana-cosi-vicina-di-ernesto-musio\/","title":{"rendered":"Brindisi e l\u2019Europa, cos\u00ec lontana cos\u00ec vicina. Di Ernesto Musio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/ernesto-musio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-8830 size-medium\" src=\"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/ernesto-musio-300x178.jpg\" alt=\"ernesto-musio\" width=\"300\" height=\"178\" data-id=\"8830\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/ernesto-musio-300x178.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/ernesto-musio.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il carbone di Brindisi e l\u2019acciaio di Taranto rievocano a buon diritto l\u2019Europa di 63 anni fa quando, nel 1951, si dette origine alla Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell\u2019Acciaio (CECA).<\/p>\n<p>Alla vigilia di elezioni europee che costituiscono uno spartiacque tra passato e futuro, non \u00e8 bene chiedersi cos\u2019\u00e8 accaduto nel territorio della provincia di Brindisi in questi sessant\u2019anni? E qual\u2019 \u00e8 il suo futuro?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Facciamo un viaggio a ritroso con una immaginaria macchina del tempo e fermiamoci in terra di Brindisi l\u201911 dicembre del 1926, 87 anni fa, alla nascita della Provincia voluta da Mussolini per gemmazione dei territori delle province di Lecce e di Bari.\u00a0 E\u2019 il giorno storico dell\u2019arrivo a Brindisi del primo prefetto di questa terra, Ernesto Perez. Egli si insedia in un territorio che conta 229.000 abitanti e nel quale le maggiori opportunit\u00e0 di lavoro sono offerte dal \u201cCantiere Navale Brindisino\u201d, dalla societ\u00e0 \u201cCementi Salentini\u201d, dalla produzione di mattonelle di carbone, di sapone e di ghiaccio; il prefetto scopre inoltre una pregevole e diffusa lavorazione di botti di legno, assieme a numerose fabbriche di spiriti e industrie di fichi e a molti frantoi e stabilimenti di produzione di vino, i cui filtrati sono richiestissimi all\u2019estero; viene pure a conoscenza che ben 7.000 operaie sono occupate nella lavorazione del tabacco in una ventina di aziende.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ripartiamo da qui e \u00a0torniamo\u00a0 verso il presente, lasciando Ernesto Perez ad arrabattarsi con il bilancio per recuperare le ingenti somme occorrenti all\u2019acquisto del chinino per fronteggiare la malaria e la tubercolosi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Durante il nostro viaggio immaginario nel tempo, vediamo la popolazione via via raddoppiarsi, il peso dell\u2019industria crescere, anche se l\u2019agricoltura la vediamo mantenere un ruolo primario. In breve, vediamo l\u2019economia brindisina svilupparsi progressivamente nei servizi, ma su di una base industriale molto contenuta, con un tasso industriale inferiore al resto della Puglia, nonostante \u2013e questo colpisce- vediamo sempre pi\u00f9 svilupparsi una rete di infrastrutture che sembra andare oltre la media nazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma fermiamoci a Brindisi nell\u2019anno 1990. E\u2019 l\u2019anno nel quale il CERPEM (Il Centro Ricerche socioeconomiche Per il Mezzogiorno), in uno studio sulla situazione e le prospettive dell\u2019industria manifatturiera di Brindisi, rileva che la sua economia \u00e8 stata segnata dalla logica della industrializzazione per poli (chimico, energetico, aeronautico), e individua in ci\u00f2 l\u2019origine dei limiti strutturali dello sviluppo locale, per quella creazione di monoculture produttive, la cui fissit\u00e0 e rigidit\u00e0 dei profili formativi e professionali avrebbe determinato poi in futuro \u2013predice- un mercato del lavoro senza sbocchi e senza prospettive, con inevitabile crescita della non occupazione. Vedremo che l\u2019anno 2014 essa segner\u00e0 il record del 30%!<\/p>\n<p>Siamo ritornati nel tempo presente. E\u2019 impressionante \u201cscoprire\u201d un paesaggio industriale simile a quello appena lasciato nel 1990! Ma davvero la macchina del tempo ci ha riportato alla Brindisi del 2014!?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come prova del nove, decidiamo di sfruttare la macchina per farci un giro veloce in Europa.<\/p>\n<p>Non v\u2019\u00e8 dubbio, siamo nel 2014, perch\u00e9 vediamo che il Continente si trova nel pieno dell\u2019era della \u201cde carbonizzazione\u201d \u2013 considerata vitale per la sopravvivenza del pianeta. E si vede che da tempo esso \u00e8 entrato nell\u2019era della produzione \u201cpulita\u201d dell\u2019acciaio, grazie all\u2019utilizzo del sistema cosiddetto di \u201csinterizzazione\u201d (detto in soldoni, di doppia depolverizzazione), chiamato Meros (Maximed Emission Reduction Of Sintering). Lo vediamo ad esempio in Austria a Linz, dove da un super inquinamento negli anni \u201970, si \u00e8 passati al quasi azzeramento dell\u2019inquinamento da diossine, polveri e metalli pesanti, cio\u00e8 alla fabbrica d\u2019acciaio meno inquinante d\u2019Europa. Sorvoliamo poi l\u2019impianto di Duisburg in Germania, che ci ricorda, gemello com\u2019\u00e8 per tipologia, quello di Taranto \u2013non a caso preso a modello di risanamento per l\u2019ILVA, come ci informa in un convegno a Brindisi sulle bonifiche, il sub commissario Edo Ronchi-, dove si attua da tempo immemore un trattamento delle polveri tecnologicamente moderno, sono impiantati modernissimi captatori di fumi, e dove i parchi e i nastri trasportatori sono ovviamente chiusi!<\/p>\n<p>S\u00ec, siamo nel 2014, e Brindisi sembra essersi fermata al 1990, a 24 anni fa!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cBrindisi \u00e8 ritornata ad essere una piccola provincia agricola\u201d, si lascia amaramente andare il Presidente di Confesercenti, a commento dell\u2019impietoso quadro del \u201cbenessere\u201d locale, fotografato dalla divulgazione dei redditi del 2012 da parte del Ministero dell\u2019Economia, a causa della crescente desertificazione industriale e occupazionale, originatisi, guarda caso, nei settori della chimica, dell\u2019energia e aeronautico.<\/p>\n<p>E\u2019 come se il territorio di Brindisi, piccolo per dimensione e per volume di attivit\u00e0 economiche, in tutto questo tempo fosse stata sospeso in un eterno presente, appiattendosi permanentemente sull\u2019esistente, pi\u00f9 che \u201cindustriarsi\u201d a costruire un futuro diverso e migliore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Eppure, c\u2019\u00e8 chi ancora oggi si ostina ad addossare la colpa del doloroso Prodotto Interno Lordo provinciale a un\u2019autodistruttiva logica del Nimby -in realt\u00e0 allo sviluppo ideale e sostenibile che non c\u2019\u00e8 mai stato e che non c\u2019\u00e8!-, pi\u00f9 che a quello che \u00e8 stato realmente determinato, non ostante l\u2019analisi, gli obiettivi e le 8 Azioni di ripresa suggerite dal CERPEM, fatti propri e divulgati per illuminante paradosso dal Centro Studi di \u00a0Confindustria, tramite Assindustria locale, \u00a0non da un fanatico ambientalismo del tempo.<\/p>\n<p>Alla luce di questa retrospettiva storica si pu\u00f2 comprendere meglio quanto il dramma odierno del destino\u00a0 lavorativo degli operai di Edipower, per citare un esempio attualissimo, non sia affatto figlio di un ottuso ambientalismo che ne vuole la chiusura, ma quanto piuttosto invece di quel miope, frenetico, incessante prodigarsi di una intera classe dirigente tesa a far fallire l\u2019accordo del 1996 con il Governo, che prevedeva la chiusura nel 2004 di un catorcio industriale, altamente inquinante, ma con la contestuale salvaguardia di tutti i posti di lavoro, attraverso il transito programmato della residua forza lavoro (al netto dei pensionamenti naturali e dei prepensionamenti facilitati), nell\u2019Ente di Stato Enel, siglato unitamente a un importantissimo protocollo aggiuntivo che definiva le misure e individuava i fondi per il risanamento e il rilancio ecosostenibile dell\u2019economia \u00a0territoriale!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli \u00e8 che la cosiddetta \u201cvia adriatica allo sviluppo\u201d dei distretti produttivi, affermatasi proficuamente in altre province, si \u00e8 sempre stranamente interrompa ai confini della nostra, nonostante tante iniziative, come il recente Salone della nautica, che per\u00f2 non hanno fatto mai n\u00e9 fanno di per s\u00e9 economia di sistema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A Brindisi non si \u00e8 forse perso pi\u00f9 tempo ogni volta ad azzuffarsi per \u201cscegliere\u201d il Presidente dell\u2019Autorit\u00e0 Portuale pi\u00f9 che per promuovere la modernizzazione e l\u2019internalizzazione della sua infrastruttura naturale storicamente pi\u00f9 vincente, quale \u00e8 sempre stato il suo porto, magari ideando di innestare su una moderna politica portuale un mercato della formazione, in favore di una nuova occupazione professionale?<\/p>\n<p>Eppure, gi\u00e0 nel suo nome, derivante dal messapico Bsedov (testa di cervo), Brindisi evoca quel porto il cui efficace, polifunzionale utilizzo, ha sempre determinato la rinascita della sua economia, le sue stagioni pi\u00f9 felici, fin dai tempi dell\u2019impero romano per passare all\u2019epoca delle crociate e per finire a quella della \u201cValigia delle Indie\u201d, nelle quali si \u00e8 sempre sfruttato l\u2019invidiata ed esclusiva condizione della nostra terra d\u2019essere il naturale luogo di frontiera e di cerniera dell\u2019Europa con l\u2019Oriente!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intanto, mentre qui noi sembriamo \u201ccorrere\u201d sempre incontro a un immobile presente, nella consumistica America, dal classico conteggio dei consumi come misura della ricchezza di una Nazione, sul quale si basa il Prodotto Interno Lordo, \u00e8 in atto il passaggio alla Produzione Lorda (Gross Output), fondamentalmente basata su indicatori relativi alla produzione manifatturiera e alla qualit\u00e0 delle tecnologie impiegate, nonch\u00e9 sulla capacit\u00e0 di risparmio. Non \u00e8 ancora l\u2019avveniristico Prodotto Interno della Felicit\u00e0, come misuratore del benessere delle Nazioni del futuro, ma \u00e8 certamente una strutturale evoluzione dalla capacit\u00e0 consumistica alla competitivit\u00e0 manifatturiera, attraverso l\u2019innovazione, la ricerca, l\u2019etica del risparmio. Del resto, da diverso tempo in Europa s\u2019\u00e8 fatta strada l\u2019idea che occorra partire da nuovi indicatori dello sviluppo, compendiabili nella Felicit\u00e0 Interna Lorda, che ha radicali conseguenze sulle stesse produzioni. Anche da noi l\u2019ISTAT ne indica 12, tra i quali la salute, l\u2019istruzione, il lavoro, la tutela del paesaggio, la qualit\u00e0 della politica e della sicurezza\u2026-, riassunti nell\u2019acronimo BES (Benessere Equo e Sostenibile), omologo all\u2019\u201cindice dello sviluppo umano\u201d ideato dal premio Nobel per l\u2019economia, l\u2019indiano Amartya Sen, funzionale non tanto o non solo per misurare il benessere (o malessere) esistente, ma soprattutto per delineare e orientare scenari di sviluppo pi\u00f9 compatibili con la qualit\u00e0 del benessere delle comunit\u00e0 e che siano \u201ccomparabili\u201d con indicatori dello sviluppo sostenibile che le Nazioni Unite nel 2015 si apprestano a dichiarare validi per tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo scenario globale ed europeo, che sta sempre pi\u00f9 assumendo nuovi indicatori che orientino qualitativamente crescita e sviluppo, Brindisi vuole continuare a essere il simbolo dell\u2019Europa che sta morendo e che non vogliamo pi\u00f9, mentre in tante province d\u2019Italia \u00e8 in corso quella \u201cresilienza\u201d, come la chiama il sociologo Bonomi, e cio\u00e8 quella ristrutturazione silenziosa e \u201cvisionaria\u201d delle imprese che punta sul capitale umano e sulle punte di eccellenza, pi\u00f9 avanzate, nella qualit\u00e0 dei prodotti e dei processi produttivi, come sta accadendo a macchia di leopardo a Prato, in Brianza, a Pescara, a Terni, a Livorno\u2026, come ci informa il recente Rapporto del\u00a0 Censis, \u201cAlla ricerca del vigore\u201d?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un territorio in crisi come il nostro non \u00e8 forse proprio in passaggi cruciali come quello attuale che deve cogliere l\u2019occasione per autodeterminare il proprio destino sul solco della sua migliore tradizione industriale manifatturiera, partendo per\u00f2 dai punti europei pi\u00f9 alti della modernizzazione tecnologica e ad alto valore aggiunto, superando gli storici handicap dimensionali con intelligenti \u201cfarsi rete\u201d delle imprese, e nei settori schiusi a un sicuro futuro (dall\u2019edilizia sostenibile alle nuove frontiere tecnologiche dell\u2019aerospazio, da una previdente e moderna ri-funzionalit\u00e0 del porto -magari \u201cverde\u201d a zero emissioni- ai distretti energetici del futuro fondati sull\u2019economia dell\u2019idrogeno, dal coraggio della sperimentazione dei prototipi che stanno rivoluzionando l\u2019agricoltura a politiche di facilitazione del ritorno a casa, della \u201cdelocalizzazione al contrario\u201d in corso di diverse nostre imprese), insomma, sviluppando quei settori economici e quelle manifatture, in un connubio osmotico con l\u2019Universit\u00e0 e i centri di ricerca, capaci di inserirsi nelle politiche dell\u2019Industrial Compact europeo, che non potr\u00e0 non avviarsi dopo le elezioni del 25 maggio, magari sotto l\u2019impulso della presidenza italiana nel semestre europeo?<\/p>\n<p>Pu\u00f2 la classe dirigente attuale e la sua cultura industriale avvicinare Brindisi a un\u2019Europa cos\u00ec lontana?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>O non \u00e8 forse venuto il momento, non pi\u00f9 rimandabile da tempo, proprio perch\u00e9 si colloca in un passaggio di fase come quello europeo che impone nuovi orizzonti, di avviare una riconversione \u201cecologica\u201d della politica e della cultura\u00a0\u00a0 politica, della cultura d\u2019impresa, della stessa funzione sociale delle rappresentanze dei lavoratori, delle funzioni e delle rappresentanze istituzionali e di governo, che siano locali o regionali, o europee, non limitata cio\u00e8 ai veleni della chimica di ieri (come, aim\u00e8, al silicio di domani!), ma estesa a quello che \u00e8 stato efficacemente chiamato \u201csistema Brindisi\u201d!?<\/p>\n<p>Forse solo cos\u00ec e solo allora, per dirla con Pasolini, potrebbe cominciare a Brindisi un \u201cdiscorso sopra la realt\u00e0\u201d non soffocato tra il conservatorismo dominante e un rullante sfascismo senza prospettive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 bisogno di un discorso nuovo ma con interpreti diversi, a Brindisi, nei nostri paesi, alla Regione, in Europa, che accenda una speranza negli occhi di chi ha oggi vent\u2019anni e non vuole fuggire da questa terra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ernesto Musio<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il carbone di Brindisi e l\u2019acciaio di Taranto rievocano a buon diritto l\u2019Europa di 63 anni fa quando, nel 1951, si dette origine alla Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell\u2019Acciaio (CECA). Alla vigilia di elezioni europee che costituiscono uno spartiacque tra passato e futuro, non \u00e8 bene chiedersi cos\u2019\u00e8 accaduto nel territorio della provincia di Brindisi in questi sessant\u2019anni? E qual\u2019 \u00e8 il suo futuro? &nbsp; Facciamo un viaggio a ritroso con una immaginaria macchina del tempo e fermiamoci in terra di Brindisi l\u201911 dicembre del 1926, 87 anni fa, alla nascita della Provincia voluta da Mussolini per gemmazione dei territori delle province di Lecce e di Bari.\u00a0 E\u2019 il giorno storico dell\u2019arrivo a Brindisi del primo prefetto di questa terra, Ernesto Perez. 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