{"id":137053,"date":"2018-07-08T15:01:41","date_gmt":"2018-07-08T13:01:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=137053"},"modified":"2018-07-17T12:07:04","modified_gmt":"2018-07-17T10:07:04","slug":"k-come-keynes-di-roberto-romeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/k-come-keynes-di-roberto-romeo\/","title":{"rendered":"K come Keynes. Di Roberto Romeo"},"content":{"rendered":"<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ftU9NLSSoSk\" frameborder=\"0\" allow=\"autoplay; encrypted-media\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando l\u2019economia stenta, il suo nome torna prepotentemente di moda. L\u2019ultima resurrezione del britannico John Maynard Keynes risale all\u2019inverno 2008-2009, quando il mondo stava sprofondando nell\u2019abisso della crisi finanziaria. Governi di tutto il mondo, da Washington a Pechino, via Tokyo, Berlino e Parigi, tutti costruirono giganteschi piani di politica economica ispirati alla sua teoria. Nel bene e nel male: nove anni dopo la pi\u00f9 grave crisi finanziaria dagli anni Trenta, la depressione \u00e8 stata scongiurata, ma la maggior parte degli Stati oggi si trova con debiti pubblici quasi ingestibili. Dissacrato dagli economisti neoliberali, ammirato a sinistra per il suo interventismo statale, Keynes non ha mai smesso di essere al centro della scena. I suoi scritti saranno in grado di alimentare una nuova giovent\u00f9, ora che sono di dominio pubblico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di Keynes si \u00e8 parlato in questi giorni anche per il blitz compiuto da tre persone, con indosso la tuta rossa e la maschera di Salvador Dal\u00ec ispirate alla serie Netflix \u00abLa casa di carta\u00bb, che hanno piazzato un busto dell\u2019economista a Roma, proprio accanto all\u2019ingresso della prima storica sede della zecca italiana. A rivendicare la provocazione gli autori del film \u00abPIIGS\u00bb, uscito in sala lo scorso anno e diventato un caso al botteghino, che racconta i danni causati dalle politiche di austerity con la voce narrante di Claudio Santamaria. Il manufatto reca l\u2019epigrafe \u00abNel lungo periodo siamo tutti morti\u00bb, battuta con cui Keynes ironizzava sugli economisti che rassicuravano i risparmiatori sulle virt\u00f9 dei mercati facendo previsioni sempre ottimistiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 stato l\u2019economista pi\u00f9 influente e riformista del suo secolo. Gli economisti liberali raccontano che a New York, nei bagni di un ristorante, nell\u2019inverno del 1934 al culmine della Grande Depressione, tutti prendevano con cura i tovaglioli di carta per asciugarsi le mani, mentre John Maynard Keynes un giorno rovesci\u00f2 la pila e cominci\u00f2 a calpestarla con la sue scarpe misura 50, per affermare che \u00abquel modo di usare gli asciugamani era il pi\u00f9 efficace per stimolare l\u2019occupazione nel settore della ristorazione\u00bb. Risvegliare i consumi al punto di provocarli, crearli nel caso non esistessero, costringerli se necessario, era questo il principio guida del suo pensiero. Di contro, nel \u00abrisveglio keynesiano\u00bb i liberali vedevano una forma di spreco e di irresponsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi per\u00f2 si ripensa insistentemente alla sua lezione: se da una parte \u00e8 vero che l\u2019economia privata pesa di pi\u00f9, o meglio, che sono gli imprenditori privati a creare pi\u00f9 business, \u00e8 vero anche che ci\u00f2 accade se e quando le condizioni generali lo permettono: e accade di pi\u00f9 quanto pi\u00f9 le condizioni sono favorevoli. Viceversa, un\u2019economia in crisi pu\u00f2 trasformare la recessione in un lungo periodo di stagnazione. \u00c8 accaduto negli Usa negli anni Trenta, accade in Europa in questo secondo decennio del millennio. Era stata l\u2019America, ad esempio, a inventare il \u00abQuantitative Easing\u00bb (iniezione di liquidit\u00e0 per stimolare la crescita economica) durante la Grande Recessione, in alternativa all\u2019austerity che era stata superata (in parte fortuitamente) grazie agli investimenti per la Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono i grandi investimenti pubblici a scuotere l\u2019economia e offrire anche opportunit\u00e0 agli investitori privati: ci\u00f2, tuttavia, era ancor pi\u00f9 vero nel secolo scorso, quando l\u2019industrializzazione riversava nel sistema Paese tutti i suoi effetti (consumi interni pi\u00f9 esportazioni). Oggi la globalizzazione rischia di favorire la crescita dei paesi poveri, il cui reddito cresce pi\u00f9 velocemente, e spesso sottoposti a regimi dittatoriali. La riscoperta di Keynes (il ministro Tria \u00e8 un neokeynesiano convinto) deve poter finalizzare l\u2019investimento pubblico in quei settori cd. \u201cad alto moltiplicatore\u201d, cio\u00e8 in grado di riattivare il pi\u00f9 possibile i consumi, anche a costo di distribuire potere d\u2019acquisto ai lavori \u201csemi-inutili\u201d, riabilitando inizialmente impieghi gi\u00e0 rubati dalla robotizzazione (portinerie, controllori dei biglietti, cassieri dei supermercati, ecc.). Dotati di maggiore capacit\u00e0 di spesa, questi lavoratori spenderebbero e ripagherebbero subito in tasse l\u2019emittente pubblico, senza danni per il debito. In pi\u00f9, lo Stato potrebbe nel frattempo favorire la creazione di lavoro \u201cvero\u201d attraverso il sistema educativo, puntando sulla specializzazione dei giovani, mentre il settore privato continuerebbe a investire, esportare e alimentare la crescita del Pil, consentendo la riduzione del debito pubblico. Questa l\u2019idea battuta in via XX Settembre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La teoria economica di Keynes, che ruppe con l\u2019ortodossia liberista del laissez-faire, cio\u00e8 con l\u2019idea che lo Stato non debba occuparsi di economia e lasciar fare al libero mercato, fu la base del New Deal inaugurato dal presidente americano Roosevelt per uscire dalla crisi iniziata nel 1929 con il crollo di Wall Street.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Consigliere del Principe nella delegazione britannica al Trattato di Versailles del 1919, o negoziatore degli accordi di Bretton Woods del 1944 che avrebbero creato il sistema monetario internazionale del dopoguerra, Keynes non esit\u00f2 mai a metterci la faccia. Negli anni Trenta, nel bel mezzo della depressione, andava regolarmente nei grandi magazzini londinesi per arruolare casalinghe: \u00abCompra vestiti nuovi, se vuoi che tuo marito trovi lavoro\u00bb. Il commercio deve essere fatto in modo che le fabbriche possano funzionare, un principio fondamentale della rinascita keynesiana attraverso il consumo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Eppure, le sue conclusioni sembravano strizzare l\u2019occhio pi\u00f9 al fatalismo che non a un\u2019economia determinata dalle scelte dei suoi attori: \u00abQuello che succede alla fine non \u00e8 l\u2019inevitabile ma l\u2019imprevedibile\u00bb, gli piaceva ricordare. In ogni caso, ripeteva allo sfinimento, \u00e8 necessario cogliere l\u2019attimo, non aspettare che il mercato faccia il libero corso nel lungo termine, regolandosi da solo. \u00abIl lungo termine &#8211; scrisse nel 1923 &#8211; \u00e8 una cattiva guida per gli affari correnti. Alla lunga siamo tutti morti\u00bb. L\u2019economia si governa nel brevissimo passo, e allo Stato spetta ci\u00f2 che il settore privato non pu\u00f2 o non sa fare. Questa preferenza per il presente, tuttavia, John Maynard Keynes la espresse ancora pi\u00f9 apertamente sul letto di morte. \u00abSe solo avessi bevuto pi\u00f9 champagne\u00bb, furono le ultime parole dettate dal rimpianto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Roberto Romeo<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Quando l\u2019economia stenta, il suo nome torna prepotentemente di moda. L\u2019ultima resurrezione del britannico John Maynard Keynes risale all\u2019inverno 2008-2009, quando il mondo stava sprofondando nell\u2019abisso della crisi finanziaria. Governi di tutto il mondo, da Washington a Pechino, via Tokyo, Berlino e Parigi, tutti costruirono giganteschi piani di politica economica ispirati alla sua teoria. Nel bene e nel male: nove anni dopo la pi\u00f9 grave crisi finanziaria dagli anni Trenta, la depressione \u00e8 stata scongiurata, ma la maggior parte degli Stati oggi si trova con debiti pubblici quasi ingestibili. 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