{"id":147787,"date":"2019-01-11T12:17:56","date_gmt":"2019-01-11T11:17:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=147787"},"modified":"2019-01-11T16:20:06","modified_gmt":"2019-01-11T15:20:06","slug":"il-vino-di-brindisi-di-carmine-dipietrangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/il-vino-di-brindisi-di-carmine-dipietrangelo\/","title":{"rendered":"Il vino di Brindisi. Di Carmine Dipietrangelo"},"content":{"rendered":"<p>La vitivinicoltura brindisina ha fatto, negli ultimi anni, molti passi in avanti.<br \/>\nGrazie a quegli operatori, vecchi e nuovi, che hanno resistito e creduto, investendo con lungimiranza, la nostra vitivinicoltura sta raggiungendo livelli di qualit\u00e0 ormai riconosciuta dal mercato e dai consumatori. Ma mentre molti vini pugliesi si stanno affermando sui mercati, le uve dei vigneti brindisini non tutte vengono trasformate nel territorio. Sono ancora utilizzate altrove e per altri vini. Si continua,insomma, a lavorare per altri!<br \/>\nSe la viticoltura sta acquistando sempre pi\u00f9 importanza e valore contribuendo alla rivalutazione dei territori vocati e dei vitigni autoctoni, quella brindisina, nel contesto pugliese e nazionale, ha tutte le condizioni e le potenzialit\u00e0 per recuperare e per riproporsi con il suo &#8220;terroir&#8221;, con i suoi vitigni autoctoni (negroamaro, malvasia nera e bianca, susumaniello), con il suo vino. Di questo la nuova amministrazione comunale sembra sia consapevole. C\u2019\u00e8 una attenzione diversa rispetto al passato. Lo abbiamo visto anche nella impostazione che si vuole dare al PUG che vuole riservare alla campagna, all\u2019agricoltura e alla vitivinicoltura un nuovo ruolo rispetto al tradizionale consumo del suolo per uso abitativo e industriale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da tempo affermo che Brindisi deve recuperare le sue potenzialit\u00e0 agricole e vitivinicole. Pu\u00f2 dare un contributo ad un suo nuovo sviluppo. Dopo la crisi di questi anni e l&#8217;incipiente esaurimento del vecchio modello di sviluppo impostato sulla industria di base(petrolchimica) e di servizio(energia da fossili) i contorni di un nuovo sviluppo possono avere nel vino un solido riferimento. Non un ritorno ad un passato, anche se va detto, esso ha contribuito nel corso di pi\u00f9 di due millenni, a fare la storia del vino nel Mediterraneo, contribuendo a valorizzare territorio, paesaggio e soprattutto il porto. Attorno al vino di Brindisi c\u2019\u00e8 sempre stato un indotto. La presenza delle tante fornaci di anfore vinarie utilizzate per trasportarlo per tutto il mediterraneo sin dai tempi dell\u2019Impero romano, \u00e8 un esempio di ci\u00f2 che il vino ha rappresentato nell\u2019economia brindisina. Vigneti, palmenti,fornaci, porto, se hanno avuto,un ruolo gi\u00e0 duemila anni fa, la stessa economia e la stessa sinergia la si pu\u00f2 ritrovare tra met\u00e0 ottocento e novecento. Periodo questo che arriva fino ai nostri anni sessanta. Sempre vigneti, stabilimenti enologici (ai primi del novecento se ne contavano in citt\u00e0 ben 121), industria delle botti (al posto delle fornaci), porto sempre affollato da \u201cbastimenti\u201d su cui veniva imbarcato il vino di Brindisi utilizzato per tagliare tutti i vini del nord Italia e della Francia. La modernizzazione e la industrializzazione, assieme ai primi segnali di crisi del settore, hanno preso il sopravvento su un territorio che \u00e8 rimasto comunque caratterizzato da una forte presenza e vocazione agricola e viticola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo lo svellimento incentivato dei vigneti negli anni 70\/80((si \u00e8 passati in provincia di Brindisi dai 33.500 ettari vitati censiti in tutta la provincia nel 1970 ai circa 11.000 del 2016 a tutto vantaggio della viticoltura veneta e toscana ), dopo la crisi del metanolo, dopo quella delle cooperative sociali e dopo l&#8217;asservimento agli impianti fotovoltaici di aree agricole pregiate e vocate alla vite, si registra negli ultimi anni anche a Brindisi un ritorno di interesse verso la vitivinicoltura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ben 4.000 ettari dell&#8217;agro cittadino (il 50% della superficie agraria provinciale di tutta la superficie dove si produce uva da vino) ,tra vecchi e nuovi impianti, sono coltivati a vigneto per uve da vino. Assieme ai 1.300 ettari dell&#8217;agro di Mesagne costituiscono l\u2019area della Doc Brindisi(una delle poche citt\u00e0 che da&#8217; il proprio nome ad una denominazione d\u2019origine controllata ). Una Doc, tra le 29 pugliesi, poco valorizzata e tutelata, poco utilizzata dagli stessi viticoltori: su circa 5000 ettari vitati solo 337 sono stati registrati a doc Brindisi!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il consorzio di tutela della doc brindisi pu\u00f2 e deve diventare uno strumento di valorizzazione, di promozione non solo,del vino ma anche della citt\u00e0 che produce questa Doc. L&#8217;ipotesi di trasformare il negroamaro Doc Brindisi in DOCG (denominazione controllata e garantita) rimane la strada per la valorizzazione ulteriore dei nostri vitigni, del nostro vino, del nostro territorio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Testo Unico del Vino approvato non pi\u00f9 di due anni fa semplifica e riunisce le norme del settore con l\u2019obiettivo di dare valore.<br \/>\nL&#8217;art. 1 di questa legge recita testualmente: &#8220;La Republica salvaguarda, per la loro specificit\u00e0 e il loro valore in termine di sostenibilit\u00e0 sociale, economica, ambientale e culturale, il vino prodotto della vite, e i territori viticoli, quale parte del patrimonio ambientale, culturale, gastronomico e paesaggistico italiano, nonch\u00e9 frutto di un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni&#8221;.<br \/>\nQuesto articolo della legge pu\u00f2 diventare il manifesto per rilanciare e valorizzare la vitivinicoltura brindisina. Ci sono oggi favorevoli condizioni per ricostruire a Brindisi una nuova economia e una cultura del vino. Ci sono competenze, pratiche, tradizione e storia. Oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 necessario mettere e mettersi assieme(produttori, tecnici, associazioni, istituzioni), cooperare in maniera innovativa, ripensare e rafforzare le forme associative di tutela, di ricerca, di promozione del prodotto vino e del suo territorio. Non servono prime donne ma imprenditori e produttori che devono saper cooperare nella valorizzazione di Brindisi, terra di antichi vigneti e di vino buono.<br \/>\nI produttori, tutti, devono stare in prima fila. Ma non solo essi. Ci devono credere i ristoratori, le enoteche, le vinerie, gli appassionati e degustatori del vino, gli operatori turistici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Brindisi e la sua agricoltura \u00e8 entrata nel Gal dell&#8217;Alto Salento. In altri territori i Gal sono stati e sono strumenti e fonti di finanziamento per valorizzare territori viticoli. Non si perda, a brindisi, anche questa occasione.<br \/>\nL&#8217;economia e la cultura del vino non possono essere solo quelle che si incontrano negli eventi estivi, tipo sagre paesane anche se ambiziose e di livello o esaurirsi con essi. Se ne fanno tante e ovunque ormai. Esse,poi, non sono sufficienti, disperdono energie in inutili e invidiose competizioni e rischiano di diventare solo spettacolo ed indistinta sagra di enogastronomia. C&#8217;\u00e8 bisogno di iniziative in grado di aiutare e promuovere capacit\u00e0 di conoscenza, di innovazione, di promozione, di commercializzazione e di valorizzazione dei nostri vini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le feste passano&#8230; il negroamaro, resta nella vigna, nelle cantine e sul mercato dove bisogna stare con competenza e passione.<br \/>\nSi faccia invece tesoro degli errori commessi o delle esperienze gi\u00e0 fatte per avviare percorsi di nuovi eventi per promuovere il nostro vino e il territorio che lo produce. Il consorzio di tutela della Doc Brindisi e il programma e le misure di finanziamento del Gal Alto Salento devono vedere Brindisi e i suoi produttori agricoli protagonisti.<br \/>\nSogno una Brindisi &#8220;scoperta&#8221;, interpretata attraverso &#8220;un viaggio&#8221; che parte dal bicchiere(vino di negroamaro e di susumaniello da degustare), incontra e percorre il territorio e il paesaggio(quello vecchio e nuovo dei vigneti brindisini), passa dalle cantine ed arriva alla cultura(storia, tradizione, ricerca, innovazione). E i giovani brindisini che stanno scoprendo il vino e la sua cultura possono essere i testimoni e gli ambasciatori di queste emozioni che si possono provare a Brindisi e con i vini di Brindisi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il negroamaro brindisino come altri vitigni autoctoni (susumaniello innanzitutto) hanno la loro specificit\u00e0 (sentono il clima del mare) ed hanno tutte le potenzialit\u00e0 per imporsi con una propria identit\u00e0.<br \/>\nL&#8217;identit\u00e0 del vino ha un valore economico e non \u00e8 solo un racconto da comunicare. L&#8217;identit\u00e0 \u00e8 un percorso che affonda le radici nel passato e che si apre al futuro. Brindisi, terra di antichi vigneti e di vino buono, pu\u00f2 essere tutto questo. Solo cos\u00ec l&#8217;attenzione verso questo importante settore potr\u00e0 essere l&#8217;occasione per ritrovarsi come comunit\u00e0 che sa valorizzare il territorio, le sue vigne, i suoi vitigni, il suo vino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmine Dipietrangelo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vitivinicoltura brindisina ha fatto, negli ultimi anni, molti passi in avanti. Grazie a quegli operatori, vecchi e nuovi, che hanno resistito e creduto, investendo con lungimiranza, la nostra vitivinicoltura sta raggiungendo livelli di qualit\u00e0 ormai riconosciuta dal mercato e dai consumatori. Ma mentre molti vini pugliesi si stanno affermando sui mercati, le uve dei vigneti brindisini non tutte vengono trasformate nel territorio. Sono ancora utilizzate altrove e per altri vini. Si continua,insomma, a lavorare per altri! Se la viticoltura sta acquistando sempre pi\u00f9 importanza e valore contribuendo alla rivalutazione dei territori vocati e dei vitigni autoctoni, quella brindisina, nel contesto pugliese e nazionale, ha tutte le condizioni e le potenzialit\u00e0 per recuperare e per riproporsi con il suo &#8220;terroir&#8221;, con i suoi vitigni autoctoni (negroamaro, malvasia nera e bianca, susumaniello), con il suo vino. Di questo la nuova amministrazione comunale sembra sia consapevole. C\u2019\u00e8 una attenzione diversa rispetto al passato. 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