{"id":152382,"date":"2019-03-31T19:31:42","date_gmt":"2019-03-31T17:31:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=152382"},"modified":"2019-04-05T21:45:35","modified_gmt":"2019-04-05T19:45:35","slug":"ultimo-tango-a-parigi-di-guido-giampietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/ultimo-tango-a-parigi-di-guido-giampietro\/","title":{"rendered":"Ultimo tango a Parigi. Di Guido Giampietro"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lecce, un sabato di tantissimi anni fa, un pomeriggio da vivere dopo una settimana immolata al dio lavoro che ti lascia in corpo la voglia di una proustiana ricerca del tempo perduto, di provare emozioni pi\u00f9 forti, anzi, del tutto nuove, di allentare le briglie al cuore e tirarle al raziocinio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E il cuore, scaldato dai raggi dorati della pietra leccese, mi porta, insieme alla ragazza, nei pressi del cine teatro dove si sta proiettando il film tanto chiacchierato del momento. Non ci sono intenzioni particolari, se non la pura e semplice curiosit\u00e0 e la voglia di tuffarsi in un mondo diverso per verificare, se e quanto diverso, da una vita senza particolari scossoni. La mia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abEntriamo?\u00bb, chiedo alla ragazza assorta a guardare il grande manifesto interamente occupato dalle figure dei protagonisti, Maria Schneider e Marlon Brando. Solo un lieve cenno del capo per darmi l\u2019assenso, ma senza guardarmi e, soprattutto, senza manifestare alcun segno che potesse farmi comprendere fino a qual punto fosse al corrente del forte chiacchiericcio che stava montando attorno a quella pellicola di un ancora poco noto Bernardo Bertolucci. O forse, dietro quel cenno del capo, c\u2019era anche per lei la curiosit\u00e0, lontana dalla sua cittadina di provincia, di godersi il primo film che la sorte aveva deciso per noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Procedendo cautamente in una sala buia, ch\u00e9 l\u2019orario fisso degli spettacoli era ancora da venire, raggiungiamo due posticini isolati che sembrano essere stati riservati proprio per una coppietta. Mi occorrono solo un paio di minuti per rendermi conto di quello che ci aspettava vedere: una relazione surreale fatta solo di rapporti intimi che trovano nel sesso l\u2019unica risposta sensibile, anche se non definitiva, al conformismo del mondo circostante. Fino al punto che i protagonisti rifiutano di rivelare i loro nomi, presi come sono dalla sola realt\u00e0 del sesso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi restringo sulla poltroncina come, al sole, un jeans appena strizzato, sperando che, poco per volta, riesca a scomparire, a liquefarmi come quella che molto pi\u00f9 tardi Bauman avrebbe chiamato \u201cvita liquida\u201d. E questo mentre sul mio volto, con una inspiegabile alternanza, devono comparire pallore, rossore, sudore. D\u2019un tratto mi sovviene di lei. Che fa? Sta provando le mie stesse sensazioni? O sta convincendosi di una macchinazione per trascinarla in quella sala?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sposto di qualche millimetro la testa per accertarmene. Nulla traspare da quel volto di Nefertiti che sembra interessato allo svolgimento di una trama che avrebbe fatto arrossire Giacomo Casanova. Che abbia sbagliato tutto su questa ragazza? O l\u2019unico fuori posto l\u00ec dentro ero io? No, non pu\u00f2 essere perch\u00e9 &#8211; questo era fin troppo noto &#8211; si trattava di un\u2019opera molto discussa, di un classico del cinema erotico colpito dalla censura con un procedimento penale che sfoci\u00f2 nella condanna al rogo del film.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con grande sollievo le luci della sala si riaccesero, la gente cominci\u00f2 a defluire borbottando incomprensibili commenti e anche noi ci ritrovammo schiaffeggiati dalla frescura della sera. Nessuna parola sul film fino al rientro a casa, cos\u00ec da fare pensare che, nel conteggio finale della nostra vita, ci saremmo trovati con due ore di meno. Tirai un sospiro di sollievo e quell\u2019assurdo pomeriggio fin\u00ec nel dimenticatoio, com\u2019era giusto che fosse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma chi l\u2019avrebbe mai detto che quel film me lo sarei ritrovato di fronte dopo quarantasette anni!? A farlo risuscitare \u00e8 stata, nel trascorso novembre, la morte del regista e la volont\u00e0 del direttore di Rai2, Carlo Freccero, di riproporre la pellicola in televisione. In prima serata! Stando alla lottizzazione partitica del palinsesto pubblico mi sarei aspettato di vederla scorrere su Rai3 e invece, poco \u00e8 mancato che allietasse la serata del primo canale.<br \/>\nFreccero \u00e8 un manager pieno di idee, alcune delle quali interessanti come quella di voler riportare nel servizio pubblico la satira libera e graffiante ma, mi chiedo, perch\u00e9 \u00e8 andato a scomodare quell\u2019insano pallino di Bertolucci per il sesso? Se voleva commemorarlo pi\u00f9 degnamente c\u2019era tutt\u2019altra filmografia, come \u201cNovembre\u201d o \u201cL\u2019ultimo imperatore\u201d. Perch\u00e9 \u201cUltimo tango a Parigi\u201d?<br \/>\nForse perch\u00e9 voleva riportare alla luce anche l\u2019atmosfera del Movimento del Sessantotto, quel fenomeno socio-culturale con grandi movimenti di massa (studenti, operai, gruppi etnici minoritari) e una forte carica di contestazione contro i pregiudizi politici? Nelle scuole gli studenti contestavano i pregiudizi dei professori (esami di gruppo, promozione obbligatoria, rinuncia alla meritocrazia) e del sistema scolastico scarso e obsoleto. Nelle fabbriche gli operai rifiutavano l\u2019organizzazione del lavoro. Ma, sopra tutto e tutti, c\u2019era il sesso. Gridavano \u00abvogliamo che ognuno sia libero di fare ci\u00f2 che vuole a patto che ci\u00f2 non leda la libert\u00e0 altrui. Per una assoluta libert\u00e0 sessuale\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>No, non sono un bigotto e nemmeno un cattolico molto praticante, e tuttavia ritengo che l\u2019argomento vada trattato con tutta la seriet\u00e0 che merita. Parlo da laico, da persona matura che sente appieno il rispetto per il corpo che Qualcuno ci ha donato. Per il rispetto della donna che si pu\u00f2 uccidere anche solo con la scena del burro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto il film fu condannato per \u201cesasperato pansessualismo fine a se stesso\u201d, ma non solo per colpa del burro. Il polverone \u00e8 stato invece sollevato, nel 2007, da un\u2019intervista che la Schneider rilasci\u00f2 al magazine Daily Mail. L\u2019attrice dichiar\u00f2 di essersi sentita violentata durante quella scena. Dopo molti anni non riusciva a perdonare n\u00e9 il co-protagonista n\u00e9 il regista.<br \/>\n\u00abQuella scena non era nella sceneggiatura originale. La verit\u00e0 \u00e8 che fu a Marlon Brando che venne l\u2019idea. Ma ne parlarono solo poco prima di girarla, e io ero davvero arrabbiata per questo. Avrei dovuto chiamare il mio agente o il mio avvocato, perch\u00e9 non si pu\u00f2 costringere qualcuno a fare qualcosa che non \u00e8 nel copione, ma a quel tempo non lo sapevo. Marlon mi disse: \u201cMaria, non ti preoccupare, \u00e8 solo un film\u201d, ma durante la scena, anche se ci\u00f2 che Marlon stava facendo non era vero, io piansi lacrime vere. Mi sono sentita umiliata e a essere onesti un po\u2019 violentata, da Marlon e da Bertolucci\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abFermandosi a una lettura in chiave sessuale \u2013 afferma Freccero \u2013 si rischia il rigetto di un\u2019opera ben pi\u00f9 complessa, incentrata su una problematica esistenzialistica\u00bb. Ma, direttore, quel lavoro \u00e8 fatto solo di sesso e di ci\u00f2 che a questo si accompagna: la noia, quella di Moravia e dell\u2019esistenzialismo romano. Che teorizzava: l\u2019antidoto alla noia e alla morte \u00e8 la sessualit\u00e0!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Personalmente sono contrario a Baudelaire quando affermava (\u201cDiari intimi\u201d): \u00abil sesso \u00e8 il liberismo del popolo\u00bb. Qui non c\u2019entra niente il populismo. Si tratta della cosa pi\u00f9 delicata che l\u2019uomo ha il dovere di rispettare e fare rispettare. Nell\u2019intimo del suo cuore e con l\u2019attiva partecipazione di un partner che abbia la stessa forma mentis. In questo caso non c\u2019\u00e8 noia, ma solo gioia.<br \/>\nAntonio Gramsci cos\u00ec si esprimeva in \u201cLetteratura e vita nazionale\u201d: \u00abL\u2019uomo ha lavorato enormemente per ridurre l\u2019elemento \u201csesso\u201d ai suoi veri limiti. Lasciare che esso di nuovo si dilati a scapito dell\u2019intelligenza \u00e8 prova di imbarbarimento, non certo di elevazione spirituale\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Terzo e ultimo tempo: in viaggio verso il Petruzzelli. A bruciapelo chiedo \u2013 sempre a lei &#8211; se ha rivisto in Rai l\u2019Ultimo tango. Poi, evitando di fissarla, quali erano state le emozioni di anni prima. Sorride e quel movimento delle labbra mi fa capire tutto, o quasi. Ma, anche questa volta, nemmeno una parola. Muta. Come il Coro muto della Butterfly che ci apprestiamo a godere. Altro che sesso!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Guido Giampietro<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Lecce, un sabato di tantissimi anni fa, un pomeriggio da vivere dopo una settimana immolata al dio lavoro che ti lascia in corpo la voglia di una proustiana ricerca del tempo perduto, di provare emozioni pi\u00f9 forti, anzi, del tutto nuove, di allentare le briglie al cuore e tirarle al raziocinio. &nbsp; E il cuore, scaldato dai raggi dorati della pietra leccese, mi porta, insieme alla ragazza, nei pressi del cine teatro dove si sta proiettando il film tanto chiacchierato del momento. Non ci sono intenzioni particolari, se non la pura e semplice curiosit\u00e0 e la voglia di tuffarsi in un mondo diverso per verificare, se e quanto diverso, da una vita senza particolari scossoni. La mia. &nbsp; \u00abEntriamo?\u00bb, chiedo alla ragazza assorta a guardare il grande manifesto interamente occupato dalle figure dei protagonisti, Maria Schneider e Marlon Brando. 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