{"id":155005,"date":"2019-05-14T12:58:58","date_gmt":"2019-05-14T10:58:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=155005"},"modified":"2019-05-14T11:02:57","modified_gmt":"2019-05-14T09:02:57","slug":"giovedi-16-si-presenta-il-libro-labadia-di-s-andrea-dellisola-di-brindisi-e-i-suoi-feudi-salentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/giovedi-16-si-presenta-il-libro-labadia-di-s-andrea-dellisola-di-brindisi-e-i-suoi-feudi-salentini\/","title":{"rendered":"Gioved\u00ec 16 si presenta il libro &#8220;L&#8217;Abadia di S. Andrea dell&#8217;Isola di Brindisi e i suoi feudi salentini&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Il 16 maggio 2019, alle ore 17.45, presso la Brindisi, History Digital Library (Casa del Turista, lungomare Regina Margherita, 44),<br \/>\nFrancesco De Luca  dialoga con Franco D&#8217;Armento, autore de &#8220;L&#8217;Abadia di S. Andrea dell&#8217;Isola di Brindisi e i suoi feudi salentini&#8221; (Cavallino, Ed. Grifo,  2017)<\/p>\n<p>Interverranno: Giacomo Carito, Giuseppe Maddalena Capiferro e Giuseppe Marella, della Societ\u00e0 di Storia Patria per la Puglia.<\/p>\n<p>Sull\u2019isola detta anticamente di \u201cBara\u201d, all\u2019ingresso dei porti di Brindisi, sorgeva in et\u00e0 medievale l\u2019abbazia di Sant\u2019Andrea, per circa due secoli una delle pi\u00f9 importanti dell\u2019intero mezzogiorno d\u2019Italia. Delle sue grandiose strutture \u00e8 memoria nel Museo Archeologico \u201cFrancesco Ribezzo\u201d, di Brindisi ove se conservano i grandi capitelli. Da tempo gli studiosi hanno riconosciuto l\u2019eccezionalit\u00e0 dei rilievi, sia nell\u2019ambito degli svolgimenti artistici della regione e dell\u2019Europa normanna tutta, quanto perch\u00e9, con la loro monumentalit\u00e0, sono capaci di restituire in filigrana la potenza economica della comunit\u00e0 monastica prima del suo declino. I primi tempi del monastero parteciparono del drammatico passaggio dal dominio bizantino a quello normanno, che nel corso dellaseconda met\u00e0 dell\u2019XI secolo coinvolse, tra le altre, anche la citt\u00e0 di Brindisi. Le carenze documentarie relative a quella convulsa fase cittadina, purtroppo, rendono inevitabilmente lacunosa anche la ricostruzione storica del cenobio. Qualche integrazione giunge dal carmelitano Andrea Della Monaca, il quale, tracciando le origini dell\u2019abbazia, riferisce  circa l\u2019esistenza di un primo cenobio bizantino anteriore al 1043: \u201cDimorava tuttavia la sede degl\u2019Arcivescovi Brundisini in Oria, e in questo tempo, ch\u2019era il secondo anno dell\u2019imperio di Costantino Monomaco [1043], vi risiedeva l\u2019arcivescovo Nardo, chiamandosi signore della sede Oritana, Brundisina, Ostunense, e Monopolitana. Era in quei tempi su l\u2019isola di Brindisi il monasterio di S. Andrea, [\u2026 ]. In questo monasterio di S. Andrea l\u2019arcivescovo Nardo, stando in Oria, istitu\u00ec abbate un certo sacerdote di Monopoli, chiamato Taspide, a cui anche, secondo le bolle che n\u2019apparono nel sacro archivio, confer\u00ec l\u2019abbatia di San Leucio, sua prima e principal Cathedra, che nella generale desolazione della citt\u00e0, e nella lunga assenza degl\u2019arcivescovi, di Chiesa Cattedrale dell\u2019arcivescovato, in essa primieramente istituito, divenne allora per malignit\u00e0 dei tempi, e poco senno de\u2019 Prelati\u201d piccola abbazia.<\/p>\n<p>La ricostruzione di Taspide, comunque, non fu adeguata ed efficace come si sperava. Gi\u00e0 nel 1059, infatti, il nuovo arcivescovo di Brindisi Eustasio (1050-1071), stavolta latino ma sempre residente a Oria, don\u00f2 l\u2019isola di Sant\u2019Andrea a Melo e a suo figlio Teudelmanno, due baresi di stirpe longobarda che ne avevano fatto richiesta \u201cispirati da Dio\u201d per insediarvisi, dopo le necessarie ristrutturazioni, con una comunit\u00e0 di monaci. Eustasio, acconsente alla richiesta dei due, nomina Melo alla carica di abate e impone alla comunit\u00e0 di vivere secondo la regola benedettina il che tradisce probabilmente la sua adesione ai progetti riformatori della Chiesa romana coeva, che ponevano tra gli obiettivi primari la riqualificazione in senso latino delle diocesi greche del Mezzogiorno. Note sono le vicende successive che porteranno infine, dopo un periodo di grande splendore, all\u2019abbandono dell\u2019abbazia trasformata in abbazia concistoriale ossia di soli beni. Si trattava di estesi possedimenti fondiari analiticamente descritti nellaPlatea,conservata nella biblioteca arcivescovile \u201cAnnibale De Leo\u201d  di cui Franco D\u2019Armento ha curato la trascrizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 16 maggio 2019, alle ore 17.45, presso la Brindisi, History Digital Library (Casa del Turista, lungomare Regina Margherita, 44), Francesco De Luca dialoga con Franco D&#8217;Armento, autore de &#8220;L&#8217;Abadia di S. Andrea dell&#8217;Isola di Brindisi e i suoi feudi salentini&#8221; (Cavallino, Ed. Grifo, 2017) Interverranno: Giacomo Carito, Giuseppe Maddalena Capiferro e Giuseppe Marella, della Societ\u00e0 di Storia Patria per la Puglia. Sull\u2019isola detta anticamente di \u201cBara\u201d, all\u2019ingresso dei porti di Brindisi, sorgeva in et\u00e0 medievale l\u2019abbazia di Sant\u2019Andrea, per circa due secoli una delle pi\u00f9 importanti dell\u2019intero mezzogiorno d\u2019Italia. Delle sue grandiose strutture \u00e8 memoria nel Museo Archeologico \u201cFrancesco Ribezzo\u201d, di Brindisi ove se conservano i grandi capitelli. Da tempo gli studiosi hanno riconosciuto l\u2019eccezionalit\u00e0 dei rilievi, sia nell\u2019ambito degli svolgimenti artistici della regione e dell\u2019Europa normanna tutta, quanto perch\u00e9, con la loro monumentalit\u00e0, sono capaci di restituire in filigrana la potenza economica della comunit\u00e0 monastica prima del suo declino. 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