{"id":156425,"date":"2019-06-10T21:19:35","date_gmt":"2019-06-10T19:19:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=156425"},"modified":"2019-06-14T08:49:09","modified_gmt":"2019-06-14T06:49:09","slug":"enoturismo-a-tenute-rubino-interessante-conversazione-attorno-a-due-casi-di-successo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/enoturismo-a-tenute-rubino-interessante-conversazione-attorno-a-due-casi-di-successo\/","title":{"rendered":"Enoturismo: a Tenute Rubino interessante conversazione attorno a due casi di successo"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abBrindisi e Turismo: un modello sostenibile\u00bb \u00e8 il titolo di una tavola rotonda che si \u00e8 svolta lo scorso venerd\u00ec presso Tenute Rubino. Un momento di confronto \u201ccon e per\u201d il territorio che il produttore brindisino ha voluto organizzare per accompagnare il passaggio del suo negroamaro rosato \u00abSaturnino\u00bb alla Doc Brindisi e nel quale, in presenza di rappresentanti istituzionali dell\u2019Amministrazione comunale, sono intervenuti Luigi Rubino, proprietario delle Tenute Rubino, Emma Taveri, CEO di Destination Maker, Filippo Magnani, fondatore di Fufluns Ltd, e Ferdinando Caliciura, direttore di \u00abLe Vie del Gusto\u00bb. Ha moderato la conversazione il giornalista Antonio Celeste.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel corso della serata sono stati presentati due case history di successo sul rapporto tra territorio e sviluppo legato all\u2019enoturismo. Un talk aperto a due poli di eccellenza della geografia enoica che nel tempo sono diventati modelli di buone pratiche replicabili nel campo del turismo del vino: Porto e Toscana. \u00abLa nostra regione &#8211; ha aperto Luigi Rubino &#8211; ha la vocazione di produrre vini di grande qualit\u00e0. Un tesoro che si pu\u00f2 valorizzare non solo in termini di economia e di valore per il tessuto produttivo, ma anche come volano di sviluppo per l\u2019enoturismo. Alla base di tutto \u00e8 necessario che i produttori facciano squadra e che gli enti pubblici ne seguano e sostengano i passi. Tenute Rubino ha legato le sue quattro etichette di successo alla Doc Brindisi, un modo per veicolare il territorio a una tradizione produttiva riconosciuta. Ma lo sviluppo di un settore non pu\u00f2 avere solo attori privati\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Emma Taveri, brindisina prestata al senso turistico della scoperta, ha puntato il focus su Porto, la citt\u00e0 portoghese che si contende con Lisbona, la capitale, lo scettro di citt\u00e0 regina di bellezza del paese pi\u00f9 occidentale d\u2019Europa. \u00abSe Bacco avesse assaggiato il \u201cporto\u201d sarebbe diventato uno dei suoi pi\u00f9 grandi sostenitori\u00bb, ne sono convinti gli abitanti della Valle del Douro, dove nasce il famoso vino liquoroso. E certamente si sarebbe innamorato anche della zona di produzione: una fascia di circa 250.000 ettari di estensione, tra i pi\u00f9 affascinanti paesaggi rurali costruiti dall\u2019uomo e la regione vinicola pi\u00f9 antica del mondo. Nell\u2019ultimo decennio Porto ha vinto per ben tre volte il titolo di \u201cMigliore destinazione europea\u201d, assegnato da un\u2019organizzazione del turismo dell\u2019Unione. Dopo 15 anni di declino, la seconda citt\u00e0 portoghese vive oggi un momento di grazia che ha vivificato il turismo e il suo patrimonio immobiliare: \u00abPorto ha riposizionato la propria destinazione &#8211; ha detto Emma Taveri &#8211; puntando molto sull\u2019enoturismo. Il vino \u00e8 presente con un suo pittogramma nella visual che identifica la citt\u00e0, un progetto che ha messo a valore un potenziale rimasto per lunghi anni inespresso. I modelli di sviluppo non nascono dall\u2019oggi al domani e hanno bisogno di una stretta condivisione di player che aderiscano alla creazione di uno stesso prodotto turistico. Brindisi pu\u00f2 farcela, a patto che i protagonisti del territorio non solo contribuiscano a una visione, ma si adoperino attivamente a produrre dinamiche concrete\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il secondo caso \u00e8 tutto italiano. Il \u201cmodello Bolgheri\u201d \u00e8 stato presentato da Filippo Magnani, toscano, fondatore nel 1999 di Fufluns, Wine &amp; Gourmet Tour Operator in Toscana e tutta Italia. Siamo in Toscana, nel cuore della Maremma livornese, alla fine del famoso viale dei cipressi citato dal Carducci. La storia della Bolgheri vitivinicola \u00e8 forse una delle pi\u00f9 raccontabili, iniziata con le grandi famiglie che si trovarono sul suo territorio e lo scoprirono. Famiglie, poi aziende, poi vini. Alla base del successo di Bolgheri, le antiche casate e un paesaggio iconograficamente toscano come pochi altri ma misto ad una accentuata nuance mediterranea. Magnani inizia con piccole escursioni destinate alle famiglie per spostarsi col tempo verso target orientati di wine collectors e wine professionals, indirizzato dal tracciato di colline, mare e antichi borghi, un tempo culla della civilt\u00e0 etrusca ma che oggi forma la Strada del Vino e dell\u2019Olio Costa degli Etruschi. \u00abQuando qualcuno mi chiede cosa sia il turismo di lusso &#8211; ha sottolineato Filippo Magnani &#8211; dico sempre che il fattore qualificante \u00e8 l\u2019esperienza. Dunque non pensate ai castelli a cinque stelle ma molto pi\u00f9 semplicemente a tutto ci\u00f2 che racconta dell\u2019autenticit\u00e0 di un territorio, a partire dalle piccole cantine. Anche il caso Bolgheri, pur esclusivo nel modo in cui si \u00e8 affacciato e si \u00e8 affermato, ha fatto leva sul partenariato pubblico-privato. Le istituzioni sono riuscite a promocommercializzare la strada del vino, nel senso che hanno favorito la nascita di consorzi controllati da tour operator che creano pacchetti enogastronomici sul territorio. Oggi la nostra societ\u00e0 cura venti gruppi di wine club cui appartengono crocieristi focalizzati sul vino che arrivano e ripartono da Livorno\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I due casi di eccellenza partono da un presupposto essenziale. La convergenza di pubblico e privato sulla necessit\u00e0 di porre l\u2019enoturismo al centro dell\u2019economia e dello sviluppo di un territorio: ne \u00e8 convinto Ferdinando Calaciura, a capo della rivista di enogastronomia e turismo \u00abLe Vie del Gusto\u00bb, secondo cui \u00abNessun modello \u00e8 perfettamente replicabile nella misura in cui ciascun territorio \u00e8 unico e irripetibile. Brindisi ha un patrimonio enoico di grande valore, per questo pu\u00f2 candidarsi a diventare una destinazione nella quale il vino crei ricordi ed emozioni. La parola chiave \u00e8 sempre pi\u00f9 \u201cattrazione\u201d, e in questa ottica le istituzioni non devono limitarsi ad ascoltare il territorio favorendo il pi\u00f9 possibile un processo di emersione delle \u201crealt\u00e0 invisibili\u201d. A Brindisi manca un prodotto enoturistico: per crearlo \u00e8 necessario da una parte sintonizzarsi con il mondo, soggetto a sempre pi\u00f9 veloci cambiamenti, dall\u2019altra a dare reputazione e profondit\u00e0 alle cose che fai. Il tessuto produttivo brindisino rimane frammentato e sfilacciato. Tuttavia, rimane pi\u00f9 che mai aperta la strada delle connessioni tra pubblico e privato, svolta cruciale in nome del paradigmatico \u201cbetter together\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019incontro ha visto anche la partecipazione di diversi componenti della Giunta comunale. Se l\u2019assessore alle Attivit\u00e0 produttive Oreste Pinto ha sottolineato la necessit\u00e0 di disegnare un prodotto turistico dal quale derivare un brand visibile, l\u2019assessore all\u2019Urbanistica Dino Borri ha invece richiamato l\u2019attenzione sulla coerenza che qualsiasi modello di sviluppo deve avere rispetto alle peculiarit\u00e0, alla storia e alla narrazione di un territorio. Insomma, idee a confronto che hanno confermato la centralit\u00e0 dell\u2019enoturismo in un modello strategico di sviluppo, alla luce del suo essere fenomeno in ascesa a livello nazionale gi\u00e0 da qualche anno. L\u2019enoturismo \u00e8 un valore sempre pi\u00f9 differenziante e complementare ad altre tipologie di vacanze, come quella culturale, il turismo ambientale, paesaggistico e il wellness. Dopo anni di crescita ininterrotta, il turismo del vino ha tutto per diventare anche a Brindisi un asset strategico e decisivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; \u00abBrindisi e Turismo: un modello sostenibile\u00bb \u00e8 il titolo di una tavola rotonda che si \u00e8 svolta lo scorso venerd\u00ec presso Tenute Rubino. Un momento di confronto \u201ccon e per\u201d il territorio che il produttore brindisino ha voluto organizzare per accompagnare il passaggio del suo negroamaro rosato \u00abSaturnino\u00bb alla Doc Brindisi e nel quale, in presenza di rappresentanti istituzionali dell\u2019Amministrazione comunale, sono intervenuti Luigi Rubino, proprietario delle Tenute Rubino, Emma Taveri, CEO di Destination Maker, Filippo Magnani, fondatore di Fufluns Ltd, e Ferdinando Caliciura, direttore di \u00abLe Vie del Gusto\u00bb. 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