{"id":171273,"date":"2020-04-17T15:14:55","date_gmt":"2020-04-17T13:14:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=171273"},"modified":"2020-04-17T15:14:55","modified_gmt":"2020-04-17T13:14:55","slug":"serena-chiarelli-architetti-e-covid-19-emergenza-come-punto-di-ripartenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/serena-chiarelli-architetti-e-covid-19-emergenza-come-punto-di-ripartenza\/","title":{"rendered":"Serena Chiarelli: &#8220;Architetti e Covid-19, emergenza come punto di ripartenza&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Lo capiamo di ora in ora, di giorno in giorno: nulla sar\u00e0 come prima. Anche quando l\u2019onda del Covid_19 si sar\u00e0 ritirata, le forme e le pratiche della vita quotidiana, l\u2019organizzazione del lavoro, i processi produttivi e le nostre citt\u00e0, non potranno ritornare allo stato antecedente.<\/p>\n<p>Dopo la pandemia anche l\u2019architettura dovr\u00e0 rivedere priorit\u00e0 e soluzioni e le citt\u00e0 andranno ripensate.<\/p>\n<p>Il lockdown, del resto, ci ha gi\u00e0 cambiati molto. E il cambiamento \u00e8 passato anche attraverso la percezione e la gestione degli spazi. Le immagini spettrali delle citt\u00e0 italiane e mondiali di questi giorni, con le loro vie e i loro luoghi del consumo e della riproduzione sociale desolati, hanno risvegliato in noi quel senso di comunit\u00e0 che avevamo perduto. Ci hanno ricordato che come essere umani abbiamo delle responsabilit\u00e0 l&#8217;uno verso l&#8217;altro e come progettisti le abbiamo nei confronti della societ\u00e0.<br \/>\nLa lezione di questo disastro globale \u00e8 principalmente una: dobbiamo progettare e costruire edifici, spazi urbani e domestici che ci sopravvivano, che siano ben definiti nei loro caratteri fondamentali, ma che allo stesso tempo siano capaci di ospitare funzioni e ruoli diversi nel tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come Ordine riteniamo che il \u201ctempo della resilienza\u201d sia giunto al termine e che sia, invece, improrogabilmente arrivato il momento di trovare un modo diverso per pensare al dopo, restituendo anche un ruolo centrale al lavoro degli architetti dei pianificatori, paesaggisti e conservatori.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario ripartire pensando a infrastrutture moderne, sostenibili e proiettate al domani, ma allo stesso tempo ripensare anche alla riqualificazione di quelle esistenti. E\u2019 fondamentale ripensare alla rigenerazione delle nostre citt\u00e0 e del nostro patrimonio edilizio privato e pubblico, del cosiddetto \u201cwelfare materiale\u201d (case, scuole, presidi sanitari, impianti sportivi, altri servizi territoriali, parchi e aree verdi), attraverso il sostegno a progetti locali integrati che facciano perno su questo patrimonio come strumento di integrazione sociale e di riqualificazione ambientale ed ecologica.<\/p>\n<p>La paralisi di gran parte del sistema economico legato al mondo dell\u2019architettura e dell\u2019edilizia in genere, a cui assistiamo da oltre 10 anni ma che ora vediamo con maggior chiarezza a causa dell\u2019emergenza sanitaria causata dal COVID \u2013 19, canceller\u00e0 qualsiasi tipo di ripresa del settore se tutte le Istituzioni, statali, parastatali, a livello centrale cos\u00ec come a livello periferico, non saranno lungimiranti e in grado di definire un piano economico per il rilancio della filiera del mondo edile, attraverso misure urgenti ed efficaci che tengano conto di tutta la filiera: professionisti, imprese, rivendite dei materiali, artigiani e agenti immobiliari.<br \/>\nIl nostro osservare, in qualit\u00e0 di Istituzione ma prima ancora di professionisti, ci impone di chiedere un ripensamento generale sulla pianificazione territoriale, della programmazione delle opere pubbliche, e delle regole che disciplinano l\u2019attivit\u00e0 edilizia privata.<\/p>\n<p>Sono troppe le inefficienze con le quali ci scontriamo ogni giorno: sovrapposizione di competenze, pareri discrezionali ma dall\u2019effetto vincolante, l\u2019irrazionalit\u00e0 da parte degli Enti nell\u2019attuare il controllo a priori su tutto, la promulgazione di norme spesso distorte e volte alla mera conservazione dell\u2019iter burocratico, che comportano tempi di risposta ormai anacronistici. Inoltre, in questa emergenza sanitaria, la macchina della pubblica amministrazione ha dimostrato ancora una volta tutta la sua incapacit\u00e0 e difficolt\u00e0 di lavorare \u201cin modalit\u00e0 agile\u201d e gestire a distanza le, pi\u00f9 o meno, complesse burocrazie che regolano le trasformazioni, anche piccole, del territorio, delle citt\u00e0 e dei suoi edifici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, con la consapevolezza di agire in nome e per conto dell\u2019intera collettivit\u00e0 chiede, pertanto, agli Enti del nostro territorio ed a quelli che, per competenza, sul su di esso operano di voltare pagina mediante l\u2019emanazione di provvedimenti in grado di far ripartire velocemente gli investimenti e il lavoro nei settori dei lavori privati, pubblici e dell\u2019urbanistica.<br \/>\nOra pi\u00f9 che mai \u00e8 urgente snellire le procedure urbanistiche, riducendo il peso della burocrazia ed eliminando tutti gli elementi frenanti il rilascio dei titoli edilizi. E\u2019 fondamentale restituire centralit\u00e0 al progetto nei processi di trasformazione del territorio, sbloccare gli investimenti in opere pubbliche e promuovere, con investimenti strutturali, gli interventi di rigenerazione urbana sostenibile, mediante concorsi di progettazione in due gradi, per favorire l\u2019ingresso dei giovani nel mercato della progettazione, e la costituzione di un Fondo di Rotazione per la progettazione delle opere pubbliche.<\/p>\n<p>Indubbiamente ora la priorit\u00e0 \u00e8 superare l&#8217;emergenza sanitaria, ma quando si apriranno le fasi post emergenziali sar\u00e0 inevitabile definire un grande piano nazionale di manutenzione straordinaria del territorio italiano, con particolare riferimento ai territori fragili (periferie urbane, aree a rischio di desertificazione produttiva e di spopolamento, aree interne).Questa strategia dovrebbe innanzitutto promuovere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e la messa in sicurezza del territorio, attraverso un piano nazionale di piccole opere che avrebbero anche il pregio di essere rapidamente attivabili.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che, non possiamo attendere inermi che si esca dall\u2019 isolamento per volgere uno sguardo al futuro e iniziare a parlare di investimenti, risorse e misure da adottare. Bisogna agire in fretta per ripensare e disegnare letteralmente i luoghi in cui vivremo d&#8217;ora in avanti e le loro regole.<\/p>\n<p>Un compito che certamente spetta alle Istituzioni ma che necessita della concretezza e della visione degli architetti, dei pianificatori, dei paesaggisti e dei conservatori. Ed \u00e8 per questo che, senza indugio e con forza, chiediamo agli Enti che operano sul nostro territorio, di condividere con noi i percorsi che possano portare all\u2019auspicata e rapida ripresa del settore edilizio e che nel contempo garantiscano la comunit\u00e0 attraverso la qualit\u00e0 progettuale.<br \/>\nL\u2019Ordine degli Architetti PPC di Brindisi \u00e8 pronto a collaborare, sin da subito, per predisporre questo progetto di ripresa, con ogni mezzo e strumento a sua disposizione, certo di potar contare anche sul supporto e sulla collaborazione di tutta la comunit\u00e0 degli architetti della provincia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Il Presidente<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>Arch. Serena L. Chiarelli<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo capiamo di ora in ora, di giorno in giorno: nulla sar\u00e0 come prima. Anche quando l\u2019onda del Covid_19 si sar\u00e0 ritirata, le forme e le pratiche della vita quotidiana, l\u2019organizzazione del lavoro, i processi produttivi e le nostre citt\u00e0, non potranno ritornare allo stato antecedente. Dopo la pandemia anche l\u2019architettura dovr\u00e0 rivedere priorit\u00e0 e soluzioni e le citt\u00e0 andranno ripensate. Il lockdown, del resto, ci ha gi\u00e0 cambiati molto. E il cambiamento \u00e8 passato anche attraverso la percezione e la gestione degli spazi. Le immagini spettrali delle citt\u00e0 italiane e mondiali di questi giorni, con le loro vie e i loro luoghi del consumo e della riproduzione sociale desolati, hanno risvegliato in noi quel senso di comunit\u00e0 che avevamo perduto. Ci hanno ricordato che come essere umani abbiamo delle responsabilit\u00e0 l&#8217;uno verso l&#8217;altro e come progettisti le abbiamo nei confronti della societ\u00e0. 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