{"id":176901,"date":"2020-09-22T16:00:31","date_gmt":"2020-09-22T14:00:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/?p=176901"},"modified":"2020-10-12T16:06:38","modified_gmt":"2020-10-12T14:06:38","slug":"fastidiosa-e-sputacchina-ovvero-come-abbattere-milioni-dulivi-in-silenzio-di-lele-amoruso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/fastidiosa-e-sputacchina-ovvero-come-abbattere-milioni-dulivi-in-silenzio-di-lele-amoruso\/","title":{"rendered":"Fastidiosa e sputacchina, ovvero come abbattere milioni d\u2019ulivi in silenzio. Di Lele Amoruso"},"content":{"rendered":"<p><em>O miseras hominum mentes, o pectora caeca. O misere menti degli uomini, o ciechi cuori.<\/em><br \/>\n<em>Lucrezio, De rerum natura \u2013 II,13<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO s\u2019avvede guidando sulla superstrada, altri negli innumerevoli tragitti intercomunali.<\/p>\n<p>Oppure giravoltando in bicicletta per stradine segnate da muretti a secco, o dal finestrino della Sud-Est; altri buttando gi\u00f9 l\u2019occhio dall\u2019aereo.<\/p>\n<p>A volte si offre uno sguardo pi\u00f9 lungo dai rari rilievi, pi\u00f9 che alture, che la terra salentina ha, talora, mentre degrada verso la costa.<\/p>\n<p>Qualcuno non sa in quale tavolozza cercare quel colore che appare come marcio.<\/p>\n<p>Qualcuno \u00e8 pi\u00f9 anziano, altri pi\u00f9 giovani, ma anche donne, bambini, conterranei, connazionali, d\u2019ogni parte.<\/p>\n<p>Un\u2019anziana \u00e8 ferma, sta. Osserva col capo chino e muove le labbra, come in preghiera.<\/p>\n<p>Una giovane fotografa, ma non trova l\u2019inquadratura.<\/p>\n<p>Lo sguardo vorrebbe posarsi. Si passa dal particolare all\u2019assieme, ora pi\u00f9 d\u2019appresso, ora pi\u00f9 lontano.<\/p>\n<p>Lo sguardo vorrebbe posarsi, placarsi: ma, come, agitato erra senza riposo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO ricerca aggettivi, vaga, e un po\u2019 muore, tra aggettivi, sostantivi, concetti, tentativi di sintesi. Si prova ad inquadrare, spiegare a se stesso, com \/ prendere: fare propria la cosa.<\/p>\n<p>Naming: nominare quanto ha davanti e dentro. Si spera di trovare un termine, una espressione verbale quasi magica che oltre che descrivere rassicuri, tolga sgomento. Ma come definire quanto gli occhi vedono e il cuore non sa chiamare?<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi azzarda aggettivi ferali, infausti; altri provano con i consolatori, altri ancora con rabbia.<\/p>\n<p>Qualcuno allarga le braccia, qualcuno volge lo sguardo al cielo. Altri dovrebbero volgerlo in basso, quasi a vergogna?<\/p>\n<p>Qualcuno \u00e8 rassegnato, talaltro impaurito.<\/p>\n<p>Ovunque la si trovi, qualunque sia quella parola sar\u00e0 segno d\u2019amarezza, e d \u2018impotenza, e di tristezza.<\/p>\n<p>Non quella, quasi idillio, dei poeti o dei lunari, ma quella semplice, immediata, comune a ciascuno d\u2019ogni et\u00e0 e sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ecco. Siamo qua!<\/p>\n<p>Davanti, sotto, sopra, d\u2019appresso: alberi, piante, tronchi, strani vegetali che un tempo sono stati ulivi, a volte imponenti ulivi. E ora sono grigi; grigi colori di una natura snaturata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO dice disgrazia, altri disastro, distruzione, tragedia, apocalisse, catastrofe.<\/p>\n<p>Si cercano le parole, la parola. Quale \u00e8 quella giusta?<\/p>\n<p>Nelle parole, decine di possibili parole, dove si avverta come sulla pelle il diffuso e profondo smarrimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO azzarda, sperando di sbagliarsi: catastrofe. Dove ci appare una catena di eventi \u2026 vede una sola catastrofe (Benjamin). Rivolgimento, rovesciamento. Ricordarsi che prima o poi le catastrofi arrivano? Appaiono lontane dal grande fiume del progresso, dalla idea di un progresso infinito, sempre in avanti? Smemorati, ormai, che la vita finisce (Lucrezio), ma piuttosto abbagliati e sedotti da effimere e labili emozioni.<\/p>\n<p>Qualcuno avvisa i naviganti delle varie forme di nostalgia. C\u2019\u00e8 quella patologica, regressiva, che ricorda il passato, vorrebbe restaurarlo, e mette la prua per approdare nell\u2019isola del giorno prima; c\u2019\u00e8 quella critica, riflessiva, che agisce per recuperare il salvabile, ci\u00f2 che si pu\u00f2 rigenerare: la nostalgia creatrice non vuole neutralizzare la Storia, ma mettere la prua per sprigionare dinamiche sovversive.<\/p>\n<p>Attenti, dice qualcuno, a non cedere alla vocazione pedagogica delle rovine (Aug\u00e9), ma non ignorarle. E\u2019 smarrita la visione ciclica del tempo? Per essa il passato ritornerebbe sotto forma di futuro.<\/p>\n<p>Siamo naufraghi alla deriva verso un\u2019isola che costruiamo con immaginazione e narrazione, con sogni e utopie e incubi, anche ad aria condizionata?<\/p>\n<p>Ogni catastrofe lascia tracce materiali nei canti, nella lingua, nei proverbi, nei riti. Abbiamo costruito e dato ciclicit\u00e0 ai riti propiziatori di abbondanti messi, di santi infiorati, di processioni \u201cprimaverili\u201d. Abbiamo percorso strade arse e pietrose, anche inginocchiati, invocando pioggia, protezione, per grazia ricevuta. Nelle feste patronali ritroviamo la comunit\u00e0 come entit\u00e0 interpretante che costruisce un comune sentire che diviene \u201ctradizione\u201d. Ma negli eventi dell\u2019oggi evadiamo dall\u2019esserci? Ed ora dove siamo, in quale tragitto e guado?<\/p>\n<p>Qualcuno rammenta la condizione paradossale: non appartenere pi\u00f9 ad un \u201cpaesaggio\u201d, paesaggio oltre i nostri borghi, paesaggio antico che si allarga oltre il Mediterraneo; e nello stesso tempo non sentirsi in questa terra che sa di deserto, non sentirsi in questo mondo che s\u2019afferma come sradicato, prono a leggi ragionieristiche, cieche, dispotiche, algoritmiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO si chiede se tutto ci\u00f2 sia gi\u00e0 dolore dei pi\u00f9? Attaccati e ammorbati dall\u2019eterno presente chi sente, chi avverte tutto ci\u00f2 oltre l\u2019attimo sorprendente? Nelle citt\u00e0, grandi e piccole, persino nei \u201cpaesini\u201d, dopo i giorni della paura da virus, siamo come avvolti in una bolla di ritmi, musiche e danze che stordiscono, obnubilano dall\u2019essere e, complici eccitazioni d\u2019ogni sostanza, escludono dalla realt\u00e0. Fenomeno degli ultimi anni ed \u00e8 come scomparso l\u2019incanto dei silenzi nelle notti e nelle albe. E li chiamano eventi! Sono accozzaglie di stati dell\u2019essere che at\/traversano anche non pi\u00f9 giovani che del corpo fanno unico medium.<\/p>\n<p>Resta mistero dove finisce il bianco quando la neve si scioglie, e ora ci chiediamo dove \u00e8 finito il verde delle nostre terre, delle nostre campagne? Il verde, colore che connota la vita.<\/p>\n<p>Dove sono le rinfrescanti ombre, dove sono andate le chiome, dove sono volati gli uccelli?<\/p>\n<p>Dov\u2019\u00e8 l\u2019aura che prendeva le viscere (Quasimodo) e liberava le parole per incanti d\u2019amore?<\/p>\n<p>Ci sar\u00e0 ancora quella terra del rimorso? Siamo in una cesura tra mondi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>INIZIO. Qualcuno ricorder\u00e0 le voci che giunsero dalle primissime zone infette. Qualcuno sottovalut\u00f2, altri insinuarono azioni di untori. La star divenne la ignara \u201csputacchina\u201d, vettore del batterio.<\/p>\n<p>Qualcuno era distratto, altro occupato a sobillare. Pi\u00f9 che riflettere parecchi provarono ad avvelenare i pozzi. Altri a battere cassa.<\/p>\n<p>Ai primi timori ci furono alzate di spalle e molte risposte sufficientemente incomplete ed evasive.<\/p>\n<p>L\u2019ignoranza anzich\u00e9 far elaborare i dubbi alimenta la fuga dalla stessa realt\u00e0. La conoscenza dovrebbe aiutare a trasformare \u201crisorse\u201d in \u201cfunzioni\u201d (Sen) utili ai pi\u00f9. Ma il raffazzonato realismo accascia ogni \u201cdiscorso\u201d.<\/p>\n<p>Poi le voci si diffusero, anzi il batterio si diffuse attaccando piante nella periferia di Oria, tra Brindisi e Taranto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi ricorda uomini in divisa, come sul fronte.<\/p>\n<p>Qualcuno ebbe il timore della Caporetto imminente?<\/p>\n<p>Si diffusero immagini di tronchi segnati per essere abbattuti: crociati di vernice rossa, segno di destino.<\/p>\n<p>Metterci una croce sopra per chiudere con la vita che non \u00e8 pi\u00f9 vita: metterci una croce, chiuso, finito, morte.<\/p>\n<p>Qualcuno, dal palazzo di Giustizia di Lecce, ferm\u00f2 gli espianti.<\/p>\n<p>In molti intervennero, tra chi aveva un qualche potere, maldestramente.<\/p>\n<p>Cominci\u00f2 l\u2019accozzaglia delle opinioni e dell\u2019agire, e ai timori si sostituirono retoriche improvvisate, artatamente false, forse solo per esorcizzare gli stessi timori.<\/p>\n<p>Ci furono gli agricoltori e le loro associazioni che si opposero agli abbattimenti. Ci furono manifestazioni con blocchi stradali.<\/p>\n<p>E fu confusione, gi\u00e0 molto diffusa e consueta nella babele contemporanea.<\/p>\n<p>La xylella fastidiosa \u00e8 uno dei fitobatteri pi\u00f9 pericolosi al mondo che provoca la morte delle piante infette. E non solo degli ulivi!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>EVOCANDO. Al mattino, presto, si tagliavano ramoscelli per la benedizione e cos\u00ec rinnovare annualmente la pace e la protezione nelle case, e nei campi.<\/p>\n<p>E ci fu chi dipinse un ramoscello nel becco di una colomba in volo (Picasso).<\/p>\n<p>Qualcuno s\u2018\u00e8 dato appuntamento sotto quell\u2019albero, altri hanno visto le stelle sdraiati, e abbracciati, sotto rami gi\u00e0 carichi di frutti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi ha pianto sommessamente, tra quegli ulivi, nella sempre viva memoria del genitore e della genitrice che gli han dato vita, propriet\u00e0 e rispetto per piante, animali, uomini e donne.<\/p>\n<p>E in tanti hanno giocato tra quelle piante, nascondendosi, arrampicandosi per vedere lontano, forse anche il mare.<\/p>\n<p>Si poteva trovare riparo, seppure solo momentaneo, dalla pioggia scrosciante.<\/p>\n<p>Qualcuno s\u2019\u00e8 fatto una fionda, elastica e precisa, con un ramo a forcina.<\/p>\n<p>Qualcuno, da bambino, ha fatto girotondo mano nella mano ai compagni di giochi provando a provare ad abbracciare quel tronco dell\u2019olivo secolare, grande, nodoso, gibboso, pieno di cavit\u00e0 misteriose!<\/p>\n<p>Qualcuno ha dimenticato un brutto sogno provando a disegnare uno di quei tronchi che narrano, muti, di tempo, meraviglie, fiabe e oscuri abitanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>AMPUTARE. C\u2019\u00e8 stato chi propose un piano d\u2019intervento alla maniera d\u2019esperienza: il medico pietoso fa la piaga verminosa. E allora tagliare, recidere, dividere, circoscrivere. Si! Dividere, separare tra ulivi infettati e, per un certo raggio, espiantare anche piante ancora non \u201ctoccate\u201d. Come tenere lontana la cancrena, come igienizzare il territorio. E\u2019 come scavare una trincea taglia fuoco o un canale di scarico. Ebbe risalto anche una ipotesi radicale: tagliare da Jonio ad Adriatico creando cos\u00ec una fascia immune. Il rimedio parve eccessivo, inattuale? O sarebbe stato necessario?<\/p>\n<p>E l\u2019Europa? La normativa europea indicava la creazione di \u201czone cuscinetto\u201d per evitare la diffusione, perch\u00e9 non dilagasse.<\/p>\n<p>E la Politica? Ci risiamo: pi\u00f9 che responsabile \u00e8 distratta, presa da dichiarazioni e presenzialismo. Inaugura ora qui, poi da un\u2019altra parte. E spende, anzi qualcuno dice che butta soldi di tutti nelle tasche di pochi.<\/p>\n<p>Chi ha responsabilit\u00e0 del bene comune, chi agisce in scienza e coscienza, deve prendere decisioni. Cosa si \u00e8 scelto tra la riduzione del rischio e troncarlo alla radice?<\/p>\n<p>Qualcuno stim\u00f2 l\u2019avanzata della diffusione: 20 km. all\u2019anno.<\/p>\n<p>20 chilometri all\u2019anno, cio\u00e8 200 ettari in linea!<\/p>\n<p>Quanti paesi stanno in 20 km.? Quante piante stanno in 20 chilometri? Quanto largo era il fronte d\u2019avanzamento? Quanti Comuni, quanta coltura d\u2019olivo in 20 chilometri del Parco dei Paduli?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>DELLE NOSTRE FACCENDE. La Commissione Eu impose misure di contenimento: rimozione delle piante infette e degli alberi circostanti per un raggio di 100 metri. Creazione, inoltre, di una zona \u201ccuscinetto\u201d di 10 km, con costante monitoraggio.<\/p>\n<p>Vi furono ricorsi al TAR del Lazio per impedire l\u2019espianto e la Corte di Giustizia Europea fu interessata dai ricorsi pregiudiziali sollevati dalla Magistratura amministrativa.<\/p>\n<p>Nel 2018 l\u2019Italia \u00e8 stata deferita dalla Commissione Eu per non aver adeguatamente impedito l\u2019ulteriore diffusione del batterio alla stessa corte lussemburghese.<\/p>\n<p>Settembre 2019: la Corte di Giustizia Europea richiama un\u2019altra volta l\u2019Italia ad adempiere all\u2019obbligo di eradicare le piante infette e monitorare costantemente il territorio.<\/p>\n<p>Un Ministro della Repubblica dice che oramai i campi sono diventati cimiteri!<\/p>\n<p>E c\u2019erano gi\u00e0 stati oppositori d\u2019ogni interesse e di variopinte casacche. I \u201cVerdi\u201d contro gli espianti, le \u201cbrigate dei poeti rivoluzionari\u201d (sezione Puglia) che poetavano generosi declamando alle piante, i soliti imbroglioni che truccando le carte gridavano alla cospirazione di oscuri interessi delle multinazionali, piccoli medi e grandi proprietari di uliveti che, non si sa mai, speravano in qualche vantaggio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IN POCHI ANNI da Lecce a Brindisi, dapprima nella sola zona di Squinzano, poi \u2026. Adesso tutto \u00e8 andato, ammalorato, devastato.<\/p>\n<p>Gallipoli, Aradeo, dall\u2019altura di Minervino, dalle serre di Alessano, di Presicce, di Taviano, \u2026 davanti, a dritta e a manca, a distesa \u00e8 colore che sembra gi\u00e0 cenere.<\/p>\n<p>E avanza! E dopo le campagne di Brindisi e Taranto ora nelle campagne a sud di Bari, verso la Valle d\u2019Itria.<\/p>\n<p>E oramai molte piante secolari infettate. Si dice: oltre 20 milioni di piante infette, perdite di valore del patrimonio olivetato di 1,6 miliardi!<\/p>\n<p>Errori, incertezze, scaricabarile e l\u2019Arif (Agenzia Regionale attivit\u00e0 Irrigue e Forestali) di nuovo senza guida?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CHE NE SAR\u00c0?<\/p>\n<p>Ora \u00e8 catastrofe? Capovolgimento! Lu mundu si vota a cappieddu!(Il mondo si rovescia, in mal\/ora ?).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>MEMORIA. Ma non c\u2019era stata solo pochi anni addietro l\u2019esperienza, anch\u2019essa rapida e violenta, del punteruolo rosso che aveva disseccato le palme dei lungomari, dei giardini pubblici, delle campagne, delle ville? Anche allora erano \u201cmutati\u201d i paesaggi, le \u201cquinte\u201d urbane a decoro e frescura, i segni della estesa e comune mediterraneit\u00e0? Gi\u00e0 c\u2019era stata questa esperienza: ma non siamo pi\u00f9 in grado cognitivamente di far tesoro dei dati di realt\u00e0, dell\u2019esperienza, di come le cose possono cambiare. Di male in peggio?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO gira su internet, ed \u00e8 come smarrirsi cercando una notizia, una foto, qualcosa che possa evocare una speranza, una illusione cui, anche solo per poco, aggrapparsi come ad un alito di vento.<\/p>\n<p>Qualcuno scorre mappe, foto dall\u2019alto: nell\u2019angoscia cerca frammenti, frammenti di rinascita?<\/p>\n<p>Qualcuno consulta testi cosiddetti scientifici: ma nessun conforto, nessuna illusione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LAVORO. Ma quanti erano i lavoratori, gli addetti al settore, quelli stagionali e quelli fissi? Diecimila? Ventimila? Forse erano pi\u00f9 dell\u2019Ilva?<\/p>\n<p>Quanti ne sono rimasti? Quanti ne occorreranno per gli anni a venire? Quante giornate lavorative si facevano nei campi, nei frantoi, nei negozi? E quante, tante non conteggiate ufficialmente.<\/p>\n<p>Ci ricorda Tommaso Fiore: .. vengono poi gli olivicoltori, .. il Leccese da solo ha met\u00e0 degli ulivi della Puglia, come questa un quarto dell\u2019olio italiano \u2026.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LI CUNTI. Ed erano tanti, belli, affascinanti li cunti del lavoro, delle potature, delle giornate dei raccolti: cunti infine della vita che rincuoravano durante le sere invernali.<\/p>\n<p>Che gran da fare, e ce n\u2019era per tutti. Per i piccoli, i nipoti, i proprietari, il fattore, la fattora. E poi cernere, scherzare, le fimmene, i canti, la pausa del \u201cpane\u201d, le allusioni, gli scherzi, le battute, gli sguardi, le promesse, le delusioni, il dire licenzioso, le gioie, la riconoscenza, la sudditanza, la spocchia, l\u2019ingenerosit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma con la buona annata anche gli sponsali e, talora, sopraelevare la casa?<\/p>\n<p>Fare festa, feste, cibarsi con abbondanza: guai a rovesciare olio sulla tavola. Tutto era un bene sudato, da non sprecare: la frugalit\u00e0 era rispetto e doverosa precauzione per cui ringraziare il Signore.<\/p>\n<p>Le filastrocche, le canzoni popolari \u2026Sciamu sciamu mienzu li fiei \/ spezzandu rami mo de ulei (andiamo per i campi \/ spezzando rami di olivo \u2013 Lu santu Lazzaru, canto della settimana santa , zona grecanica ).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO preparava sotto l\u2019albero un cerchio mondato da erbe e pietre.<\/p>\n<p>Tanti facevano festa nei terreni, a fine raccolta, per la gioia dell\u2019abbondanza e la fine della fatica.<\/p>\n<p>Chi portava al frantoio i sacchi di olive aveva l\u2019orgoglio sul volto che somigliava all\u2019olio color d\u2019oro.<\/p>\n<p>Ci si incantava della fioritura.<\/p>\n<p>Qualcuno ha tracciato sul campo i filari, piantando e accudendo la pianta legata al tutore.<\/p>\n<p>Si faceva un grande fal\u00f2, dopo la potatura biennale.<\/p>\n<p>Qualcuno raccoglieva la cenere e la spargeva pel campo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO ha invocato divinit\u00e0 nei pressi di un dolmen che ora e sotto l\u2019ombra di un ulivo; e poi ha riposato.<\/p>\n<p>Qualcuno ha dipinto ulivi alla maniera di Van Gogh, altri alla maniera di Manet?<\/p>\n<p>Si portava il lutto, anche a vita. E ora cosa si far\u00e0?<\/p>\n<p>Qualcuno metteva olive sotto sale e insaporiva le pucce; il cibo della fatica.<\/p>\n<p>Qualcuno metteva olive sott\u2019olio e insaporiva le focacce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>OGGI. Qualcuno ha spiantato con dolore sperando di salvare parte dell\u2019oliveto.<\/p>\n<p>E cosa vede? Cosa vedi?<\/p>\n<p>Piante abbandonate, potate, stroncate, tagliate radicalmente, polloni in basso, erbacce, campi abbandonati, misto di verde, marrone, grigio, sfilacciati, scombinati, mezzi in piedi, ciuffi, vuoti inquietanti di quanto \u00e8 rimasto: un frame incontrollabile, tutto \u00e8 abbandono!<\/p>\n<p>Campi di monchi tronchi: a distesa relitti come lapidi, simmetriche quali cimiteri di guerra.<\/p>\n<p>Quel che erano tronchi, oggi sono come fantasmi, i pi\u00f9 a braccia levate, invocanti.<\/p>\n<p>Disseccano! Stanno li come \u201cesercito di terracotta\u201d, per nessuna guerra da combattere?<\/p>\n<p>Dov\u2019\u00e8 andata l\u2019amica campagna? Era generosa, era lussuriosa: da amare, da rispettare, da lasciare in eredit\u00e0.<\/p>\n<p>Cosa daremo in eredit\u00e0? Quali saranno i \u201cvalori\u201d a venire? (Angoscia un poco questo scenario, oppure no?)<\/p>\n<p>Che ne sar\u00e0? \u2026 Legna da ardere? Incendieremo il mare?<\/p>\n<p>Qualcuno prova con essenze (200.000 piantine di nuova cultivar) da non innestare su piante \u201cvecchie\u201d, ma impiantare ex novo.<\/p>\n<p>Qualcuno, nel frattempo, produce simulacri di tronchi secolari, bianchi, in plastica; e quando \u00e8 sera s\u2019accendono nel giardino della bella villa!<\/p>\n<p>Nel regno del tutto possibile ogni oggetto, come ente, mangia il senso. Ed \u00e8 la consacrazione dell\u2019inutile, dell\u2019io stupidamente impavido che con l\u2019agire fa danni a s\u00e9 e agli altri (C.M.Cipolla).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO, sgomento, osserva d\u2019appresso quelle piante secolari ripiantate lungo la statale, dopo essere state accudite, protette, numerate e curate dopo l\u2019espianto per agevolare l\u2019allargamento della carreggiata. A guardarle ora ecco che riappare, come dolorosa, il segno del comune destino: mors immortalis.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi prova a immaginare i numerosi ulivi secolari spiantati, prima della \u201cprotezione\u201d per legge, e ripiantati negli ultimi anni nei giardini delle ville lombarde e venete. Riesce ad immaginare il loro verde argenteo? Si chiede: saranno salve per via del distanziamento?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>TORNARE AL SUD. Viaggiare di notte. Dal finestrino del treno, alle prime luci, vedere il cielo azzurro, campo giallo, per la pianura deserta, sta camminando un olivo, un solo olivo (F.G.Lorca).<\/p>\n<p>E cos\u00ec riconoscere casa, trovarsi e ritrovarsi a casa. Ritrovare i portoni di colore di verde.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019OLIVO HA QUALCOSA DI SACRO. L\u2019olio, sua epifania, alimenta la lampada che consente, nella notte, di vedere la luce; nutre i corpi degli atleti nell\u2019Olimpia; lenisce ferite e piaghe dei combattenti; con il segno di croce sulla fronte annuncia alla vita nel battesimo e conferma gli infermi nella grazia di Dio al momento del distacco da essa; nutrimento del corpo e della mente nella tradizione Ayurvedica; \u00e8 popolarmente riferito come \u201colio santo\u201d in minestre e pietanze; \u00e8 Atena che protegge gli olivi?<\/p>\n<p>Laudato sia l\u2019olivo nel mattino, esclamava San Francesco.<\/p>\n<p>Sul Monte degli olivi, a Gerusalemme, \u00e8 l\u2019albero della vita: lega l\u2019aldiqu\u00e0 con l\u2019aldil\u00e0. E\u2019 unione della carne con lo spirito.<\/p>\n<p>La colomba, nel becco il ramoscello d\u2019olivo, annunci\u00f2 a No\u00e8 la fine del diluvio, e inizi\u00f2 la buona vita.<\/p>\n<p>E con i ramoscelli d\u2019olivo fu salutato un profeta d\u2019amore e dolore, che entrava a Gerusalemme.<\/p>\n<p>E\u2019 su coste e campagne del mare nostrum, ed \u00e8 noto che il Mediterraneo arriva fin dove cresce l\u2019olivo\u2026 l\u2019oliva non \u00e8 solo un frutto, \u00e8 anche una reliquia (Matvejevic).<\/p>\n<p>Ovunque nel Mediterraneo si ritrova la stessa trinit\u00e0: il grano, l\u2019olivo e la vite, la medesima vittoria degli uomini sull\u2019ambiente fisico (Braudel).<\/p>\n<p>\u2026da sola alle piante offre umore bastevole la terra se aperta con un dente adunco, e se arata con il vomere dar\u00e0 frutti pesanti. Perci\u00f2 fai crescere il pingue olivo caro alla Pace (Virgilio, Georgiche).<\/p>\n<p>Dal Corano, Sura XXIV: Dio \u00e8 la luce simile a quella di una lampada collocata in una nicchia, in un vaso di cristallo e accesa grazie a un albero benedetto, un olivo che non sta a oriente n\u00e9 a occidente. Nell\u2019Islam, l\u2019olivo, \u00e8 l\u2019albero cosmico per eccellenza.<\/p>\n<p>Sicut oliva in fidelitate domini , come un ulivo nella fedelt\u00e0 del Signore-Salmo 51 (motto di vescovo pugliese).<\/p>\n<p>Colui che coltiva i campi, coltiva la santit\u00e0; colui che coltiva le leggi della natura coltiva la santit\u00e0; colui che coltiva la religione della natura coltiva la santit\u00e0 (T.Fiore, Un popolo di formiche).<\/p>\n<p>1947: stella a 5 raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota d\u2019acciaio dentata, tra due rami di olivo e quercia, legati da un nastro rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale Repubblica Italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>OLIO. Olio lampante, per rischiarare i giorni brevi dell\u2019inverno. Olio lampante per orientarsi, e scavare, in gallerie tufacee gli acquedotti dei tempi remoti. Olio lampante per copiare e ricopiare manoscritti, cantilenare i testi classici, abitare grotte da rifugiato. Olio lampante per tenersi accesa la speranza, su altari di fede. Partivano dai nostri porti vascelli carichi di otri, e talora il trasporto non aveva buon esito.<\/p>\n<p>Qualcuno ha fatto dell\u2019olio poesia. L\u2019olio della poesia che da anni festeggia in una sera d\u2019estate a Serrano un poeta, omaggiato con un quintale d\u2019olio extravergine. E abbiamo udito versi, visto occhi che vedono lontano, artifex pazienti e visionari che ringraziamo ancora una volta.<\/p>\n<p>Olio, chiamato oro del Salento. E la frisa, la frisella, il pane dei Crociati, la paximadia dei manioti, lu biscuettu? Il mondo gira con l\u2019olio della pazienza, ci ricorda Saramago, e tutto potrebbe andare liscio come l\u2019olio! Se poi \u00e8 ogliu di prima stringitora\u2026 (il miglior olio \u00e8 la cosiddetta lacrima, sic!).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO proporr\u00e0 un giorno ed una notte di lutto? Quando avvertiremo che siamo in un lutto che durer\u00e0 giorni, mesi, anni? Non c\u2019\u00e8 una crisi di presenza, dopo il lutto, come descritta da De Martino?<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 il deserto chiede qualcuno; cos\u2019\u00e8 questo deserto ci chieder\u00e0 una bambina, non trovando il colore per colorare?<\/p>\n<p>Qualcuno proporr\u00e0 un sacrario dove si potr\u00e0 in silenzio sostare? Dove si potr\u00e0 reimparare quanto noi stessi siamo natura naturans?<\/p>\n<p>L\u2019imperio del regno della quantit\u00e0 \u00e8 stata la sola misura dell\u2019homo economicus, e lo sar\u00e0 ancora? L\u2019utilit\u00e0 a quale benessere pu\u00f2 ancora legarsi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUALCUNO s\u2019immagina un campo di tronchi, oramai senza vita, dipinti di rosso sangue: il bosco della vergogna?<\/p>\n<p>Altri s\u2019immagina dipinti di bianca calce: il campo dei sepolcri imbiancati?<\/p>\n<p>E chi s\u2019immagina ancor pi\u00f9 dell\u2019attuale desolazione e sgomento! Macerie!<\/p>\n<p>Cosa scriverebbero quei viaggiatori dei secoli scorsi che ci hanno descritto il loro incantamento dinnanzi alla rigogliosa campagna? Cosa scriviamo, noi ora? Necrologi?<\/p>\n<p>Rimedi miracolosi hanno provato il contadino e lo scienziato, come contro la peste. Affidarsi al magico: potere della volont\u00e0 o delle forze naturali e cosmiche, entrambe imperscrutabili?<\/p>\n<p>Siamo nella Macondo dei sensi, e dei nervi? Cos\u2019\u00e8 questo Sud?<\/p>\n<p>L\u2019ulivo non soffre la sete, gli uomini si (si diceva).<\/p>\n<p>Gli ulivi hanno fusti irregolari, spesso contorti, dalla corteccia grigia. Il legno \u00e8 durissimo e garantisce una perfetta levigatura (e qualche artigiano ritrova, nelle contorte e variamente colorate linee di fibre e nodi, immagini antropomorfe, zoomorfe e oggetti d\u2019uso quotidiano e di fantasia). Li liuni (pezzi grossi e nodosi del tronco d\u2019ulivo) alimentavano tutta la notte il fuoco nel camino.<\/p>\n<p>Qualcuno, pochi, ha in masseria le vecchie macchine dei lavori. Abbandonate, tra ragnatele e polvere giacciono come simulacri di \u201ccome eravamo\u201d. Reti, scuotitori, marchingegni per la raccolta e cernita oramai avevano sostituito donne e uomini, e i rumori d\u2019ingranaggi al posto dei canti della passione e agli sfott\u00f2.<\/p>\n<p>Quelli che un tempo erano, anche labirintici, frantoi ipogei sostituiti da moderni frantoi d\u2019acciaio dai riflessi come stelle. Frantoi d\u2019acciaio, efficienti, fascinosi ma oramai smontati e rivenduti a popoli lontani.<\/p>\n<p>E i frantoi ipogei? Buoni solo per presepi viventi o centri benessere.<\/p>\n<p>Si era come fatti anche di creta d\u2019ulivo, insieme all\u2019inebriante vino, al regale melograno? \u2026 divento ulivo e ruota d\u2019un lento carro\u2026 immaginava Bodini danzando sotto la luna.<\/p>\n<p>Dis Alitem Visum, agli dei \u00e8 parso altrimenti e oggi siamo lontani dagli astri e dalla grazia (dis-astro; dis-grazia)?<\/p>\n<p>Vorremmo ri\/cordare, rimettere nel cuore della memoria personale e collettiva. Il ricordo ha la duplice funzione di costruire dei significati utili sia all\u2019individuo che ricorda, sia alla collettivit\u00e0 di cui l\u2019individuo \u00e8 figlio e parte. O ancora siamo nell\u2019illusione che non ci sia stata la cesura tra i mondi, del prima e dell\u2019oggi, e che gli effetti della modernit\u00e0 siano contingenti, temporanei?<\/p>\n<p>Come ricorderemo l\u2019Orto del Getsemani? Come luogo del tradimento e della notte?<\/p>\n<p>Chi, cosa annuncer\u00e0 la Buona Novella? I politici adesso, e spesso, in campagna elettorale?<\/p>\n<p>No! Non voglio vederli. Dite alla luna che non venga nelle notti del chiaro di luna che non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile ammirare riflessi d\u2019argento su rinsecchite foglie..<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato un tempo di quando \u2026 scivolammo tra valli fiorite dove all\u2019ulivo si abbraccia la vite (De Andr\u00e9, Il sogno di Maria).<\/p>\n<p>Tronchi di ulivi curvati, scarnificati dal vento, che soffia dal mare. Tronchi rugosi, contorti e scossi dagli anni come imperituri muti testimoni . Tronchi che inquietano, che come rocce bucate reggevano rami raggiati ai quattro venti.<\/p>\n<p>Qualcuno dice, a proposito della torsione dei tronchi, che han seguito la rotazione dell\u2019emisfero nord della terra.<\/p>\n<p>Chi narrer\u00e0 pi\u00f9 favole cos\u00ec?<\/p>\n<p>Plinio suggeriva ai naviganti che se altro modo non rimane di resistere alla tempesta, si vuotino (allora) barili d\u2019olio intorno alla nave. Si placheranno le frustate dell\u2019onde sui legni, si potr\u00e0 forse trovare momentanea quiete.<\/p>\n<p>Gli antichi, se nervosi, facevano bagni d\u2019olio (Savinio, Nuova enciclopedia).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E adesso cosa faremo?<\/p>\n<p>Dove ci siamo cacciati? Cosa abbiamo combinato? Perch\u00e9 \u00e8 accaduto? Cosa sar\u00e0 dopo?<\/p>\n<p>Dove poggiamo i piedi? Per terra? E la testa, dove? Sbatte, oscilla, s\u2019inerpica, reclina, fugge via, \u00e8 muta, senza sguardo, n\u00e9 udito? Sempre da un\u2019altra parte?<\/p>\n<p>Gli uomini prima sentono senz\u2019avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura (Giovan Battista Vico, La Scienza Nuova).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da Augurarselo! Torneranno le lucciole?<\/p>\n<p>Fazz\u2019a Diu! Fazz\u2019a Diu?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>SONNE<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Luglio, 2020<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>SONNE, frequenta il Mediterraneo e dimora all\u2019Hostal de Paris di Port Bou.<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>O miseras hominum mentes, o pectora caeca. O misere menti degli uomini, o ciechi cuori. Lucrezio, De rerum natura \u2013 II,13 &nbsp; QUALCUNO s\u2019avvede guidando sulla superstrada, altri negli innumerevoli tragitti intercomunali. Oppure giravoltando in bicicletta per stradine segnate da muretti a secco, o dal finestrino della Sud-Est; altri buttando gi\u00f9 l\u2019occhio dall\u2019aereo. A volte si offre uno sguardo pi\u00f9 lungo dai rari rilievi, pi\u00f9 che alture, che la terra salentina ha, talora, mentre degrada verso la costa. Qualcuno non sa in quale tavolozza cercare quel colore che appare come marcio. Qualcuno \u00e8 pi\u00f9 anziano, altri pi\u00f9 giovani, ma anche donne, bambini, conterranei, connazionali, d\u2019ogni parte. Un\u2019anziana \u00e8 ferma, sta. Osserva col capo chino e muove le labbra, come in preghiera. Una giovane fotografa, ma non trova l\u2019inquadratura. Lo sguardo vorrebbe posarsi. Si passa dal particolare all\u2019assieme, ora pi\u00f9 d\u2019appresso, ora pi\u00f9 lontano. Lo sguardo vorrebbe posarsi, placarsi: ma, come, agitato erra senza riposo. &nbsp; QUALCUNO ricerca aggettivi, vaga, e un po\u2019 muore, tra aggettivi, sostantivi, concetti, tentativi di sintesi&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":56754,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-176901","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176901","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=176901"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176901\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":176902,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176901\/revisions\/176902"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/56754"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=176901"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=176901"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=176901"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}