{"id":181289,"date":"2021-01-07T18:30:21","date_gmt":"2021-01-07T17:30:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=181289"},"modified":"2021-01-07T18:51:42","modified_gmt":"2021-01-07T17:51:42","slug":"solazzo-cisl-taranto-e-brindisi-puntino-alla-sostenibilita-del-patrimonio-industriale-per-riprogettare-il-proprio-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/solazzo-cisl-taranto-e-brindisi-puntino-alla-sostenibilita-del-patrimonio-industriale-per-riprogettare-il-proprio-futuro\/","title":{"rendered":"Solazzo (Cisl): &#8220;Taranto e Brindisi puntino alla sostenibilit\u00e0 del patrimonio industriale per riprogettare il proprio futuro&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Il principio costituzionale \u201cL\u2019Italia \u00e8 una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranit\u00e0 appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.\u201d (art.1), andrebbe riproposto con la medesima intensit\u00e0 ideale con cui venne promulgato il 27 dicembre 1947, atteso che il dibattito da tempo caratterizzante i nostri territori riguarda il tema delle grandi trasformazioni dei modelli produttivi nel Paese e la demonizzazione tout court dei rispettivi sistemi industriali, bench\u00e9 determinanti per il Pil territoriale e nazionale.<br \/>\nCi\u00f2 contribuisce a predeterminare un conflitto ideologico tra produzioni green, nuove tecnologie, investimenti digitali e presenza di realt\u00e0 industriali di settori strategici, come quelli dell\u2019acciaio e dell\u2019energia, specie quando si afferma da parte di taluni che la presenza delle stesse realt\u00e0 industriali andrebbe ridimensionata, se non proprio cancellata affinch\u00e9 possa innervarsi lo sviluppo di nuovi modelli produttivi. Ma cos\u00ec si dimostra, seppure in buona fede, di sottovalutare i gravissimi effetti sociali, economici, sanitari, finanziari ed occupazionali di questa eventuale scelta che, oltre a caratterizzarsi come unilaterale per il nostro Paese, si rivelerebbe oltremodo devastante in un contesto di concorrenzialit\u00e0 europea e di mondializzazione dei mercati.<br \/>\nOra, senza voler invocare presunti diritti di primogenitura, considero opportuno ricordare che come Cisl nel lontano 2003 organizzammo il convegno Taranto Vision 2020 invitando personalit\u00e0 politiche ed universitarie di caratura internazionale, le cui citt\u00e0 di origine avevano sofferto pesi ambientali analoghi, se non superiori, a quelli del capoluogo ionico. Essi spiegarono ad Istituzioni, Imprese e Sindacati come fosse stato possibile raggiungere, grazie a finanziamenti mirati, alla partecipazione e al dialogo sociale, la sostenibilit\u00e0 di cicli produttivi anche pesanti e far convivere salubrit\u00e0 ambientale, sviluppo, occupazione e qualit\u00e0 della vita delle loro rispettive comunit\u00e0.<br \/>\nE\u2019 vero, purtroppo, che anche nel nostro Paese un modello di sviluppo concentrato esclusivamente su profili economici e sulla massimizzazione dei profitti, spesso a danno della sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale ha prodotto negli ultimi decenni diffidenza e quasi odio nei confronti di quelle realt\u00e0 industriali &#8211; ma non solo industriali, andrebbe detto! &#8211; le cui produzioni, se da una parte hanno garantito reddito a pi\u00f9 generazioni di dipendenti diretti e indiretti, dall\u2019altra hanno creato impatti ambientali notevoli e trascurato la sicurezza interna ed esterna ai luoghi di lavoro.<br \/>\nD\u2019altro canto, la profezia contenuta nella Laudato si\u2019 (maggio 2015) di Papa Francesco ha ben rappresentato tutte le criticit\u00e0 ambientali determinate sul pianeta dalla mano dell\u2019uomo ed ha, al contempo, impegnato tutti e ciascuno, in maniera esigente, a fare la propria parte per ricondurre il pi\u00f9 possibile il creato alla purezza originale, per consegnarlo disinquinato alle giovani generazioni e a quelle future. A seguire (settembre 2015), 193 Paesi membri dell\u2019ONU tra cui l\u2019Italia hanno sottoscritto l\u2019Agenda 2030 fissando le coordinate del cammino necessario a portare il mondo sulla strada della sostenibilit\u00e0 e, sul versante europeo, con la successiva CoP21 di Parigi (dicembre 2015) \u00e8 stato aggiornato e rafforzato l\u2019obiettivo di ridurre almeno del 55% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Poi, nel 2016 (L. n. 163), in Italia, la riformata Legge di bilancio, per la prima volta introduce il principio del benessere e della sostenibilit\u00e0 (Bes) nel processo di definizione delle politiche economiche, puntando l\u2019attenzione anche su alcune dimensioni fondamentali per la qualit\u00e0 della vita dei cittadini.<br \/>\nEcco, dunque, come tutta questa recente produzione normativa pu\u00f2 effettivamente preludere a nuovi modelli di sviluppo, con percorsi comuni e virtuosi da intraprendere senza pregiudizi n\u00e9 timori dell\u2019ignoto che, viceversa, avrebbero come unico effetto la regressione e stagnazione economica e sociale, oltremodo visibili ad esempio, a Taranto, dove da anni si trascina l\u2019irrisolta questione ex-Ilva. In verit\u00e0, sono tante le testimonianze diffuse in Italia, in cui tale stagnazione ha prodotto unicamente desertificazione industriale, senza alcun cambiamento che introducesse nuovi e pi\u00f9 avanzati processi produttivi sostenibili ma determinando depauperamento economico territoriale e di Pil nazionale.<br \/>\nSi pensi all\u2019ex-Ilva di Bagnoli che tra dipendenti diretti (8mila) e del sistema indotto occupava complessivamente 25mila persone, alla cui dismissione nel 1992 non segu\u00ec alcuna reindustrializzazione ma un crack da 24 ML di euro per il fallimento avvenuto nel 2014 di Bagnolifutura S.p.A., a sua volta incaricata nel 2002 di attuare la bonifica e la valorizzazione dei suoli. Quanto a Termini Imerese, dopo la chiusura della Fiat (2011) che occupava 4mila dipendenti diretti ed altrettanti indiretti, oggi si contano 700 ex tute blu in cassa integrazione che non sperano pi\u00f9 nel ritorno in fabbrica dopo le decine di flop collezionati da Regione Sicilia, Mise e Invitalia alla disperata ricerca di acquirenti.<br \/>\nTra questi \u00e8 da segnalare la Bluetec che dopo aver incassato, attraverso Invitalia nel 2016, un finanziamento pubblico di 21 milioni finalizzati alla produzione, tra l\u2019altro, di motocicli elettrici per Poste italiane ed alla elettrificazione di Dobl\u00f2 per FCA, non ha mai realizzato tali progetti ma ha impiegato 16 dei 21 milioni di fondi statali per la riconversione di altri impianti. Il che, peraltro, ha portato alla condanna dei vertici della stessa Bluetec per malversazione.<br \/>\nCome, poi, dimenticare Gela, dove crisi del petrolio e concorrenza mondiale hanno messo in ginocchio la raffineria dell\u2019Eni, laddove dei 10 mila dipendenti degli anni \u201990 oggi ne restano 2 mila tra diretti e del sistema indotto, molti dei quali in cassa integrazione; ed il fallimento della Belleli a Taranto il cui unico risultato \u00e8 stato la cassa integrazione e l\u2019accompagnamento alla quiescenza degli oltre 2mila dipendenti, tra diretti e indiretti, e solo per una piccola parte di questi la ricollocazione nello stabilimento ex-Ilva.<br \/>\nEbbene, produzione green, digitalizzazione, tecnologie innovative, ricerca, telemedicina, sistema socio-sanitario: occorrer\u00e0 riempire di nuovi contenuti questi processi ed iniziare con lo stabilire in concreto chi possa essere il soggetto investitore, quali aziende siano interessate, quanta mano d\u2019opera possa essere impiegata e\/o ricollocata, quali e quanti i soggetti nei nostri territori siano pronti a misurarsi con queste nuove progettualit\u00e0. Va, oltretutto, annotato che i suddetti driver di sviluppo, se da una parte tendono ad assicurare efficienza ambientale e tecnologica ai processi produttivi, dall\u2019altra richiedono un\u2019alta specializzazione professionale degli addetti.<br \/>\nAl momento i maggiori investimenti, in transizione energetica, sono previsti esclusivamente nei piani industriali di quelle grandi Aziende di settore nei confronti delle quali, paradossalmente, spesso le comunit\u00e0 locali manifestano dissenso per l\u2019impatto delle rispettive produzioni. Eppure il settore dell\u2019energia negli ultimi anni ha prodotto pi\u00f9 lavoratori esodati e in quiescenza che nuovi posti di lavoro; si pensi che il solo il settore elettrico \u00e8 passato da un organico di circa 130mila dipendenti negli anni \u201990 ad uno attuale di circa 50mila addetti.<br \/>\nDa parte delle Amministrazioni pubbliche, insomma, non si \u00e8 sempre collaborato per facilitare i processi di transizione che agevolassero investimenti anzich\u00e9 ostacolarli con una burocrazia amministrativa talvolta pari a quella di Paesi con scarso livello di democrazia.<br \/>\nE dunque, quando nella nostra area ionica e adriatica si auspica lo smantellamento del vecchio sistema produttivo non va trascurato che ipotetici nuovi vettori di sviluppo debbono considerare variabile non indipendente gli elevati numeri di lavoratori e lavoratrici oggi occupati presso la grande industria qui presente. In primo luogo bisogna creare nuove condizioni professionalizzanti non solo per l\u2019attuale mano d\u2019opera che potrebbe essere interessata dalle trasformazioni delle rispettive realt\u00e0 produttive ma, soprattutto, nuove opportunit\u00e0 per i giovani cui assicurare il diritto di restarvi, non disinvestendo sul loro patrimonio umano ed affettivo.<br \/>\nCi\u00f2 comporter\u00e0 anche l\u2019attivazione di collegamenti tra Scuola, Universit\u00e0, Impresa, Istituzioni, agevolando l\u2019alternanza scuola-lavoro, realizzando l\u2019incontro tra fabbisogno aziendale e competenze degli studenti cui assicurare continuit\u00e0 di percorsi scolastici promuovendo sinergie tra gli istituti superiori presenti a Taranto e a Brindisi e le universit\u00e0 che costituiscono valore aggiunto. Inoltre, si dovr\u00e0 incentivare la Ricerca grazie alle diffuse professionalit\u00e0 del mondo scientifico universitario ed alle potenzialit\u00e0 correlate alla realizzazione del Tecnopolo del Mediterraneo, oppure al Cetma e\/o l\u2019Enea a Brindisi.<br \/>\nRendere appetibile un territorio per le Imprese e per i nostri giovani, significa altres\u00ec fornire loro servizi efficienti della Pubblica amministrazione, un servizio di trasporto efficace, servizi digitali, ambienti attrezzati per il co-working, banda larga e ultra larga, un welfare territoriale\/aziendale che agevoli l\u2019occupazione femminile, cio\u00e8 asili nido, scuole per l\u2019infanzia, tempo pieno.<br \/>\nSiamo attrezzati per tutto questo affinch\u00e9 si possa realizzare il sogno di civilt\u00e0 e di progresso che tutti vorremmo e al netto della presenza di siti industriali che, sia ben chiaro, devono perentoriamente essere ricondotti nell\u2019alveo della sostenibilit\u00e0 ambientale? E siamo tutti convinti \u2013 Politica, Istituzioni periferiche, Agenzie educative, sistema delle Imprese, ecc. \u2013 della necessit\u00e0 di offrire ai nostri giovani la possibilit\u00e0 di programmare il loro futuro nelle proprie citt\u00e0 e non assistere ad una emigrazione di massa per studio e lavoro che vede la Puglia con il tasso pi\u00f9 alto di giovani che vanno a studiare e lavorare fuori sede e, magari, spendere altrove le proprie competenze umane e professionali?<br \/>\nE allora, prima di rottamare qualcosa sar\u00e0 necessario attrezzarsi innanzitutto con una visione condivisa di modello sociale, economico e produttivo per non privarci di ulteriori settori produttivi ed ulteriore occupazione.<br \/>\nNe consegue che diventa paradossale la perdita di tempo in ordine alla gestione del Recovery Plan da parte del Governo nazionale, che ancora non fa chiarezza su progetti e risorse spettanti al Mezzogiorno e al nostro territorio per quanto ci riguarda. Abbiamo coscienza, per\u00f2, delle nostre importanti opportunit\u00e0 sulle quali investire, come le realt\u00e0 portuali di Taranto e di Brindisi, la cui posizione geografica \u00e8 strategica per i nuovi equilibri geografici all\u2019interno dei quali il Mediterraneo \u00e8 diventato un Hub oltremodo appetibile per qualsiasi tipologia di traffico commerciale dal Sud al Nord del mondo. Ma sappiamo anche che difronte ad un calo produttivo verticale della grande industria vi \u00e8 stato di conseguenza un calo dei traffici nei due porti.<br \/>\nAnche per questo le alternative produttive su cui assumere iniziative istituzionali e sociali risultano essere quelle che il territorio pu\u00f2 esprimere, dalla logistica e la retro portualit\u00e0, all\u2019agroalimentare e all\u2019agroindustria, dai servizi alle imprese e alla persona al turismo, senza dimenticare il settore della moda e del tessile. Quest\u2019ultimo \u00e8 stato sempre una eccellenza presente nel distretto di Martina Franca ed a tal proposito il protocollo sottoscritto nell\u2019anno appena trascorso tra Parti sociali, Universit\u00e0 ed Amministrazione comunale costituisce esempio e riferimento per altri settori produttivi del nostro territorio.<br \/>\nE\u2019 vero che l\u2019attuale periodo di pandemia, caratterizzato dall\u2019emergenza socio-sanitaria ed economica continua a perdurare da circa un anno ma \u00e8 proprio per questo che risulta necessario un Patto sociale, sia a livello nazionale che periferico, per stabilire priorit\u00e0 e condividere percorsi orientati al bene comune. Sentimento questo che deve influenzare maggiormente le nostre realt\u00e0 meridionali per venir fuori da schemi vecchi e sconfitti dalla storia, quando cio\u00e8 i rapporti istituzionali e politici hanno prodotto pi\u00f9 competizione tra deboli che solidariet\u00e0.<br \/>\nE\u2019 stato questo un modello di Mezzogiorno debole e diviso, restio a fare squadra e perci\u00f2 da sempre debole nella contrattazione istituzionale. Questo, dunque, \u00e8 il tempo di rimettersi tutti in gioco, per una nuova visione condivisa di presente e di futuro che dia coerenza all\u2019assunto per il quale il Paese torner\u00e0 ad essere competitivo, in Europa e nel mondo, se sar\u00e0 effettivamente recuperato il divario Nord-Sud.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di Francesco Solazzo \u2013 Segretario Generale Cisl<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il principio costituzionale \u201cL\u2019Italia \u00e8 una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranit\u00e0 appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.\u201d (art.1), andrebbe riproposto con la medesima intensit\u00e0 ideale con cui venne promulgato il 27 dicembre 1947, atteso che il dibattito da tempo caratterizzante i nostri territori riguarda il tema delle grandi trasformazioni dei modelli produttivi nel Paese e la demonizzazione tout court dei rispettivi sistemi industriali, bench\u00e9 determinanti per il Pil territoriale e nazionale. Ci\u00f2 contribuisce a predeterminare un conflitto ideologico tra produzioni green, nuove tecnologie, investimenti digitali e presenza di realt\u00e0 industriali di settori strategici, come quelli dell\u2019acciaio e dell\u2019energia, specie quando si afferma da parte di taluni che la presenza delle stesse realt\u00e0 industriali andrebbe ridimensionata, se non proprio cancellata affinch\u00e9 possa innervarsi lo sviluppo di nuovi modelli produttivi. Ma cos\u00ec si dimostra, seppure in buona fede, di sottovalutare i gravissimi effetti sociali, economici, sanitari, finanziari ed occupazionali di questa eventuale scelta che, oltre a caratterizzarsi come unilaterale per il nostro Paese,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":179159,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-181289","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181289","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=181289"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181289\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":181290,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/181289\/revisions\/181290"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/179159"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=181289"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=181289"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=181289"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}