{"id":182093,"date":"2021-01-24T12:39:44","date_gmt":"2021-01-24T11:39:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=182093"},"modified":"2021-02-01T18:14:55","modified_gmt":"2021-02-01T17:14:55","slug":"e-impossibile-sognare-cerano-senza-la-centrale-di-ernesto-musio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/e-impossibile-sognare-cerano-senza-la-centrale-di-ernesto-musio\/","title":{"rendered":"E\u2019 impossibile sognare Cerano senza la Centrale? Di Ernesto Musio"},"content":{"rendered":"<p>Provo sempre un tuffo al cuore ogni volta che da Campo di Mare vedo ergersi all\u2019orizzonte la centrale a carbone di Cerano, tra il blu del cielo e il blu dell\u2019acqua.<br \/>\nCi\u00f2 perch\u00e9, oltre all\u2019inquinamento ambientale e alle conseguenze sanitarie subite, un serissimo problema, sottovalutato e sottaciuto, se non misconosciuto, \u00e8 l\u2019impatto artificialmente prodotto da quella mega centrale su una lunghissima fascia costiera salentina a sud di Brindisi, la cui accelerazione e amplificazione erosiva condiziona le stesse politiche del turismo.<\/p>\n<p>Di fatti, ormai sempre pi\u00f9 spesso viene segnalata l\u2019allarmante progressiva erosione della costa, da Campo di Mare a Torre San Gennaro, fino a Lido Presepe, Lido Cipolla, Lendinuso, Casalabate e oltre, ora addebitata alle sempre pi\u00f9 frequenti violente mareggiate invernali ora alla mancanza di barriere frangiflutto dalle marine di Torchiarolo in poi. E sempre pi\u00f9 frequentemente si stanno emettendo ordinanze comunali di interdizione al traffico veicolare per i continui crolli di falesia che provocano crescenti cedimenti di strada, nonostante le continue messe in sicurezza, i lavori di manutenzione di arredo urbano negli abitati in prossimit\u00e0 della costa e i consolidamenti di alcuni tratti costieri effettuati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi che siamo entrati nell\u2019era della cosiddetta \u201cdecarbonizzazione\u201d, ma che pi\u00f9 propriamente dovrebbe essere chiamata era della \u201cdefossilizzazione\u201d, se si vuole aderire veramente alla ratio e agli obiettivi degli accordi di Parigi sul clima, credo sia opportuno ricordare o far sapere che la \u201cstruttura aggettante\u201d di presa a mare della centrale a carbone di Cerano ha interrotto il trasporto di 120.000 mc annui di sabbia, la qual cosa continua a impedire il ripascimento naturale delle spiagge, determinato proprio dal blocco del flusso sedimentario della riva. Ci\u00f2 continua sempre pi\u00f9 ad amplificare l\u2019erosione di una lunghissima fascia costiera salentina, almeno da Campo di Mare a San Cataldo e oltre, gi\u00e0 naturalmente interessata dal fenomeno del bradisismo. E\u2019 il motivo per il quale nel lontano passato ha obbligato a un ripascimento artificiale e a costosissime opere di recupero di un tratto costiero, con frangiflutti e opere di consolidamento, grazie al contributo dell\u2019Enel, come \u00e8 accaduto con il progetto del prof. Cotecchia per Campo di Mare. Lo stesso Consiglio Nazionale delle Ricerche, nell\u2019Atlante sullo Stato delle Coste Italiane, ha rilevato da decenni che quasi la met\u00e0 delle coste italiane \u00e8 in stato erosivo e che, tra le cause principali, vi \u00e8 proprio \u201cla costruzione di porti e strutture aggettanti\u201d, quale \u00e8 una centrale come la nostra, e che la Puglia, per la sua alta percentuale di erosione, si posiziona ai primissimi posti della classifica.<\/p>\n<p>Mi ha sempre sorpreso il silenzio o la non valutazione di questo problema. Oggi ancor di pi\u00f9 di ieri, visto che si continuano a spendere fior di quattrini per opere di contenimento e\/o di urbanizzazione a terra, nemmeno bastevoli a risolvere gli \u201ceffetti\u201d del fenomeno erosivo, anzich\u00e9 intervenire, come sarebbe necessario e urgente, sulla sua principale \u201ccausa\u201d, costituita proprio da quella struttura aggettante che si protende nel mare e si staglia nel cielo di Cerano.<\/p>\n<p>Apprendo che il Contratto Istituzionale di Sviluppo in via di definizione comprender\u00e0 anche i Comuni cerniera tra Brindisi e Lecce e cio\u00e8, per la parte brindisina, esclusivamente San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Cellino, Sandonaci, San Pancrazio, con progetti inerenti il turismo, la riqualificazione ambientale e la \u201crigenerazione della costa\u201d!<\/p>\n<p>Ebbene, oggi l\u2019area a rischio si trova in un tornante della storia territoriale analogo a quello del \u201996. Ma mentre allora si tratt\u00f2, con una famosa Convenzione, bench\u00e9 tradita dai decreti Bersani di liberalizzazione, di \u201cmitigare\u201d il pi\u00f9 possibile l\u2019impatto ambientale del polo energetico, oggi si tratta, a mio sommesso avviso, di \u201csuperare\u201d finalmente s\u00ec il carbone, ovviamente tutelando come si fece allora tutti i lavoratori, ma con la dismissione della centrale e la bonifica dell\u2019intera area, non con la sua trasformazione in qualcosa d\u2019altro, aziendalmente, anche se legittimamente, profittevole!<\/p>\n<p>In ogni caso, non \u00e8 pensabile lasciare a Enel la \u201cresponsabilit\u00e0\u201d di definire un progetto per il dopo carbone, come avvenuto fin qui, in quanto il legittimo interesse aziendale di ottimizzare comunque l\u2019utilizzo dei suoi impianti rischia di farci rivivere, sia pure in contesti e con un progetto diversi, l\u2019infinita telenovela gi\u00e0 vissuta con la Centrale a carbone di Brindisi Nord.<\/p>\n<p>N\u00e9 si pu\u00f2 lasciare alla \u201csolitudine\u201d del Comune di Brindisi l\u2019iniziativa di definire i destini di un pi\u00f9 vasto territorio salentino situato a sud di Brindisi e a nord di Lecce, segnato com\u2019\u00e8 stato in questi decenni dalle conseguenze ambientali e sanitarie, ma anche costiere, della centrale.<\/p>\n<p>Inoltre, ho sempre ritenuto, assieme ai \u201cragazzi del 96\u201d, che la questione energetica brindisina, pur avendo io partecipato con loro con passione alla definizione di quella mitica Convenzione, non fosse una questione squisitamente ambientale, ma che essa dovese costituire il fulcro di una \u201criconversione ecologica dell\u2019intera economia brindisina\u201d, cio\u00e8, una occasione storica di uscire, come ci ammoniva il Cerpem, da quelle monoculture produttive che si erano storicamente insediate e che per\u00f2 rendevano asfittico e senza sbocchi lo sviluppo economico del territorio e il futuro occupazionale delle nuove generazioni..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Certo. Oggi siamo in un altro mondo! Eppure dal \u201996 occorrerebbe mutuare spirito e obiettivi del Protocollo Aggiuntivo a quella Convenzione, attinente uno sviluppo compatibile, ovviamente aggiornandone i contenuti, con il coinvolgimento della stessa Enel, a cominciare dalla frontiera dell\u2019idrogeno verde, e convogliandovi tutte le risorse finanziarie nazionali, regionali e comunitarie disponibili e utilizzabili.<br \/>\nCi vogliono perci\u00f2 un\u2019idea e un progetto adeguati &#8211; una \u201cvisione\u201d -, con il concorso di tutti gli enti territoriali interessati, delle organizzazioni sindacali, datoriali e ambientaliste (le quali hanno gi\u00e0 avanzato proposte interessanti!), della stessa Enel, della Regione e del Governo, come fu nel \u201996.<br \/>\nOccorre immaginare la costa senza la centrale e \u201cvederla\u201d rinaturalizzata e rigenerata urbanisticamente a fini turistici e per nuovissimi sbocchi economici e occupazionali, carichi di futuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 una sogno \u201cvisionario\u201d, forse innamorato di un gi\u00e0 vissuto nelle estati giovanili quando quelle marine erano piene di vita, ma che prelude nello stesso tempo a uno scenario fondato sulla qualit\u00e0 paesaggistica e l\u2019appetibilit\u00e0 turistica della costa, oltre a costituire un esempio, arduo ma non impossibile, di riconversione ecologica di un territorio, si direbbe oggi.<\/p>\n<p>Le visioni, per definizione, sono tali perch\u00e9 superano le angustie e la cecit\u00e0 dei tempi, come lo sono quelli che stiamo drammaticamente vivendo, anche se sono ritenute al momento pazze e impossibili.<\/p>\n<p>Ma immaginare un futuro \u201cnon pi\u00f9 fossile\u201d per Cerano, se \u00e8 storicamente giusto e, ancor pi\u00f9, economicamente necessario per strutturare una prospettiva di futuro, allora non \u00e8 impossibile.<\/p>\n<p>E\u2019 il sogno che hanno perseguito per anni movimenti e la parte bella della politica territoriale e, per ultimo, anche il Comitato 8giugno. Oggi, dovrebbe sentire impegnati, a mio sommesso avviso, tutti quei salentini che siedono, sia da postazioni di governo o meno, nelle istituzioni locali, regionali e nazionali.<br \/>\nSe non inverarlo ora, quando mai pi\u00f9?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ernesto Musio<br \/>\ncoautore della Convenzione del \u201996 e gi\u00e0 coordinatore del Comitato 8giugno<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Provo sempre un tuffo al cuore ogni volta che da Campo di Mare vedo ergersi all\u2019orizzonte la centrale a carbone di Cerano, tra il blu del cielo e il blu dell\u2019acqua. Ci\u00f2 perch\u00e9, oltre all\u2019inquinamento ambientale e alle conseguenze sanitarie subite, un serissimo problema, sottovalutato e sottaciuto, se non misconosciuto, \u00e8 l\u2019impatto artificialmente prodotto da quella mega centrale su una lunghissima fascia costiera salentina a sud di Brindisi, la cui accelerazione e amplificazione erosiva condiziona le stesse politiche del turismo. Di fatti, ormai sempre pi\u00f9 spesso viene segnalata l\u2019allarmante progressiva erosione della costa, da Campo di Mare a Torre San Gennaro, fino a Lido Presepe, Lido Cipolla, Lendinuso, Casalabate e oltre, ora addebitata alle sempre pi\u00f9 frequenti violente mareggiate invernali ora alla mancanza di barriere frangiflutto dalle marine di Torchiarolo in poi. 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