{"id":186198,"date":"2021-04-13T10:17:27","date_gmt":"2021-04-13T08:17:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=186198"},"modified":"2021-04-13T21:22:30","modified_gmt":"2021-04-13T19:22:30","slug":"macchia-cgil-la-risocializzazione-nel-regime-detentivo-un-obiettivo-possibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/macchia-cgil-la-risocializzazione-nel-regime-detentivo-un-obiettivo-possibile\/","title":{"rendered":"Macchia (CGIL): &#8220;La risocializzazione nel regime detentivo: un obiettivo possibile?&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIl fine delle pene non \u00e8 di tormentare ed affliggere un essere sensibile. Il fine non \u00e8 altro che d&#8217;impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali\u201d.<br \/>\nCos\u00ec scriveva Cesare Beccaria ne \u201cDei delitti e delle pene\u201d oltre 350 anni fa. La lezione di uno dei pi\u00f9 illustri padri del Diritto che l&#8217;umanit\u00e0 abbia avuto pare per\u00f2 essere stata dimenticata per intero, visto lo stato nel quale versano i nostri istituti penitenziari e le condizioni cui sono sottoposti i detenuti ristretti da Nord a Sud, dove come spesso capita le cose vanno peggio che altrove.<br \/>\nLe leggi dello Stato, che prendono ispirazione dalla Costituzione, istituiscono un corretto percorso per chi commette i crimini, garantendo pene commisurate agli errori fatti contro la comunit\u00e0 e attivit\u00e0 mirate a reinserire gli individui nel tessuto sano della societ\u00e0, ma la realt\u00e0 \u00e8 nota a tutti ed \u00e8 fatta di strutture obsolete, fatiscenti, sottodimensionate e sovraffollate, pericolose non solo dal punto di vista strutturale ma proprio da quello del principio che vorrebbe l&#8217;esperienza carceraria come parte del percorso di riabilitazione che deve essere garantito al detenuto.<br \/>\nLa situazione \u00e8 allarmante e Brindisi non sfugge alla statistica generale che vede le case circondariali italiane sicuramente lontane dagli standard che ci si aspetterebbe da un paese civile: la civilt\u00e0 di una nazione si misura anche valutando il trattamento che offre agli essere umani che vengono privati della libert\u00e0 a causa dei loro crimini.<br \/>\nQuando si pensa a un detenuto, l&#8217;immagine che appare nella mente dei pi\u00f9 \u00e8 quella dell&#8217;individuo \u201ccattivo per definizione\u201d, colui che si \u00e8 macchiato di colpe tremende per le quali ogni pena non sembra mai abbastanza: l&#8217;immaginario collettivo, col passare del tempo, ha ceduto al fascino della forca, intesa anche nel senso letterale del termine, abdicando i principi sanciti dal diritto in favore delle peggiori pulsioni di vendetta. La realt\u00e0 dei fatti, per\u00f2, vede una popolazione carceraria variegata, composta per lo pi\u00f9 da indigenti, gente che ha perso il lavoro mossa dalla necessit\u00e0 a delinquere, persone che hanno sbagliato e che potrebbero essere recuperate a pieno con un piccolo sforzo educativo prima che punitivo. Di tutti ma di loro in particolare non ci si deve dimenticare: dare un&#8217;opportunit\u00e0 anche dietro le sbarre \u00e8 un dovere morale di uno Stato di diritto.<br \/>\nIl carcere di via Appia ha fatto la storia della citt\u00e0, essendo situato nel cuore di essa: i suoi quasi 100 anni si vedono e si sentono tutti e, secondo noi, \u00e8 giunto il momento di pensionare la casa circondariale sia fisicamente che filosoficamente per passare a un modello radicalmente diverso, in cui al detenuto venga concesso di scontare la sua pena secondo i principi del diritto magistralmente descritti dalla penna di Beccaria.<br \/>\nPu\u00f2 suonare strano, ma a Brindisi abbiamo tutto per compiere questa rivoluzione nel paradgima della detenzione: l&#8217;alternativa a via Appia si trova a pochi chilometri dal centro abitato, in una struttura enorme e abbandonata da quasi 30 anni che periodicamente ritorna al centro del dibattito pubblico che, alla fine, si avviluppa su se stesso auto fagocitandosi.<br \/>\nL&#8217;associazione \u201cSalute pubblica\u201d, sempre attenta e propositiva sui temi che a volte ingiustamente vengono relegati in fondo all&#8217;agenda delle istituzioni locali e centrali, ha lanciato una proposta che come Cgil ci sentiamo di sposare, condividere, promuovere e rilanciare: evacuare e riconvertire a un differente uso l&#8217;attuale struttura detentiva e trasferire la popolazione carceraria in una parte della ex-base Nato che offre possibilit\u00e0 per ora inesplorate anche per iniziative imponenti come potrebbe essere questa.<br \/>\nL&#8217;ex base Nato di Brindisi, rilanciano da \u201cSalute pubblica\u201d a sostegno della fattibilit\u00e0 della tesi, non \u00e8 pi\u00f9 attiva dal 1993 ed \u00e8 in carico all\u2019Agenzia del Demanio che nel 2007 ha ceduto a titolo gratuito il 20% dell&#8217;area una volta militare all\u2019 UNCHR, l&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Parliamo di 160 ettari, con 260 immobili: una vera e propria citt\u00e0 da anni dismessa e abbandonata che, grazie a questa idea, potrebbe diventare uno dei fiori all&#8217;occhiello del nostro territorio.<br \/>\nIl progetto, per ora solo nella testa di chi l&#8217;ha pensato, sembra rasentare la fantascienza per quello che la nostra terra ha sempre conosciuto ma, in realt\u00e0, la fattibilit\u00e0 dell&#8217;idea \u00e8 molto pi\u00f9 di una suggestione.<br \/>\nGli spazi a disposizione dell&#8217;ex base Nato garantirebbero la svolgimento di quelle attivit\u00e0 essenziali per la riabilitazione e il reinserimento degli ospiti che non devono essere pensati come dei pesi per la societ\u00e0 ma come esseri umani a cui offrire percorsi impossibili da implementare nell&#8217;attuale casa circondariale il cui destino, per non lasciare nulla al caso, dovrebbe essere quello della riconversione ad altri usi.<br \/>\nBrindisi, in questo modo, potrebbe diventare il modello di un altro carcere possibile, un faro dei diritti civili e un laboratorio per sperimentare politiche carcerarie viste gi\u00e0 altrove ma lontane anni luce dalla realt\u00e0 desolante degli istituti italiani.<br \/>\nNei fatti, poi, non ci stiamo inventando nulla: Beccaria, oltre tre secoli fa, ci ha gi\u00e0 indicato la strada. Ora, tocca a noi tracciarla e seguirla. E sarebbe pure ora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Antonio Macchia<\/strong><br \/>\n<strong>Segretario Generale CGIL Brindisi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl fine delle pene non \u00e8 di tormentare ed affliggere un essere sensibile. Il fine non \u00e8 altro che d&#8217;impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali\u201d. Cos\u00ec scriveva Cesare Beccaria ne \u201cDei delitti e delle pene\u201d oltre 350 anni fa. La lezione di uno dei pi\u00f9 illustri padri del Diritto che l&#8217;umanit\u00e0 abbia avuto pare per\u00f2 essere stata dimenticata per intero, visto lo stato nel quale versano i nostri istituti penitenziari e le condizioni cui sono sottoposti i detenuti ristretti da Nord a Sud, dove come spesso capita le cose vanno peggio che altrove. 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