{"id":200392,"date":"2022-03-28T14:54:30","date_gmt":"2022-03-28T12:54:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=200392"},"modified":"2022-04-08T15:34:33","modified_gmt":"2022-04-08T13:34:33","slug":"la-storia-di-brindisi-attraverso-documenti-originali-martedi-29-dalle-10-la-lezione-della-dott-ssa-di-rocco-anche-in-diretta-streaming","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/la-storia-di-brindisi-attraverso-documenti-originali-martedi-29-dalle-10-la-lezione-della-dott-ssa-di-rocco-anche-in-diretta-streaming\/","title":{"rendered":"La storia di Brindisi attraverso documenti originali: marted\u00ec 29 dalle 10 la lezione della Dott.ssa Di Rocco anche in diretta streaming"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-200393\" src=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Le-fonti-della-storia-di-Brindisi-1-262x300.jpg\" alt=\"\" width=\"262\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Le-fonti-della-storia-di-Brindisi-1-262x300.jpg 262w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Le-fonti-della-storia-di-Brindisi-1-895x1024.jpg 895w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Le-fonti-della-storia-di-Brindisi-1-768x879.jpg 768w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Le-fonti-della-storia-di-Brindisi-1-1343x1536.jpg 1343w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Le-fonti-della-storia-di-Brindisi-1-1790x2048.jpg 1790w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Le-fonti-della-storia-di-Brindisi-1.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 262px) 100vw, 262px\" \/>Prosegue il ciclo di lezioni, dal titolo \u201cSe la storia va a teatro\u201d, ideato e promosso dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi. Prossimo appuntamento marted\u00ec 29 marzo nelle sale della Biblioteca arcivescovile \u201cAnnibale De Leo\u201d, con la storia di Brindisi vista da un punto di vista originale, quello dei documenti originali &#8211; pergamene e quotidiani &#8211; ivi conservati.<\/p>\n<p>La lezione, a cura della direttrice della Biblioteca, Katiuscia Di Rocco, sar\u00e0 trasmessa in diretta streaming &#8211; dalle ore 10 alle 11 &#8211; sulla pagina Facebook della Fondazione ed \u00e8 organizzata con il sostegno della Regione Puglia, nell\u2019ambito del finanziamento \u00abFSC 14-20: Patto per la Puglia. Custodiamo la Cultura In Puglia 2021 &#8211; Misure di sviluppo per lo spettacolo e le attivit\u00e0 culturali &#8211; D.G.R. n. 1570\/2020 &#8211; A.D. 499\/2020\u00bb.<\/p>\n<p>Un cammino che inizia dall\u2019XI secolo, passaggio dall\u2019alto al tardo Medioevo, quindi attraversa la storia medievale, moderna e contemporanea della citt\u00e0, fino a giungere ai grandi avvenimenti del secolo scorso. Un lungo compendio di memorie, di restauri e di dominazioni che fa luce sulla funzione della citt\u00e0 nel tempo, sui periodi di prosperit\u00e0 e di decadenza, sulle cadute e sullo splendore, sulla strategicit\u00e0 nella grande piazza d\u2019armi e mercantile del Mediterraneo. Il filo scorre nella storia e Brindisi rimane nel grembo del suo porto, illuminata dalle civilt\u00e0 e oscurata dall\u2019abbandono e dalle devastazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Agli inizi dell&#8217;XI secolo, il protospatario Lupo, governatore militare bizantino, avvi\u00f2 un programma di ricostruzione della citt\u00e0 dopo secoli di abbandono, come documenta l\u2019epigrafe posta alla base della colonna romana superstite (\u201cLupo Protospata, illustre pio e splendido per le azioni benefiche, ricostru\u00ec dalle fondamenta questa citt\u00e0, che gli Imperatori magnifici e benigni\u2026\u201d). Brindisi fu conquistata dal normanno Roberto il Guiscardo una prima volta nel 1060 e poi, definitivamente, nel 1071. Nell\u2019XI secolo fu attaccata da Bizantini e Veneziani: divenne citt\u00e0 demaniale sotto Ruggero II e fior\u00ec per cultura e commerci. Il suo porto divenne importante scalo per l\u2019Oriente e base di partenza di pellegrini e crociati. Federico II di Svevia le concesse molti privilegi (costru\u00ec la rocca, concesse la zecca, ecc.). Con gli Angioini fu ingrandito il porto e costruito un arsenale, ma la citt\u00e0 dovette subire le ripercussioni delle lotte dinastiche. Sotto gli Aragonesi fu costruita la fortezza esterna dell\u2019isola Sant\u2019Andrea: ma per proteggere la citt\u00e0 dalle scorrerie dei Turchi fu ostruito il canale del porto e soffocata cos\u00ec la sua via marittima. Distrutta da un terremoto nel 1456, fu riedificata da Ferdinando I d\u2019Aragona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dal 1496 al 1509 appartenne a Venezia. Sotto il dominio spagnolo inizi\u00f2 la decadenza: il porto fu abbandonato, con una gravissima crisi economica e demografica: alle rivolte popolari del 1554 e del 1647 i nuovi padroni risposero con la repressione. Solo nel 1775, sotto Ferdinando IV di Borbone, fu riattivato da Andrea Pigonati il canale d\u2019uscita del porto interno, che ancora ne porta il nome, e furono risanate le paludi adiacenti alla citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, Brindisi conobbe una rinascita solo con la sua annessione all\u2019Italia e specialmente con l\u2019apertura del Canale di Suez (1869) e il rifiorire del movimento mercantile con l\u2019Oriente. Dal 1870 al 1914 fu il porto d\u2019imbarco della Valigia delle Indie, la principale comunicazione tra l\u2019Europa Occidentale e l\u2019Oriente. Durante la guerra 1915-18 la posizione di Brindisi, quale unico porto sicuro della sponda italiana dell\u2019Adriatico, permise di farne la base naturale delle operazioni militari su quel mare. Il porto fu quindi attrezzato in rapporto alle esigenze militari e divenne base della flotta italiana e delle navi alleate che operavano nel basso Adriatico. Nel 1927 la citt\u00e0 venne elevata a capoluogo di provincia. Il suo porto conobbe un altro periodo di intensa attivit\u00e0 negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, durante l\u2019occupazione e l\u2019annessione dell\u2019Albania all\u2019Italia; anche l\u2019aeroporto assunse importanza per i collegamenti con l\u2019Albania, la Grecia e la Turchia, e come scalo delle linee inglesi e olandesi. La citt\u00e0 sub\u00ec qualche bombardamento aereo durante la campagna di Grecia, con danni alle zone adiacenti al porto e alla stazione ferroviaria. Il 10 settembre 1943 vi si rifugiarono il re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio, e Brindisi divenne sede del governo italiano fino al febbraio 1944 quando si trasfer\u00ec a Salerno. Il porto si conferma ago del destino, a volte approdo di salvezza, come fu per i profughi ebrei, in prevalenza italiani, sbarcati a Brindisi all\u2019alba del 29 novembre 1956 dopo l\u2019espulsione dall\u2019Egitto di Nasser a seguito della \u201ccrisi di Suez\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Ufficio Stampa &amp; Comunicazione<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>Fondazione Nuovo Teatro Verdi &#8211; Brindisi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prosegue il ciclo di lezioni, dal titolo \u201cSe la storia va a teatro\u201d, ideato e promosso dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi. Prossimo appuntamento marted\u00ec 29 marzo nelle sale della Biblioteca arcivescovile \u201cAnnibale De Leo\u201d, con la storia di Brindisi vista da un punto di vista originale, quello dei documenti originali &#8211; pergamene e quotidiani &#8211; ivi conservati. 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