{"id":201751,"date":"2022-05-10T19:27:38","date_gmt":"2022-05-10T17:27:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=201751"},"modified":"2022-05-10T19:27:38","modified_gmt":"2022-05-10T17:27:38","slug":"associazione-compagni-di-strada-e-casa-betania-una-storia-di-accoglienza-che-dura-da-24-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/associazione-compagni-di-strada-e-casa-betania-una-storia-di-accoglienza-che-dura-da-24-anni\/","title":{"rendered":"Associazione Compagni di Strada e Casa Betania: una storia di accoglienza che dura da 24 anni"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-201757\" src=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/CasaBetania2-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/CasaBetania2-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/CasaBetania2-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/CasaBetania2-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/CasaBetania2-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/CasaBetania2-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>In un periodo in cui si parla sempre pi\u00f9 di accoglienza e di apertura verso il prossimo, ci piace raccontare la nostra storia, iniziata a Brindisi sul finire degli anni \u201990, che prosegue ogni giorno, grazie allo slancio ed all\u2019entusiasmo di un manipolo di volontari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le origini<br \/>\nCerte storie iniziano \u201cper un caso\u201d, ma non sempre \u201cper caso\u201d. E cos\u00ec \u00e8 accaduto per Casa Betania. Due fatti di cronaca avvenuti in tempi ravvicinati scossero, nei primi anni 90, la vita cittadina. Due senzatetto morirono in circostanze simili: uno per assideramento, l\u2019altro bruciato mentre dormiva in un tubo di cemento che aveva scelto come sua dimora nei pressi del canale Li Patri, il canalicchio. La comunit\u00e0 parrocchiale di San Vito Martire, al rione Commenda, allora guidata da don Peppino Apruzzi, da tempo si andava formando sui temi della Carit\u00e0, della giustizia sociale, dei diritti. Questi casi determinarono un punto di svolta tra coloro che seguivano questo cammino: non si poteva accettare che due persone morissero per strada, di freddo e di stenti nell\u2019indifferenza generale. Si doveva agire con coraggio e dare un segno e il segno fu la costituzione dell\u2019associazione Compagni di strada che aveva ed ha ancora oggi a distanza di 24 anni il suo luogo operativo in Casa Betania.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Casa Betania, lo spazio fisico e lo spazio umano<br \/>\nIl nome scelto denuncia la sua radice evangelica. Betania era il villaggio della casa degli amici di Ges\u00f9: Marta Maria e Lazzaro. Era lo spazio dell\u2019accoglienza fraterna, il luogo del recupero delle forze, dell\u2019ascolto, del riposo prima di riprendere il cammino. E questo \u00e8 lo spirito di Casa Betania: non un dormitorio o un rifugio o una \u201cstruttura\u201d (come si usa dire) ma una casa, un posto semplice e accogliente, caldo e rassicurante dove non si trova solo un letto pulito e un pasto caldo, ma persone che ascoltano, accompagnano per un tratto di strada, aiutano a riprendere le forze per ricominciare, offrono un\u2019opportunit\u00e0 per ripartire. Nei primi anni la casa era costituita da due stanzoni con una piccola cucina e il bagno, oggi occupa un triplo appartamento (reso unico) adeguato negli spazi e nei servizi.<br \/>\nLa casa, al piano terra di un grande condominio (anche questo \u00e8 un segno e una conquista), \u00e8 spaziosa e comoda, ordinata e semplice negli arredi: 3 camere con 4 letti e due bagni nella zona dedicata agli uomini, 2 camere con 4 letti e 1 bagno per le donne, cucina, lavanderia, dispensa, ufficio, camera per il volontario di notte, 2 spazi comuni di soggiorno, cortile e terrazzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I Volontari<br \/>\nNessuno dei volontari di Casa Betania \u00e8 un esperto, non ci sono psicologi, sociologi, assistenti sociali, solo persone attente, cordiali, disponibili, ciascuno per la sua parte, ad accompagnare queste persone nei vari bisogni che manifestano. Suddivisi in turni settimanali si occupano di tutto: l\u2019accoglienza, l\u2019ascolto, la cucina, la spesa, il guardaroba, la pulizia, gli aspetti burocratici e sanitari, in un clima sereno e collaborativo. L\u2019unica competizione \u00e8 quella nel\u2026fare bene il bene. Molte volte capita che i volontari che si accostano a Casa Betania siano essi stessi bisognosi di ascolto e di amicizia e allora Casa Betania diventa anche terapeutica per tante solitudini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli ospiti<br \/>\nChi bussa alla porta di Casa Betania? La pi\u00f9 varia umanit\u00e0! Stranieri e italiani, uomini e donne, bambini, giovani e anziani!<br \/>\nNegli anni, gli ospiti stranieri che sono arrivati hanno descritto, nel loro avvicendarsi, i cambiamenti geopolitici che avvenivano nel mondo: albanesi, rumeni, pakistani e afghani, bengalesi, siriani, ancora afghani e poi gli africani dal Senegal, dalla Nigeria, dal Ghana, dal Burkina Faso\u2026 tutti con il loro carico di fatiche, di sofferenze, ma anche di coraggio e di speranza. E le badanti dell\u2019est Europa, con le loro numerose valigie, negli intervalli tra un servizio e l\u2019altro. Il popolo dei migranti che lascia la propria terra per vari motivi, mai per turismo o avventura, in cerca di un futuro dignitoso.<br \/>\nGli italiani che si presentano a Casa Betania sono spesso uomini soli, separati che non riescono a mantenere due nuclei familiari, sfrattati, disoccupati e questi sono i casi pi\u00f9 difficili perch\u00e9 insieme alla casa o al lavoro hanno perso la speranza di potersi riprendere, ed anche le istituzioni faticano a dare loro aiuti che non siano puramente assistenziali. Pi\u00f9 raramente e sempre per periodi molto brevi, arrivano i classici clochard che, per tanti casi della vita, hanno scelto la strada, la libert\u00e0, la solitudine, il nomadismo come forma di vita, poi i pellegrini che, zaino in spalla, percorrono le vie della fede. Volti, nomi, storie segnati nei registri, ma anche e soprattutto nel ricordo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alcune Storie<br \/>\nOgni passaggio lascia il segno, a volte superficiale, a volte forte e duraturo e tutte le storie meriterebbero uno spazio. Lo storico Antonio, ospitato per anni, con una forte dipendenza dall\u2019alcool, raccolto e riportato dalle panchine, dal pronto soccorso, dalla stazione, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, fino alla disintossicazione e alla sistemazione in una struttura protetta. Oggi Antonio non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ma ha vissuto gli ultimi anni seguito dignitosamente e accompagnato dall\u2019amicizia di Casa Betania.<br \/>\nJibba, un diciannovenne gambiano con seri disturbi comportamentali, forte come un bue, ma fragile e impaurito. Un\u2019accoglienza difficile che avrebbe richiesto interventi specifici, ma che si \u00e8 risolto positivamente grazie alla tenacia di chi ha insistito perch\u00e9 le istituzioni si facessero carico di questo \u201ccaso\u201d. Jibba \u00e8 entrato in una comunit\u00e0, ora sta bene, ha raggiunto un buon equilibrio, parla bene l\u2019italiano, \u00e8 tornato a trovare la sua famiglia in Africa, \u00e8 rientrato e non manca mai di mandare messaggi e foto per dirci che sta bene. Questa storia mette in evidenza un\u2019emergenza che si sta delineando, quella dei disturbi psichici che sempre pi\u00f9 si presentano tra i migranti sottoposti a stress, violenze, ingiustizie.<br \/>\nEd ancora Arshad pakistano, che ha passato la cinquantina, nel frattempo sua moglie \u00e8 morta, gli resta lo scopo della sua vita: far laureare i figli, e per questo lavora instancabilmente in un ristorante di Taranto dove \u00e8 apprezzato per la sua onest\u00e0 e laboriosit\u00e0.<br \/>\nE Amin avvocato siriano di Aleppo, appartenente ad una famiglia di intellettuali, ha visto la sua antica citt\u00e0 rasa al suolo, la famiglia dispersa, evaso dal carcere dove era sta rinchiuso perch\u00e9 dissidente col governo di Assad. Vicissitudini, contrattempi, ritardi nella sua storia in Italia, oggi vive in Moldavia con la moglie e il suo bambino.<br \/>\nEd infine Anwar afghano, incastrato dai suoi stessi connazionali in una storia di traffico di clandestini e riabilitato nel processo, che arriva a Casa Betania sventolando il documento che lo proscioglie definitivamente dalle accuse. Oggi Anwar \u00e8 capocuoco in un noto ristorante\/sala cerimonie della provincia, campione di intaglio di frutta, si \u00e8 ricongiunto con la moglie ed \u00e8 pienamente integrato nella comunit\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La rete<br \/>\nDa qualche anno a questa parte, la complessit\u00e0 delle situazioni, i numeri sempre pi\u00f9 elevati, le esigenze di controllo da parte delle autorit\u00e0 hanno reso necessario che l\u2019attivit\u00e0 di accoglienza si svolgesse in rete con le istituzioni: Prefettura, Questura, Carabinieri, Amministrazione comunale, Servizi sociali, ASL ed altre realt\u00e0 associative presenti sul territorio. I rapporti sono di piena collaborazione e di fiducia, purtroppo la burocrazia \u00e8 soffocante e complicata, a volte incomprensibile e mal si adatta a risolvere questioni che richiedono interventi immediati: una famiglia sfrattata con bambini, una donna che sfugge a violenze domestiche, un anziano solo dimesso dall\u2019ospedale. Casa Betania, nei limiti degli spazi di cui dispone, spesso interviene nell\u2019immediato. Le emergenze purtroppo sono tante e per definizione si presentano inattese, allora si entra in un\u2019altra dimensione che non \u00e8 pi\u00f9 quella di Casa Betania, e richiederebbe una programmazione e una sistematicit\u00e0 che ancora oggi non esiste.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I fondi<br \/>\nLa prima risorsa sono gli stessi volontari che offrono il servizio gratuitamente e generosamente per circa 20 ore al giorno dalle 15,30 alle 8.00 del mattino successivo avvicendandosi in turni settimanali. La seconda risorsa importante \u00e8 l\u2019apporto riveniente dal 5&#215;1000 che tanti amici e conoscenti ci assegnano. A questo proposito segnaliamo il nostro Codice Fiscale 91015140741 da indicare nella dichiarazione dei redditi, che insieme alla firma non costa nulla.<br \/>\nLa terza risorsa \u00e8 costituita dagli aiuti alimentari dell\u2019AGEA. Ed infine c\u2019\u00e8 l\u2019imponderabile e sorprendente risorsa della Provvidenza che \u00e8 molto pi\u00f9 concreta di quanto non si pensi e ha mani e nomi, si chiama Forno Cucinelli, bar Blu Moon, pizzeria Giglio, Ipercoop, e spesso non ha neanche un nome, \u00e8 la parrocchia, una vicina del condominio, un pensionato, una coppia di sposi, una scolaresca, una famiglia che ha subito un lutto\u2026 e sceglie di fare un gesto di carit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Casa Betania<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un periodo in cui si parla sempre pi\u00f9 di accoglienza e di apertura verso il prossimo, ci piace raccontare la nostra storia, iniziata a Brindisi sul finire degli anni \u201990, che prosegue ogni giorno, grazie allo slancio ed all\u2019entusiasmo di un manipolo di volontari. &nbsp; Le origini Certe storie iniziano \u201cper un caso\u201d, ma non sempre \u201cper caso\u201d. E cos\u00ec \u00e8 accaduto per Casa Betania. Due fatti di cronaca avvenuti in tempi ravvicinati scossero, nei primi anni 90, la vita cittadina. Due senzatetto morirono in circostanze simili: uno per assideramento, l\u2019altro bruciato mentre dormiva in un tubo di cemento che aveva scelto come sua dimora nei pressi del canale Li Patri, il canalicchio. La comunit\u00e0 parrocchiale di San Vito Martire, al rione Commenda, allora guidata da don Peppino Apruzzi, da tempo si andava formando sui temi della Carit\u00e0, della giustizia sociale, dei diritti. 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