{"id":20753,"date":"2014-08-27T16:20:32","date_gmt":"2014-08-27T14:20:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=20753"},"modified":"2014-08-27T17:15:09","modified_gmt":"2014-08-27T15:15:09","slug":"si-democrazia-il-futuro-della-citta-tra-proposte-datate-e-un-porto-che-non-riparte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/si-democrazia-il-futuro-della-citta-tra-proposte-datate-e-un-porto-che-non-riparte\/","title":{"rendered":"Si Democrazia: &#8220;il futuro della citta&#8217; tra proposte datate e un porto che non riparte&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Leggiamo con grande attenzione e curiosit\u00e0 l\u2019intervento di Federico Pirro, docente di Storia dell\u2019Industria e di Storia dell\u2019Industria editoriale contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Bari. L\u2019articolo si sviluppa nel tentativo di convincere i sindacati e i pi\u00f9, che l\u2019industria, di qualunque natura, sia l\u2019unica strada che consentirebbe a Brindisi una adeguata crescita economica. Crescita economica, finora combattuta e avversata da alcuni politici locali e nazionali.<br \/>\nPer rispetto dei lettori e dei cittadini, pensiamo che sia necessario staccarsi dal mondo delle opinioni e vedere, statistiche alla mano (se ce ne fosse ancora bisogno), la situazione complessiva di Brindisi, figlia di decenni di politiche tendenti verso un industrialismo esasperato senza futuro. Pochi forse sanno che appena si esce dal centro del capoluogo, esiste una seconda citt\u00e0 pi\u00f9 grande dell\u2019originale, che per\u00f2 soddisfa solo un\u2019esigua parte dei brindisini, al netto dell\u2019enorme spazio occupato (lasciando perdere momentaneamente l\u2019inquinamento certificato).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Analizzando il tessuto sociale della citt\u00e0, emerge una prima inesattezza con quanto riportato nell\u2019articolo: si afferma, infatti, che la crescita della citt\u00e0 \u00e8 lenta a causa della mancata industrializzazione: Brindisi non solo non ha una crescita lenta ma \u00e8 in caduta libera da pi\u00f9 di 20 anni. La testimonianza, oltre che nel portafogli delle famiglie, si ha nella popolazione che \u00e8 scesa di ben 7000 unit\u00e0 negli ultimi decenni.<\/p>\n<p>Il motivo di questo calo \u00e8 presto detto: la citt\u00e0 viaggia con tassi di disoccupazione elevatissimi, quasi al triplo delle medie nazionali con una disoccupazione maschile che si attesta intorno al 28%, senza contare le persone disoccupate che non rientrano nei percorsi di raccolta della provincia e nel numero impressionante di laureati sotto i 35 anni assenti dalla citt\u00e0. Se i dati nazionali affermano che la disoccupazione giovanile si attesta intorno al 40%, \u00e8 probabile ritenere che nel capoluogo messapico la situazione sia ben pi\u00f9 drammatica, con pochissimi eguali in Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dov\u2019\u00e8 quindi il beneficio prodotto dal vastissimo sistema industriale cittadino? Risulta anche tendenzioso attribuire agli \u201cecologisti\u201d una campagna di criminalizzazione dell\u2019immagine di alcuni compartimenti industriali presenti in loco. Sarebbe utile conoscere l\u2019opinione sulle torce \u201csicure\u201d accese per giorni, sulle delicate scie di aria color marrone che volteggiano sulle teste dei brindisini,sul puzzo irrespirabile in alcune zone; e magari sul dramma delle mamme brindisine che portano in corpo tracce di PVC.<\/p>\n<p>Non continuiamo per non essere pedanti ma, davanti a tali elementi, non si pu\u00f2 nascondere la testa sotto la sabbia. La citt\u00e0 sta vivendo uno dei peggiori periodi di crisi che abbia mai caratterizzato la sua storia millenaria. Forse, \u00e8 proprio questo l\u2019errore compiuto dai politici?<\/p>\n<p>Aver svenduto tradizioni, territori e l\u2019economia locale in nome di grandi colossi che, una volta finito di sfruttare il territorio, lasciano solo i fantasmi delle loro promesse? Guardandoci a nord, a sud, ci rendiamo conto di esser, insieme a Taranto, la citt\u00e0 pi\u00f9 industrializzata della Puglia e, guarda caso, la pi\u00f9 povera. Il reddito pro-capite di un brindisino si attesta intorno ai 9000 euro, contro i 13,500 di Lecce e i 12.500 di Bari, citt\u00e0 in cui l\u2019industrializzazione ha lasciato il posto ai valori locali territoriali, sviluppando brand conosciuti a livello Europeo. Potremmo investire sulla ricerca, sull\u2019industria avanzata, sull\u2019aeronautica, sulle tradizioni e l\u2019artigianato locale, riprenderci territori adesso inaccessibili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Perch\u00e9, invece, si continua ad invocare disastrose e ottocentesche politiche industriali e tenere la citt\u00e0 sotto il costante ricatto occupazionale? Vogliamo che i numerosi turisti che scendono a Bari e Lecce conoscano Brindisi come la citt\u00e0 del carbone e della torce notturne?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il sindacato, oltre a respingere al mittente suggerimenti e lezioni, molte pi\u00f9 opportune in altra sede, e a suggerire per questa citt\u00e0, finalmente, un condivisibile atteggiamento costruttivo e senza conflitti, ha posto l\u2019accento su un argomento della massima importanza per la nostra economia: il porto, per il quale \u00e8 stato convocato con urgenza un consiglio straordinario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siamo, purtroppo, oramai abituati alla convocazione di consigli comunali urgenti per deliberare su questioni di vitale importanza per il territorio e la sua economia in \u201czona Cesarini\u201d. Sarebbe invece molto pi\u00f9 opportuno, e probabilmente pi\u00f9 efficace, affrontare tali questioni per tempo: sul porto, di tempo ce ne \u00e8 stato ad abundantiam: che fine ha fatto la proposta di S\u00ec Democrazia di costituire un gruppo di lavoro che monitorasse l\u2019evolversi della vicenda all\u2019esame del ministro Lupi e di quella avanzata dal Propeller Club? Il Ministro Lupi \u00e8 stato ospite del leader di un gruppo che appoggia la maggioranza, si \u00e8 approfittato di tale occasione per discutere di questo problema?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di un accorpamento al porto barese sembra una annessione, visto che per l\u2019autorit\u00e0 portuale brindisina \u00e8 prevista la soppressione. Sicuramente l\u2019economia del nostro porto servir\u00e0 a rimpinguare le casse di quella barese. Si porr\u00e0, a nostro avviso, una definitiva pietra tombale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sembra ovvio che in consiglio comunale voteremo a favore e in difesa del nostro porto ma ci dissociamo con forza dalla metodologia con la quale si \u00e8 affrontato il problema, un modo che dimostra tutta la inadeguatezza ad affrontare tematiche di una certa rilevanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>S\u00ec Democrazia<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggiamo con grande attenzione e curiosit\u00e0 l\u2019intervento di Federico Pirro, docente di Storia dell\u2019Industria e di Storia dell\u2019Industria editoriale contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Bari. L\u2019articolo si sviluppa nel tentativo di convincere i sindacati e i pi\u00f9, che l\u2019industria, di qualunque natura, sia l\u2019unica strada che consentirebbe a Brindisi una adeguata crescita economica. Crescita economica, finora combattuta e avversata da alcuni politici locali e nazionali. Per rispetto dei lettori e dei cittadini, pensiamo che sia necessario staccarsi dal mondo delle opinioni e vedere, statistiche alla mano (se ce ne fosse ancora bisogno), la situazione complessiva di Brindisi, figlia di decenni di politiche tendenti verso un industrialismo esasperato senza futuro. 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