{"id":207657,"date":"2023-04-12T12:13:31","date_gmt":"2023-04-12T10:13:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=207657"},"modified":"2023-04-12T12:13:31","modified_gmt":"2023-04-12T10:13:31","slug":"sergio-castellitto-al-nuovo-teatro-verdi-con-il-suo-zorro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/sergio-castellitto-al-nuovo-teatro-verdi-con-il-suo-zorro\/","title":{"rendered":"Sergio Castellitto al Nuovo Teatro Verdi con il suo &#8220;Zorro&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 uno strepitoso <strong>Sergio Castellitto<\/strong> a chiudere la stagione di prosa del <strong>Nuovo Teatro Verdi<\/strong> di <strong>Brindisi<\/strong>, <strong>mercoled\u00ec 19 aprile<\/strong> con sipario alle <strong>ore 20.30<\/strong>, con \u201c<strong>Zorro. Un eremita sul marciapiede<\/strong>\u201d dal romanzo breve di <strong>Margaret Mazzantini<\/strong>. Biglietti disponibili in botteghino e online alla pagina <strong><a href=\"https:\/\/rebrand.ly\/Zorro\">rebrand.ly\/Zorro<\/a><\/strong>. <strong>Info T. 0831 562 554<\/strong> e <strong><a href=\"mailto:botteghino@nuovoteatroverdi.com\">botteghino@nuovoteatroverdi.com<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In scena l\u2019attore e regista dar\u00e0 vita a uno <strong>Zorro<\/strong> lontano dall\u2019ottocentesco eroe mascherato uscito dalla fantasia di <strong>Johnston McCulley<\/strong>. Sar\u00e0, infatti, un clochard che racconta la storia della sua vita e delle scelte che lo hanno portato a vivere sulla strada. Il dialogo interiore di un uomo ai margini della societ\u00e0, capace di vedere la realt\u00e0 osservando la vita delle persone \u201cnormali\u201d. Capace di rappresentare attraverso un \u201callegro filosofare\u201d il \u201csale della vita\u201d, la complessit\u00e0 e l\u2019imprevedibilit\u00e0 dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c<strong>Zorro<\/strong>\u201d \u00e8 la narrazione di \u201cun uomo di viaggio\u201d, con una storia come tante, con un percorso comune a tutti noi. Una persona irregolare fatta di fragilit\u00e0 e compressa dalle convenzioni che la societ\u00e0 ci impone. La sua \u00e8 una vita precaria, che tuttavia riflette la provvisoriet\u00e0 interiore di ciascuno di noi. Il personaggio ripercorre i momenti che lo hanno portato a fare del marciapiede la propria dimensione esistenziale, perch\u00e9 vivere ai margini del \u201cmondo normale\u201d \u00e8 stata una sua scelta, dopo un percorso solitario, a tratti sofferto. Il suo racconto si divide in un prima e un dopo e con un punto di non ritorno rappresentato da un incidente a causa del quale un uomo perder\u00e0 la vita. Prima un\u2019esistenza comune a molti di noi: un lavoro, una casa, una macchina, una moglie. Dopo la perdita totale: amici, amore, famiglia, ogni aspetto materiale della vita, insomma tutto ci\u00f2 che sarebbe inconcepibile non avere in quella che \u00e8 definita normalit\u00e0, eccetto la dignit\u00e0. Nonostante la durezza di vivere senza una casa, senza la sicurezza di un tetto o l\u2019affetto di una famiglia, <strong>Zorro<\/strong> decide di non chiedere nulla e non accettare elemosine per preservare la sua dignit\u00e0: in fin dei conti quella \u201cnon \u00e8 una tessera\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In compenso ritrova una libert\u00e0 impensabile nella societ\u00e0 civile, quella di poter dire tutto, senza filtri, e di confessare verit\u00e0 che spesso celiamo per conformarci ai clich\u00e9, decidendo di non tornare alla sua vita precedente. Proprio sulla strada inizia la sua seconda vita, ed \u00e8 proprio l\u00ec che sceglie di ritrovare se stesso. <strong>Zorro<\/strong> se ne sta in disparte, su una panchina, invisibile e insignificante al nostro sguardo. Ci restituisce il suo punto di vista, permeato da questa libert\u00e0 di guardare in faccia le persone. Senza remore e senza paura. E con in pi\u00f9 quell\u2019elemento rarefatto che a tutti manca: il tempo. Per camminare, per assaporare il silenzio, per osservare la nostra frenesia nel vederci correre da una parte all\u2019altra. Non ha bisogno di misurare il tempo, di pianificare ogni minuto, perch\u00e9 tanto \u201cla vita \u00e8 un giorno\u201d. <strong>Zorro<\/strong> \u00e8 un antieroe, la coscienza del nostro tempo che il tempo non deforma, la lascia incorrotta e capace di restituire una fotografia obiettiva della societ\u00e0. Un occhio al di fuori della bolla contaminata, una voce ripulita del caos universale che attraversa le nostre esistenze. La vita \u00e8 una giostra, ci dice <strong>Zorro<\/strong>. Bisogna saperci stare, accettare i cambiamenti, gli imprevisti, ma anche le gioie, i successi. Ma soprattutto, \u00e8 necessario stare bene con le proprie scelte, percorrere la propria strada, con dignit\u00e0 e libert\u00e0. Anche la musica fa da contorno al viaggio. E come poteva essere diversamente. \u201c<strong>Vecchio Frack<\/strong>\u201d di <strong>Domenico Modugno<\/strong> apre il varco per il senso della mimesi, e poi \u201c<strong>La sera dei miracoli<\/strong>\u201d di <strong>Lucio Dalla<\/strong>\u201d e ancora \u201c<strong>Mio fratello \u00e8 figlio unico<\/strong>\u201d di <strong>Rino Gaetano<\/strong>, che racconta di quella umanit\u00e0 stracciata e vera che si ostina a pensare che in fondo nell\u2019amaro benedettino non sta il segreto della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab<em>Zorro<\/em> &#8211; spiega <strong>Margaret Mazzantini<\/strong> &#8211; <em>mi ha aiutato a stanare un timore che da qualche parte appartiene a tutti. Perch\u00e9 dentro ognuno di noi, inconfessata, incappucciata, c\u2019\u00e8 questa estrema possibilit\u00e0: perdere improvvisamente i fili, le zavorre che ci tengono ancorati al mondo regolare. Chi di noi in una notte di strozzatura d\u2019anima, bavero alzato sotto un portico, non ha sentito verso quel corpo, quel sacco di fagotti con un uomo dentro, una possibilit\u00e0 di se stesso?<\/em>\u00bb. Secondo la scrittrice i barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ci\u00f2 che non hanno, ma anche di tutto ci\u00f2 che ci manca. \u00ab<em>Perch\u00e9 forse ci manca<\/em> &#8211; continua <strong>Mazzantini<\/strong> &#8211; <em>quell\u2019andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso, magari losco, eppure cos\u00ec naturale, cos\u00ec necessario, quel fottersene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell\u2019orologio. Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull\u2019asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande, impegnativo corso<\/em>\u00bb. Perch\u00e9 i barboni, come ricorda l\u2019autrice, \u00ab<em>sono come certi cani, ti guardano e vedi la tua faccia che ti sta guardando, non quella che hai addosso, magari quella che avevi da bambino, quella che hai certe volte che sei scemo e triste<\/em>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 uno strepitoso Sergio Castellitto a chiudere la stagione di prosa del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi, mercoled\u00ec 19 aprile con sipario alle ore 20.30, con \u201cZorro. Un eremita sul marciapiede\u201d dal romanzo breve di Margaret Mazzantini. Biglietti disponibili in botteghino e online alla pagina rebrand.ly\/Zorro. Info T. 0831 562 554 e botteghino@nuovoteatroverdi.com. &nbsp; In scena l\u2019attore e regista dar\u00e0 vita a uno Zorro lontano dall\u2019ottocentesco eroe mascherato uscito dalla fantasia di Johnston McCulley. Sar\u00e0, infatti, un clochard che racconta la storia della sua vita e delle scelte che lo hanno portato a vivere sulla strada. 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