{"id":21437,"date":"2014-09-06T01:04:32","date_gmt":"2014-09-05T23:04:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=21437"},"modified":"2016-07-04T17:56:05","modified_gmt":"2016-07-04T15:56:05","slug":"rammentare-o-dimenticare-il-passato-di-guido-giampietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/rammentare-o-dimenticare-il-passato-di-guido-giampietro\/","title":{"rendered":"Rammentare o dimenticare il passato? Di Guido Giampietro"},"content":{"rendered":"<p><strong>Rammentare o dimenticare il passato?<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>\u00a0\u00a0 Questo \u00e8 il dubbio amletico di oggi, non quello dell\u2019essere o non essere. In altri termini: \u00e8 meglio ricordare tutti \u02d7 o quasi \u02d7 gli eventi della nostra vita oppure lasciare che l\u2019oblio stenda un velo su ci\u00f2 che \u02d7 di buono e cattivo \u02d7 abbiamo fatto?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Friedrich Nietzsche \u00e8 stato uno dei primi ad affermare il diritto all\u2019oblio. In \u201c<em>Considerazioni inattuali<\/em>\u201d scriveva: \u00ab<em>L\u2019uomo invidia l\u2019animale che subito dimentica (\u2026). L\u2019animale vive in modo non storico, poich\u00e9 si risolve nel presente (\u2026). L\u2019uomo invece resiste sotto il grande e sempre pi\u00f9 grande carico del passato (\u2026). Per ogni agire ci vuole oblio: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurit\u00e0. Si deve sapere tanto dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche lo scrittore canadese Emmanuel Kattan (\u201c<em>Il dovere della memoria<\/em>\u201d) ha proposto \u00a0interessanti riflessioni a proposito delle tensioni che ogni anno si producono nell\u2019Irlanda del Nord nei giorni in cui cattolici e protestanti manifestano, gli uni contro gli altri, nel ricordo della vittoria di Guglielmo d\u2019Orange su Giacomo II, cio\u00e8 per fatti di oltre trecento anni fa. Senza voler imporci quasi un \u201cdovere di dimenticare\u201d, scrive Kattan, va detto che \u00e8 impossibile constatare come un\u2019utilizzazione impropria del passato e del sentimento di \u201ccredito\u201d nei confronti della storia\u00a0 perpetui i conflitti e generi di continuo nuovi cicli di violenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma \u00e8 l\u2019austriaco Viktor Mayer-Sch\u00f6nberger che nel saggio \u201c<em>Delete. Il diritto all\u2019oblio nell\u2019era digitale<\/em>\u201d ha affrontato di petto la questione. Considerato un esperto di livello mondiale in politica ed economia dell\u2019informazione, in quest\u2019opera si cimenta con un tema d\u2019importanza cruciale, da qualche anno al centro dell\u2019attenzione dei Garanti per la protezione dei dati personali in Europa e negli Stati Uniti: come possiamo controllare la nostra immagine pubblica in un mondo che rischia di negarci, assieme al diritto alla privacy, anche il \u201cdiritto all\u2019oblio\u201d, vale a dire quelle regole non scritte che, fino a pochi anni fa, consentivano a chiunque di \u201crifarsi una vita\u201d, riscattando il ricordo di eventuali errori commessi in un passato pi\u00f9 o meno lontano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo lo studioso l\u2019avvento del digitale ha sovvertito il principio millenario secondo cui dimenticare \u00e8 la regola e ricordare l\u2019eccezione. L\u2019oblio, per lui, sarebbe una sorta di necessit\u00e0 biologica. Se il cervello non compisse un accurato lavoro di selezione, pescando le informazioni da registrare dalla marea di dati che sommerge i nostri sensi, non potremmo agire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A saperlo non mi sarei roso dall\u2019invidia per quel mostro di Giovanni Pico della Mirandola. Un tizio dotato di una memoria cos\u00ec prodigiosa da poter recitare la <em>Divina Commedia <\/em>a rovescio, cio\u00e8 dall\u2019ultimo verso al primo, dopo averla letta velocemente una sola volta!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una cosa inconcepibile per me che, da studente, incontravo indicibili sofferenze a mandare a memoria i catastrofici versi del Leopardi o i mielosi brani del Manzoni o le astruse formule di chimica\u2026 Quella ripetizione ad alta voce, protratta fino a sera inoltrata, non sortiva, nell\u2019immediato, effetto alcuno. Fortunatamente, al mattino successivo, tutto era inciso nella mente come sul nastro di un magnetofono Geloso. Salvo a dimenticare tutto un istante dopo l\u2019interrogazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Potevo mai immaginare, allora, che Pico della Mirandola era, in fondo in fondo, uno sfigato? E che, al contrario, il mio cervello mi stava facendo il favore di non rimanere sommerso da migliaia di dati? A tutto vantaggio del mio cammino incontro al futuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dunque, ricordare \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 artificiale e anche costosa, in termini di risorse economiche. Eppure ricordare rende la vita pi\u00f9 facile e sicura, permettendoci di fare nostre le conoscenze che altri soggetti, lontani da noi nel tempo e nello spazio, hanno acquisito con l\u2019esperienza.<\/p>\n<p>Per questo abbiamo sviluppato le tecniche di \u201cesteriorizzazione\u201d della memoria: dal linguaggio orale alla scrittura che, attraverso i secoli, si \u00e8 evoluta \u02d7 grazie alla stampa \u02d7 da strumento di ristrette \u00e9lite a prodotto di massa. Fino a giungere alle tecnologie digitali che, in pochi decenni, hanno cambiato tutto il nostro modo di vivere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 infatti possibile duplicare all\u2019infinito testi, immagini, suoni. Per di pi\u00f9 a costo zero, senza che le copie subiscano alcuna perdita di qualit\u00e0. L\u2019informazione analogica richiedeva, per essere condivisa, una grande quantit\u00e0 di strumenti; quella digitale, invece, viene prodotta e distribuita da una sola macchina, il computer, o meglio, i milioni di computer interconnessi che costituiscono un\u2019unica macchina planetaria.<\/p>\n<p>La memoria sociale condivisa si dilata mostruosamente e diviene universalmente accessibile. Il che \u02d7 unitamente al crollo dei costi di memorizzazione \u02d7 fa s\u00ec che l\u2019antico equilibrio venga sovvertito: ricordare \u02d7 oggi \u02d7 diventa la norma, dimenticare l\u2019eccezione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto bene? Non proprio. Ricordare, ammonisce Sch\u00f6nberger, pu\u00f2 costituire anche una maledizione: il protagonista di un racconto di Jorge Luis Borges (\u201c<em>Funes. O della memoria<\/em>\u201d), ricordando ogni istante della propria vita, vive in uno stato di totale passivit\u00e0, immerso in un flusso mnemonico che ne inibisce il desiderio di agire.<\/p>\n<p>N\u00e9 meno grave, secondo Sch\u00f6nberger, \u00e8 la leggerezza con cui rinunciamo a tutelare la riservatezza dei nostri dati personali, lasciandoci trascinare nell\u2019orgia dello scambio di informazioni con \u201camici\u201d reclutati sui vari social network, senza riflettere sul fatto che, una volta condivise, le informazioni sfuggono al nostro controllo. La conseguenza pi\u00f9 grave di simili atteggiamenti \u00e8 la perdita di quel diritto non scritto all\u2019oblio che fino a ieri garantiva a ogni essere umano di \u201cridisegnare\u201d periodicamente la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tanto per rimanere in tema va ricordato che uno studente austriaco \u02d7 Max Schrems \u02d7 da qualche anno sta conducendo una battaglia alle politiche sulla protezione dei dati adottate da Facebook. La richiesta di danni di questa <em>class action<\/em> \u00e8 poco pi\u00f9 che simbolica: 500 euro ad utente, che comunque moltiplicati per i partecipanti \u02d7 ha sottolineato in questi giorni il <em>Financial Times <\/em>\u02d7 potrebbe costare al social network qualcosa come 12,5 milioni di euro\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le persone evolvono, il carattere matura con l\u2019et\u00e0, le esperienze inducono a cambiare convinzioni e comportamenti. Ma cosa succede se gli sbagli del passato vengono registrati in una memoria destinata a durare eternamente? Si prospetta un futuro incapace di perdonare perch\u00e9 non pu\u00f2 dimenticare. Lo confermano i casi sempre pi\u00f9 frequenti di licenziamenti, incarichi negati, carriere rovinate, fidanzamenti e matrimoni sfasciati perch\u00e9 qualcuno ha avuto la pessima idea di pubblicare informazioni \u201ccompromettenti\u201d sul proprio blog o sul profilo di un social network.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La soluzione tecnica, secondo Sch\u00f6nberger, ci sarebbe: quella di attribuire una data di scadenza a tutte le informazioni. Quando salviamo un file, potremmo stabilirne la durata, ordinando al software di cancellarlo alla scadenza. Si verificherebbe una sorta di \u201cresurrezione artificiale\u201d dell\u2019oblio\u00a0 che limiterebbe la quantit\u00e0 di informazioni che governi e imprese detengono su cittadini e consumatori. Ma se l\u2019informazione \u00e8 condivisa fra pi\u00f9 soggetti, fissarne una data di scadenza implica una difficile trattativa tra gli interessati\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa problematica mi fa ripensare alle poesie mandate gi\u00f9 a memoria con lo stesso disgusto con cui, a quei tempi, mi somministravano, per ogni nonnulla, l\u2019olio di ricino. In quel caso il diritto all\u2019oblio non faceva nemmeno in tempo a materializzarsi ch\u00e9 i versi, le date delle battaglie e i nomi dei fiumi dell\u2019America del Sud, dopo qualche ora, erano gi\u00e0 bell\u2019e dimenticati. E la memoria tornava libera di lanciarsi nei pi\u00f9 spericolati esercizi creativi suggeriti non dal software dei giorni nostri, ma dalla giovinezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Guido Giampietro<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rammentare o dimenticare il passato? \u00a0\u00a0\u00a0 Questo \u00e8 il dubbio amletico di oggi, non quello dell\u2019essere o non essere. 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