{"id":215928,"date":"2023-11-21T19:53:36","date_gmt":"2023-11-21T18:53:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=215928"},"modified":"2023-11-30T12:35:20","modified_gmt":"2023-11-30T11:35:20","slug":"martedi-28-nel-foyer-del-verdi-si-presenta-il-libro-la-cultura-non-basta-di-luigi-de-luca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/martedi-28-nel-foyer-del-verdi-si-presenta-il-libro-la-cultura-non-basta-di-luigi-de-luca\/","title":{"rendered":"Marted\u00ec 28 nel foyer del Verdi si presenta il libro &#8220;La cultura non basta&#8221; di Luigi De Luca"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00abCultura non \u00e8 possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma \u00e8 la capacit\u00e0 che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di s\u00e9 e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (&#8230;) Cosicch\u00e9 essere colto, essere filosofo lo pu\u00f2 chiunque&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Antonio Gramsci<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Marted\u00ec 28 novembre alle ore 18.00 il foyer del teatro \u201cGiuseppe Verdi\u201d di Brindisi ospiter\u00e0 la presentazione del libro La cultura non basta di Luigi De Luca, appena uscito per Edizioni dell&#8217;Asino, casa editrice coordinata da Goffredo Fofi. L\u2019autore, dopo gli studi in semiologia a Bologna, sceglie di tornare in Puglia dove approda alla carriera pubblica. Si \u00e8 occupato di teatro, cinema, musei, biblioteche e cooperazione euro-mediterranea. La gestione del patrimonio culturale in una prospettiva di cooperazione territoriale \u00e8 il campo nel quale si colloca il suo impegno attuale.<\/p>\n<p>Il libro indaga la storia di quella che \u00e8 l&#8217;industria culturale, e di come la stessa abbia fornito ai mercati strumenti di manipolazione della volont\u00e0 dell&#8217;uomo. La pi\u00f9 grande trasformazione sociale che l&#8217;umanit\u00e0 ha vissuto \u00e8 stato il crollo delle comunit\u00e0 locali, determinato dalla rivoluzione industriale e dall&#8217;avanzata del capitalismo. Lo stato e il mercato hanno soppiantato i tradizionali legami di solidariet\u00e0 costitutivi della comunit\u00e0. Lo stato attraverso i suoi funzionari e il mercato attraverso la propaganda hanno ridisegnato l&#8217;universo dei bisogni e delle aspettative di una umanit\u00e0 privata degli ancestrali punti di riferimento e trasformata in massa amorfa. L&#8217;industria culturale forn\u00ec ai mercati formidabili strumenti di manipolazione della volont\u00e0 degli uomini, cos\u00ec come una nuova classe di funzionari, docenti, impiegati, assistenti sociali, tutori dell&#8217;ordine costituito accreditavano l&#8217;idea che i confini della societ\u00e0, i bisogni degli uomini come i loro sogni coincidesse con i confini dello stato. Del resto, gi\u00e0 nel 1930 Freud scriveva che l&#8217;uomo di oggi, dotato di attributi divini grazie alle tecnologie industriali, \u00abper quanto simile a un dio, non si sente felice \u00bb. \u00c8 esattamente questo che la societ\u00e0 iperindustriale infligge agli esseri umani: privandoli di individualit\u00e0, li fa diventare greggi di esseri afflitti dal male di esistere e dal male di divenire, cio\u00e8 dalla mancanza di un futuro, con una crescente tendenza alla rabbia. Bisogner\u00e0 tuttavia attendere la denuncia del \u00abmodello di vita americano\u00bb da parte di Theodor W. Adorno e Max Horkheimer con Dialettica dell\u2019illuminismo per una vera analisi della funzione dell&#8217;industria culturale, al di l\u00e0 della critica dei media apparsa fin dai primi del \u2018900 con Karl Kraus. Per Adorno e Horkheimer le industrie culturali formano un sistema unico con le industrie tout court; la loro funzione \u00e8 quella di plasmare i comportamenti di consumo e massificare il modello di vita, con l&#8217;obiettivo di assicurare lo smaltimento di sempre nuovi prodotti generati dall&#8217;attivit\u00e0 economica, dei quali spontaneamente i consumatori non sentirebbero il bisogno. Si tenta di contrastare cos\u00ec il rischio endemico di sovraproduzione e quindi di crisi economica. Si pu\u00f2 ancora far riferimento ad alcuni luoghi della produzione teorica di Gilles Deleuze il quale, a partire dagli anni \u201970, riprendendo e sviluppando le ricerche di Michel Foucault, ha indagato il peso sociale e politico che la comunicazione e il controllo assumono nel mondo contemporaneo. Analisi che, per alcuni aspetti, si \u00e8 rivelata profetica e a cui si \u00e8 accompagnata, di pari passo, l\u2019elaborazione di una strategia di resistenza che potremmo definire definiamo come una politica della creazione.<\/p>\n<p>Il riparo cauto nelle case e dietro le mascherine non \u00e8 bastato contro lo spaesamento e la paura che ha colto la gente durante la recente pandemia. Dopo aver percepito l\u2019incertezza di come sarebbe diventato il mondo, le persone ne sono venute fuori davvero migliori, come tutti speravano? \u00c8 mancato un antidoto per l\u2019isolamento, un immaginario possibile e sostenibile per l\u2019animo umano, un sentirsi comunit\u00e0 capace di dare risposte collettive alle attese di futuro.<\/p>\n<p>Si tratta di un libro contro l\u2019industria della cultura per un\u2019arte capace di fare comunit\u00e0. In questa prospettiva il teatro riveste un ruolo centrale. Come scrive ancora De Luca \u00abl\u2019eterno e immateriale presente, al quale ci condannano la civilt\u00e0 delle immagini e la simultaneit\u00e0 della cultura digitale, ha bisogno del teatro come esercizio di memoria collettiva ed esperienza fisica e della vicinanza dell\u2019altro, elementi imprescindibili della vita\u00bb. Un rimando possibile, nel senso indicato da De Luca, \u00e8 gi\u00e0 nell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Odin teatret diretto da Eugenio Barba. Questo incontro ha di conseguenza come obiettivo una riflessione profonda sull&#8217;industria culturale, la forza delle comunit\u00e0 e i bisogni dell&#8217;essere umano, riproponendo un forte ruolo della cultura nel progettare una visione di citt\u00e0 dialogante e protagonista del proprio sviluppo socio-economico e turistico. Ritorna qui un esplicito riferimento a Gilles Deleuze, che, di fronte all\u2019avvento inesorabile delle societ\u00e0 di controllo, il cui strumento principale \u00e8 il marketing e l\u2019obiettivo \u00e8 la modulazione delle soggettivit\u00e0 nella transizione economico-politica, \u00abnon \u00e8 il caso di avere paura, n\u00e9 di sperare, ma bisogna cercare nuove armi\u00bb.<\/p>\n<p>In occasione della presentazione del testo, dialogheranno con l&#8217;autore il sindaco Giuseppe Marchionna e il sociologo e operatore culturale Emanuele Amoruso. Introdurr\u00e0 l\u2019incontro Giuseppe Marella della Societ\u00e0 di Storia Patria per la Puglia.<\/p>\n<p>Il ricavato della vendita del libro \u00e8 destinato all\u2019onlus Huipalas che a Kijiji, in Kenia, coltiva il sogno di una comunit\u00e0 per l\u2019arte e la cultura.<\/p>\n<p>PROGRAMMA<\/p>\n<p>Introduce i lavori<br \/>\nGiuseppe Marella<br \/>\nSociet\u00e0 di Storia Patria per la Puglia<\/p>\n<p>Dialogano con l\u2019autore<br \/>\nGiuseppe Marchionna<br \/>\nSindaco di Brindisi<\/p>\n<p>Emanuele Amoruso<br \/>\nSociologo e operatore culturale<br \/>\nPatrocinio<br \/>\nComune di Brindisi<\/p>\n<p>Organizzazione<br \/>\nFondazione Nuovo Teatro Verdi \u2013 Brindisi<br \/>\nSociet\u00e0 di Storia Patria per la Puglia \u2013 Sezione di Brindisi<br \/>\nIn_Chiostri \u2013 Brindisi<br \/>\nHistory Digital Library &#8211; Brindisi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCultura non \u00e8 possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma \u00e8 la capacit\u00e0 che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. 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