{"id":224162,"date":"2024-05-13T12:37:48","date_gmt":"2024-05-13T10:37:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=224162"},"modified":"2024-05-13T18:34:58","modified_gmt":"2024-05-13T16:34:58","slug":"solazzo-la-deindustrializzazione-e-un-virus-senza-vaccino-che-non-deve-contagiare-brindisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/solazzo-la-deindustrializzazione-e-un-virus-senza-vaccino-che-non-deve-contagiare-brindisi\/","title":{"rendered":"Solazzo: &#8220;la deindustrializzazione \u00e8 un virus senza vaccino che non deve contagiare Brindisi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Deindustrializzazione e alternative agli attuali assetti industriali, pare divenuto il pensiero unico \u00a0in varie tavole rotonde, in convegni, seminari, editoriali.<br \/>\nParadossalmente accade, poi, che alla notizia di una fabbrica suscettibile di chiusura e di consequenziale azzeramento di forza-lavoro si dimostra solidariet\u00e0 avanzando richiesta di intervento da parte di una o dell\u2019altra istituzione.<br \/>\nE poi, si propongono teoriche strategie accostate\u00a0a nuove economie presumibilmente in grado \u00a0di sostituire le attuali realt\u00e0 industriali che, per decenni, si sostiene abbiano prodotto solo\u00a0tragedie.<br \/>\nChiss\u00e0 se questi dottori in catastrofi industriali hanno fatto mai un giro all\u2019interno di quelle grandi fabbriche che, invece, per decenni hanno assicurato occupazione, crescita e sviluppo anche culturale del territorio.<br \/>\nDue esempi su tutti?<br \/>\nEccoli, Bagnoli (Na &#8211; ex Ilva) e Termini Imerese (Pa &#8211; ex Fiat), dove dopo decenni l\u2019avvenuta deindustrializzazione vede ancora oggi ettari ed ettari \u00a0di territorio da bonificare, interi quartieri ormai abbandonati, la triste realt\u00e0 di lavoratrici e di lavoratori, in particolare ex Fiat, che vivono di sostegno al reddito da anni.<br \/>\nCi sar\u00e0 certamente chi plauder\u00e0 per la eventuale ritirata del deposito GNL di Edison, come ci furono vinti e vincitori (chiss\u00e0 se anche il lavoro e l\u2019economia del territorio!) a suo tempo per quella di British Gas.<br \/>\nE, a seguire, ci sar\u00e0 chi plaudir\u00e0 alla chiusura della Centrale Enel Federico II, come a suo tempo ci fu chi si esalt\u00f2 per la chiusura della centrale termoelettrica di Brindisi nord.<br \/>\nPoi? Nessun dubbio: si smantelli pure il petrolchimico oltre al farmaceutico come partita di giro per indennizzare il territorio per tutti i danni subiti, come viene rivendicato da pi\u00f9 parti.<br \/>\nCerto, sar\u00e0 interessante conoscere quale sarebbe la strategia funzionale alla salvaguardia di quelle che saranno le migliaia e migliaia di ex dipendenti di indotto e appalto ruotante intorno a quelle industrie, una volta chiuse.<br \/>\nForse che la cosiddetta decrescita felice ha gi\u00e0 individuato per questa Citt\u00e0 la realt\u00e0 ideale dove attecchire?<br \/>\nAbbiamo apprezzato ed anche chiesto di velocizzare le tante proposte di investimento nella cantieristica navale, nella logistica, nelle fonti rinnovabili e relative filiere, che definiamo investimenti aggiuntivi e non alternativi agli assetti industriali attuali.<br \/>\nCos\u00ec come ci pare assolutamente essenziale investire nel porto e nella retroportualit\u00e0, considerando, per\u00f2, come sempre abbiamo sostenuto, che i porti senza industria non sviluppano granch\u00e9 di economia e occupazione.<br \/>\nSi faccia attenzione e non si scherzi con le parole n\u00e9 con gli slogan, perch\u00e9 la storia di Brindisi dovrebbe aver insegnato che quando non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il lavoro, quello vero, quello \u00a0che si tocca con mano, le alternative diventano ben altre.<br \/>\nAdriano Olivetti, imprenditore illuminato, dimostr\u00f2 che fabbrica e cultura possono \u00a0camminare di pari passo e come la responsabilit\u00e0 di fare impresa in una comunit\u00e0 riesca ad incentivare, realmente, anche l\u2019economia della conoscenza e la coesione sociale.<br \/>\nPoeti, pittori, scrittori, economisti, furono coinvolti dalla sua grande capacit\u00e0 di fare impresa, legandola alla crescita economica e culturale del territorio, promuovendo non solo lo sviluppo della fabbrica oltre i confini nazionali ma anche attrezzando biblioteche, centri culturali e promuovendo la rigenerazione urbana.<br \/>\nInsomma, contrariamente al pensiero comune che rischia di far proseliti dalle nostre parti, la fabbrica per l\u2019Olivetti-pensiero era un vero e proprio strumento di crescita del territorio, per migliorare le condizioni di vita di tutti, grazie anche ad un welfare su misura, a servizi per i dipendenti e per la citt\u00e0 e, appunto, alla cultura.<br \/>\nSiamo stati tra i primi, come Cisl ad apprezzare la candidatura di Brindisi a Capitale\u00a0Italiana della\u00a0Cultura\u00a02027, per le sue evidenti peculiarit\u00e0, le bellezze paesaggistiche e monumentali, il suo mare, la sua agricoltura, la sua capacit\u00e0 ricettiva, il suo porto, ecc.<br \/>\nMa attenzione a continuare a demonizzare quei settori appartenenti al mondo dell\u2019industria, \u00a0che concorrono a fare dell\u2019Italia la seconda manifattura d\u2019Europa, dopo la Germania e producono occupazione stabile, legale, contrattualizzata e di quantit\u00e0 produttiva non sostituibile da altri settori, considerando altres\u00ec che \u00e8 con l\u2019industria che si investe in ricerca e nuove tecnologie.<br \/>\nAllora si torni tutti alla ragione ed alla chiarezza, rivendicando insieme che si fermi lo smantellamento industriale di questo territorio, iniziando con l\u2019opporsi alla chiusura anticipata della Federico II.<br \/>\nE lo si faccia, sia per mancanza di alternative a breve per i lavoratori diretti e indiretti e per il sistema delle imprese legato alla Centrale, sia per una situazione di vulnerabilit\u00e0 geopolitica che vede sempre l\u2019Italia fortemente dipendente dal punto di vista energetico per di pi\u00f9 da paesi instabili politicamente.<br \/>\nRicordiamo che se in sede di G7 si \u00e8 trovato l\u2019accordo di uscire dal carbone entro il 2035 noi crediamo che chiudere a Cerano uno-due anni oltre il 2025 sarebbe una scelta responsabile dal punto di vista economico e occupazionale per questo territorio.<br \/>\nIl ministro Gilberto Pichetto Fratin sia sollecitato ad ascoltare questo invito da parte di tutta la classe dirigente del territorio, nessuno escluso, se si intende realmente non procurare un ulteriore e pesante danno occupazionale, come quello intrapreso dalla SIR societ\u00e0 dell\u2019indotto Enel, la quale ha avviato la procedura di riduzione di personale (ex legge 223\/91), senza trascurare altre perdite di posti di lavoro subiti nel settore dei servizi e dell\u2019appalto della stessa centrale.<br \/>\nDa tempo abbiamo rivendicato per Brindisi, una Legge nazionale ad hoc che provveda a rilanciare i settori qui presenti, con investimenti pubblici e privati che coinvolgano i grandi player impegnandoli ad investire sul territorio e non solo in altre parti del Paese, se non addirittura all\u2019estero.<br \/>\nImmaginiamo una golden power \u00a0per Brindisi dove, appunto, lo Stato garantisca e agevoli il rilancio dell\u2019industria sul territorio anzich\u00e9 il suo depauperamento.<br \/>\nNoi come Cisl ribadiamo e rilanciamo la nostra proposta di Patto di responsabilit\u00e0, che veda insieme chi realmente e coerentemente intende partecipare al bene comune del territorio, per salvaguardare il lavoro di oggi e quello di domani, cos\u00ec dando speranza ai nostri giovani con i fatti, non con i sogni, non con gli slogan e non con parole vuote.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Di Gianfranco Solazzo<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>Segretario Generale Cisl Taranto Brindisi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Deindustrializzazione e alternative agli attuali assetti industriali, pare divenuto il pensiero unico \u00a0in varie tavole rotonde, in convegni, seminari, editoriali. Paradossalmente accade, poi, che alla notizia di una fabbrica suscettibile di chiusura e di consequenziale azzeramento di forza-lavoro si dimostra solidariet\u00e0 avanzando richiesta di intervento da parte di una o dell\u2019altra istituzione. E poi, si propongono teoriche strategie accostate\u00a0a nuove economie presumibilmente in grado \u00a0di sostituire le attuali realt\u00e0 industriali che, per decenni, si sostiene abbiano prodotto solo\u00a0tragedie. Chiss\u00e0 se questi dottori in catastrofi industriali hanno fatto mai un giro all\u2019interno di quelle grandi fabbriche che, invece, per decenni hanno assicurato occupazione, crescita e sviluppo anche culturale del territorio. Due esempi su tutti? Eccoli, Bagnoli (Na &#8211; ex Ilva) e Termini Imerese (Pa &#8211; ex Fiat), dove dopo decenni l\u2019avvenuta deindustrializzazione vede ancora oggi ettari ed ettari \u00a0di territorio da bonificare, interi quartieri ormai abbandonati, la triste realt\u00e0 di lavoratrici e di lavoratori, in particolare ex Fiat, che vivono di sostegno al reddito da anni. 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