{"id":226907,"date":"2024-07-08T08:51:20","date_gmt":"2024-07-08T06:51:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=226907"},"modified":"2024-07-18T11:01:15","modified_gmt":"2024-07-18T09:01:15","slug":"armi-chitarre-zaini-una-storia-del-sud-seconda-edizione-quarta-puntata-la-sala-prove-di-marco-greco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/armi-chitarre-zaini-una-storia-del-sud-seconda-edizione-quarta-puntata-la-sala-prove-di-marco-greco\/","title":{"rendered":"ARMI, CHITARRE &#038; ZAINI \u2013 Una storia del Sud: Seconda Edizione \u2013 Quarta puntata: &#8220;LA SALA PROVE\u201d. Di Marco Greco"},"content":{"rendered":"<p><em><br \/>\n\u201cCi vuole qualcosa di nuovo per salvarsi. L\u2019impresa! Un sogno almeno. Qualcosa che faccia della vita un santuario, un\u2019epopea, del tutto laterale, un afflatto con la storia\u201d. (Vinicio Capossela)<\/em><\/p>\n<p>Il Salento non aveva ancora quel ruolo di calamita non solo nei confronti del turismo ma anche di tutti i suoi abitanti invaghiti de \u201clu sole, lu mare, lu jentu\u201d. Le grandi distanze creavano un senso di isolamento nei diversi borghi e paesi che costituivano il tessuto sociale urbano, soprattutto per quegli individui dotati di spirito artistico e creativo. Nella sala prove, posizionata lungo la litoranea adriatica, si passava il tempo ad ammirare le copertine dei vinili sotto il fruscio della puntina del giradischi. Quel luogo era diventato un riferimento dove incontrarsi e condividere i piccoli sogni e la vita quotidiana con la nuova comitiva di amici e con le ragazzine che imparavano a memoria i testi delle canzoni. Tra i pi\u00f9 assidui frequentatori c\u2019era Mino, un ragazzo vispo e curioso. Indossava spesso una giacca nera in finta pelle su una maglietta bianca e un paio di occhiali da sole, anche la sera, forse un po\u2019 troppo grandi per quel viso piccolo e grazioso. Invece di sbucciarsi le ginocchia giocando al calcio sul sagrato della chiesa era attratto dal mondo artistico. Studente modello al secondo anno del liceo scientifico, si scoprir\u00e0 essere nel tempo, un bravo narratore capace di scrivere direttamente al cuore dei lettori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cAn cielo stannu santi e diavuli can u si \u2018mpattunu, an terra si comandunu li balli e diavuli cu santi mbevunu alla bonasorti e diavuli cu santi mbevunu\u201d. (Marinaria)<\/em><br \/>\nPoco pi\u00f9 avanti la sala prove c\u2019era un circolo ricreativo adibito a cantina. Era quel genere di locale molto spartano con sedie di paglia e tavoli di plastica. Si poteva degustare o comprare al dettaglio del buon vino locale a prezzi modici. Era frequentato da anziani e giovani pescatori che in quel posto potevano giocare a carte, organizzare spuntini e fuggire dalla monotonia quotidiana. Era diventato un ritrovo dove raccontare e fantasticare storie e leggende marinare sotto l\u2019effetto dell\u2019amico \u201cBacco\u201d. Ai pi\u00f9 giovani piaceva giocare a \u201cpassatella\u201d, un gioco popolare da osteria, il cui scopo era quello di nominare un \u201cpadrone\u201d e un \u201csotto\u201d e di non far bere preferibilmente vino o birra ad un partecipante al fine di screditarlo. A volte l\u2019elevato tasso alcolico induceva a diversi sfott\u00f2 e a improvvisare serenate e canti popolari nel pieno della notte. A pochi metri da quella locanda, la band continuava a suonare con disinvoltura dimostrando un tasso tecnico elevato e molto adrenalinico. La band concedeva squilibrati riff punk che a tratti diventavano pura psichedelica. La poesia dei testi di Mario incontrava nel rock\u2019n\u2019roll il senso della vita come nuova sfida da affrontare. Nei primi anni ottanta la scena era molto limitata nel Salento.<\/p>\n<p>Solo Brindisi poteva contare su un potenziale importante di gruppi musicali alternativi e indipendenti supportati dal Centro Sociale contro l\u2019emarginazione giovanile e da alcune coraggiose radio private. La band aveva la consapevolezza di essere tosta e di valore, ma serviva un disco, una buona registrazione o un concerto dal vivo per dimostrarlo. I componenti non vestivano alla moda, avevano i capelli in disordine, la barba incolta e si leggeva in faccia la provenienza da ambienti poco borghesi. Erano diventati ruspanti, vivaci, effervescenti, umorali, ma nascondevano una profonda gentilezza. Era difficile fare breccia in quei rari locali che facevano musica dal vivo.<\/p>\n<p>Non per questo smettevano di continuare a cercare nuove vie. Finalmente i componenti trovarono un nome da dare alla band: \u201cLes Guitars &amp; Guns\u201d (chitarre e armi), giusto per evocare un mondo che viveva nella mente come ribelli e liberi sognatori. Per fare una grande rock\u2019n\u2019roll band ci volevano due ingredienti fondamentali: un frontman carismatico e un batterista dai tamburi cingolati. \u201cNoi invece siamo tutt\u2019uno\u201d \u2013 dicevano i ragazzi \u2013 \u201cL\u2019importante \u00e8 suonare, sempre e comunque, e crescere insieme\u201d. Essi volevano creare un approccio semplice ed immediato cercando di catturare lo spirito di quel periodo attraverso la musica e un linguaggio efficace.<\/p>\n<p><em>\u201cPrendi il mondo in un abbraccio d\u2019amore. Spara con tutte le tue pistole in un sol colpo ed esplodi nello spazio come un vero figlio della natura\u201d. (Steppenwolf)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCi vuole qualcosa di nuovo per salvarsi. L\u2019impresa! Un sogno almeno. Qualcosa che faccia della vita un santuario, un\u2019epopea, del tutto laterale, un afflatto con la storia\u201d. (Vinicio Capossela) Il Salento non aveva ancora quel ruolo di calamita non solo nei confronti del turismo ma anche di tutti i suoi abitanti invaghiti de \u201clu sole, lu mare, lu jentu\u201d. Le grandi distanze creavano un senso di isolamento nei diversi borghi e paesi che costituivano il tessuto sociale urbano, soprattutto per quegli individui dotati di spirito artistico e creativo. Nella sala prove, posizionata lungo la litoranea adriatica, si passava il tempo ad ammirare le copertine dei vinili sotto il fruscio della puntina del giradischi. Quel luogo era diventato un riferimento dove incontrarsi e condividere i piccoli sogni e la vita quotidiana con la nuova comitiva di amici e con le ragazzine che imparavano a memoria i testi delle canzoni. Tra i pi\u00f9 assidui frequentatori c\u2019era Mino, un ragazzo vispo e curioso. 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