{"id":22800,"date":"2014-09-24T11:05:38","date_gmt":"2014-09-24T09:05:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brundisium.net\/brun\/?p=22800"},"modified":"2014-09-24T16:09:43","modified_gmt":"2014-09-24T14:09:43","slug":"librando-uil-la-mia-analisi-sul-job-act","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/librando-uil-la-mia-analisi-sul-job-act\/","title":{"rendered":"Librando (Uil): &#8220;la mia analisi sul job act&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Il disegno di legge, denominato Jobs Act, del governo Renzi per far ripartire il mercato del lavoro \u00e8 solo l&#8217;ultimo tentativo, in ordine di tempo, di una serie di riforme e &#8220;contro riforme&#8221; che negli ultimi anni lo hanno reso un ginepraio di norme incomprensibili, tanto per i datori di lavori quanto per i lavoratori, rendendolo di fatto non adeguato ai cambiamenti sociali e dell\u2019apparato produttivo. Risulta eccessivamente ingessato e istituzionalizzato con un\u2019alta protezione per alcune categorie ed un ruolo eccessivo della burocrazia, lenta e farraginosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto la crisi economica ha avuto un impatto pi\u00f9 negativo in Italia, pi\u00f9 che in altre nazioni rendendo indispensabili una serie di nuove regole che, in qualche modo, potessero favorire il rilancio dell\u2019economia e la crescita occupazionale. La UIL ritiene che ci\u00f2 \u00e8 stato determinato anche dalla incapacit\u00e0 dei vari governi che si sono succeduti nel tempo, poco attenti a decidere in tempo i cambiamenti strutturali necessari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si \u00e8 dibattuto molto di pi\u00f9 sulla modalit\u00e0 di licenziare e meno sulla necessit\u00e0 di rendere fruibili le assunzioni. Con molta probabilit\u00e0 il ragionamento \u00e8 stato questo: un mercato del lavoro con una elevata flessibilit\u00e0 in uscita ha maggiori possibilit\u00e0 di creare posti di lavoro, ma non \u00e8 stato cos\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi, invece, i tentativi fatti nel tempo hanno prodotto un mostro bicefalo perch\u00e9 una parte dei lavoratori \u00e8 ben protetta ed un&#8217;altra priva di tutele. La ricerca di <strong>convergenze condizionate<\/strong> con sistemi economici e sociali di altri stati \u00e8 cosa molto complicata, perch\u00e9 si tenta di costruire una nuova ipotesi di sostegno sociale sulle fragili gambe del Welfare State, praticamente imploso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il governo si muove sulla falsa riga del modello tedesco e danese, ma guarda anche a quello spagnolo come se fossero le soluzioni pi\u00f9 praticabili per superare l\u2019inadeguatezza storica del nostro mercato del lavoro e ridare vitalit\u00e0 ad un settore asfittico e stagnante. Riteniamo che fino ad oggi non si \u00e8 tenuto conto del fattore antropologico proprio di ogni paese e delle specifiche caratteristiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tanto la Germania quanto la Danimarca, paesi a cui l&#8217;Italia guarda con attenzione, hanno cominciato un proprio percorso di riorganizzazione del mercato del lavoro quando ancora non era chiaro che la crescita economica fosse basata anche sul forte indebitamento dello Stato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec oggi si crede che cancellare l&#8217;articolo 18, oppure la revisione dello stesso sia la chiave di volta per realizzare le riforme strutturali e consentire all&#8217;Italia di uscire dal tunnel congiunturale.<\/p>\n<p>Molte volte \u00e8 stato sostenuto, con eccessiva approssimazione, che il problema del mercato del lavoro italiano sia legato ad un\u2019eccessiva protezione all\u2019impiego e l&#8217;articolo 18 aiuti a mantenerla.<\/p>\n<p>La UIL non \u00e8 di questo parere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;articolo 18 costituisce la linea di confine tra lavoratori delle piccole e medie imprese rispetto a quelli delle grandi aziende, nuovi assunti, precari e lavoratori a tempo indeterminato.<\/p>\n<p>Modificare l\u2019articolo 18 vuol dire quindi intervenire su uno dei tre pilastri della flexicurity.<\/p>\n<p>Il sistema delle tutele \u00e8 il secondo e fondamentale elemento. Su questo il mercato del lavoro italiano \u00e8 fortemente duale, perch\u00e9 prevede la Cassa Integrazione per gli occupati delle imprese con almeno 15 dipendenti e modesti sussidi per tutti gli altri.<\/p>\n<p>Oltre ad essere duale \u00e8 anche residuale nel senso che il sussidio non \u00e8 vincolato alla ricerca attiva di un lavoro o della formazione professionale, cos\u00ec come avviene in Danimarca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infatti, secondo i <a href=\"http:\/\/www.oecd.org\/document\/3\/0,3746,en_2649_34637_39617987_1_1_1_1,00.html\">dati OCSE<\/a>, l\u2019Italia \u00e8 il paese in cui questi obiettivi sono meno o per niente previsti e praticati. In paesi come la Danimarca invece, \u00e8 obbligatorio per il disoccupato stilare insieme al job counsellor (Consulente degli uffici del lavoro) un progetto di ricollocamento sul mercato che prevede un monitoraggio periodico con la presentazione di prove certe dell\u2019avvenuta ricerca di occupazione.<\/p>\n<p>L\u2019importazione della flexicurity passa inoltre dalla semplificazione dei contratti e delle tutele tramite la creazione di un sistema omogeneo: contratto e sussidio unico vincolati alla formazione e alla ricerca di una nuova attivit\u00e0 lavorativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da questo punto di vista la negoziazione tra le parti sociali potrebbe rivelarsi incredibilmente semplice. <strong>S<\/strong><strong>i tratta non tanto di ridurre le protezioni sul lavoro, ma di ridistribuirl<\/strong><strong>e<\/strong><strong> pi\u00f9 equamente tra tutti i lavoratori, ottenendo in cambio forme di tutela del reddito universali.<\/strong> In altri termini non difendere il \u201cposto fisso\u201d ma la sicurezza di un reddito con la possibilit\u00e0 di trovare un altro lavoro.<\/p>\n<p>Sulla questione della tutela dell\u2019occupazione si innestano le politiche attive, il terzo elemento della ricetta danese. L\u2019obbiettivo delle politiche attive \u00e8 di facilitare la transizione disoccupazione-lavoro attraverso diversi tipi di interventi: job sharing, training e creazione diretta di posti di lavoro, oltre ad incentivi per le assunzioni e per la creazione di imprese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo \u00e8 anche lo scoglio pi\u00f9 difficile per l\u2019Italia, per due motivi.<\/p>\n<p>Da un lato la mancanza di risorse. Infatti la spesa per le politiche attive in Italia \u00e8 di 2.600 euro all\u2019anno per disoccupato, contro una media danese di 14.800. Ma questo non \u00e8 l\u2019ostacolo pi\u00f9 grande. La vera sfida \u00e8 quella di trasformare i Centri per l\u2019Impiego (i vecchi Uffici di Collocamento) in vere e proprie Agenzie del lavoro in grado di monitorare la domanda di lavoro locale, aiutare i disoccupati a inserirsi e, dove l\u2019inserimento non \u00e8 possibile perch\u00e9 le competenze del disoccupato sono inadeguate, organizzare progetti di formazione in accordo con le imprese.<\/p>\n<p>In Italia manca ancora una chiara legislazione per favorire un rapporto costruttivo tra scuola ed imprese: formazione didattica e pratica lavorativa, anche se in qualche caso sono stati firmati accordi in tal senso, come a Brindisi tra l\u2019Istituto Giorgi e l\u2019ENEL. Questo \u00e8 positivo, ma ancora troppo poco rispetto a quanto serve.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 si capisce che discutere solo di articolo 18 decontestualizzandolo da un sistema di riforme pi\u00f9 complessivo \u00e8, quindi, totalmente fuorviante. Cos\u00ec come \u00e8 singolare oltre che inconsueto voler innestare nel nostro sistema sociale parte del modello sociale tedesco perch\u00e8 dal punto di vista delle politiche del lavoro quello italiano \u00e8 ancora in ritardo rispetto a quello vigente in Germania, ma pi\u00f9 vicino a quello greco.<\/p>\n<p>La riforma presentata dal governo Renzi si pone, nelle intenzioni, l\u2019obiettivo di rendere pi\u00f9 agevole l&#8217;inserimento lavorativo senza ridurre le tutele ai lavoratori, anzi aumentarle nel tempo. Al contrario pensiamo che sconvolgere le regole alla radice nuocerebbe fortemente il disoccupato ed il lavoratore alla ricerca di nuova occupazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quindi riteniamo che il Jobs Act non potr\u00e0 avere nell&#8217;economia e nel mercato del lavoro italiano lo stesso risultato ottenuto dalla riforma Hartz entrata in vigore in Germania nel 2005 (un periodo in cui la situazione economica dell&#8217;area euro era completamente diversa). Per questo, nel prendere le giuste decisioni, dobbiamo tenere conto delle peculiarit\u00e0 nazionali.<\/p>\n<p>La Germania, inoltre, \u00e8 stata interessata da una profonda ristrutturazione del sistema delle protezioni sociali e delle politiche attive per il lavoro che hanno favorito il conseguente calo della disoccupazione.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 da ricondurre direttamente all&#8217;organizzazione del lavoro stesso, alla riduzione delle riserve di manodopera, ad un rallentamento della fase congiunturale che ha favorito lo sviluppo della produttivit\u00e0 ed alla diminuzione delle ore di lavoro pro capite. Questo modello organizzativo, a cui si aggiunge la riforma dell&#8217;et\u00e0 pensionabile, con il sostanziale indebolimento della contrattazione collettiva a favore di una contrattazione decentrata, ha fatto si che si raggiungessero i risultati auspicati.<\/p>\n<p>Per quello che riguarda la flessibilit\u00e0 del lavoro il sistema tedesco, in termini di licenziamento e reintegro, non appare meno protettivo di quello italiano, anzi a prima vista sembra addirittura pi\u00f9 garantista, anche se c\u2019\u00e8 una maggiore discrezione del giudice del lavoro quando decide se un licenziamento \u00e8 illegittimo. Anche nel caso di vittoria del lavoratore \u00e8 sempre il giudice che decreta in merito al reintegro o meno, fermo restando che comunque vadano le cose alla fine l\u2019indennizzo \u00e8 garantito.<\/p>\n<p>Da qui si evince che pur mutuando il modello tedesco, questo non pu\u00f2 ritenersi completamente appropriato alla realt\u00e0 italiana per il fatto che le controversie giudiziarie in Germania non durano mai pi\u00f9 di 12 mesi e, difficilmente, arrivano al terzo grado di giudizio. Tuttavia, in caso di ricorsi al tribunale non giustificati, i costi posti a carico dei lavoratori sono pesanti, infatti si privilegia di pi\u00f9 l\u2019arbitrato che il processo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La UIL \u00e8 disponibile a dare il suo contributo nel merito, come ha pi\u00f9 volte dimostrato anche nel recentissimo passato. Cambiare le regole con un decreto legge potrebbe procurare problemi a tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giovanni LIBRANDO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Componente della Segreteria confederale UIL Brindisi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il disegno di legge, denominato Jobs Act, del governo Renzi per far ripartire il mercato del lavoro \u00e8 solo l&#8217;ultimo tentativo, in ordine di tempo, di una serie di riforme e &#8220;contro riforme&#8221; che negli ultimi anni lo hanno reso un ginepraio di norme incomprensibili, tanto per i datori di lavori quanto per i lavoratori, rendendolo di fatto non adeguato ai cambiamenti sociali e dell\u2019apparato produttivo. Risulta eccessivamente ingessato e istituzionalizzato con un\u2019alta protezione per alcune categorie ed un ruolo eccessivo della burocrazia, lenta e farraginosa. &nbsp; Come \u00e8 noto la crisi economica ha avuto un impatto pi\u00f9 negativo in Italia, pi\u00f9 che in altre nazioni rendendo indispensabili una serie di nuove regole che, in qualche modo, potessero favorire il rilancio dell\u2019economia e la crescita occupazionale. La UIL ritiene che ci\u00f2 \u00e8 stato determinato anche dalla incapacit\u00e0 dei vari governi che si sono succeduti nel tempo, poco attenti a decidere in tempo i cambiamenti strutturali necessari. &nbsp; Si \u00e8 dibattuto molto di pi\u00f9 sulla modalit\u00e0 di licenziare e meno sulla&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2470,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[2650,500],"class_list":["post-22800","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news","tag-job-act","tag-uil"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22800","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22800"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22800\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22802,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22800\/revisions\/22802"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2470"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22800"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22800"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22800"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}