{"id":229855,"date":"2024-09-01T10:44:18","date_gmt":"2024-09-01T08:44:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=229855"},"modified":"2024-09-01T10:44:18","modified_gmt":"2024-09-01T08:44:18","slug":"santi-patroni-il-discorso-alla-citta-di-brindisi-di-mons-intini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/santi-patroni-il-discorso-alla-citta-di-brindisi-di-mons-intini\/","title":{"rendered":"Santi Patroni: il discorso alla citt\u00e0 di Brindisi di Mons. Intini"},"content":{"rendered":"<p>DISCORSO ALLA CITT\u00c0 DI BRINDISI IN OCCASIONE DELLA FESTA DEI SANTI PATRONI<br \/>\nBrindisi, 31 agosto 2024<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Signor SINDACO,<br \/>\nGentilissime AUTORIT\u00c0 civili e militari,<br \/>\nAmiche e amici qui convenuti,<br \/>\nanche quest\u2019anno la festa dei nostri Santi Patroni, San Teodoro D\u2019Amasea e San Lorenzo da Brindisi, ci offre uno spazio di riflessione sulla vita della nostra citt\u00e0.<br \/>\nCi tengo a ribadire che la mia riflessione non vuole invadere il campo di nessuno e non \u00e8 mio desiderio impartire lezioni a nessuno; ma prendo la parola solo per condividere alcuni pensieri che auspico possano essere di aiuto non solo ai credenti di questa citt\u00e0 ma anche a tutte le donne e gli uomini disponibili a camminare insieme per il bene e la crescita della nostra comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Stiamo vivendo una stagione culturale dove il benessere personale e la felicit\u00e0 individuale \u00e8 anteposta a qualsiasi altra responsabilit\u00e0, scelta di vita, partecipazione alla costruzione del bene comune, impegno sociale, politico e religioso. Lo spazio che siamo disposti a percorrere \u00e8 quello ristretto dall\u2019io al mio, marginalizzando tutto quello che risulta estraneo a noi stessi e mette in crisi le certezze personali.<br \/>\nQuesti elementi assunti a parametri ispirativi dei nostri vissuti da parecchi di noi, credenti e no, mettono decisamente in crisi due elementi importanti del nostro vivere sociale e comunitario: l\u2019appartenenza e la partecipazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>APPARTENENZA<br \/>\n\u00abL\u2019appartenenza, non \u00e8 lo sforzo di un civile stare insieme, non \u00e8 il conforto di un normale volersi bene.<br \/>\nL\u2019appartenenza \u00e8 avere gli altri dentro di s\u00e9. L\u2019appartenenza non \u00e8 un insieme casuale di persone; non \u00e8 il consenso a un\u2019apparente aggregazione; l\u2019appartenenza \u00e8 avere gli altri dentro di s\u00e9\u00bb, cantava cos\u00ec Giorgio Gaber nella Canzone dell\u2019appartenenza.<br \/>\nAvere gli altri dentro di s\u00e9: \u00e8 quello che noi spesso rifiutiamo, convinti come siamo che l\u2019altro, con la lettera maiuscola o minuscola, bianco o di colore, estraneo o di famiglia, non deve occupare la mia vita e togliermi il respiro dell\u2019autonomia.<br \/>\nDobbiamo ritrovare la bellezza dell\u2019appartenenza come condivisione di umanit\u00e0, di spazi, di tempi, di progetti, di sogni per tracciare una visione di societ\u00e0 comune, condivisa e sostenibile per tutti, e orientata al futuro.<br \/>\nAncora Gaber ricordava che l\u2019appartenenza \u00e8 assai pi\u00f9 della salvezza personale\u2026e poi concludeva con una certezza: Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire \u201cnoi\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di ritrovare il noi, per ritrovare l\u2019appartenenza a una comunit\u00e0 che \u00e8 la nostra casa comune, dove intrecciando il contributo di tutti si pu\u00f2 progettare una citt\u00e0 che possa proporsi come cantiere in cui la convergenza delle diversit\u00e0 diventa spazio di benessere comune, perch\u00e9 nessuno si senta abbandonato o cittadino di serie B.<\/p>\n<p>Passata la nube oscura del Covid, che sembrava averci fatto comprendere che eravamo tutti nella stessa barca e che i nostri destini erano interconnessi, siamo tornati alle nostre vecchie abitudini di chiusura in noi stessi, fonte che genera solitudine e indifferenza; certo coltiviamo tutti l\u2019illusione del connettersi via social, che fa credere ai pi\u00f9 che sia questo il partecipare, l\u2019appartenere, il comunicare.<\/p>\n<p>Papa Francesco nella Fratelli tutti, parlando della illusione della comunicazione, scrive: \u00abLa connessione digitale non basta per gettare ponti, non \u00e8 in grado di unire l\u2019umanit\u00e0\u00bb (FT 43); cio\u00e8, la connessione \u00e8 facile ma non produce necessariamente relazioni, perch\u00e9 entrare in relazione vuol dire mettere in gioco se stessi: \u00e8 una questione di scelta, una questione di sguardi.<br \/>\nDobbiamo ritrovare il gusto di un incontro tridimensionale con l\u2019altro, cio\u00e8, mediato dalla voce, dallo sguardo e dal corpo.<br \/>\nCerto, ognuno sceglie modalit\u00e0 diverse di appartenenza; molti oggi si sentono al sicuro scegliendo di appartenere a una comunit\u00e0 chiusa, che considera gli altri come nemici e da sicurezza ai soci, ma finisce per disumanizzare le persone.<br \/>\nChi di noi si ispira a una antropologia cristiana, sa che il legame con l\u2019altro \u00e8 sempre letto nella prospettiva del dono, che \u00e8 un invito ad uscire da s\u00e9, per creare relazioni di appartenenza.<\/p>\n<p>A questo proposito, sempre Papa Francesco, nella Fratelli Tutti, ci illumina: \u00abUn essere umano \u00e8 fatto in modo tale che non si realizza, non si sviluppa e non pu\u00f2\u0300 trovare la propria pienezza \u201cse non attraverso un dono sincero di s\u00e9\u201d. E ugualmente non giunge a riconoscere a fondo la propria verit\u00e0 se non nell\u2019 incontro con gli altri: \u201cNon comunico effettivamente con me stesso se non nella misura in cui comunico con l\u2019altro\u201d.<br \/>\nQuesto spiega perch\u00e9\u0301 nessuno pu\u00f2\u0300 sperimentare il valore della vita senza volti concreti da amare. Qui sta un segreto dell\u2019autentica esistenza umana, perch\u00e9\u0301 \u201cla vita sussiste dove c\u2019 e\u0300 legame, comunione, fratellanza; ed e\u0300 una vita pi\u00f9 forte della morte quando e\u0300 costruita su relazioni vere e legami di fedelt\u00e0\u0300. Al contrario, non c\u2019 \u00e8 vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a s\u00e9 stessi e di vivere come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte\u201d\u00bb (FT 87).<\/p>\n<p>Ritroviamo, allora il gusto di abitare il mondo, di abitare la nostra citt\u00e0, di appartenere ad un&#8217;unica umanit\u00e0, che riconosce nell\u2019altro un dono che ci fa uscire da noi stessi e ci fa diventare persone autentiche.<br \/>\nNon vogliamo vivere un\u2019appartenenza che \u00e8 campanilismo, gioco di parte, appartenenza a circoli chiusi per la difesa dai nemici; l\u2019appartenenza da costruire e coltivare \u00e8 segnata dalla logica del camminare insieme e forse non a caso siamo attraversati dalla Via Appia, antica maestra di cammini, incontri, scambi e prospettive di ricchezza umana, culturale, economica, religiosa e politica.<\/p>\n<p>La felice circostanza della proclamazione da parte dell\u2019UNESCO, della Via Appia come patrimonio immateriale dell\u2019umanit\u00e0, oltre ad aprire la strada a tante opportunit\u00e0, \u00e8 per noi una silenziosa testimonianza di come solo creando cammini, comunicazioni, contaminazioni, incontri e scambi culturali, sociali, religiosi, politici si pu\u00f2 fare dell\u2019appartenenza una possibilit\u00e0 di partecipazione attiva alla costruzione di una citt\u00e0-cantiere, dove sia possibile progettare, pensare, realizzare non una citt\u00e0 che si guarda l\u2019ombelico, ripiegata su se stessa, n\u00e9 una citt\u00e0 che continuamente rimpiange di essere inferiore o trascurata rispetto ad altre, ma una citt\u00e0 che emerge per capacit\u00e0 propositiva, progettuale, inclusiva e che sa guardare oltre l\u2019orizzonte per cogliere le opportunit\u00e0 che questo tempo offre. Una citt\u00e0 che sappia, con senso genuino di appartenenza e interesse di partecipazione, progettare e realizzare, col contributo di tutti, uno sviluppo MADE in BRINDISI, dunque non mutuato o copiato da contesti urbani differenti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA PARTECIPAZIONE<br \/>\nNel discorso tenuto a Trieste a luglio scorso, in occasione della cinquantesima Settimana sociale dei cattolici italiani, Papa Francesco ha usato l\u2019immagine del cuore per parlare della partecipazione.<br \/>\nDiceva testualmente: \u00ab\u2026possiamo immaginare la crisi della democrazia come un cuore ferito. Ci\u00f2 che limita la partecipazione \u00e8 sotto i nostri occhi. Se la corruzione e l\u2019illegalit\u00e0 mostrano un cuore \u201cinfartuato\u201d, devono preoccupare anche le diverse forme di esclusione sociale\u00bb.<br \/>\nIllegalit\u00e0, corruzione, autoreferenzialit\u00e0, esclusione sociale e difesa ad oltranza degli interessi di parte, scoraggiano e limitano gli spazi della partecipazione e, citando Aldo Moro, Papa Francesco proseguiva: \u00abuno Stato non \u00e8 veramente democratico se non \u00e8 al servizio dell\u2019uomo, se non ha come fine supremo la dignit\u00e0, la libert\u00e0, l\u2019autonomia della persona umana, se non \u00e8 rispettoso di quelle formazioni sociali nelle quali la persona umana liberamente si svolge e nelle quali essa integra la propria personalit\u00e0\u00bb.<br \/>\nIn questi anni la partecipazione democratica \u00e8 tristemente calata, anche nell\u2019espressione del voto e, tuttavia, \u00e8 necessario che, oltre il voto, si creino le condizioni necessarie perch\u00e9 tutti si possano esprimere e possano partecipare e, come faceva notare sempre il Santo Padre, la partecipazione non si improvvisa, alla partecipazione si educa, soprattutto le giovani generazioni.<\/p>\n<p>A questo proposito, noi cristiani dobbiamo fare di pi\u00f9, perch\u00e9 alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, si possa lavorare a una corretta relazione tra religione e societ\u00e0, promuovendo un dialogo fecondo con la comunit\u00e0 civile e le istituzioni pubbliche, perch\u00e9 illuminandoci a vicenda e liberandoci dalle scorie ideologiche, possiamo avviare una riflessione comune sui temi legati al rispetto della vita umana, della dignit\u00e0 della persona e dei legittimi diritti di ciascuno al lavoro, alla cura, all\u2019istruzione, a una vita dignitosa.<\/p>\n<p>Tutti devono sentirsi parte di un progetto di comunit\u00e0. La nostra citt\u00e0 di Brindisi \u00e8 carente di coscienza comunitaria, questo perch\u00e9 spesso cresce una coscienza atomizzata, che non converge in un tutto comunitario.<\/p>\n<p>E qui, noi cristiani, abbiamo la nostra parte di colpa, perch\u00e9 spesso viviamo le nostre comunit\u00e0 parrocchiali non nello spirito di comunione che ci fa sentire unica comunit\u00e0 cristiana nella citt\u00e0, ma bens\u00ec come piccole comunit\u00e0 fortificate che cullano l\u2019illusione di bastare a s\u00e9 stesse.<br \/>\n\u00c8 necessario tessere una rete di relazioni virtuose che devono servire da tessuto di fondo per relazioni pi\u00f9 ampie, che devono diventare sempre pi\u00f9 inclusive, partecipative e curative.<br \/>\nPrendo in prestito ancora le parole di Papa Francesco a Trieste: \u00abCome cattolici, in questo orizzonte, non possiamo accontentarci di una fede marginale, o privata. Ci\u00f2 significa non tanto di essere ascoltati, ma soprattutto avere il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico. Abbiamo qualcosa da dire, ma non per difendere privilegi. No. Dobbiamo essere voce, voce che denuncia e che propone in una societ\u00e0 spesso afona e dove troppi non hanno voce. Tanti, tanti non hanno voce. Tanti. Questo \u00e8 l\u2019amore politico, che non si accontenta di curare gli effetti ma cerca di affrontare le cause. Questo \u00e8 l\u2019amore politico.<\/p>\n<p>\u00c8 una forma di carit\u00e0 che permette alla politica di essere all\u2019altezza delle sue responsabilit\u00e0 e di uscire dalle polarizzazioni, queste polarizzazioni che immiseriscono e non aiutano a capire e affrontare le sfide. A questa carit\u00e0 politica \u00e8 chiamata tutta la comunit\u00e0 cristiana, nella distinzione dei ministeri e dei carismi.<br \/>\nFormiamoci a questo amore, per metterlo in circolo in un mondo che \u00e8 a corto di passione civile. Dobbiamo riprendere la passione civile [\u2026] Impariamo sempre pi\u00f9 e meglio a camminare insieme come popolo di Dio, per essere lievito di partecipazione in mezzo al popolo di cui facciamo parte. E questa \u00e8 una cosa importante nel nostro agire politico, anche dei pastori nostri: conoscere il popolo, avvicinarsi al popolo\u00bb.<br \/>\nCome cristiani vogliamo accrescere il nostro stile di partecipazione per contribuire alla ricostruzione di una genuina appartenenza, premessa indispensabile per riappropriarci del senso di comunit\u00e0.<br \/>\nMi piace, in questa circostanza, richiamare quelle piccole luci di partecipazione presenti nella nostra citt\u00e0, nate in seno all\u2019esperienza ecclesiale, che con spirito e passione solidale esercitano l\u2019amore politico, nella cura del prossimo; mi riferisco alla Mensa delle parrocchie solidali, che ogni giorno accoglie per pranzo chi non pu\u00f2 permetterselo, a Casa Betania, che da pi\u00f9 di venticinque anni cerca di offrire un tetto sicuro, anche se momentaneo, a tanti senza fissa dimora, alla Casa degli aquiloni, che si prende cura di immigrati che cercano una dignitosa integrazione sul territorio, e a un Gruppo di volontari coordinato dalla Fraternit\u00e0 parrocchiale \u201cSan Carlo di Ges\u00f9\u201d che, soprattutto nel periodo freddo dell\u2019anno, cercano di offrire assistenza a chi vive per strada.<\/p>\n<p>Certamente piccole gocce in un mare di bisogni, ma si pu\u00f2 e si deve fare di pi\u00f9, soprattutto, se pi\u00f9 persone prenderanno a cuore di partecipare mettendo a disposizione tempo, energie e impegno.<\/p>\n<p>Termino, auspicando che la Via Appia, tornata al centro delle nostre attenzioni, faccia nascere in noi il desiderio di metterci in cammino per percorrere strade di speranza che alimentino le speranze del quotidiano:<br \/>\nla speranza dei lavoratori di conservare dignit\u00e0 e posto di lavoro;<br \/>\nla speranza dei tanti immigrati che abitano la nostra citt\u00e0 di vivere dignitosamente;<br \/>\nla speranza che sacche di illegalit\u00e0 che si muovono nel sottobosco della nostra citt\u00e0 e condizionano spesso progetti di sviluppo possano essere definitivamente cancellate;<br \/>\nla speranza che un ritrovato e genuino spirito di appartenenza generi nuova e responsabile partecipazione alla vita sociale, politica ed ecclesiale;<br \/>\nla speranza che i nostri giovani siano aiutati a liberarsi dei falsi miti che spesso sono offerti loro non per la maturazione ma per la soddisfazione del bisogno immediato;<br \/>\nla speranza che il mare sia sempre fonte di benessere per la nostra citt\u00e0;<br \/>\nla speranza che siano creati sempre pi\u00f9 sul nostro territorio spazi aperti a tutti di partecipazione culturale, sportiva, musicale, artistica perch\u00e9 la creativit\u00e0 dei singoli diventi patrimonio comune;<br \/>\nla speranza che un orizzonte di pace sorga per l\u2019umanit\u00e0 e tutto l\u2019apparato di morte, distruzione e violenza che sta caratterizzando questi nostri tempi sia sotterrato.<\/p>\n<p>Auguro a tutti una festa serena e un sereno cammino di vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>+ Giovanni INTINI<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DISCORSO ALLA CITT\u00c0 DI BRINDISI IN OCCASIONE DELLA FESTA DEI SANTI PATRONI Brindisi, 31 agosto 2024 &nbsp; Signor SINDACO, Gentilissime AUTORIT\u00c0 civili e militari, Amiche e amici qui convenuti, anche quest\u2019anno la festa dei nostri Santi Patroni, San Teodoro D\u2019Amasea e San Lorenzo da Brindisi, ci offre uno spazio di riflessione sulla vita della nostra citt\u00e0. 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