{"id":232709,"date":"2024-10-24T08:26:16","date_gmt":"2024-10-24T06:26:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=232709"},"modified":"2024-10-24T08:26:16","modified_gmt":"2024-10-24T06:26:16","slug":"dipietrangelo-scrive-ad-orsini-brindisi-non-deve-essere-solo-industria-e-porto-ma-si-puo-lavorare-insieme-per-lo-sviluppo-del-territorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/dipietrangelo-scrive-ad-orsini-brindisi-non-deve-essere-solo-industria-e-porto-ma-si-puo-lavorare-insieme-per-lo-sviluppo-del-territorio\/","title":{"rendered":"Dipietrangelo scrive ad Orsini: &#8220;Brindisi non deve essere solo industria e porto, ma si pu\u00f2 lavorare insieme per lo sviluppo del territorio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Lettera aperta al Presidente di Confindustria Orsini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Caro Presidente,<br \/>\nintanto le auguro il benvenuto nella nostra citt\u00e0. E lo faccio in qualit\u00e0 di cittadino e di imprenditore di un settore che continua a far parte delle vocazioni naturali di un territorio come quello dell\u2019agricoltura a cui anche un illustre esponente del mondo industriale non pu\u00f2 non guardare con interesse.<br \/>\nL&#8217;agricoltura pu\u00f2 avere, soprattutto a Brindisi, uno spazio nella societ\u00e0, ma anche nella vita e nei valori delle persone. Anche nel sud, di fronte a quello che la Svimez ha definito &#8220;sottosviluppo permanente&#8221;, l&#8217;agricoltura cerca di reagire e di recuperare.<br \/>\nC&#8217;\u00e8, infatti, una inversione di tendenza verso il settore &#8220;primario&#8221; da cui fino a ieri si scappava; la societ\u00e0 &#8220;urbanizzata&#8221; lo ha considerato, almeno negli ultimi 50 anni e fino a qualche anno fa, un settore senza futuro e residuale e comunque non proponibile per i giovani.<br \/>\nLa modernit\u00e0 era altrove non nelle campagne che erano il passato, la povert\u00e0, la conservazione. I contadini facevano studiare i propri figli per non farli lavorare in campagna. Li (e ci) mandavano all&#8217;universit\u00e0 per diventare medici, avvocati, docenti, per non portare pi\u00f9 &#8220;terra in casa&#8221; oltrech\u00e9 per un presunto riscatto familiare e sociale.<br \/>\nQuelle scelte e quelle convinzioni hanno contribuito a produrre una cultura che ha fatto considerare l&#8217;agricoltore, il contadino, &#8220;bifolco&#8221;, &#8220;villano&#8221;. Ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec o almeno non si guarda con questo spirito la campagna e l&#8217;agricoltura. Lo dicono i dati delle nuove imprese agricole e quelli dell&#8217;occupazione, a lei ben noti. C&#8217;\u00e8 una rivalutazione, un ritorno, un&#8217;attenzione diversa soprattutto da parte dei giovani e di quelle famiglie che, se pur urbanizzate, sentono il bisogno di un rapporto con la terra, con l&#8217;alimentazione e con un interesse verso l&#8217;economia agricola.<br \/>\nLa societ\u00e0 italiana, e con essa giovani e famiglie, \u00e8 stata ed \u00e8 al centro di un grande processo di ristrutturazione dovuto soprattutto a questa lunga crisi. A questa crisi si sta rispondendo anche con profondi e duraturi cambiamenti di stili di vita e con un approccio pi\u00f9 interessato ad una nuova economia, alla Green economy, alla agricoltura di territorio.<br \/>\nSembra, infatti, che circa un italiano su due ha preso l&#8217;abitudine di coltivare sui balconi di casa o in spazi cittadini altrimenti abbondonati. Si va estendendo in molte citt\u00e0 l&#8217;esperienza degli orti urbani. Brindisi lo ha iniziato a fare. Ci sono gi\u00e0 molti insegnanti della scuola d&#8217;infanzia ed elementare che hanno introdotto nella loro impostazione formativa le pratiche primordiali della coltivazione.<br \/>\nLa cultura contadina e agricola, tra strade, palazzi e scuole, cambia la qualit\u00e0 della vita anche dal punto di vista dei tempi, portando la citt\u00e0 ad assumere un ritmo pi\u00f9 slow e a recuperare un rapporto con i propri spazi, con il proprio retroterra, con i suoi vecchi sapori, con le sue tradizionali pratiche di buona cucina e buona alimentazione(cose diverse da quelle propinate dai vari master chef televisivi).<br \/>\nColtivare, inoltre, contribuisce a dare il giusto valore al cibo che mangiamo. Per produrlo si richiede tempo, fatica, denaro e rispetto dei ritmi della natura. E&#8217; scuola dove si impara a non sprecare e a rispettare l&#8217;ambiente. Ritornare a fare a casa il pane, le conserve, sta lentamente cambiando le modalit\u00e0 di preparazione del cibo e lo stesso stare insieme in famiglia e tra amici.<br \/>\nSi pu\u00f2 leggere cos\u00ec, oltre lo sviluppo degli orti urbani, la crescita nelle citt\u00e0 dei mercati dei prodotti agricoli a Km zero, degli spacci delle aziende nelle campagne, dei gruppi di acquisto sociale(gas). Anche il ritorno e l&#8217;estendersi di tante sagre paesane e il diffondersi di tante associazioni ed iniziative culturali legate a &#8220;cibo-territorio-cultura&#8221; sono indicativi di quanto pu\u00f2 esercitare e suscitare l&#8217;agricoltura nella societ\u00e0 moderna e urbanizzata. E non si tratta di visioni o predisposizioni romantiche, salutiste, bucoliche. E&#8217;, invece, una opportunit\u00e0 di nuovo sviluppo che pu\u00f2 valorizzare il territorio. Per ci\u00f2 che sta gi\u00e0 avvenendo in agricoltura e nelle campagne, va visto il futuro dei nostri territori e di Brindisi in particolare che, per tradizioni, per paesaggio, per estensione di superficie agraria disponibile, pu\u00f2 avere una nuova prospettiva anche attraverso l&#8217;agricoltura. Mi limito a fare l&#8217;esempio della citt\u00e0 di Brindisi, una citt\u00e0 alla ricerca di identit\u00e0 e di futuro.<br \/>\nDopo gli anni della industrializzazione forzata e calata dall&#8217;alto e che, per un certo periodo, ha prodotto sviluppo, reddito e lavoro e che grazie ad essa si \u00e8 ampliata, trasformando la non remunerativa rendita agraria di allora nella ricca rendita urbanistica ed edilizia consentendo, oltre il dovuto, la costruzione di case e di quartieri, \u00e8 arrivato il momento di un ripensamento sullo sviluppo e sul suo diverso futuro. Per non parlare poi dei danni apportati al territorio agrario, in epoca recente, dai campi fotovoltaici realizzati senza regole e a discapito dell&#8217;agricoltura oltrech\u00e9 del paesaggio.<br \/>\nI dati dicono che la citt\u00e0 di Brindisi per superficie agraria \u00e8 la citt\u00e0 pugliese, dopo quello di Foggia, con l&#8217;agro pi\u00f9 esteso arrivando fino a Mesagne, Sandonaci, San Pancrazio, San Pietro, Cellino, Carovigno, San Vito. E&#8217; l&#8217;unica citt\u00e0 capoluogo che ha, a suo nome, un vino DOP, il Brindisi Rosso, e che fece del vino una delle sue principali ragioni e condizioni di sviluppo attraverso i tantissimi stabilimenti vinicoli tutti distrutti o dati alla rendita e alla speculazione edilizia. La citt\u00e0 di Brindisi attraverso i suoi carciofeti ha fatto la storia del cultivar del carciofo, oggi IGP. Era famosa per la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 della produzione di angurie e melloni gialli(ci sono ancora in giro per l&#8217;Italia gazebo che vendono angurie che spacciano come brindisine).<br \/>\nAutocriticamente attorno a queste produzioni non si \u00e8 riusciti, per\u00f2, a costruire filiere, a determinare una rottura nel percorso della intermediazione tra prodotti agricoli e loro trasformati e consumatori. Una intermediazione fatta di troppi passaggi e che tanto nuoce alla redditivit\u00e0 dell&#8217;agricoltura brindisina e che avvantaggia e fa arricchire l&#8217;industria di trasformazione e la catena commerciale. Non si \u00e8 stati capaci di valorizzare il saper fare dei nostri contadini, la qualit\u00e0 dei nostri terreni, introducendo le innovazioni necessarie. Anzi molte delle nostre produzioni sono state valorizzate, trasformate e utilizzate in altri contesti anche vicini,in un rapporto positivo tra produzioni agricole,cibo,territorio,<br \/>\ncultura. Si possono valorizzare e utilizzare a Brindisi le sue tradizionali produzioni, il suo saper fare agricolo,i suoi terreni,la sua pianura,per ripensare anche cos\u00ec il suo futuro?<br \/>\nNuovi giovani imprenditori brindisini,oltre che grandi imprese del nord,ci stanno provando ed anche con successo. Ma l&#8217;impegno devo andare oltre e deve coinvolgere il sapere e l&#8217;innovazione.<br \/>\nIl vecchio saper fare non basta pi\u00f9. Gli elementi che non possono mancare sono oggi anche il saper raccontare (comunicazione, marketing, brand), il saper vendere (internazionalizzazione, e-commerce, creare nuovi mercati), il saper innovare (tecnologie di conduzione e di buona e sana coltivazione, dei processi produttivi), il saper ricavare nuovi prodotti dalle vecchie produzioni. Che sia cultura o storia, biologia o chimica, \u00e8 il sapere l&#8217;elemento di maggiore valore anche per l&#8217;agricoltura. Ed \u00e8 questa anche una delle condizioni per sconfiggere il caporalato e rispettare, valorizzandolo, il lavoro nelle campagne.<br \/>\nE poi tutto \u00e8 collegato. Una sana agricoltura fondata sui saperi fa bene alla salute. Una buona agricoltura tutela il territorio e il paesaggio. Un paesaggio e un territorio ben tutelato attira il turismo, soprattutto quello di qualit\u00e0. Il turismo di qualit\u00e0 va alla ricerca di benessere e di cibo sano, crea nuova occupazione, incentiva l&#8217;artigianato di territorio.<br \/>\nAnche questo \u00e8 un messaggio utile per il nostro futuro, per il futuro di questo territorio che pu\u00f2 riscoprire tutte le sue potenzialit\u00e0, ridando alla terra e alla agricoltura il ruolo perso o abbandonato. E non \u00e8 anche questo un patrimonio da far conoscere e far apprezzare ai turisti, compresi quelli delle crociere?<br \/>\nA mio parere \u00e8 giusto pensare da qui in avanti al settore primario anche attraverso una visione pi\u00f9 ampia dove gli aspetti innovativi offrono spunti interessanti di reale cambiamento.<br \/>\nSi pu\u00f2 dare cos\u00ec una prospettiva alle nuove generazioni interessate e attratte dalla campagna e dalla agricoltura. E si darebbe anche un po&#8217; di fiducia e di considerazione ai nostri agricoltori ancora disperati, per i costi di produzione o per le varie crisi agricole e di mercato che subiscono.<br \/>\nSarebbe un ottimo segnale per la citt\u00e0 e per l&#8217;agricoltura brindisina se l&#8217;Amministrazione comunale, facendo il censimento delle proprie propriet\u00e0 agricole (relitti stradali, terreni agricoli, donazioni, ecc.) le mettesse a disposizione di giovani e di anziani per coltivare e per imparare a coltivare e a produrre prodotti tipici della nostra terra, introducendo anche da noi la buona pratica degli orti urbani.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 un patrimonio di terreni, di associazioni, di cooperative che in agricoltura possono dare e fare tanto. Ci si metta alla prova se si vuole guardare al futuro dei nostri territori senza rimanere impigliati ancora nelle polemiche sulla vecchia industrializzazione una parte della quale ha ormai fatto il suo tempo.<br \/>\nInsomma \u00e8 maturo il tempo che anche a Brindisi l&#8217;agricoltura ritorni ad essere considerata in maniera diversa per farla diventare una componente forte dello sviluppo del territorio. Brindisi non \u00e8 solo industria, porto, zona industriale.<br \/>\nSe ci fosse una politica e una amministrazione attente si potrebbe pensare ad un \u201cpatto verde&#8221; per una buona agricoltura e per cibi sani, contro l&#8217;abbandono dei terreni, recuperando quelli incolti per far crescere cos\u00ec, attraverso incentivi, associazionismo, formazione, una nuova passione e una imprenditorialit\u00e0 giovanile radicata nel territorio e del territorio.<br \/>\nL&#8217;agricoltura \u00e8 un settore pieno di opportunit\u00e0 e pu\u00f2 avere un elevato valore aggiunto a condizione che si sappia generare quel circolo virtuoso del sapere fatto di tradizione, qualit\u00e0, innovazione e capacit\u00e0 di racconto. E Brindisi dai tempi dei messapi e dei romani, per la fertilit\u00e0 del suo agro, per la bont\u00e0 delle sue produzioni agricole pu\u00f2 fare e raccontare tanto.<br \/>\n\u201cE\u2019 necessaria, per\u00f2, una spinta verso la innovazione, a partire anche dall\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale in agricoltura e nell\u2019intera filiera. Il lavoro agricolo non pu\u00f2 essere pi\u00f9 visto come la vecchia fatica di una volta, fatta di sudore, fango, sfruttamento. Pu\u00f2 essere altro e dare soddisfazioni. Resta questo l\u2019ultimo anello del progetto a cui personalmente sono impegnato ormai da quasi 10 anni: far tornare la vitivinicoltura brindisina \u2013 anche attraverso la piena consapevolezza di chi lei rappresenta, e cio\u00e8 di un mondo industriale interessato come noi alla crescita del territorio &#8211; ad essere un nuovo riferimento di sviluppo, di attrattivit\u00e0 enoturistica ed esperienziale dove si pu\u00f2 realizzare una sintesi tra la storia del passato e un futuro ricco di opportunit\u00e0 e di innovazioni e come tale in grado di appassionare le nuove generazioni per restare o per tornare a Brindisi. E non \u00e8 solo un sogno!\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmine Dipietrangelo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lettera aperta al Presidente di Confindustria Orsini &nbsp; Caro Presidente, intanto le auguro il benvenuto nella nostra citt\u00e0. E lo faccio in qualit\u00e0 di cittadino e di imprenditore di un settore che continua a far parte delle vocazioni naturali di un territorio come quello dell\u2019agricoltura a cui anche un illustre esponente del mondo industriale non pu\u00f2 non guardare con interesse. L&#8217;agricoltura pu\u00f2 avere, soprattutto a Brindisi, uno spazio nella societ\u00e0, ma anche nella vita e nei valori delle persone. Anche nel sud, di fronte a quello che la Svimez ha definito &#8220;sottosviluppo permanente&#8221;, l&#8217;agricoltura cerca di reagire e di recuperare. C&#8217;\u00e8, infatti, una inversione di tendenza verso il settore &#8220;primario&#8221; da cui fino a ieri si scappava; la societ\u00e0 &#8220;urbanizzata&#8221; lo ha considerato, almeno negli ultimi 50 anni e fino a qualche anno fa, un settore senza futuro e residuale e comunque non proponibile per i giovani. La modernit\u00e0 era altrove non nelle campagne che erano il passato, la povert\u00e0, la conservazione. 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