{"id":2334,"date":"2014-01-10T21:10:54","date_gmt":"2014-01-10T20:10:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.seltest.info\/brun\/?p=2334"},"modified":"2016-07-04T17:59:42","modified_gmt":"2016-07-04T15:59:42","slug":"il-silenzio-che-non-ce-piu-di-guido-giampietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/il-silenzio-che-non-ce-piu-di-guido-giampietro\/","title":{"rendered":"Il silenzio che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Di Guido Giampietro"},"content":{"rendered":"<p>Ai tempi dei Babilonesi si credeva che gli dei, per il troppo parlare degli uomini, avessero mandato il diluvio universale. Chiss\u00e0 quale punizione gli stessi dei avrebbero comminato a noi moderni avviluppati in un cicaleccio senza fine e, soprattutto, senza costrutto.<\/p>\n<p>Assodato che il silenzio, quale necessario e fisiologico momento di raccoglimento in noi stessi e di ascolto degli altri, \u00e8 oramai in via d\u2019estinzione sorge spontanea la domanda sul perch\u00e9 di questo fenomeno. La risposta pi\u00f9 immediata che ho trovato riguarda il terrore che l\u2019altro \u02d7 il nostro interlocutore-nemico \u02d7 abbia solidi argomenti a suo carico. Molti pi\u00f9 dei nostri. Da qui l\u2019imperativo di sopraffarlo con una valanga di parole che lo costringano alla ritirata.<\/p>\n<p>A parte questa prima considerazione il motivo per cui il silenzio sta lentamente scomparendo \u00e8 che, in certe situazioni, pu\u00f2 risultare troppo pesante da sostenere. E allora, per allontanare da noi questo senso di fastidio, si cerca il diversivo del rumore, del chiasso gratuito e fuori luogo. Come quando si applaude nel corso di un funerale o durante il minuto di raccoglimento per ricordare chi \u00e8 uscito di scena. Si battono le mani per un conflitto interiore provocato dalla voglia di dire qualcosa (sempre quella narcisistica voglia\u2026), malgrado la sacralit\u00e0 del momento richieda un silenzio composto e misericordioso.<\/p>\n<p>Insomma il silenzio infastidisce fino a tal punto che, dove sia raccomandato tacere, si avverte l\u2019impellente necessit\u00e0 di creare un rumore. Cos\u00ec, se durante un discorso pubblico o uno\u00a0 spettacolo s\u2019impone una pausa di silenzio, prima o poi qualcuno si mette a tossire, un altro sposta una sedia, un altro ancora, armeggiando col telefonino, produce fastidiosi clic.<\/p>\n<p>Una moda, quella del rumore a tutti i costi, che si alimenta giornalmente attraverso la televisione propinatrice di programmi \u02d7 i nefandi talk show \u02d7 che costituiscono l\u2019ideale palestra nella quale, grandi e piccini, vecchi e giovani, uomini e donne si addestrano a sopraffare gli altri con una voce che, per essere ancora pi\u00f9 convincente, assume i toni del turpiloquio pi\u00f9 greve. Ma anche in Rete il discorso non cambia. I social network, infatti, rappresentano la piazza virtuale dove ciascuno alza la voce per vendere la propria mercanzia.<\/p>\n<p>La situazione ha oramai assunto una piega tale da farci riflettere sui comportamenti di quelli che un tempo venivano chiamati i \u201csolitari di Dio\u201d. Coloro che, per liberarsi del dualismo anima-corpo, intervenivano con il digiuno e l\u2019astinenza. Come gli eremiti che rifiutavano perfino il vestiario. O gli stiliti, i monaci cristiani anacoreti che vissero nel vicino Oriente e avevano la particolarit\u00e0 di trascorrere la propria vita di preghiera e penitenza su una piattaforma posta in cima ad una colonna, rimanendoci per molti anni e spesso fino alla morte. O i monaci e le monache che si auto sigillavano (e seppure in misura ridotta, lo fanno ancora) nelle loro celle.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio necessario ricorrere a queste estreme forme di silenzio e isolamento? Provocatoriamente sono portato a rispondere di s\u00ec. Prima che il silenzio sparisca del tutto, visto che viviamo in un\u2019epoca in cui \u00e8 stato bandito e il mondo \u00e8 oppresso da una pesante cappa di parole, suoni e rumori.<\/p>\n<p>Per esempio, mi si accappona la pelle al solo pensiero delle centinaia di decibel che le moderne multisala\u00a0 sparano nelle orecchie dei poveri spettatori. Con il risultato che anche un amplesso, sullo schermo, si trasforma da una sinfonia di sospiri appena percepiti in grida ancestrali di trogloditi! Che bisogno c\u2019\u00e8 di tenere cos\u00ec alto il volume? Sorrido al ricordo delle vecchie sale cinematografiche allorch\u00e9 all\u2019operatore distratto si gridava \u201cvoce\u2026 voce\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Addirittura anche nel campo musicale l\u2019ascolto \u00e8 oggi sempre pi\u00f9 recalcitrante agli spazi vuoti, senza pensare che la musica si gusta molto meglio quando tutto tace intorno a noi. La magia di farsi prendere dalle note di un concerto, dai suoni di un organo, dagli scherzi di un flauto o dai lamenti di un\u2019arpa diventa cos\u00ec un momento sempre pi\u00f9 raro, disturbato com\u2019\u00e8 da elementi estranei che rompono l\u2019incantesimo.<\/p>\n<p>L\u2019oscurit\u00e0 \u00e8 una realt\u00e0 molto vicina a quella del silenzio e anche questa si sta allontanando a poco a poco dalla nostra esperienza giornaliera. Un tempo le luci erano rade e tremule mentre oggi sono invadenti e fisse. E le citt\u00e0, di notte, sono un agglomerato di bagliori. Ma anche le campagne sono trapunte di luci che delineano i contorni di case e perfino di viottoli. Per non parlare del firmamento, il rifugio per antonomasia delle anime in cerca di risposte esistenziali, che oggigiorno \u00e8 precluso alla vista dalla bambagia luminescente delle luci artificiali.<\/p>\n<p>Insomma il silenzio \u00e8 diventato un incubo anche nel sonno. E oramai intimorisce una passeggiata lungo un solitario sentiero di montagna e perfino la permanenza nell\u2019appartamento di citt\u00e0. E allora, per non rimanere soli ed essere sopraffatti dal silenzio, si accende una radiolina o un televisore di cui non importa vedere le immagini. L\u2019essenziale \u00e8 creare un rumore qualsiasi che ci faccia compagnia e non ci faccia pensare troppo.<\/p>\n<p>Ma il massimo del \u201csilenzio di ascolto\u201d si ha quando la parola stessa si presenta silenziosa senza perdere nulla della sua vitalit\u00e0. E questo succede nella lettura. Il lettore \u00e8 solitario perch\u00e9, mentre legge, crea con il libro un rapporto esclusivo. Ed \u00e8 anche silenzioso perch\u00e9 la lettura, cos\u00ec come \u00e8 praticata ai giorni nostri, esclude la pronuncia mormorata (eccezion fatta per le vecchine che biascicano le giaculatorie).<\/p>\n<p>Nel silenzio di ascolto le parole dell\u2019autore non sono cosa morta, ma vivono grazie agli accenti, alle assonanze, al ritmo sempre cangiante della narrazione. Ed anche la forma dei caratteri, l\u2019interlinea, gli spazi contribuiscono a \u201cprendere\u201d il lettore, ad ammaliarlo, a trasportarlo, anche se per poco, in un altro mondo. Tutte sensazioni, queste, che permangono anche quando il libro si chiude perch\u00e9, al silenzio dell\u2019ascolto, subentra quello del ricordo, vale a dire la rielaborazione personale che il lettore fa del pensiero dell\u2019altro.<\/p>\n<p>Anche la scrittura \u00e8 un cammino silenzioso. L\u2019inchiostro scivola senza rumore sul foglio e il pennino (ma anche la pi\u00f9 prosaica sfera della Bic) lo porta in giro senza gracchiare, consentendo allo scrittore di non perdere il filo del pensiero e, con la complicit\u00e0 del silenzio, di scavare quanto pi\u00f9 profondamente dentro di s\u00e9.<\/p>\n<p>Ci potranno essere dei ripensamenti? Potremo mai, ricorrendo a un azzardato accostamento proustiano, recuperare il silenzio perduto? Riusciremo a riappropriarci di una intimit\u00e0 che ci consenta di mettere in pratica un silenzio fisico in grado di non interrompere il discorso altrui, ma anche un silenzio interiore rivolto ad accogliere la parola altrui?<\/p>\n<p>L\u2019attrice Lucia Sardo ha pronunziato queste amare parole dettate, forse, dalla sua personale esperienza: \u201cIo lo so che chi non rispetta gli altri e chi non ascolta gli altri non \u00e8 stato ascoltato e non \u00e8 stato rispettato\u201d. Si tratta, dunque, di un circolo vizioso da cui bisogna sforzarsi di uscire. Bisogna restituire dignit\u00e0 al silenzio se non vogliamo perderci nel bailamme insulso del rumore quotidiano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai tempi dei Babilonesi si credeva che gli dei, per il troppo parlare degli uomini, avessero mandato il diluvio universale. Chiss\u00e0 quale punizione gli stessi dei avrebbero comminato a noi moderni avviluppati in un cicaleccio senza fine e, soprattutto, senza costrutto. Assodato che il silenzio, quale necessario e fisiologico momento di raccoglimento in noi stessi e di ascolto degli altri, \u00e8 oramai in via d\u2019estinzione sorge spontanea la domanda sul perch\u00e9 di questo fenomeno. La risposta pi\u00f9 immediata che ho trovato riguarda il terrore che l\u2019altro \u02d7 il nostro interlocutore-nemico \u02d7 abbia solidi argomenti a suo carico. Molti pi\u00f9 dei nostri. Da qui l\u2019imperativo di sopraffarlo con una valanga di parole che lo costringano alla ritirata. A parte questa prima considerazione il motivo per cui il silenzio sta lentamente scomparendo \u00e8 che, in certe situazioni, pu\u00f2 risultare troppo pesante da sostenere. E allora, per allontanare da noi questo senso di fastidio, si cerca il diversivo del rumore, del chiasso gratuito e fuori luogo. 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