{"id":240556,"date":"2025-03-14T19:12:47","date_gmt":"2025-03-14T18:12:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=240556"},"modified":"2025-03-14T19:12:47","modified_gmt":"2025-03-14T18:12:47","slug":"dove-eravamo-in-questi-anni-ora-un-patto-per-un-autonomo-progetto-di-futuro-di-ernesto-musio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/dove-eravamo-in-questi-anni-ora-un-patto-per-un-autonomo-progetto-di-futuro-di-ernesto-musio\/","title":{"rendered":"Dove eravamo in questi anni? Ora un \u201cpatto\u201d per un autonomo progetto di futuro. Di Ernesto Musio"},"content":{"rendered":"<p>Sfumato il sogno di Brindisi Citt\u00e0 capitale della cultura, la proposta di \u201cun patto per la citt\u00e0\u201d, lanciata da Carmine Dipietrangelo, pur incentrata sulla vitivinicoltura, dovrebbe sollecitare, se pur oltremodo tardiva, una riflessione pi\u00f9 generale sullo sviluppo non solo agricolo della nostra provincia, che attraversa la sua pi\u00f9 grave crisi economica e sociale dal dopoguerra.<\/p>\n<p>In particolare, l\u2019ottimismo della volont\u00e0 che permea l\u2019intervento e che trae la sua forza e legittimazione dalla ricca e antica storia agricola brindisina (dai messapi ai romani, per dirla con Carmine), la quale ha definito una caratteristica fondamentale della sua millenaria \u201cidentita\u2019 culturale\u201d, deve comunque fare i conti con \u201cle criticit\u00e0 dell\u2019intelligenza\u201d odierne, se si vogliono superare gli ostacoli strutturali a ogni prospettiva di nuovo futuro.<\/p>\n<p>Nella specifica condizione agricola, correva l\u2019anno 2004 quando la Provincia approv\u00f2 un Piano Agricolo Provinciale, il cui coordinamento delle attivit\u00e0 di progettazione e redazione fu opera dello Studio Tecnico Associato dei dottori agronomi Fabrizio De Castro e Pier Luigi Tondo, in collaborazione con il Dipartimento PRO.GE.SA (Progettazione e Gestioni dei Sistemi Agrotecnici e Forestali) dell\u2019Universit\u00e0 di Bari.<\/p>\n<p>In esso veniva fatto notare come l\u2019agricoltura fosse divenuta nel tempo la cenerentola della base produttiva provinciale e che, soprattutto, su 50.762 aziende agricole censite al 2000, il 55% (28.000) aveva meno di 1 ettaro, il 22% (11.000) aveva tra 1 e 2 ettari, il 15% (7.800) aveva da 2 a 5 ettari.<\/p>\n<p>E\u2019 cambiata di molto, in questi ultimi vent\u2019anni, la dimensione media aziendale agricola brindisina?<br \/>\nSe si considera che in Europa l\u2019ossatura aziendale fondamentale dell\u2019agricoltura, si rilevava nel Piano, va dai 20 ettari in su, si ha una fotografia esatta della sua perdurante marginalit\u00e0 nel contesto globale.<\/p>\n<p>Ma oltre alla promozione della fondamentale dimensione aziendale almeno superiore a 1 ettaro che permettesse di rientrare nel \u201ccampo di osservazione agricolo comunitario\u201d utile a ottenere gli aiuti europei, per quanto modesti, nel Piano si sollecitava a una vera e propria rivoluzione nel campo di quell\u2019\u201dinnovazione\u201d, in uno con una estesa meccanizzazione mirata e articolata, capaci di creare e accrescere \u201cvalore aggiunto\u201d per fuoriuscire, in molti casi, dai limiti della sopravvivenza, addirittura anche nel mercato del cosiddetto \u201ccontinente mediterraneo\u201d.<\/p>\n<p>Del resto, correva l\u2019anno 2016 quando si invocava ancora la modernizzazione dell\u2019agricoltura brindisina, attraverso soprattutto il \u201csapere\u201d, diceva lo stesso Carmine, e la qualificazione dell\u2019intera filiera strutturale e infrastrutturale, dalla produzione alle fasi altrettanto cruciali del marketing e della commercializzazione.<\/p>\n<p>Gli \u00e8 che, in agricoltura e in viniviticoltura (salvo eccezioni, Tenute Lu Spada e altre) come negli ulteriori settori dell\u2019economia, Brindisi, decennio dopo decennio, sembra ormai vivere in un eterno presente, in un eterno ritorno.<\/p>\n<p>Correva l\u2019anno 1990 e il Centro Studi di Confindustria di Brindisi, tramite l\u2019Associazione degli Industriali, pubblicava un Rapporto del CERPEM (Centro Ricerche socioeconomiche Per il Mezzogiorno) sulla situazione e le prospettive dell\u2019industria manifatturiera di Brindisi che rilevava i limiti strutturali dello sviluppo brindisino insito nella sua industrializzazione per poli (chimico, energetico, aeronautico, aggiungo farmaceutico), la cui fissit\u00e0 e rigidit\u00e0 di queste monoculture produttive avrebbe generato profili formativi e professionali e, nel tempo, un mercato del lavoro senza sbocchi e, ancor pi\u00f9 drammaticamente, senza prospettive, con inevitabile crescita della non occupazione.<\/p>\n<p>Correva l\u2019anno 1996 quando, in aggiunta alla Convenzione con l\u2019Enel (nella quale si prevedeva persino un dissalatore a suo carico! oggi tanto invocato!), presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, fu firmato un dettagliato Protocollo aggiuntivo per il rilancio e lo sviluppo sostenibile del territorio brindisino, articolato per aree tematiche, riguardanti infrastrutture, ambiente, reindustrializzazione, portualit\u00e0, turismo, universit\u00e0, tutela dei lavoratori, che originavano soprattutto dalle 8 Azioni di ripresa largamente mutuate dallo studio dallo studio del CERPEM.<\/p>\n<p>Ho sempre ritenuto, in sintonia con l\u2019amico e compagno capogruppo consiliare del P.D.S. Teodoro Saponaro, che la stessa questione energetica brindisina, pur avendo io partecipato con passione alla definizione della Convenzione del \u201996, non fosse una questione esclusivamente e squisitamente ambientale, ma che essa dovesse costituire il fulcro di una \u201criconversione non solo ecologica dell\u2019intera economia brindisina\u201d, per cominciare ad uscire da una condizione produttiva che avrebbe reso asfittico lo sviluppo economico e sociale del futuro.<\/p>\n<p>Ma oggi non \u00e8 il \u201996. Oggi si \u00e8 giunti come classe politica e dirigente, drammaticamente impreparati all\u2019onda d\u2019urto del venir men di pezzi nevralgici, nel bene e\/o nel male, dell\u2019intero apparato industriale ed economico brindisino (dall\u2019energia alla chimica, dal farmaceutico all\u2019aereonautico, con tutti gli indotti di questi settori).<\/p>\n<p>Dove eravamo in tutti questi anni nei quali si profilavano, con evidenza solare, i processi che avrebbero portato alle crisi emergenziali odierne?<\/p>\n<p>Oggi, ovviamente, l\u2019urgenza sacrosanta \u00e8 di salvare in ogni modo possibile tutti i lavoratori ma, contestualmente, occorrerebbe che il sistema politico brindisino, in un sussulto di \u201cautonomia politica e culturale\u201d, come nel \u201996, con i suoi partiti (ripeto partiti!) e le sue istituzioni, assieme ai sindacati, alle associazioni datoriali e a quelle ambientaliste, in uno con il livello provinciale e regionale, operassero sinergicamente per \u201cprogettare, sulla base di un\u2019autonoma \u201cvision territoriale\u201d, un rilancio qualitativo dell\u2019industria e dell\u2019economia brindisina, senza quei tutoraggi che minano, come una coazione a ripetere, l\u2019emancipazione da quella atavica subalternit\u00e0 che ha condotto Brindisi agli errori imposti e subiti del passato e che si riversano drammaticamente sul presente.<\/p>\n<p>La storia ci insegna che Brindisi \u00e8 sempre risorta dalle sue ceneri, dal tempo dei romani a quello della Valigia delle Indie.<br \/>\nSi riparta quindi da quel bel progetto \u201cNavigare il futuro\u201d presentato per il titolo di citt\u00e0 capitale della cultura, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 ancora una volta bisogno di un discorso nuovo, un \u201cpatto\u201d che accenda una speranza negli occhi di chi oggi ha vent\u2019anni e non vuole fuggire da questa terra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Ernesto Musio<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>gi\u00e0 consigliere provinciale<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sfumato il sogno di Brindisi Citt\u00e0 capitale della cultura, la proposta di \u201cun patto per la citt\u00e0\u201d, lanciata da Carmine Dipietrangelo, pur incentrata sulla vitivinicoltura, dovrebbe sollecitare, se pur oltremodo tardiva, una riflessione pi\u00f9 generale sullo sviluppo non solo agricolo della nostra provincia, che attraversa la sua pi\u00f9 grave crisi economica e sociale dal dopoguerra. In particolare, l\u2019ottimismo della volont\u00e0 che permea l\u2019intervento e che trae la sua forza e legittimazione dalla ricca e antica storia agricola brindisina (dai messapi ai romani, per dirla con Carmine), la quale ha definito una caratteristica fondamentale della sua millenaria \u201cidentita\u2019 culturale\u201d, deve comunque fare i conti con \u201cle criticit\u00e0 dell\u2019intelligenza\u201d odierne, se si vogliono superare gli ostacoli strutturali a ogni prospettiva di nuovo futuro. 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