{"id":242259,"date":"2025-04-10T11:58:25","date_gmt":"2025-04-10T09:58:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=242259"},"modified":"2025-04-12T10:32:30","modified_gmt":"2025-04-12T08:32:30","slug":"raoul-bova-al-verdi-di-brindisi-attiva-una-promozione-speciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/raoul-bova-al-verdi-di-brindisi-attiva-una-promozione-speciale\/","title":{"rendered":"Raoul Bova al Verdi di Brindisi: attiva una promozione speciale"},"content":{"rendered":"<p>Cosa resta di un uomo quando gli tolgono tutto? Un nome, un numero. Un corpo, un gesto. Una vasca d\u2019acqua gelida nel cuore di Auschwitz. Domenica 13 aprile alle ore 18.30, al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi, Raoul Bova \u00e8 Alfred Nakache in \u201cIl Nuotatore di Auschwitz\u201d, diretto da Luca De Bei: pi\u00f9 che uno spettacolo, un\u2019immersione profonda in una storia che scorre sotto la pelle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per questa occasione, il teatro propone una promozione speciale con un biglietto al prezzo ridotto di 12 euro, valido per i posti di secondo settore di platea. L\u2019offerta \u00e8 attiva esclusivamente presso la biglietteria del teatro, aperta venerd\u00ec dalle 11 alle 13 e dalle 16.30 alle 18.30 e, il giorno dello spettacolo, dalle 11 alle 13 e dalle 17 fino all\u2019inizio della recita. Info T. 0831 562554.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scena racconta e intanto resiste. Respira. Lotta. Come fece lui, bracciata dopo bracciata, per restare umano l\u00e0 dove l\u2019umano era stato cancellato. \u00c8 una storia di sport, sopravvivenza, tenacia. Ma \u00e8 anche molto di pi\u00f9. \u00c8 una riflessione sul senso dell\u2019identit\u00e0, della memoria, della dignit\u00e0. \u00c8 la storia di un uomo che ha trovato nell\u2019acqua la sua casa, la sua lingua, il suo modo di stare al mondo. E che in quell\u2019elemento ha continuato a esistere anche quando tutto il resto era stato cancellato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alfred Nakache era un atleta straordinario, un nuotatore francese di origine ebraica che aveva infranto record mondiali, portato in alto la sua bandiera, onorato il suo talento con disciplina e passione. Ma nel 1943, l\u2019Europa era diventata una trappola e la sua identit\u00e0 non valeva pi\u00f9 nulla: n\u00e9 il suo nome, n\u00e9 la sua fama, n\u00e9 le sue vittorie. Solo un numero, 172763, inciso sulla pelle. Solo il corpo, trasformato in bersaglio. Solo il silenzio, interrotto dal rumore dei treni, delle urla, dei comandi. Deportato ad Auschwitz, Nakache vide tutto svanire: la moglie, la figlia, la casa, il passato. Ma dentro di s\u00e9 custodiva ancora qualcosa: il desiderio di nuotare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019acqua, che per lui era sempre stata aria, ritmo, espressione, dentro il lager divent\u00f2 rifugio. Si tuffava di nascosto nel bacino del campo, tra acque torbide e gelide, e l\u00ec, per pochi attimi, ritrovava se stesso. Non nuotava per allenarsi. Nuotava per ricordare chi fosse. Nuotava per non cedere. Nuotava per restare umano. E poi, l\u2019impensabile: Nakache sopravvive. Sopravvive al campo, alla fame, al freddo, al lutto. E una volta libero, risale. Letteralmente. Torna a nuotare. Gareggia. Vince. Partecipa alle Olimpiadi di Londra. Non perch\u00e9 vuole dimenticare ma perch\u00e9 vuole affermare, bracciata dopo bracciata, che la vita pu\u00f2 rinascere. Che il corpo, anche dopo essere stato umiliato, pu\u00f2 ancora parlare. Pu\u00f2 ancora dare testimonianza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In scena, accanto a lui &#8211; o meglio, nel suo stesso riflesso &#8211; c\u2019\u00e8 Viktor Emil Frankl. Lo psichiatra austriaco che visse la stessa prigionia, che condivise lo stesso fango e lo stesso gelo e che torn\u00f2 nel mondo con una convinzione: l\u2019essere umano \u00e8 capace di sopportare qualsiasi cosa purch\u00e9 trovi un senso. Frankl elabor\u00f2 la logoterapia, una teoria che unisce la psicologia al significato esistenziale. Per lui, la salvezza non stava nell\u2019ottimismo ingenuo ma nella volont\u00e0 di senso. Anche nell\u2019abisso, si pu\u00f2 scegliere di reagire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo spettacolo mette in relazione questi due destini, apparentemente distanti: l\u2019atleta e lo psichiatra, il gesto fisico e il pensiero. E invece, scena dopo scena, si scopre che sono uno il contrappunto dell\u2019altro. Entrambi hanno scelto di restare vivi. Entrambi hanno trovato, ciascuno a modo proprio, una forma di resistenza. Nakache con il corpo, Frankl con la mente. Uno nuota, l\u2019altro scrive. Uno si immerge nell\u2019acqua, l\u2019altro si immerge nella coscienza. Due linguaggi per dire la stessa cosa: io esisto ancora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIl Nuotatore di Auschwitz\u201d \u00e8 pi\u00f9 che uno spettacolo sulla memoria: \u00e8 un\u2019opera civile, un grido mormorato, un invito a interrogarsi sul presente. Cosa significa oggi \u201cresistere\u201d? In un tempo che corre, che dimentica in fretta, che trasforma tutto in consumo e superficie, c\u2019\u00e8 ancora bisogno di storie cos\u00ec. Di storie che non si dimenticano. Che non si lasciano archiviare. Perch\u00e9 Nakache non ha nuotato solo per sopravvivere. Ha nuotato per ricordare. Per essere testimone. Frankl non ha scritto per autoassolversi, ma per offrire una bussola. Entrambi ci hanno lasciato in eredit\u00e0 una forma di orientamento: il corpo come memoria, la parola come cura. Lo spettatore non \u00e8 chiamato a commuoversi ma a farsi carico. A uscire con quella storia addosso. A portarla fuori. Perch\u00e9 non si tratta solo di memoria. Si tratta di resistenza. Di dignit\u00e0. Di senso. E dell\u2019urgenza di ricordare che, anche quando tutto sembra perduto, c\u2019\u00e8 sempre un gesto che pu\u00f2 restituire la vita. Una bracciata. Un pensiero. Una voce che racconta. E qualcuno, l\u00e0 fuori, pronto ad ascoltare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa resta di un uomo quando gli tolgono tutto? Un nome, un numero. Un corpo, un gesto. Una vasca d\u2019acqua gelida nel cuore di Auschwitz. 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