{"id":243301,"date":"2025-05-03T13:01:56","date_gmt":"2025-05-03T11:01:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=243301"},"modified":"2025-05-03T13:01:56","modified_gmt":"2025-05-03T11:01:56","slug":"un-patto-per-lo-sviluppo-sostenibile-di-carmine-dipietrangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/un-patto-per-lo-sviluppo-sostenibile-di-carmine-dipietrangelo\/","title":{"rendered":"Un patto per lo sviluppo sostenibile. Di Carmine Dipietrangelo"},"content":{"rendered":"<p>Gran parte del mio impegno sindacale e politico, sin dai primi anni Settanta, l\u2019ho dedicato alle politiche industriali e agli insediamenti produttivi del nostro territorio. Oggi mi occupo d\u2019altro: sono un vitivinicoltore, profondamente legato all\u2019agricoltura brindisina. Ma non rinnego quell\u2019impegno \u201cindustrialista\u201d che ha segnato una parte importante della mia vita. Anzi, sento il dovere di riconoscere anche gli errori e i ritardi che hanno accompagnato quella fase, errori a cui, nella mia funzione di dirigente sindacale e amministratore pubblico, ho in parte partecipato.<\/p>\n<p>Uno di questi errori \u00e8 stato l\u2019aver sempre chiesto ad altri \u2013 grandi gruppi industriali, governo, enti esterni \u2013 di investire sul nostro territorio, spesso senza porre attenzione alla qualit\u00e0 e alla finalit\u00e0 di quegli investimenti. In passato, anche con qualche polemica, ho provato \u2013 inascoltato \u2013 a sostenere che il nostro territorio non poteva diventare una sorta di \u201ccarta assorbente\u201d di decisioni prese altrove.<\/p>\n<p>\u00c8 da questo passato che nasce il desiderio di offrire oggi un piccolo contributo a un dialogo che ritengo sempre pi\u00f9 necessario. Un dialogo che auspico si concretizzi in un vero e proprio \u201cpatto per un nuovo sviluppo di Brindisi\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ennesimo grido d\u2019allarme sullo stato di crisi dell\u2019economia brindisina \u2013 chiusura di attivit\u00e0, aumento della disoccupazione e della cassa integrazione, assenza di investimenti pubblici e privati \u2013 non pu\u00f2 restare inascoltato n\u00e9 imbrigliato in ovviet\u00e0 che sanno di rassegnazione.<\/p>\n<p>Il vecchio apparato industriale \u00e8 da tempo in sofferenza. I settori pi\u00f9 colpiti sono quelli della metalmeccanica, dell\u2019edilizia e dell\u2019indotto legato alla manutenzione degli impianti industriali, molti dei quali sono ormai in fase di esaurimento, se non gi\u00e0 dismessi.<br \/>\nI numeri sono preoccupanti e pongono interrogativi pesanti sul futuro dell\u2019economia locale e della citt\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 e non si deve rinunciare all\u2019industria. Ma l\u2019industria va ripensata. Va integrata in un disegno pi\u00f9 ampio, che coinvolga anche altri settori: l\u2019agricoltura e le sue filiere agroalimentari ed enogastronomiche, il turismo, le infrastrutture \u2013 a partire dal porto \u2013 che vanno valorizzate e potenziate.<\/p>\n<p>Il lavoro deve tornare al centro. \u00c8 il lavoro il fondamento della coesione sociale e della sopravvivenza di una comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Molti imprenditori brindisini, per troppo tempo, hanno vissuto all\u2019ombra dei grandi insediamenti industriali e di un porto utilizzato solo in funzione di essi. Quando gli investimenti dei grandi gruppi rallentano o decidano dismissioni, queste imprese vanno subito in sofferenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La grande industria ha garantito reddito e stabilit\u00e0 occupazionale per decenni, ma ha anche prodotto un pesante impatto ambientale, con danni alla salute e al territorio.<\/p>\n<p>La sfida del nostro tempo \u00e8 conciliare sviluppo e sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il lavoro non pu\u00f2 pi\u00f9 significare devastazione del territorio; il rispetto per l\u2019ambiente, per\u00f2, non pu\u00f2 significare la fine dell\u2019industria.<\/p>\n<p>Dobbiamo puntare su un\u2019economia circolare, su processi produttivi in grado di generare ricchezza riducendo al minimo gli impatti ambientali.<\/p>\n<p>Brindisi, con la sua eredit\u00e0 di impianti petrolchimici, energetici, e per ultimo quelli farmaceutici, \u00e8 l\u2019esempio perfetto di quanto c\u2019\u00e8 ancora da fare. Non possiamo limitarci a chiedere la sopravvivenza di vecchi insediamenti, quasi elemosinando proroghe di attivit\u00e0 ormai superate.<\/p>\n<p>Occorre, invece, costruire una consapevolezza diffusa dell\u2019esaurimento di un modello di sviluppo. E serve coraggio: non si pu\u00f2 innovare continuando a fare le stesse cose.<\/p>\n<p>Il territorio va attrezzato in modo diverso. Le opportunit\u00e0 ci sono: bonifiche, riconversione dei siti, dismissione del carbone, riutilizzo delle infrastrutture esistenti, ottimizzazione delle produzioni con tecnologie a basso impatto, investimenti in nuove tecnologie green.<\/p>\n<p>Non possiamo rinunciare al contributo dell\u2019industria, ma i grandi gruppi devono essere richiamati al confronto, coinvolti in un nuovo piano di investimenti orientato all\u2019innovazione sostenibile.<\/p>\n<p>Qualche segnale positivo c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>La politica cittadina, purtroppo in altre faccende affaccendata, dovrebbe giocare un ruolo attivo e propositivo, con trasparenza e rigore. Basta con l\u2019atteggiamento passivo del passato, succube di scelte altrui.<\/p>\n<p>Serve una visione chiara, da esplicitare attraverso documenti di pianificazione e politiche industriali condivise. Un patto per lo sviluppo del territorio pu\u00f2 ridare slancio e costruire condizioni in cui tutti gli attori \u2013 istituzioni, imprese, sindacati, associazioni \u2013 si sentano coinvolti, corresponsabili e motivati a dare il proprio contributo.<\/p>\n<p>Non si tratta di cedere al velleitarismo, n\u00e9 di difendere uno status quo ormai insostenibile.<\/p>\n<p>Una nuova pagina per Brindisi va scritta qui ed ora, indipendentemente da chi amministra la citt\u00e0 oggi. Basta con la politica urlata delle denunce e delle colpevolizzazioni: \u00e8 il momento del buon senso. Il muro contro muro non fa che rimandare soluzioni che, col tempo, rischiano di diventare impossibili.<\/p>\n<p>Si riaprano i tavoli del dialogo. Si dia voce alle categorie, ai sindacati, alle competenze, ai grandi player industriali. Tutti devono essere coinvolti e resi corresponsabili. E questi tavoli devono includere anche il governo nazionale e quello regionale, che non possono pi\u00f9 limitarsi a generiche dichiarazioni di principio.<\/p>\n<p>Occorre una consapevolezza collettiva, essenziale per costruire un futuro di lavoro e sviluppo fondato su un\u2019economia sostenibile, all\u2019altezza delle sfide del nostro tempo.<\/p>\n<p>Basta con un territorio passivo, \u201ccarta assorbente\u201d di decisioni prese altrove. Un patto per lo sviluppo deve nascere dal basso, da nuovi protagonismi, da progetti e investimenti radicati nel territorio. Servono strumenti efficaci, risorse concrete, politiche pubbliche, volont\u00e0 politica. E, se necessario, anche la lotta.<\/p>\n<p>Servirebbe per questo anche una sinistra competente, moderna, consapevole, capace di essere protagonista di questo percorso. Ma questo \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Carmine Dipietrangelo<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gran parte del mio impegno sindacale e politico, sin dai primi anni Settanta, l\u2019ho dedicato alle politiche industriali e agli insediamenti produttivi del nostro territorio. Oggi mi occupo d\u2019altro: sono un vitivinicoltore, profondamente legato all\u2019agricoltura brindisina. Ma non rinnego quell\u2019impegno \u201cindustrialista\u201d che ha segnato una parte importante della mia vita. Anzi, sento il dovere di riconoscere anche gli errori e i ritardi che hanno accompagnato quella fase, errori a cui, nella mia funzione di dirigente sindacale e amministratore pubblico, ho in parte partecipato. 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