{"id":245747,"date":"2025-06-13T06:02:04","date_gmt":"2025-06-13T04:02:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=245747"},"modified":"2025-06-18T17:27:27","modified_gmt":"2025-06-18T15:27:27","slug":"lultimo-giorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/lultimo-giorno\/","title":{"rendered":"L&#8217;ultimo giorno. Di Oreste Pinto"},"content":{"rendered":"<p>La morte di Carlo Legrottaglie, brigadiere capo dei Carabinieri, ucciso in un conflitto a fuoco proprio l\u2019ultimo giorno di servizio, sconvolge per la violenza, ma ferisce ancor pi\u00f9 per l\u2019assurdit\u00e0 del momento: un attimo prima della pensione, un respiro prima della quiete.<\/p>\n<p>Quel giorno avrebbe dovuto segnare l\u2019inizio di una nuova stagione, dopo una vita trascorsa a presidiare strade, a rispondere a chiamate nel cuore della notte, a portare la divisa come un\u2019estensione della pelle, anche fuori servizio. E invece, proprio in quel giorno, lo Stato che Carlo ha servito con disciplina e lealt\u00e0 lo ha visto cadere. Colpito mentre ancora faceva ci\u00f2 che aveva giurato: proteggere.<\/p>\n<p>Non \u00e8 retorica. \u00c8 la fotografia amara di un Paese che continua a mandare i propri uomini e le proprie donne in prima linea, spesso nel silenzio, lontano dai riflettori. Carlo non era un eroe da copertina. Era uno dei tanti servitori dello Stato che ogni giorno, nei quartieri difficili, nelle caserme dimenticate, negli angoli dove la sicurezza resiste solo grazie alla loro presenza, mettono il proprio corpo tra il caos e l\u2019ordine.<\/p>\n<p>Una morte cos\u00ec, in un giorno che doveva essere di festa, ci impone domande. Ci obbliga a guardare in faccia le zone d\u2019ombra del nostro sistema: la violenza che rialza la testa, il crimine che continua a sparare, la fragilit\u00e0 di una legalit\u00e0 troppo spesso affidata al coraggio individuale. Ci chiede, senza infingimenti, cosa stiamo facendo \u2013 davvero \u2013 per tutelare chi ci tutela.<\/p>\n<p>Carlo Legrottaglie se ne va lasciando dietro di s\u00e9 una parabola tragica che, nella sua crudezza, rivela una verit\u00e0 non pi\u00f9 eludibile: chi sceglie di servire lo Stato, di stare dalla parte della legalit\u00e0 sempre e comunque, non \u00e8 mai davvero al sicuro. E questo non pu\u00f2 essere accettato come inevitabile.<\/p>\n<p>Alla famiglia di Carlo, ai suoi colleghi, a chi ha condiviso con lui la vita dentro e fuori la caserma, va la vicinanza di tutti. Ma a noi, che restiamo, tocca qualcosa di pi\u00f9 del cordoglio: tocca l\u2019onere della memoria attiva. E il dovere di chiederci, con onest\u00e0, se quel sacrificio poteva \u2013 doveva \u2013 essere evitato.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo giorno di Carlo ci costringe a riflettere sul primo dei nostri doveri: essere all\u2019altezza di chi ha servito lo Stato fino all\u2019estremo. E cambiare registro, sul serio. Perch\u00e9 legalit\u00e0 e sicurezza non possono essere solo reazione, risposta d\u2019emergenza dopo gli atti malavitosi, dopo le tragedie. La giustizia non pu\u00f2 ridursi \u2013 quando va bene \u2013 all\u2019efficienza del dopo.<\/p>\n<p>Sul territorio, la legalit\u00e0 ha volti ben riconoscibili. \u00c8 rappresentata con autorevolezza e impegno dal Prefetto, dal Questore, dai Comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, da tutti gli operatori delle forze dell\u2019ordine, dai magistrati che ogni giorno garantiscono l\u2019equilibrio tra repressione e giustizia. Ma a queste figure, a queste istituzioni, deve essere dato di pi\u00f9: meno chiacchiere, pi\u00f9 strumenti, pi\u00f9 mezzi, pi\u00f9 libert\u00e0 operativa. Devono essere messi in grado di incidere davvero, con tempestivit\u00e0 e forza.<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 chiaro a tutti: la criminalit\u00e0 ha alzato il tiro.<\/p>\n<p>In una provincia dove persino il pizzo, che pareva scomparso, torna a fare capolino tra le saracinesche degli esercenti, la legalit\u00e0 deve tornare a essere presidio quotidiano, prevenzione concreta, messaggio inequivocabile.<br \/>\nDeve anticipare, non inseguire. Agire, non rincorrere. Intervenire prima che si spari. Altrimenti continueremo a commemorare uomini come Carlo, quando ormai \u00e8 troppo tardi.<\/p>\n<p>..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La morte di Carlo Legrottaglie, brigadiere capo dei Carabinieri, ucciso in un conflitto a fuoco proprio l\u2019ultimo giorno di servizio, sconvolge per la violenza, ma ferisce ancor pi\u00f9 per l\u2019assurdit\u00e0 del momento: un attimo prima della pensione, un respiro prima della quiete. Quel giorno avrebbe dovuto segnare l\u2019inizio di una nuova stagione, dopo una vita trascorsa a presidiare strade, a rispondere a chiamate nel cuore della notte, a portare la divisa come un\u2019estensione della pelle, anche fuori servizio. E invece, proprio in quel giorno, lo Stato che Carlo ha servito con disciplina e lealt\u00e0 lo ha visto cadere. Colpito mentre ancora faceva ci\u00f2 che aveva giurato: proteggere. Non \u00e8 retorica. \u00c8 la fotografia amara di un Paese che continua a mandare i propri uomini e le proprie donne in prima linea, spesso nel silenzio, lontano dai riflettori. Carlo non era un eroe da copertina. 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