{"id":246287,"date":"2025-06-24T14:18:14","date_gmt":"2025-06-24T12:18:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=246287"},"modified":"2025-06-24T14:18:14","modified_gmt":"2025-06-24T12:18:14","slug":"talia-riscrive-boccaccio-un-decameron-spietato-carnale-vitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/talia-riscrive-boccaccio-un-decameron-spietato-carnale-vitale\/","title":{"rendered":"Tal\u00eca riscrive Boccaccio: un &#8220;Decameron&#8221; spietato, carnale, vitale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Decameron-05.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-246289 alignleft\" src=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Decameron-05-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"306\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Decameron-05-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Decameron-05-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Decameron-05-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Decameron-05-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Decameron-05.jpg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 306px) 100vw, 306px\" \/><\/a>Il <em>Decameron<\/em> messo in scena dalla Scuola d\u2019Arte Drammatica della Puglia \u201cTal\u00eca\u201d, per la regia di Maurizio Ciccolella, al Teatro Comunale di Mesagne, non \u00e8 una riduzione scolastica, \u00e8 un assalto. Uno spettacolo che sbriciola il confine tra letteratura e teatro, tra Medioevo e presente, tra allievi e professionisti. Non ci sono indulgenze, non c\u2019\u00e8 nostalgia. C\u2019\u00e8 carne viva. C\u2019\u00e8 l\u2019intelligenza teatrale di chi ha scelto di non addomesticare Boccaccio ma di attraversarlo col corpo, con la voce, col ritmo serrato di chi non ha tempo da perdere.<\/p>\n<p>Dieci episodi: alcuni celebri, altri meno, tutti riportati a una tensione che non ha bisogno di urlare per imporsi. Il sipario si apre &#8211; o meglio, la platea si popola &#8211; con l\u2019eco di una pestilenza che, pi\u00f9 che cornice, \u00e8 stato d\u2019animo. Un verso crudo, lanciato dal mezzo della sala &#8211; \u201cUn male oscuro che non aveva rimedi\u201d -, suona come una ferita ancora aperta. E da quella ferita partono i racconti. Racconti di corpi, di inganni, di brame, di travestimenti, di pulsioni. Racconti che non cercano morale ma verit\u00e0. La scena \u00e8 scarnificata: un armadio, una panca, una tavola, un orcio. Il teatro &#8211; finalmente &#8211; si fa gesto. Il palcoscenico, grazie a un gruppo di attori e attrici in formazione ma gi\u00e0 consapevoli, \u00e8 uno spazio elastico, nervoso, continuamente reinventato. Il ritmo \u00e8 franto, frammentato, serrato. Non c\u2019\u00e8 compiacimento. Si alternano narrazione e azione, dialoghi secchi e aperture corali, canto, danza, immagini. Tutto si tiene. Tutto respira.<\/p>\n<p>Maurizio Ciccolella dirige con una regia apparentemente invisibile ma saldamente presente: lascia spazio agli interpreti ma \u00e8 chiarissimo nel disegno. Ogni quadro ha una sua partitura interna, un tempo specifico. Alcuni sfiorano la coreografia, altri si affidano al puro racconto. Tutti stanno in piedi da soli ma si tengono per mano in una costruzione d\u2019insieme che ha il respiro della coralit\u00e0 e il passo del teatro necessario. C\u2019\u00e8 da ridere, molto. Ma non \u00e8 una risata leggera. \u00c8 una risata che arriva dopo una caduta &#8211; quella di Andreuccio nella celebre cisterna &#8211; o dopo una beffa azzardata &#8211; quella di Peronella con l\u2019amante nell\u2019orcio e il marito che raschia dentro, letteralmente. Ma c\u2019\u00e8 anche l\u2019eros disarmante di <em>Alibech e Rustico<\/em>, affidato a due interpreti capaci di tenere la scena senza mai inciampare sulla volgarit\u00e0, anzi restituendo tutta l\u2019ambiguit\u00e0 poetica e scandalosa di un testo che oggi fa ancora arrossire. C\u2019\u00e8 la preghiera che si fa desiderio, la parola che si fa carne e un teatro che si fa rito.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 <em>Federico degli Alberighi<\/em> e all\u2019improvviso il tono si spezza. La voce narrante si fa lenta, quasi trasparente. Il falcone offerto per amore e sacrificato inconsapevolmente \u00e8 un\u2019immagine che taglia il pubblico come un bisturi. Nessuna retorica, nessun compiacimento lirico: solo una scena raccontata con pudore e con silenzio. Ed \u00e8 proprio qui che lo spettacolo trova la sua profondit\u00e0: nella capacit\u00e0 di alternare l\u2019ironia pi\u00f9 sfrontata alla tenerezza pi\u00f9 lacerante, senza bisogno di effetti speciali, n\u00e9 di musiche enfatiche.<\/p>\n<p>Il vero effetto speciale \u00e8 la compagnia. Gli attori e le attrici &#8211; molti giovanissimi &#8211; abitano ruoli multipli con disinvoltura: narratori, personaggi, comparse, cori. Cambiano registro, cambiano postura, cambiano voce ma non cambiano mai temperatura. Il pubblico li segue con attenzione crescente, sorride, ride, ascolta, applaude. Si lascia portare. E si diverte, davvero. \u00c8 un divertimento pieno, genuino, che scavalca le et\u00e0 e contagia tutti: dai pi\u00f9 piccoli ai pi\u00f9 grandi, dagli spettatori pi\u00f9 esperti a chi \u00e8 a teatro per la prima volta. Non \u00e8 solo risata: \u00e8 partecipazione, \u00e8 coinvolgimento, \u00e8 sentirsi dentro una storia che, nonostante i secoli, parla a ciascuno. E ci sono scene che restano impresse: le suore che si passano Masetto come una rivelazione divina; la badessa che indossa per errore i calzoni del prete e, smascherata, si rifugia nella teologia dell\u2019istinto; l\u2019ultima, straordinaria beffa di Spinelloccio chiuso nella cassa mentre il rivale si prende la rivincita sul suo corpo. \u00c8 un teatro senza moralismo ma non senza etica. La morale, semmai, \u00e8 del pubblico. Ognuno ne esce con un pezzo di s\u00e9 messo in discussione.<\/p>\n<p>In un\u2019epoca in cui si parla tanto di \u201cclassici attualizzati\u201d, questo <em>Decameron<\/em> \u00e8 un esempio raro di attualit\u00e0 senza forzature. Non c\u2019\u00e8 il bisogno di dimostrare che Boccaccio \u00e8 moderno. \u00c8 il teatro, semmai, a farsi urgente, aderente, presente. Tal\u00eca non interpreta Boccaccio: lo respira, lo incarna, lo fa detonare. In tempi incerti, in cui la peste ha assunto nuovi nomi e nuovi volti, questo spettacolo ci ricorda perch\u00e9 esistono le storie: per restare vivi. Per riderci sopra. Per desiderare ancora. Per fare i conti con il caos. E soprattutto, per dirci che l\u2019arte, quando \u00e8 libera, non ha et\u00e0. Uno spettacolo che non mette in scena il <em>Decameron<\/em>: lo mette in circolo. E ci lascia con la sensazione di aver assistito non a una lezione ma a una festa. Disperata, sfacciata, bellissima.<\/p>\n<p>In scena: Valeria Galasso, Alessia Sturd\u00e0, Simone Quartulli, Stefano Sergio, Daniele Corsa, Antonio Passiatore, Marika Dantes, Claudia De Paola, Maria Pia D&#8217;Alessio, Zaira Zizzi, Giovanni Capodieci, Daisy Peluso, Simone Curto, Nicole Massaro, Paola Savarese, Anna Piccinno, Marco Chiriv\u00ec, Antonella Saracino, CarmelaRita Facecchia, Fernando Bruno, Consuelo Pane, Mario Taveri, Maril\u00f9 Palmieri, Vincenzo Sciurti, Michael Prete.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Decameron messo in scena dalla Scuola d\u2019Arte Drammatica della Puglia \u201cTal\u00eca\u201d, per la regia di Maurizio Ciccolella, al Teatro Comunale di Mesagne, non \u00e8 una riduzione scolastica, \u00e8 un assalto. Uno spettacolo che sbriciola il confine tra letteratura e teatro, tra Medioevo e presente, tra allievi e professionisti. Non ci sono indulgenze, non c\u2019\u00e8 nostalgia. C\u2019\u00e8 carne viva. 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