{"id":248085,"date":"2025-07-27T19:15:12","date_gmt":"2025-07-27T17:15:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=248085"},"modified":"2025-08-07T11:17:17","modified_gmt":"2025-08-07T09:17:17","slug":"perche-funziona-piazza-santa-teresa-di-pierpaolo-piliego","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/perche-funziona-piazza-santa-teresa-di-pierpaolo-piliego\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 funziona Piazza Santa Teresa? di Pierpaolo Piliego"},"content":{"rendered":"<p>Certe volte basta una scintilla per accendere un motore. Anche se il motore \u00e8 una piazza. Anche se la scintilla \u00e8 fatta di ferro, gomma e cemento. Anche se il motore, in fondo, sono i ragazzi. Ragazzi che si danno appuntamento al calar del sole, che arrivano con le scarpe slacciate e le cuffiette nelle orecchie, ragazzi che da giorni \u2013 da settimane \u2013 hanno fatto di Piazza Santa Teresa il loro piccolo Madison Square Garden sotto le stelle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Funziona. Funziona eccome. E non serve scomodare sociologi o architetti urbani per spiegare il perch\u00e9. \u00c8 bastato posizionare un campo da basket regolamentare, ben illuminato, con canestri veri e linee disegnate, in un luogo simbolico del centro storico. Una piazza che per troppo tempo \u00e8 stata parcheggio di scooter e contenitore di bottiglie vuote. Ora invece \u00e8 viva. Vive di sport. Di relazioni. Di comunit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo ha espresso con lucidit\u00e0, attraverso le pagine del Quotidiano, il collega e amico Domenico Saponaro. Con la sua consueta profondit\u00e0 ha colto l\u2019essenza del cambiamento: non \u00e8 solo basket, \u00e8 rigenerazione urbana. \u00c8 presidio sociale. \u00c8 uno spazio restituito alle persone.<br \/>\nEppure, viene da chiedersi: perch\u00e9 proprio questo campo? Perch\u00e9 Piazza Santa Teresa \u00e8 diventata il cuore pulsante del basket estivo brindisino, mentre altri playground della citt\u00e0 \u2013 come quello del Parco Cesare Braico o del rione Minnuta \u2013 restano semi vuoti, o comunque meno frequentati?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 disarmante nella sua semplicit\u00e0: la luce.<\/p>\n<p>S\u00ec, l\u2019illuminazione. Non quella metaforica, non quella del \u201cbuon esempio\u201d, ma proprio la luce fisica dei fari, dei proiettori, delle lampade che permettono di vedere un canestro anche a mezzanotte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma forse va aggiunta una riflessione. Perch\u00e9 Piazza Santa Teresa non \u00e8 solo un esperimento riuscito: \u00e8 anche un ritorno.<br \/>\nNegli anni \u201970 e \u201980 quella stessa piazza era punto di ritrovo per almeno due generazioni di giovani. L\u00ec si giocava a pallone, si passavano i pomeriggi, si costruivano amicizie e identit\u00e0. Era una piazza viva, vissuta, attraversata ogni giorno da chi cercava un luogo per stare insieme. Poi, come spesso accade, qualcosa si \u00e8 perso. Le abitudini sono cambiate, lo spazio \u00e8 stato lasciato indietro.<br \/>\nOggi, quella vita torna. In forma diversa \u2013 con un campo da basket, non pi\u00f9 da calcio \u2013 ma con lo stesso spirito. E questo \u00e8 forse l\u2019aspetto pi\u00f9 bello: non \u00e8 solo un inizio. \u00c8 una rinascita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel mio condominio, tra gli anni Ottanta e Novanta, c\u2019erano un campo da basket e uno da tennis. Due spazi semplici, ma decisivi. L\u00ec ci ritrovavamo l\u2019estate, al ritorno dal mare. Bastava posare l\u2019asciugamano e infilare una t-shirt. Si scendeva con la pelle ancora salata, i capelli pieni di vento e le scarpe slacciate. Ma con una voglia matta di giocare.<br \/>\nLa differenza, sempre lei: i fari. L\u2019illuminazione non era un dettaglio tecnico, era il semaforo verde alla socialit\u00e0. Si giocava fino a tardi, si imparava a stare insieme, a rispettarsi. Da quel cortile sono passati alcuni dei migliori giocatori brindisini di quella generazione. Ma anche tanti che, semplicemente, avevano bisogno di un posto dove essere se stessi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi, come me, \u00e8 cresciuto con il rumore della palla che rimbalzava sotto casa, sa bene cosa significhi avere un campo sempre accessibile. Non un lusso, non un capriccio: una possibilit\u00e0 concreta di vivere lo sport. Una seconda casa fatta di cemento, ferro e sudore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi \u00e8 cresciuto cos\u00ec, oggi guarda con occhi lucidi a Piazza Santa Teresa. Perch\u00e9 l\u00ec si rivede. Si rivede in quei ragazzi che si organizzano su WhatsApp per vedersi dopo cena. In quelle partite che iniziano alle 21 e finiscono senza mai guardare il cronometro. In quel campo che sembra dire a tutti: \u201cqui potete stare, qui siete al sicuro\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma allora la domanda \u00e8 inevitabile: quanti altri luoghi di Brindisi potrebbero essere cos\u00ec, se solo fossero illuminati? Quanti campetti abbandonati, quanti playground mezzi vuoti, quanti spazi dimenticati attendono solo una scintilla?<\/p>\n<p>Non servono miracoli, n\u00e9 progetti faraonici. Servono scelte semplici, concrete. Serve una lampada accesa, un ferro dritto, un tabellone senza crepe. Serve far capire a questi ragazzi che li stiamo guardando, che ci importa dove vanno, che vogliamo aiutarli a restare in campo, e non a vagare per strade senza destinazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi, come me, \u00e8 cresciuto con il rumore del basket nelle orecchie, sa bene che certe notti non si dimenticano. E che le partite pi\u00f9 belle non si giocano per vincere, ma per appartenere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Piazza Santa Teresa non deve restare un\u2019eccezione.<br \/>\nDeve diventare un modello.<br \/>\nE magari, chiss\u00e0, anche il punto di partenza per una nuova mappa del gioco urbano, che accenda di passione \u2013 e di luce \u2013 ogni quartiere della citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Perch\u00e9 quando un ragazzo prende un pallone e va a tirare al campetto, non sta solo giocando.<br \/>\nSta scegliendo dove stare.<br \/>\nE, molto spesso, anche da che\u00a0parte\u00a0stare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Pierpaolo Piliego<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Certe volte basta una scintilla per accendere un motore. Anche se il motore \u00e8 una piazza. Anche se la scintilla \u00e8 fatta di ferro, gomma e cemento. Anche se il motore, in fondo, sono i ragazzi. 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