{"id":248859,"date":"2025-08-12T07:59:59","date_gmt":"2025-08-12T05:59:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=248859"},"modified":"2025-08-16T08:50:24","modified_gmt":"2025-08-16T06:50:24","slug":"dal-rilievo-di-amerigo-tot-al-sarcofago-di-mesagne-piu-di-ventanni-dopo-stesso-copione-di-oreste-pinto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/dal-rilievo-di-amerigo-tot-al-sarcofago-di-mesagne-piu-di-ventanni-dopo-stesso-copione-di-oreste-pinto\/","title":{"rendered":"Dal rilievo di Amerigo Tot al sarcofago di Mesagne: pi\u00f9 di vent&#8217;anni dopo, stesso copione. Di Oreste Pinto"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2002 il prof. Massimo Guastella su Brundisium.net scriveva parole dure \u2013 e giuste \u2013 contro la \u201cscellerata deturpazione\u201d del rilievo di Amerigo Tot sulla facciata del Teatro Comunale di Brindisi. Non era un\u2019opera qualsiasi, ma il lavoro originale di uno dei pi\u00f9 grandi scultori ungheresi del Novecento, chiamato a dialogare con l\u2019architettura di Nespega per il nuovo teatro \u201csospeso\u201d. La mano di un operaio, mal controllato dalla direzione dei lavori, ignor\u00f2 la natura artistica dell\u2019opera e la copr\u00ec con una vernice scura, cancellandone materia, chiaroscuri e forza plastica. Si punt\u00f2 il dito non soltanto contro l\u2019incompetenza tecnica, ma anche contro la scarsa sensibilit\u00e0 degli amministratori dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot_20250812_070546_Drive.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-248861\" src=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot_20250812_070546_Drive-300x175.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot_20250812_070546_Drive-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot_20250812_070546_Drive-1024x598.jpg 1024w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot_20250812_070546_Drive-768x449.jpg 768w, https:\/\/www.brundisium.net\/brun\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot_20250812_070546_Drive.jpg 1056w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ventitr\u00e9 anni dopo, la scena si ripete. Stavolta a Mesagne, durante la riqualificazione dell\u2019area di vicolo San Lorenzo, gli operai incaricati della tinteggiatura hanno passato il pennello \u2013 come fosse una parete qualsiasi \u2013 su un sarcofago funerario romano di duemila anni, posto davanti al Tempietto di San Lorenzo Martire. Un reperto storico e simbolico, legato alla continuit\u00e0 di culto dal periodo romano al medioevo, ridotto a semplice sfondo da verniciare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La somiglianza fra i due episodi \u00e8 evidente: nel 2002 un\u2019opera d\u2019arte contemporanea, nel 2025 un reperto archeologico. In entrambi i casi, il danno non nasce da un atto deliberato, ma da un vuoto di consapevolezza. Persiste l\u2019idea \u2013 ancora radicata \u2013 che il patrimonio culturale sia un abbellimento marginale, non un bene da custodire con rigore. Lo si disse allora e va ribadito oggi: la responsabilit\u00e0 ricade anche e soprattutto sulla filiera decisionale che dovrebbe sapere esattamente cosa ha davanti e come intervenire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui il vero nodo: in oltre vent\u2019anni non si sono compiuti passi da gigante. Tutt&#8217;altro.<\/p>\n<p>Questa provincia possiede un patrimonio storico, architettonico e culturale capace di generare ricchezza e identit\u00e0, ma troppo spesso rimane inutilizzato o, peggio, maltrattato. Un esempio emblematico \u00e8 quello dei castelli: solo negli ultimi anni Brindisi \u2013 insieme a Carovigno e Mesagne \u2013 ha iniziato a trasformarli in contenitori culturali e attrazioni turistiche. Ma tanto resta ancora da fare. A Oria, ad esempio, il Comune mantiene posizioni rigide con i proprietari del castello, rinunciando cos\u00ec alla sua piena fruizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A monte manca la coscienza collettiva di possedere un patrimonio di valore. Manca nei cittadini, ma soprattutto in chi guida e in chi \u00e8 chiamato ad assumere decisioni operative.<\/p>\n<p>Il dramma \u00e8 che, a distanza di due decenni, la vita politica delle nostre citt\u00e0 \u00e8 ancora condizionata da figure che avevano un ruolo gi\u00e0 all\u2019epoca del deturpamento del bassorilievo di Tot.<\/p>\n<p>E il quadro appare peggiorato sotto un altro profilo: allora c\u2019erano critici d\u2019arte e uomini di cultura capaci di denunciare e fare da pungolo; oggi, salvo rarissime eccezioni, molti si sono istituzionalizzati, hanno perso la forza di rompere gli equilibri e di alzare la voce. E nel frattempo, il territorio non sembra aver generato nuove voci libere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che continuiamo a ripetere gli stessi errori, amplificati dalla rassegnazione generale. E se il sarcofago di Mesagne potr\u00e0 forse essere restaurato, il problema di fondo resta: prima ancora di recuperare i monumenti, occorre recuperare il rispetto per ci\u00f2 che rappresentano e restituire incisivit\u00e0 a chi, nel mondo della cultura, potrebbe davvero fare la differenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2002 il prof. Massimo Guastella su Brundisium.net scriveva parole dure \u2013 e giuste \u2013 contro la \u201cscellerata deturpazione\u201d del rilievo di Amerigo Tot sulla facciata del Teatro Comunale di Brindisi. Non era un\u2019opera qualsiasi, ma il lavoro originale di uno dei pi\u00f9 grandi scultori ungheresi del Novecento, chiamato a dialogare con l\u2019architettura di Nespega per il nuovo teatro \u201csospeso\u201d. La mano di un operaio, mal controllato dalla direzione dei lavori, ignor\u00f2 la natura artistica dell\u2019opera e la copr\u00ec con una vernice scura, cancellandone materia, chiaroscuri e forza plastica. 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