{"id":255300,"date":"2025-12-28T13:38:35","date_gmt":"2025-12-28T12:38:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=255300"},"modified":"2025-12-28T13:38:35","modified_gmt":"2025-12-28T12:38:35","slug":"il-riconoscimento-unesco-dellappia-antica-unopportunita-da-cogliere-di-carmine-dipietrangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/il-riconoscimento-unesco-dellappia-antica-unopportunita-da-cogliere-di-carmine-dipietrangelo\/","title":{"rendered":"Il riconoscimento Unesco dell\u2019Appia Antica un\u2019opportunit\u00e0 da cogliere. Di Carmine Dipietrangelo"},"content":{"rendered":"<p>Siamo a fine anno, si fanno bilanci e auspici per il futuro. A Brindisi la pesante crisi di un vecchio apparato industriale certamente pesa sul suo futuro e rischia di non far prendere in considerazione quelle che sono le potenzialit\u00e0 per un suo nuovo e diverso sviluppo.<br \/>\nNei giorni scorsi sono stati compiuti a Brindisi passi importanti per la governance e la gestione dei compiti derivanti dal riconoscimento Unesco dell\u2019Appia Antica. Alcune riflessioni mi sembrano necessarie per arricchire gli impegni che si stanno assumendo soprattutto da parte di istituzioni e associazioni. Sono il frutto di esperienze ed iniziative che si sviluppano in altri territori grazie anche al settore vitivinicolo di cui mi sento piccola parte. Le faccio anche alla luce della bella iniziativa di creare presso l\u2019istituto Valzani di San Pietro Vernotico un nuovo indirizzo di viticoltura, di enologia e di enoturismo. Mancava al Salento storicamente terra di vini. E questo grazie ad una dirigente lungimirante come la professoressa Rita De Vito.<\/p>\n<p>Il vino \u00e8 uno straordinario \u201ctramite\u201d per raccontare il territorio: \u00e8 legato in modo naturale al paesaggio, alla storia, alla cultura e alle comunit\u00e0 che lo abitano. Per questo, esperienze come una passeggiata tra i vigneti, nella natura, la visita a un sito archeologico o a un museo, permettono di comprendere e assaporare meglio ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 in un calice di vino e quello che \u00e8 il territorio e la sua storia. Non a caso l\u2019enoturismo si sta sempre pi\u00f9 affermando.Oggi l\u2019enoturismo \u00e8 diventato un asset strategico per l\u2019economia nazionale e locale e per il business delle stesse aziende, arrivando in molti casi a incidere anche per la met\u00e0 del fatturato delle cantine.<\/p>\n<p>Nel talk \u201cDalla vigna al mondo: enoturismo ed esperienze per il vino del futuro\u201d, organizzato a Montalcino in occasione di \u201cBenvenuto Brunello\u201d, \u00e8 emerso chiaramente questo potenziale. I dati del \u201cRapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano\u201d 2025 mostrano che:<br \/>\n\u2022solo in Europa 15 milioni di persone praticano enoturismo;<br \/>\n\u2022pi\u00f9 di un turista su due associa l\u2019Italia al cibo e al vino;<br \/>\n\u2022Toscana, Sicilia, Sardegna e Puglia sono tra le mete pi\u00f9 desiderate;<br \/>\n\u2022territori come Chianti, Etna, Montepulciano, Montalcino e Cinque Terre figurano tra i luoghi pi\u00f9 ricercati.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 questo potenziale si traduca in risultati concreti, le cantine, i territori e le istituzioni locali devono essere pronte ad accogliere, offrendo esperienze autentiche e una comunicazione capace di spiegare il valore culturale del vino.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che proprio Montalcino faccia da sfondo a questa riflessione: qui \u00e8 nato l\u2019enoturismo italiano organizzato, con il Movimento Turismo del Vino, quando pi\u00f9 di trent\u2019anni fa le cantine hanno cominciato ad aprire stabilmente le porte agli appassionati. Da l\u00ec si \u00e8 sviluppato un modello che, integrando vino, paesaggio, cultura e accoglienza, \u00e8 diventato un vero moltiplicatore di ricchezza per quei territori.<\/p>\n<p>Un altro esempio emblematico \u00e8 quello delle Langhe del Barolo. Qui realt\u00e0 come Ceretto hanno contribuito a costruire un racconto corale del territorio, capace di unire produzione vitivinicola di alto livello, ristorazione d\u2019eccellenza, progetti di ospitalit\u00e0, investimenti nell\u2019arte contemporanea.<\/p>\n<p>\u00c8 questo intreccio fra vino, cultura e paesaggio che ha contribuito al riconoscimento Unesco delle Langhe e, pi\u00f9 recentemente, all\u2019elezione di Alba a \u201cCapitale Italiana dell\u2019Arte Contemporanea\u201d 2027. Non si tratta solo di produrre grandi vini, ma di creare luoghi e narrazioni in cui il visitatore sente di entrare in una storia condivisa, non in un semplice punto vendita.<\/p>\n<p>E Brindisi, dopo il riconoscimento Unesco dell\u2019Appia Antica?<br \/>\nIn questo scenario, il riconoscimento Unesco dell\u2019Appia Antica pu\u00f2 aprire per Brindisi e Mesagne una stagione nuova. Non si tratta solo di valorizzare un marchio o un logo, ma di ripensare il rapporto fra vigneti e paesaggio storico, cantine e percorsi culturali,calici di vino e racconto del territorio. Purtroppo a Brindisi manca ancora una adeguata conoscenza e consapevolezza.<\/p>\n<p>Le esperienze di Montalcino, delle Langhe e degli altri territori candidati o riconosciuti Unesco ci dicono che il futuro del vino non star\u00e0 solo nei volumi prodotti, ma nella capacit\u00e0 di costruire identit\u00e0; per il nostro territorio quella di legare i vini alla storia dell\u2019Appia Antica, alle brezze e al clima del mare adriatico,al porto di Brindisi, alle stratificazioni culturali del territorio. A Brindisi, la vicinanza tra porto, citt\u00e0, mare e campagne \u00e8 una ricchezza rara. Brindisi pu\u00f2 e deve diventare \u201cla citt\u00e0 del vino e del mare\u201d: un territorio dove qualit\u00e0 del prodotto e bellezza del paesaggio camminano insieme, dando valore alla stessa Puglia e alle sue radici. Un laboratorio di sostenibilit\u00e0 dove l\u2019agricoltura non \u00e8 solo economia, ma cultura, paesaggio e vita.<\/p>\n<p>Per questo \u00e8 fondamentale fare rete tra cantine, istituzioni culturali, operatori turistici e amministrazioni locali. Cos\u00ec come \u00e8 indispensabile investire sull\u2019accoglienza con esperienze in vigna, visite guidate, percorsi misti tra patrimonio storico-archeologico e degustazioni, per raccontare il vino come bene culturale, non solo come prodotto commerciale. Le cantine di Brindisi sono impegnate ad organizzarsi anche per dare il loro contributo al riconoscimento unesco e alle istituzioni e alle associazioni coinvolte per la sua governance.<\/p>\n<p>In un momento in cui il settore del vino ha bisogno di ripensarsi, un territorio vitivinicolo come Brindisi \u2013 sostenuto e arricchito da un riconoscimento forte come quello Unesco \u2013 ha la possibilit\u00e0 di guidare il cambiamento: meno quantit\u00e0 forse, pi\u00f9 identit\u00e0, facendo del vino il linguaggio vivo con cui il territorio si presenta al mondo. E Brindisi come il Salento con i suoi vitigni autoctoni del Negroamaro, del Susumaniello, della Malvasia nera, vinificati in rosso, rosato e bianco, pu\u00f2 dire e fare tanto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carmine Dipietrangelo<\/strong><br \/>\n<strong>Tenute Lu spada<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo a fine anno, si fanno bilanci e auspici per il futuro. A Brindisi la pesante crisi di un vecchio apparato industriale certamente pesa sul suo futuro e rischia di non far prendere in considerazione quelle che sono le potenzialit\u00e0 per un suo nuovo e diverso sviluppo. Nei giorni scorsi sono stati compiuti a Brindisi passi importanti per la governance e la gestione dei compiti derivanti dal riconoscimento Unesco dell\u2019Appia Antica. Alcune riflessioni mi sembrano necessarie per arricchire gli impegni che si stanno assumendo soprattutto da parte di istituzioni e associazioni. Sono il frutto di esperienze ed iniziative che si sviluppano in altri territori grazie anche al settore vitivinicolo di cui mi sento piccola parte. Le faccio anche alla luce della bella iniziativa di creare presso l\u2019istituto Valzani di San Pietro Vernotico un nuovo indirizzo di viticoltura, di enologia e di enoturismo. Mancava al Salento storicamente terra di vini. E questo grazie ad una dirigente lungimirante come la professoressa Rita De Vito. 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