{"id":255371,"date":"2025-12-30T11:36:10","date_gmt":"2025-12-30T10:36:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=255371"},"modified":"2026-01-11T13:48:35","modified_gmt":"2026-01-11T12:48:35","slug":"centrali-a-carbone-il-testo-integrale-dellinformativa-del-ministro-pichetto-fratin-per-il-consiglio-dei-ministri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/centrali-a-carbone-il-testo-integrale-dellinformativa-del-ministro-pichetto-fratin-per-il-consiglio-dei-ministri\/","title":{"rendered":"Centrali a Carbone: il testo integrale dell&#8217;informativa del Ministro Pichetto Fratin per il Consiglio dei Ministri"},"content":{"rendered":"<p>In Italia vi sono attualmente 4 centrali carbone, 2 in Sardegna (Sulcis e Fiumesanto) e due nel continente (Brindisi e Civitavecchia).<br \/>\nLe due centrali in Sardegna con capacit\u00e0 di 600 MW l\u2019una, sono definite \u201cessenziali\u201d ai sensi di uno specifico meccanismo regolatorio di ARERA sino al 31\/12\/2028, e pertanto sono ammesse ad un regime di pieno reintegro dei costi. Dal 1\u00b0 gennaio 2029 i nuovi collegamenti elettrici realizzati da Terna (Thyrrenian Link) e la realizzazione di un terminale GNL a Oristano renderanno possibile il phase out del carbone dall\u2019isola.<\/p>\n<p>La dotazione delle due centrali di Brindisi e Civitavecchia \u00e8 di tre gruppi a carbone di circa 600 MW l\u2019uno.<\/p>\n<p>Si osserva che da tempo le due centrali, dopo aver contribuito nel 2022 alla copertura del fabbisogno al tempo della crisi gas, non appaiono economicamente operabili senza incorrere in perdite. Nel 2023 le due centrali hanno prodotto insieme 6 TWh di energia nel periodo tra gennaio e settembre (ma si era ancora in un periodo di massimizzazione della produzione a causa della crisi del 2022). Tra ottobre e dicembre 2023 la produzione \u00e8 scesa a 0.6 TWh per problemi tecnici legati all\u2019esigenza di evitare situazioni di criticit\u00e0 legate al surriscaldamento delle due centrali. Nel 2024 la centrale di Brindisi \u00e8 stata sempre ferma mentre quella di Civitavecchia ha prodotto solo a dicembre 0.3 TWh. Nel 2025 le due centrali sono rimaste sempre ferme. ENEL ha motivato il fermo impianti sulla base dell\u2019elevato differenziale di costo tra il carbone e la tecnologia a ciclo combinato a gas che ha oscillato tra i 20 ed i 40 euro a MWh nel 2024 e nel 2025 (anche a causa degli alti costi ETS del carbone) e che ha dunque spinto l\u2019operatore ad utilizzare la capacit\u00e0 termoelettrica a gas in luogo di quella a carbone.<\/p>\n<p>Sebbene l\u2019autorizzazione del sito delle due centrali vada a scadenza nel 2034, attualmente i decreti di autorizzazione integrata ambientale (AIA) relativi alle centrali a carbone di ENEL di Civitavecchia e Brindisi prevedono che l\u2019impianto perda l\u2019autorizzazione ambientale a bruciare carbone dal 1\u00b0 gennaio 2026.<\/p>\n<p>Il programma di decarbonizzazione in Italia prevede il superamento della produzione di energia da carbone entro il 31 dicembre 2025, in conformit\u00e0 con le tempistiche previste dal Piano nazionale integrato per l\u2019energia e il clima (PNIEC), nonch\u00e9 con gli impegni europei ed il percorso di transizione verso un sistema pi\u00f9 sostenibile.<\/p>\n<p>Il PNIEC del giugno 2024 aveva confermato la chiusura delle centrali a carbone nel continente alla fine dell\u2019anno 2025.<br \/>\nSi sono anche costituiti due tavoli di coordinamento gestiti dal MiMIT per la riconversione dell\u2019area della centrale a carbone di ENEL a seguito delle prospettive di smantellamento.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 a fine giugno 2024 ENEL aveva formulato al MASE una richiesta di messa fuori servizio definitiva delle due centrali di Brindisi e Civitavecchia in anticipo rispetto alla data del 31 dicembre 2025. Il MASE ha richiesto a Terna un parere sulla richiesta. Terna, a luglio 2024, ha affermato che, pur a fronte di una situazione di generale adeguatezza della rete senza il contributo delle due centrali, una esigenza di mantenimento in servizio sino a luglio 2025 di un sottoinsieme dei gruppi delle due centrali poteva individuarsi al fine di mitigazione del rischio da (eventuali) situazioni di emergenza dovute a scarsit\u00e0 nell\u2019approvvigionamento di gas.<\/p>\n<p>Nell\u2019autunno 2024 il MASE ha dunque avviato con ENEL una attivit\u00e0 di verifica dei costi sopportati dalla stessa in caso di mantenimento in perfetta efficienza di due gruppi delle due centrali nel periodo luglio 24 luglio 2025. Tale attivit\u00e0 ha dato come esito un valore pari a 78,3 milioni di euro per un periodo di 12 mesi da luglio 2024 a luglio 2025. In particolare: per la centrale di Brindisi: circa 29,9 milioni di euro; per la centrale di Civitavecchia: circa 48,4 milioni di euro.<\/p>\n<p>Successivamente, il MASE ha avviato i rapporti con la Commissione Europea (DG Competiton) finalizzati a verificare la possibilit\u00e0 che un regime di compensazione dei costi fosse conforme al quadro normativo vigente in materia di aiuti di Stato. In data 4 febbraio 2025 la Commissione ha replicato affermando che \u201c<em>sulla base delle informazioni disponibili in questa fase, la misura proposta solleva [,,,] seri dubbi circa la sua compatibilit\u00e0 con le norme in materia di aiuti di Stato e con la legislazione settoriale applicabile<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Parallelamente, tenuto conto del perdurante contesto geopolitico fortemente instabile, nei primi mesi del 2025 \u00e8 emersa l\u2019esigenza di verificare la possibilit\u00e0 di mantenere in riserva fredda le due centrali anche dopo il 31 dicembre 2025.<\/p>\n<p>Il gestore ENEL, informalmente, ha rappresentato una sua generale indisponibilit\u00e0 al mantenimento all\u2019interno del suo perimetro aziendale delle due centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia senza un adeguato riconoscimento dei costi sopportati per la tenuta in \u201criserva fredda\u201d dei due impianti.<\/p>\n<p>Sono anche state esplorate ipotesi di considerare le due centrali essenziali ai fini di difesa nazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 in corso, infatti, un\u2019attenta valutazione circa la possibilit\u00e0 e le modalit\u00e0 di intervento, anche in sede comunitaria, al fine esclusivo di salvaguardare il profilo strategico degli impianti per assicurare la sicurezza del sistema in un contesto ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Italia vi sono attualmente 4 centrali carbone, 2 in Sardegna (Sulcis e Fiumesanto) e due nel continente (Brindisi e Civitavecchia). 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