{"id":256211,"date":"2026-01-20T12:49:12","date_gmt":"2026-01-20T11:49:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=256211"},"modified":"2026-01-20T12:51:31","modified_gmt":"2026-01-20T11:51:31","slug":"il-medico-dei-pazzi-il-classico-di-scarpetta-al-verdi-di-brindisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/il-medico-dei-pazzi-il-classico-di-scarpetta-al-verdi-di-brindisi\/","title":{"rendered":"Il medico dei pazzi: il classico di Scarpetta al Verdi di Brindisi"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono commedie che invecchiano e altre che imparano a parlare meglio. \u201cIl medico dei pazzi\u201d di Eduardo Scarpetta appartiene alla seconda categoria perch\u00e9 ogni risata aggiunge una riga alla verit\u00e0 che racconta. Marted\u00ec 27 gennaio, alle ore 20.30, al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi arriva la versione diretta e adattata da Leo Muscato, con Gianfelice Imparato protagonista nei panni di Don Felice Sciosciammocca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I biglietti sono disponibili online su rebrand.ly\/IlMedicoDeipazzi e al botteghino del teatro, aperto dal luned\u00ec al venerd\u00ec dalle 11 alle 13 e dalle 17.30 alle 19.30; il giorno dello spettacolo dalle 11 alle 13 e dalle 19 alle 20.30. Info T. 0831 562 554 e botteghino@nuovoteatroverdi.com.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019apertura pensata da Muscato \u00e8 gi\u00e0 una scelta di linguaggio. La vicenda scivola agli inizi degli anni Ottanta, nel clima inquieto del post\u2011Basaglia, quando la chiusura dei manicomi ridisegna il rapporto tra cura, societ\u00e0 e follia. \u00c8 in questo spazio incerto che Don Felice, proprietario terriero ingenuo e provinciale, arriva a Napoli per vedere con i propri occhi la clinica del nipote Ciccillo, a cui ha pagato gli studi in medicina. In realt\u00e0 Ciccillo ha dissipato tutto e vive alla giornata in una modesta Pensione Stella. Per non essere scoperto, la spaccia per un istituto psichiatrico e i suoi coinquilini per pazienti. Da questo equivoco prende forma una macchina teatrale che procede per accumulo trascinando con s\u00e9 personaggi, bugie, paure e desideri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra equivoci e gag affiorano le fragilit\u00e0, le solitudini, i sogni mancati. La commedia non nasconde il suo risvolto drammatico. Si ride molto ma dietro l\u2019euforia farsesca si avverte la fatica di vivere, il bisogno di fingere per sopravvivere, la paura di essere scoperti. Muscato tiene insieme questi piani senza forzature: la farsa resta farsa e diventa uno specchio che riflette una societ\u00e0 in bilico tra modernit\u00e0 proclamata e fragilit\u00e0 reali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo spostamento agli anni Ottanta non \u00e8 decorativo. Cambia il senso della storia: il confine tra normalit\u00e0 e devianza non \u00e8 pi\u00f9 netto: scivola, cambia forma, mette tutti in discussione. La parola \u201cpazzo\u201d, che nel testo scorre con la leggerezza del suo tempo, qui attraversa una nuova consapevolezza: maschera sociale, ruolo che pu\u00f2 essere indossato o imposto. Si ride, ma per capire meglio. La risata fa emergere quello che preferiremmo non vedere. Si ride e intanto cadono le maschere. Al centro di questo universo, Gianfelice Imparato costruisce un Don Felice lontano dalla macchietta. Il suo Sciosciammocca \u00e8 un uomo vero, smarrito, attraversato da un candore che convive con la paura. I tempi comici nascono dall\u2019ascolto: ogni pausa, ogni esitazione porta con s\u00e9 una malinconia leggera. E quando la beffa del nipote gli esplode addosso, la risata cambia tono: resta il sorriso, ma si sente tutta la sua delusione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intorno a Imparato si muove un ensemble compatto. Giuseppe Brunetti disegna un Ciccillo nervoso e brillante, motore dell\u2019inganno e ritratto di un\u2019epoca in cui la furbizia sembra contare pi\u00f9 della lealt\u00e0. Luigi Bignone, nei panni di Michelino, porta in scena una fragilit\u00e0 tenera, sospesa tra complicit\u00e0 e rimorso. Alessandra D\u2019Ambrosio e Arianna Primavera tengono insieme ironia e saggezza quotidiana; Giorgio Pinto attraversa i suoi personaggi con naturalezza e duttilit\u00e0. Attorno, la \u201cfauna\u201d della Pensione Stella &#8211; il Maggiore, il musicista squattrinato, lo scrittore che straccia le proprie pagine, l\u2019attore in cerca di un Otello impossibile &#8211; compone un affresco di solitudini che si riconoscono senza dichiararsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni gesto, ogni pausa, ogni equivoco trova una collocazione esatta in un \u201ccaos controllato\u201d che conserva il respiro dell\u2019improvvisazione. Le scene di Federica Parolini restituiscono l\u2019atmosfera dei primi anni Ottanta: arredi stinti, colori consumati, una Napoli sospesa tra modernit\u00e0 e disincanto. La Pensione Stella diventa un luogo reale e simbolico insieme, un palcoscenico che accoglie le contraddizioni di un\u2019umanit\u00e0 smarrita e le rende visibili senza giudicarle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIl medico dei pazzi\u201d finisce per raccontare il nostro modo di abitare il mondo partendo da una domanda semplice e difficile: chi decide davvero dove passa il confine tra ragione e follia? Il Nuovo Teatro Verdi ospita un lavoro generoso, capace di parlare a chi cerca il piacere della risata ma anche a chi, sotto quella risata, riconosce un\u2019ombra familiare. Un invito a guardare la commedia come un luogo in cui la leggerezza non \u00e8 evasione ma una forma alta di verit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Ufficio Stampa &amp; Comunicazione<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>Fondazione Nuovo Teatro Verdi &#8211; Brindisi<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono commedie che invecchiano e altre che imparano a parlare meglio. \u201cIl medico dei pazzi\u201d di Eduardo Scarpetta appartiene alla seconda categoria perch\u00e9 ogni risata aggiunge una riga alla verit\u00e0 che racconta. 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