{"id":257000,"date":"2026-02-05T13:15:55","date_gmt":"2026-02-05T12:15:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=257000"},"modified":"2026-02-26T18:49:50","modified_gmt":"2026-02-26T17:49:50","slug":"federico-buffa-racconta-kobe-bryant-al-verdi-otto-infinito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/federico-buffa-racconta-kobe-bryant-al-verdi-otto-infinito\/","title":{"rendered":"Federico Buffa racconta Kobe Bryant: al Verdi \u201cOtto Infinito&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 stato un uomo che non ha mai smesso di allenarsi, nemmeno quando aveva gi\u00e0 vinto tutto.<br \/>\nSi chiamava <strong>Kobe Bryant<\/strong> e a raccontarlo a teatro \u00e8 <strong>Federico Buffa<\/strong>, uno dei pi\u00f9 grandi storyteller sportivi in Italia. <strong>Marted\u00ec 24 febbraio<\/strong>, alle ore <strong>21<\/strong>, <em>\u201c<\/em><strong>Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba<\/strong><em>\u201d<\/em> arriva a <strong>Brindisi<\/strong>, al <strong>Nuovo Teatro Verdi<\/strong>: organizzato da <strong>Aurora Eventi<\/strong> di <strong>Livio Iaia<\/strong>, lo spettacolo unisce racconto, musica dal vivo e immagini per attraversare la vita e l\u2019eredit\u00e0 di una delle pi\u00f9 grandi leggende del basket mondiale. I biglietti sono disponibili online sul circuito <strong>TicketOne<\/strong> e nei punti vendita accreditati. Una produzione <strong>Imarts <\/strong>per la regia di<strong> Maria Elisabetta Marelli<\/strong>; official broadcaster e main sponsor del tour, <strong>Sky Sport<\/strong>.<\/p>\n<p>Otto capitoli scandiscono il racconto come stazioni interiori: l\u2019infanzia italiana, tra spaesamento e formazione; l\u2019adolescenza che brucia in fretta; l\u2019<strong>All Star Game <\/strong>del 1998, quando il mondo capisce che qualcosa sta cambiando; le <strong>Finals<\/strong>, le vittorie, la gloria; e poi l\u2019uomo, l\u2019uomo prima dell\u2019atleta, posseduto da un\u2019idea assoluta del gioco. La forza del racconto sta nel modo in cui <strong>Buffa<\/strong> scava. Non c\u2019\u00e8 esaltazione facile, non c\u2019\u00e8 agiografia. C\u2019\u00e8 la fatica, c\u2019\u00e8 l\u2019ossessione, c\u2019\u00e8 il lavoro quotidiano che diventa disciplina mentale. Il racconto procede come una lunga ipnosi collettiva. La voce passa dall\u2019italiano all\u2019inglese con naturalezza perch\u00e9 quella vita \u00e8 stata attraversata da pi\u00f9 lingue, pi\u00f9 mondi, pi\u00f9 appartenenze. E quando le parole non bastano, il corpo entra in scena: <strong>Buffa<\/strong> mima un movimento, una postura, un arresto e tiro. Il campo appare davanti agli occhi senza bisogno di vederlo. Il pubblico riconosce quei gesti, li ha visti mille volte ma qui diventano segni, alfabeti emotivi. Intorno alla voce, la scena costruisce un ambiente essenziale e potentissimo. Il palco \u00e8 buio, un occhio di bue isola il leggio come se fosse un altare laico. Il pianoforte di <strong>Alessandro Nidi<\/strong>, le percussioni di <strong>Sebastiano Nidi<\/strong> e il trombone di <strong>Filippo Nidi<\/strong> dialogano, commentano, contraddicono.<\/p>\n<p>Ma a un certo punto <strong>Federico Buffa<\/strong> rallenta, scende sotto la pelle dell\u2019atleta e va a cercare l\u2019uomo. Di <strong>Kobe Bryant<\/strong> ha commentato centinaia di partite, lo ha visto dal vivo infinite volte, eppure dalla sua morte, quel <strong>26 gennaio 2020<\/strong>, non era riuscito a dire nulla. Solo un pensiero fisso: <em>\u201cquei pochi secondi in cui realizzi che stai per morire\u201d<\/em>. Come <strong>Gaetano Scirea<\/strong>, racconta <strong>Buffa<\/strong>, <em>\u201ccon una differenza enorme: Kobe non era solo, era con sua figlia. Non so se sia peggio o meglio\u201d<\/em>. Da l\u00ec nasce un silenzio lungo quattro anni e da l\u00ec nasce anche lo spettacolo, come <em>\u201cuno scongelamento lento, doloroso, necessario\u201d<\/em>. L\u2019idea iniziale non era nemmeno il teatro: \u00ab<em>niente teatri ma palazzetti dello sport<\/em>\u00bb, poi la forma cambia, prende un\u2019altra direzione. Otto capitoli, come il numero di maglia e come l\u2019infinito per attraversare una vita che <strong>Buffa<\/strong> definisce \u00ab<em>da eroe greco, con conclusione da eroe greco<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>In scena entrano anche le fratture pi\u00f9 dure. L\u2019accusa di violenza sessuale, affrontata senza sconti: \u00ab<em>nello spettacolo tratteremo la questione. Lui ammise il rapporto, mai la violenza<\/em>\u00bb. E poi quell\u2019istantanea che resta impressa: \u00ab<em>si presentava in tribunale elegantissimo, per poi prendere un aereo e magari un\u2019ora dopo essere in campo giocando una partita strepitosa<\/em>\u00bb. Un pomeriggio che pu\u00f2 finire in carcere, una sera da quaranta punti. \u00ab<em>Non \u00e8 umano<\/em>\u00bb. Vittorie, cadute, ricadute: \u00ab<em>la vita di Kobe \u00e8 tutta cos\u00ec<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Buffa<\/strong> racconta un uomo contraddittorio, difficile da decifrare, che non segue schemi condivisi. \u00ab<em>Tu l\u2019uomo lo devi dedurre dalle azioni<\/em>\u00bb. Come quella ferita mai rimarginata con la famiglia, come l\u2019amore per <strong>Vanessa<\/strong>, nato contro ogni previsione, difeso fino alla rottura definitiva. \u00ab<em>Kobe ha vissuto sette vite in una<\/em>\u00bb. \u00c8 per questo, ammette Buffa, che resta \u00ab<em>il personaggio pi\u00f9 complesso che abbia mai raccontato. Nemmeno Maradona si avvicina<\/em>\u00bb. Alla fine resta una parola chiave, quella che attraversa tutto: ossessivit\u00e0. \u00ab<em>Quell\u2019ossessivit\u00e0 mostrata da Jordan e portata agli estremi da Kobe<\/em>\u00bb. Una fame che non si placa, una dedizione che divora. Ed \u00e8 forse da l\u00ec che nasce anche il racconto stesso, come ammette <strong>Buffa<\/strong> con disarmante sincerit\u00e0: \u00ab<em>ho il devastante privilegio di poter raccontare delle storie che ascolterei<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba<\/strong>\u201d \u00e8 questo: un viaggio che usa il basket per parlare della condizione umana, della fame che spinge avanti, della lotta interiore che non concede alibi, della possibilit\u00e0 di spezzarsi e continuare. Un attraversamento ostinato e simmetrico. Perch\u00e9, quando cala il sipario, qualcosa continua a girare dentro come una linea che non si chiude, come un otto che resta aperto. All\u2019infinito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 stato un uomo che non ha mai smesso di allenarsi, nemmeno quando aveva gi\u00e0 vinto tutto. Si chiamava Kobe Bryant e a raccontarlo a teatro \u00e8 Federico Buffa, uno dei pi\u00f9 grandi storyteller sportivi in Italia. Marted\u00ec 24 febbraio, alle ore 21, \u201cOtto Infinito. Vita e morte di un Mamba\u201d arriva a Brindisi, al Nuovo Teatro Verdi: organizzato da Aurora Eventi di Livio Iaia, lo spettacolo unisce racconto, musica dal vivo e immagini per attraversare la vita e l\u2019eredit\u00e0 di una delle pi\u00f9 grandi leggende del basket mondiale. I biglietti sono disponibili online sul circuito TicketOne e nei punti vendita accreditati. Una produzione Imarts per la regia di Maria Elisabetta Marelli; official broadcaster e main sponsor del tour, Sky Sport. Otto capitoli scandiscono il racconto come stazioni interiori: l\u2019infanzia italiana, tra spaesamento e formazione; l\u2019adolescenza che brucia in fretta; l\u2019All Star Game del 1998, quando il mondo capisce che qualcosa sta cambiando; le Finals, le vittorie, la gloria; e poi l\u2019uomo, l\u2019uomo prima dell\u2019atleta, posseduto da un\u2019idea assoluta del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":257001,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13,198,8,162],"tags":[],"class_list":["post-257000","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-basket","category-cultura-2","category-sport","category-teatro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/257000","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=257000"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/257000\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":257002,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/257000\/revisions\/257002"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/257001"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=257000"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=257000"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=257000"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}