{"id":258980,"date":"2026-03-16T11:51:25","date_gmt":"2026-03-16T10:51:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brundisium.net\/?p=258980"},"modified":"2026-03-16T11:51:25","modified_gmt":"2026-03-16T10:51:25","slug":"al-verdi-di-brindisi-la-musica-dice-no-alla-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brundisium.net\/index.php\/al-verdi-di-brindisi-la-musica-dice-no-alla-guerra\/","title":{"rendered":"Al Verdi di Brindisi la musica dice no alla guerra"},"content":{"rendered":"<p><em><br \/>\n\u00abLungo le sponde del mio torrente voglio che scendan i lucci argentati, non pi\u00f9 i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente\u00bb.<br \/>\nFabrizio De Andr\u00e9<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La musica come linguaggio di pace e luogo di riflessione civile. \u00c8 il senso di \u201cMai pi\u00f9 guerra\u201d, il concerto in programma mercoled\u00ec 18 marzo alle 20.30 al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi con la scuola di musica \u201cGirolamo Frescobaldi\u201d. L\u2019appuntamento fa parte della rassegna \u201cVerdi in Rock\u201d, il progetto che porta le scuole musicali della citt\u00e0 in dialogo diretto con il pubblico attraverso la musica contemporanea. Biglietti disponibili al prezzo unico di 10 euro, online su rebrand.ly\/MaiPiuGuerra e al botteghino del teatro, aperto il giorno dello spettacolo dalle 11 alle 13 e dalle 19 alle 20.30. Info 0831 562554 e botteghino@nuovoteatroverdi.com.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il titolo \u00e8 una dichiarazione netta, pronunciata dalla musica e dalle voci di giovani interpreti che hanno scelto di attraversare alcune canzoni della cultura pop e rock mettendo al centro un tema che riguarda tutti: il rifiuto della guerra. Ogni applauso della serata sar\u00e0 dedicato a chi nelle guerre ha perso la vita &#8211; giornalisti, militari, operatori sanitari e umanitari, civili, madri e bambini &#8211; figure diverse unite da un destino che la storia continua ostinatamente a riproporre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La Scuola Frescobaldi porta nel foyer i suoi laboratori musicali costruendo un programma che intreccia generi e linguaggi. La prima parte del concerto \u00e8 affidata al Laboratorio Pop-Rock guidato dal maestro Alessandro Muscillo. Qui il repertorio si muove tra sensibilit\u00e0 e stili differenti: \u201cFor Your Eyes Only\u201d di Sheena Easton, \u201cHe Won\u2019t Go\u201d di Adele, \u201cRunning Up That Hill\u201d di Kate Bush, \u201cPerfect Day\u201d di Lou Reed, \u201cNarcotic\u201d dei Liquido fino a \u201cOne\u201d degli U2. Pezzi diversi per epoca e provenienza che, ascoltate una accanto all\u2019altra, mostrano come il pop e il rock siano diventati negli anni un archivio di sentimenti comuni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel cuore della serata arriva anche uno dei momenti pi\u00f9 personali del concerto. Su \u201cPick Up the Pieces\u201d degli Average White Band, la cantante Aurora interpreta un testo scritto da lei stessa: la voce di un bambino tra le rovine della guerra che immagina un futuro diverso. Le parole scorrono come un monologo fragile e ostinato &#8211; \u00abI\u2019m a child of fire, walking through the smoke\u2026 I dream of peace someday in a world torn apart\u00bb &#8211; e trasformano un classico del funk in una piccola scena narrativa, quasi una lettera dal fronte scritta da chi non dovrebbe conoscere la guerra. A un certo punto del Novecento lo scrittore Albert Camus scrisse una frase che resta ancora oggi una bussola morale: \u00abLa pace \u00e8 l\u2019unica battaglia che valga la pena di combattere\u00bb. Parole che restituiscono tutta la contraddizione della nostra storia: l\u2019umanit\u00e0 continua a produrre conflitti ma allo stesso tempo sente il bisogno di opporsi a quella logica. La musica, da sempre, \u00e8 uno degli strumenti pi\u00f9 immediati per farlo. Non perch\u00e9 possa fermare una guerra &#8211; sarebbe ingenuo pensarlo &#8211; ma perch\u00e9 pu\u00f2 creare una lingua comune tra persone che non condividono la stessa cultura, la stessa geografia o la stessa storia. \u00c8 qui che la musica rivela la sua funzione pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 potente: mettere in relazione. La musica sospende i confini politici, religiosi e linguistici. Un coro riunisce voci diverse dentro lo stesso respiro. Un concerto diventa uno spazio nel quale si impara una forma elementare di convivenza: ascoltare insieme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dentro questa idea si colloca anche la presenza di \u201cOne\u201d degli U2, uno dei pezzi pi\u00f9 emblematici della canzone contemporanea. Pubblicato nel 1991 nell\u2019album \u201cAchtung Baby\u201d, Bono lo scrive come una riflessione sulle fratture &#8211; personali, politiche, sociali &#8211; che pervadono il mondo. Il titolo stesso \u00e8 quasi un manifesto: l\u2019idea che l\u2019umanit\u00e0 possa riconoscersi come una sola comunit\u00e0. In una serata intitolata \u201cMai pi\u00f9 guerra\u201d, questa canzone funziona come una specie di asse morale del programma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La seconda parte del concerto entra invece nel territorio dell\u2019improvvisazione multistile guidata dal maestro Carlo Gioia: \u201cAnother Star\u201d di Stevie Wonder, \u201cCantaloupe Island\u201d di Herbie Hancock, la rilettura di \u201cStayin\u2019 Alive\u201d degli Electro Deluxe e l\u2019energia di \u201cUptown Funk\u201d di Mark Ronson. \u00c8 un segmento che mostra quanto il linguaggio della musica contemporanea sia fatto di contaminazioni: funk, jazz, soul e pop si incontrano e dialogano dentro un paesaggio musicale liquido.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La chiusura \u00e8 affidata al Laboratorio Corale diretto dalla docente Chiara Furguglietta con \u201cNothing Else Matters\u201d dei Metallica. Un brano nato nel mondo del metal e diventato negli anni una delle ballate pi\u00f9 simboliche della musica rock, qui trasformato in un finale corale che riporta tutto all\u2019essenziale: la forza della voce collettiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cMai pi\u00f9 guerra\u201d \u00e8 prima di tutto una domanda rivolta al pubblico, agli studenti che suonano, agli insegnanti che li accompagnano. Pu\u00f2 la musica ricordarci che esiste un linguaggio comune e accomunante prima delle differenze? Pu\u00f2 una canzone suggerire l\u2019idea che gli esseri umani appartengono allo stesso racconto? La risposta, forse, sta proprio nella scena che si vedr\u00e0 mercoled\u00ec al Verdi: giovani musicisti, strumenti, voci diverse e un pubblico seduto ad ascoltare. Tutti nello stesso spazio, nello stesso tempo, dentro la stessa musica. E per una sera, almeno per una sera, la parola pace torner\u00e0 ad avere un suono familiare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Ufficio Stampa &amp; Comunicazione<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>Fondazione Nuovo Teatro Verdi &#8211; Brindisi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLungo le sponde del mio torrente voglio che scendan i lucci argentati, non pi\u00f9 i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente\u00bb. Fabrizio De Andr\u00e9 &nbsp; La musica come linguaggio di pace e luogo di riflessione civile. \u00c8 il senso di \u201cMai pi\u00f9 guerra\u201d, il concerto in programma mercoled\u00ec 18 marzo alle 20.30 al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi con la scuola di musica \u201cGirolamo Frescobaldi\u201d. L\u2019appuntamento fa parte della rassegna \u201cVerdi in Rock\u201d, il progetto che porta le scuole musicali della citt\u00e0 in dialogo diretto con il pubblico attraverso la musica contemporanea. 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